God of War: Analisi del nuovo story trailer

L'ultimo, splendido trailer di God of War ha rivelato sia la data di uscita ufficiale sia alcune informazioni sulla trama: analizziamolo insieme.

anteprima God of War: Analisi del nuovo story trailer
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • "Ecco, là io vedo mia madre. Ecco, là io vedo mio padre. Ecco, ora chiamano me..."
    Sono le parole del piccolo Atreus all'inizio del nuovo, magnifico trailer di God of War. Una formula di commiato funereo, un rito, una preghiera, che il ragazzino declama con voce soffocata sul corpo della mamma prematuramente deceduta, avvolta dai fiori, dalle candele. Le sue ceneri verranno portate sul "Picco dei Regni", come da lei desiderato. La morte, nella mitologia norrena, non è un abbandono: è una ripartenza, una liberazione. Ce lo ricorda Kratos stesso, il quale, con fare mai così tanto malinconico, sussurra alla donna che anni prima aveva amato: "torna alla tua casa".
    E il prossimo 20 aprile, anche l'uomo che un tempo era il dio della guerra, il fantasma di Sparta, "tornerà alla sua casa", sulle nostre PlayStation 4, dove sarà probabilmente testimone di una nuova "apocalisse". Una sorta di "ragnarok" tutto personale ed emotivo, che porterà Kratos a fare i conti con la scia di morte lasciatasi alle spalle, con una rabbia indomabile, con un insaziabile desiderio di vendetta, con le conseguenze dell'aver ucciso gli dèi dell'antica Grecia. E con il dovere di essere, ancora una volta, un padre.

    Kratos: Ragnarok

    Non è un mistero che Santa Monica abbia deciso di dare una fortissima svolta al brand di God of War: mai come in questo capitolo, del resto, sin dal reveal trailer il focus si è concentrato principalmente sul sottofondo narrativo alle avventure norrene di Kratos. L'azione si vede infatti a sprazzi discontinui (ma quando succede, il sangue ribolle di estasi adrenalinica) e lascia il posto ad una dimensione maggiormente intima, che sembra intenzionata ad addentrarsi nella psicologia del protagonista. C'è una "guerra" che si combatte nell'animo del guerriero: una battaglia non dominata dalla violenza, bensì dal rimpianto per un passato nel quale albergano solamente i "fantasmi" dei morti e dei ricordi. Lo si evince dai suoi occhi, dal suo volto rattristito: lo sguardo non è "crucciato" né aggrottato come in precedenza, ma più freddo, distaccato, dolorosamente ferito dal rimorso. D'altronde, Kratos non è stato certo un buon padre per Calliope, né un buon marito per Lysandra. Eppure sembra che il nostro deicida non abbia del tutto imparato dai propri errori passati: nei video mostrati fino ad oggi, l'impressione è che Atreus sia cresciuto prevalentemente con la madre, in assenza di una figura paterna, per motivi a noi ancora ignoti. Quando i capricci della Morte hanno strappato la donna dall'abbraccio del figlio, però, Kratos prende il bambino sotto la sua "protezione", nascondendogli la loro origine divina, la loro responsabilità "superiore" nei confronti dei semplici mortali.
    Appare fin troppo chiaro, insomma, come Santa Monica stia dando grandissimo peso al racconto di questo capitolo: come Cory Barlog ebbe modo di confermare durante una nostra intervista allo scorso E3 di Los Angeles, l'obiettivo del team è quello di riscrivere le fondamenta della saga non soltanto dal punto di vista ludico, ma anche sotto il profilo dello storytelling. Ed è proprio per questo che - coraggiosamente - i trailer di God of War puntano i riflettori sulle inedite atmosfere intimiste, le quali si affiancano e si sovrappongono all'epica titanica che da sempre rappresenta il principale leitmotive della serie.

