E3 2018

Fallout 76: aria di cambiamenti per la serie Bethesda

Bethesda approfitta dell'E3 per togliere i veli a Fallout 76, spin-off della serie con forti sfumature Survival e una marcata componente multiplayer.

Fallout 76
Anteprima: Xbox One
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Sparato nell'etere come una cannonata d'hype rivolta al pubblico degli appassionati della post apocalisse made in Bethesda, il teaser di Fallout 76 era stato invece accolto con una certa dose di ragionevole cautela, giustificata dalle voci che lo volevano caratterizzato da forti sfumature survival e, soprattutto, da una componente multiplayer che una buona pare dei fan avevano accolto come un affronto alla sacralità ruolistica della saga. Rumor per la gran parte confermati nel corso di una conferenza non particolarmente brillante, che ha lasciato anche Fallout 76 immerso in un mare di chiacchiere ma, in definitiva, ancora bisognoso di una definizione formale.

    Almost heaven, West Virginia...

    Il nuovo capitolo della saga di Bethesda proietta i giocatori nella tuta blu-oro, ormai molto più che iconica, di un abitante del Vault. Non un qualsiasi rifugio, badate, ma uno dei primi mai progettati e realizzati dalla potentissima Vault-Tec, inaugurato nel 2076 in occasione del trecentesimo anniversario degli Stati Uniti d'America, solo un anno prima della Grande Guerra. Immaginate a questo punto di avere le orecchie sature delle note baritonali emesse dal vocione di Ron Perlman - grande assente alla conferenza di Bethesda - con un "War, war never changes" foriero di guerre atomiche e nubi radioattive. L'anno è ora il 2097 e, un ventennio dopo la fine del mondo per come lo conosciamo, le porte del Vault 76 sono di nuovo spalancate verso una landa irta di minacce.

    Lo splendido stato della Virginia occidentale, ambientazione di questo Fallout 76, è infatti diventato un coacervo di pericoli, non tutti legati agli effetti esercitati su flora e fauna dalle spore radioattive del letale fungo atomico. Questa volta non saremo costretti ad affrontare la post apocalisse come lupi solitari in cerca di fortuna, ma potremmo interagire con diverse dozzine di altri giocatori, sia tentando di separarli dalle loro appendici preferite, sia stringendo patti di collaborazione per sopravvivere alle attenzioni ferali degli esemplari più virulenti di un bestiario che, a occhio e croce, contiene una dose decisamente abbondante di abomini inediti.
    D'altronde proprio la sopravvivenza sembra essere uno dei focus caratterizzanti del gameplay di questo Fallout 76, in una forma edulcorata che il game director Todd Howard definisce "softcore". In sostanza, ragazzi, era tutto vero: il nuovo capitolo di Fallout è un gioco multiplayer online con forti sfumature survival. Inutile dire che, se la semplice presenza di questi elementi suscita in voi sommovimenti enterici esplosivi, è molto probabile che Fallout 76 non faccia per voi. Ed è un vero peccato, perché la scommessa di Bethesda mostra coraggio e voglia di uscire fuori dagli schemi tradizionali della serie, mantenendo però intatte tutte quelle componenti che i fan ritengono assolutamente inalienabili. Il titolo pare infatti avere una strutturazione narrativa e un sistema di avanzamento in linea con i canoni del brand, e offre la possibilità di conservare senza problemi tutti i progressi e gli oggetti accumulati nel corso delle scampagnate post atomiche cooperative, mantenuti anche in caso di morte violenta.

    Pur trattandosi di un'esperienza dichiaratamente "always online", Fallout 76 permetterà inoltre di affrontare l'avventura completamente in solitaria, anche se, in questo caso, il grado di sfida generale subirà un'impennata che ancora non siamo in grado di valutare. Così come, pur riconoscendo tutto il potenziale di una svolta strutturale che potrebbe rivelarsi sorprendentemente intrigante, non possiamo fare a meno di intravedere le lunghe ombre generate da un annuncio che, a soli 5 mesi dal lancio del titolo (previsto per il 14 novembre) non ha fatto luce su alcuni degli elementi chiave di un'esperienza che rimane delineata solo per sommi capi.
    Chiariamoci, si parla pur sempre del primo incontro con il gioco, ma trattandosi di una diversione così marcata dalla formula classica, ci avrebbe sicuramente aiutato un po' più di chiarezza. Anche perché, allo stato attuale, non sappiamo quanto la componente narrativa sia effettivamente intessuta nella matrice ludica della produzione, né possiamo dire se - e come - sia cambiato il combat system del gioco, e se le dinamiche di shooting risultino funzionali in questo specifico contesto. Il gunplay del quarto capitolo di Fallout, ad esempio, ci pare troppo rigido e legnoso perché i giocatori possano sfruttarlo efficacemente nel quadro di un'esperienza che si porta dietro una componente PvP di una certa rilevanza.
    A tal proposito, tanto per continuare la passeggiata sul viale dell'incertezza, non è chiaro se la componente in questione sarà in qualche mondo disattivabile mantenendo però aperta la strada della collaborazione. Tutto questo dando per scontata l'assenza contestuale - e pericolosa - del sistema di mira S.P.A.V., difficilmente adattabile a un titolo con queste caratteristiche. Impossibile, inoltre, stabilire il peso specifico del lato ruolistico della produzione, che potrebbe perfino accantonare in via definitiva il sistema di progressione che conosciamo. In effetti, a ben pensarci, non si sa molto neanche delle dinamiche survival del gioco, specialmente in relazione alla gestione quotidiana delle esigenze del nostro avatar. Incognite importanti, la cui definizione sarà essenziale per capire l'effettivo valore di questo Fallout 76. Sull'altro piatto della bilancia troviamo però un sistema di costruzione non solo rinnovato, ma integrato nel tessuto ludico come una componente essenziale dell'esperienza. Quella che in Fallout 4 sembrava poco più di una mod compilata nel tempo libero da uno sviluppatore amatoriale, qui sembra aver goduto degli effetti migliorativi di modifiche consistenti, giustificate dalla necessità di riportare l'America, mattone su mattone, ai fasti pre-bellici.

