Halo Infinite: la prova del fuoco di 343 Industries e Xbox Series X

Halo Infinite si è finalmente mostrato in un corposo video gameplay, ma le sensazioni sul gioco sono agrodolci e contrastanti.

Halo Infinite: oltre la grafica
Anteprima: Xbox Series X
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  • Xbox One X
  • Xbox Series X
  • L'appuntamento del 23 luglio rappresentava per 343 Industries una vera e propria prova del fuoco: sulle spalle del team statunitense pesava infatti la responsabilità di risollevare le sorti di una saga ormai lontana dalla gloria di un tempo, e di offrire al pubblico un assaggio della potenza dell'hardware di Xbox Series X, col contributo di un motore creato appositamente per valorizzare al massimo il profilo prestazionale della console. D'altronde Halo Infinite è indubbiamente il nodo più importante della lineup di lancio di Microsoft, che chiaramente considera l'esclusiva come il suo principale "system seller". Se da un lato la presentazione ci ha lasciato buone sensazioni circa l'impasto ludico della produzione, che peraltro ospita alcune intriganti novità, dall'altro non possiamo dire lo stesso della componente tecnica, afflitta da evidenti fluttuazioni qualitative.

    In questo senso, proprio in virtù del ruolo centrale di Halo Infinite nelle strategie commerciali di Microsoft, abbiamo la netta impressione che le ultime fasi del processo di sviluppo segneranno cambiamenti importanti, e speriamo che i prossimi appuntamenti comunicativi confermino questa ipotesi. Dal canto suo, lo studio sembra determinato soddisfare appieno le aspettative del pubblico, come ribadito durante la tavola rotonda riservata alla stampa che ha seguito l'evento Xbox. Un'ottima occasione per scoprire qualche dettaglio inedito sul ritorno - speriamo in pompa magna - nel leggendario Master Chief.

    Chiudere la trilogia iniziata con Halo 4, per poi aprirsi all'avvenire

    Stando alle informazioni concesse dal team di sviluppo, la demo di Halo Infinite mostrata durante l'atteso appuntamento con l'Xbox Showcase è collocata a metà della campagna, in una sezione del gioco nella quale avremo già scoperto e metabolizzato buona parte delle colonne portanti dell'impianto ludonarrativo del titolo. Il compagno di viaggio del titano verde viene definito dallo studio semplicemente come "il Pilota" (probabilmente un appellativo provvisorio), un comprimario con un ruolo chiave negli eventi al centro nella narrativa del nuovo capitolo della serie.

    343 Industries lo descrive come il personaggio "più umano" mai visto nella saga, frutto di una caratterizzazione modellata per offrire al pubblico una prospettiva inedita sulle gesta dello Spartan: quella di un uomo che, per motivi tutti da scoprire, si ritrova a fare da spalla al più grande condottiero della Terra, un'inarrestabile macchina da guerra determinata a strappare l'Installazione 07 (detta anche Halo Zeta, ovvero l'anello visto nel trailer) dalle grinfie degli Esiliati.

    Dopo gli aventi di Halo Wars 2, infatti, la legione di Brute formata da Atriox ha riconosciuto nell'UNSC il principale ostacolo per i suoi piani di conquista, e ha dunque deciso di porre lo sterminio degli umani in cima alla lista delle priorità. Un obiettivo che il signore della guerra Escharum, il principale antagonista di Infinite, sembra aver accettato con feroce entusiasmo.

    Il brutale jiralhanae non vuole semplicemente sconfiggere i suoi avversari: desidera dimostrare che nell'universo non c'è una forza in grado di arginare l'avanzata degli Esiliati, e costringere l'umanità ad assistere - in ginocchio - alla caduta del suo campione più valoroso. Al momento non sappiamo molto di più sulla storia di Halo Infinite, ma gli sviluppatori ci hanno garantito che la campagna (giocabile anche in coop online e locale fino a 4 giocatori) risponderà finalmente a tutte le domande lasciate in sospeso al termine dell'ultimo capitolo numerato, tra le maglie di un'epopea costellata di momenti memorabili, pensata per appagare senza riserve i fan - accanitissimi - del brand. Attenzione, però, perché il nuovo Halo non è un semplice sequel, bensì un titolo pensato per fornire ai nuovi giocatori un eccellente punto d'accesso a una saga ventennale. D'altronde la definizione data del creative director Chris Lee parla chiaro: Infinite vuole essere una sorta di "reboot spirituale" della serie, un ponte tra il passato e il futuro del franchise.