    La decisione di non mostrare se non sparuti frammenti di gameplay per focalizzarsi invece sulla storia è sia una precisa dichiarazione d'intenti sia una manifestazione di assoluta sicurezza nelle proprie capacità, nella straordinaria potenza del nuovo immaginario. Ci riferiamo, nello specifico, alla rielaborazione della mitologia vichinga, composta da un pantheon ancora selvaggio e rude, culla di mostruosità pantagrueliche, di bestie antiche quanto il tempo, di nani, streghe e giganti. A tal proposito, nell'ultimo trailer diffuso in rete - al termine del quale è stata annunciata l'attesissima data d'uscita - facciamo la conoscenza di una delle figure più importanti del mito nordico, Mimir, un gigante dotato di sapienza infinita. Lo troviamo intrappolato tra i rami di un albero, pronto a fare da "guida" ai due protagonisti, ad indicargli il cammino da seguire.

    A patto, però, che la sua testa venga tagliata: una richiesta bizzarra, che si riallaccia alle leggende del folklore vichingo, secondo la quale Odino recise il capo della creatura e lo portò con sé, in modo tale da poterne consultare l'immensa conoscenza ogni qual volta ne aveva bisogno. Non è ovviamente ancora chiaro quale funzionalità specifica avrà Mimir nel gameplay di God of War: ciononostante il parallelismo tra Kratos e Odino risulta subito evidente, specialmente se consideriamo come lo Spartano, nelle brevissime sequenze successive, stringa tra le mani il cranio del gigante, emblematico del fatto che Mimir non sarà presumibilmente una semplice presenza secondaria durante l'avventura, ma che anzi rivestirà un ruolo di un certo rilievo nell'economia della vicenda. Che sia lui il consigliere di Kratos, la "saggia" voce della sua anima e della sua coscienza? Nella mitologia, non a caso, si narra anche che Odino, pur di bere alla fonte della sapienza di Mimir, abbia ceduto in pegno un suo occhio, acquisendo in cambio la totale conoscenza: una capacità che - simbolicamente - allude alla piena consapevolezza di se stessi, alla scoperta del proprio inconscio.
    Dall'alto della sua intelligenza, il gigante è al corrente dei rischi che Kratos si assume nel celare al figlio la sua identità di semi-dio. "Più aspetterai e peggio sarà" - commenta la voce di Mimir - "Non te lo perdonerà, e rischi di perderlo per sempre".
    Il percorso di "redenzione" interiore del protagonista passa, insomma, dalla piena accettazione dei suoi sbagli e dal controllo dell'ira. L'aggressività si trasforma così in temperanza: "Il potere di quest'arma, di qualsiasi arma, proviene da qui" - sentenzia Kratos rivolgendosi ad Atreus mentre punta il dito sul cuore del bambino - "solo se è temperato dalla disciplina, dall'autocontrollo di chi la impugna".

    Sentire proferire simili parole da un uomo che ha staccato a mani nude la testa di Elio genera un effetto un po' straniante. Tuttavia, il Kratos che abbiamo dinanzi in questo God of War non è lo stesso che è precipitato negli abissi dell'Ade o scalato le vette olimpiche in groppa al titano Gaia. È un dio molto più umano, un uomo "più che uomo", forgiato da sofferenze indelebili, che vede nel figlio l'unica ancora di salvezza per tenere a freno la sua rabbia e non ricadere nuovamente in una spirale di sangue.
    Ma controllare l'istinto è un compito assai arduo: qualche scampolo di gameplay ci lascia intuire che, spesso e volentieri, il Fantasma di Sparta slegherà - quando necessario - i vincoli della sua furia, massacrando chiunque intralci il suo cammino. Non importa se sono draugr, troll o bestie colossali: quel che conta è soltanto sguainare l'ascia e far roteare le lame (del Caos?), restando in piedi o cadendo onorevolmente in battaglia. Qualunque destino attenda Kratos ed Atreus, quindi, per noi videogiocatori il 20 aprile si spalancheranno comunque le porte del Valhalla.

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