    Il sistema di building di Fallout 76 permette di costruire insediamenti ed avamposti caratterizzati da una certa complessità, oltre che da un grado di distruttibilità decisamente importante. Innestato nell'economia del gioco, il sistema in questione appare legato a doppio filo al PvP, con la possibilità di assaltare gli insediamenti degli altri avventurieri per accaparrarsi risorse o, più semplicemente, per dare libero sfogo al nostro Attila interiore. Nel caso vogliate invece dare sfogo al vostro Oppenheimer interiore, c'è sempre la possibilità di nuclearizzare i vicini di casa guadagnando l'accesso a uno dei siti missilistici presenti sulla mappa, decisamente generosa (4 volte quella di Fallout 4), della Virginia occidentale. Prima di premere il pulsante rosso, però, dovrete procuravi tutti i frammenti del giusto codice di lancio, magari facendo strage degli attuali proprietari, o stringendo maligne alleanze.
    Gli effetti della detonazione appaiono ragionevolmente devastanti - nonché dannatamente divertenti - ma viene da chiedersi quanto il giocatore "tipo" di Fallout sia in grado di sopportare di dover ricostruire da zero un avamposto messo insieme in ore di faticosa raccolta, attenta progettazione e meticolosa messa in opera. Una meccanica stuzzicante, la cui apparente arbitrarietà ci spinge a collocarla nella schiera dei punti interrogativi di questo Fallout 76.

    Di contro, la composizione paesaggistica della mappa, composta da sei aree caratterizzate da vedute e biomi molto diversi fra loro, ci ha in parte rassicurato circa la qualità artistica dell'ambientazione, che pare in grado di appagare l'occhio con sorci altamente suggestivi. In tutta onestà, facciamo un po' fatica a inquadrare bene le parole di Todd Howard circa le modifiche apportate al motore di gioco, specialmente in relazione alla logica matematica adottata sul palco della conferenza di Bethesda. Il game director ha infatti parlato di tecnologie di rendering e di illuminazione che garantiranno a Fallout 76 un dettaglio ambientale ben 16 volte superiore a quello del predecessore, sebbene i risultati, concretamente parlando, non ci siano sembrati poi così eclatanti. L'ultimo nato in casa Bethesda mostra sicuramente qualche evidente passo avanti rispetto al precedente capitolo ma, insomma, forse non era questo il modo migliore per affrontare la questione.

    Fallout 76 Sulle spalle di Bethesda gravava la responsabilità di spiegare al pubblico perché Fallout 76 fosse non solo un titolo all'altezza dei precedenti, ma un prodotto caratterizzato da una forte identità, in grado di appagare l'utenza, anche in modi nuovi. La presentazione sul palco della conferenza pre-E3 del publisher si è invece un po' trascinata, senza offrire agli spettatori tutte le rassicurazioni che si rendono necessari in casi come questo, specialmente con una data di lancio così vicina. Allo stato attuale, Fallout 76 manca un po' troppo di definizione, e si offre in pasto alle speculazioni del pubblico senza mostrare i pezzi forti del suo pedigree. Questo non vuol dire che il nuovo titolo di Bethesda sia una delusione, badate, ma il gran numero delle incognite ancora in agguato rendono difficile digerire i cambiamenti operati dal team di sviluppo alla formula ludica della produzione. Anche per questo, però, non possiamo fare a meno di sperare che un hands-on, in tempi relativamente brevi, arrivi a sottrarre il gioco a quell'indeterminazione che, per forza di cose, oscura una fetta consistente del pontenziale di un titolo sicuramente intrigante.

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