    Questo è chiaramente il cardine concettuale alla base di alcune delle scelte estetiche viste nella demo, che ci ha concesso una prima occhiata (non esaltante, purtroppo) a una direzione artistica che recupera a piene mani alcuni dei tratti tipici della trilogia di Bungie, caratterizzata da uno stile più sobrio e minimalista. L'idea è quella di ritornare alla "purezza" delle origini, senza però chiudere le porte alle innovazioni ludiche introdotte nel corso degli anni e arricchendo la formula con elementi inediti, forgiati per non compromettere in alcun modo quel senso di "familiarità" che lo studio punta a suscitare nei cuori degli appassionati di lunga data.

    Un gameplay tra presente, passato e futuro

    La novità più significativa tra quelle presentate durante lo show di Xbox riguarda la struttura del mondo di gioco, non più suddiviso in livelli sequenziali ma concepito come un ampio open world. Lo studio ha infatti confermato che Halo Infinite abbandonerà la linearità dei suoi predecessori in favore di una progressione più aperta e libertaria, che permetterà agli utenti di scegliere in che ordine affrontare gli incarichi e quando dedicarsi all'esplorazione.

    A questo proposito, gli scenari dell'Halo Zeta ospiteranno un gran numero di attività secondarie e segreti da scoprire, compresi alcuni potenziamenti (visibili nella sezione Upgrades del'interfaccia) con i quali Master Chief potrà migliorare le sue prestazioni sul campo. Non si tratta però di un vera e propria meccanica di progressione (una svolta che i veterani avrebbero accolto tutt'altro che bene), ma piuttosto di una lieve modifica al sistema di equipaggiamento, progettata per non alterare più di tanto gli equilibri del gameplay: girovagando per la mappa, capiterà infatti di imbattersi in dispositivi che aumenteranno l'efficienza di dotazioni come il Drop Shield (lo scudo energetico visto nel trailer) e il rampino (magari riducendo i tempi di cooldown o incrementando il numero delle cariche).

    Un sistema di equipaggiamento ibrido Il sistema di equipaggiamento di Halo Infinite sembra voler combinare ed evolvere due elementi ludici già visti in Halo 3 e Halo Reach, proponendo sia gadget a uso singolo (come il Drop Shield) che "Armor Abilities" con annesso cooldown ( il rampino). Dinamiche completamente abbandonate con Halo 5, dove gli Spartan avevano abilità tutte uguali sin dall'inizio e non potenziabili.

    Proprio il rampino rappresenta un'altra aggiunta di grande interesse nel quadro della produzione, perfettamente coerente con il suo nuovo assetto open world. Durante la presentazione, abbiamo visto John-117 utilizzare questo strumento per chiudere rapidamente le distanze con i nemici, tirare a sé elementi dello scenario utili in battaglia (come un bel barile esplosivo da scagliare sugli avversari), o raggiungere le zone sopraelevate di una mappa caratterizzata da una verticalità più marcata, chiaramente per assecondare le nuove dinamiche di "traversal".

    Parlando della componente di "movimento offensivo" in seno al gameplay, al momento non è chiaro se Infinite proporrà la gamma completa delle meccaniche introdotte con Halo 5, come ad esempio i Thruster, la Carica Spartan o il Ground Pound. Abbiamo però avuto l'impressione che il team sia intenzionato a riallineare - almeno in parte - la mobilità di Master Chief con i canoni dei primi capitoli (Halo 3 in particolare), riducendo quindi l'agilità complessiva del colosso corazzato, che potrà comunque correre, effettuare brevi scivolate, leggere schivate laterali e arrampicarsi sugli ostacoli posti sul suo cammino.

    Tutte modifiche che, se confermate, potrebbero alterare in maniera importante anche la scena competitiva di Halo, radicalmente cambiata - perlopiù in positivo - con l'esordio del precedente capitolo. È chiaro che il corretto bilanciamento del multiplayer dovrà essere uno degli obiettivi principali di 343 Industries, e siamo curiosi di capire come il rampino, ad esempio, sarà integrato nelle meccaniche ad altissima precisione che caratterizzano la scena competitiva di Halo 5, da sempre ossessionata ed affezionata ad un gameplay lineare, preciso, millimetrico, con un "time to kill" elevato e una mobilità dei personaggi prevedibile e calcolabile al frame.

    A prescindere dalle sorti del comparto online, che resta comunque un tassello fondamentale per il futuro del gioco, il gunplay di Infinite ci è sembrato piuttosto vicino agli standard (ottimi) del suo predecessore e, più in generale, pervaso del peculiare feeling della serie.

    La demo ci ha mostrato un gran numero di nuove armi ad alto potenziale, sia in termini di distruzione che di spettacolarità: tra fucili mitragliatori a colpo singolo, shotgun a lunga gittata, il ritorno del caro vecchio "Mauler" (Mazzuolatore in italiano, ma questa volta chiamato Mangler), abbiamo visto Master Chief seminare morte con la solita dose di furia ma meno precisione. Questo perché stranamente nessuno spazio è stato dato all'iconico Battle Rifle, l'arma simbolo della saga fin dal suo esordio in Halo 2, e anche la Pistola Spartan è apparsa solo brevemente, con un' efficacia apparentemente ridimensionata (è a tutti gli effetti l'arma simbolo del multiplayer di Halo 5). Analizzando il trailer, tra le altre cose, abbiamo poi intravisto una nuova meccanica legata alle bocche da fuoco a energia, che ora possono essere "raffreddate" manualmente per evitare o rallentare il surriscaldamento (nell'interfaccia appare la scritta "vent" associata al bottone RB).

    Abbiamo inoltre notato una maggiore reattività dei nemici sul campo, e lo stesso team di sviluppo ci ha confermato di aver lavorato molto sull'intelligenza artificiale, col doppio obiettivo di accrescere la varietà situazionale delle battaglie e deliziare il pubblico con un costante senso di sfida. Un traguardo quantomai essenziale, specialmente considerando come la componente open world del titolo rappresenti un notevole fattore di rischio per i delicati equilibri dell'esperienza.

    In fondo, Halo è sempre stato uno spettacolare susseguirsi di "puzzle guerreschi": combattimenti che ai livelli di difficoltà più alti richiedevano strategie ben congegnate seguite da esecuzioni impeccabili. La struttura aperta di Infinite rappresenta quindi una sfida notevole per 343 Industries, che deve assolutamente preservare tanto la componente tattica del gameplay quanto il suo particolare ritmo. Si tratta ovviamente osservazioni che, in mancanza di risconti "pad alla mano", vanno considerate come semplici impressioni preliminari, che speriamo di poter approfondire al più presto.

    L'Halo per il prossimo decennio

    Un'altra delle colonne portanti del concept di Halo Infinite è racchiusa proprio nel suo titolo: 343 Industries vuole trasformare il gioco in una piattaforma in continua evoluzione, in un ecosistema ludico destinato ad accogliere una mole "infinita" di contenuti e aggiornamenti tecnici. L'obiettivo è quindi quello di costruire un contenitore in grado di dare continuità all'esperienza sia sul versante single player che, soprattutto, su quello multigiocatore.

    Una prospettiva, quest'ultima, che rappresenta la realizzazione di un sogno condiviso dalla stragrande maggioranza dei fan di lunga data, costretti a confrontarsi con un scena competitiva che, nel corso della saga, è stata sconvolta a più riprese. Va da sé che la qualità finale del comparto multiplayer sarà determinante per gli esiti di questa operazione, e speriamo caldamente che lo studio si dimostri in grado di trarre il meglio dal percorso evolutivo del franchise.

    È ora giunto il momento di prendere di petto l'elefante nella stanza e spendere qualche parola su quello che, senza dubbio alcuno, è l'aspetto meno convincente del nuovo Halo, ovvero il suo comparto tecnico. Infinite rappresenta l'esordio ufficiale dello SlipSpace Engine, un motore progettato per sfruttare al massimo le caratteristiche tecnologiche di Xbox Series X, e per essere a tutti gli effetti "la vetrina" del suo primato di potenza bruta.

    Premesse che, purtroppo per noi, non abbiamo visto concretizzarsi durante la presentazione di ieri, costellata di compromessi tecnici tanto pesanti da mettere in ombra l'accoppiata 4K-60 fps. Tra fenomeni di popping tanto fastidiosi quanto onnipresenti, una gestione del LOD piuttosto conservativa e una resa dei materiali quantomeno discutibile, il trailer di Halo Infinite ha mancato quello che doveva essere il suo obiettivo numero uno: offrire al pubblico una gustosa anteprima della next-gen secondo Xbox.

    Al netto di una draw distance decisamente notevole, la demo mostrava una modellazione poligonale chiaramente radicata nella generazione corrente, un texturing sorprendentemente piatto e, cosa ancor più grave, un sistema di illuminazione ancora molto grezzo. Viene da pensare che Microsoft avesse previsto di presentarsi all'appuntamento con il reveal con un prodotto in uno stadio di sviluppo più avanzato, ed è facile supporre che l'implementazione del ray tracing (che sarà aggiunto con un aggiornamento) avrebbe potuto alterare in maniera netta le sensazioni offerte dal titolo. Con tutta probabilità, la crisi sanitaria globale ha avuto un impatto consistente sulla tabella di marcia del team, ma non possiamo comunque fare a meno di esprimere un certo disappunto circa lo stato dei lavori.

    La nostra speranza è che il recente ampliamento di 343 Industries permetta allo studio di limare i problemi visti nella demo in tempo per il lancio, specialmente considerando come Infinite rappresenti la chiave di volta delle strategie promozionali di Microsoft. In questo caso, tra l'altro, non è possibile attribuire colpe alla natura "crossgenerazionale" della produzione, visto che gran parte dei problemi sono legati ad elementi assolutamente scalabili. A questo proposito, il team ci ha garantito che, dal punto di vista ludico, non ci saranno differenze tangibili tra le diverse versioni del gioco, che ospiterà battaglie sensibilmente più massicce rispetto ai passati standard del brand. Passando alla direzione artistica, per quanto l'efficacia di alcune semplificazioni sia totalmente soggettiva, non possiamo dirci pienamente soddisfatti dalla rotta creativa scelta per il titolo, almeno in relazione a quanto mostrato.

    Halo Infinite Il primo incontro con il “reboot spirituale” della saga di Master Chief ci ha travolto con una tempesta di sensazioni contrastanti. La volontà di ritornare alla “purezza” dei primi capitoli, di forgiare un’esperienza in grado di trarre il meglio dal percorso evolutivo della serie per proporre un gameplay tanto familiare quanto innovativo, ci rassicurati circa il potenziale ludico di Halo Infinite, al netto dei rischi legati all’adozione della struttura open world. Tra aggiunte intriganti e una campagna rivista sia nella struttura che nei contenuti (la longevità complessiva dovrebbe superare di gran lunga quella dell’ultimo capitolo), la nuova avventura dello Spartan punta a infondere nuova linfa nel franchise senza dimenticare tutto ciò che ha reso Halo una delle pietre miliari del genere. Anche la trasformazione del gioco in una piattaforma a sviluppo continuo è una svolta che potrebbe cambiare per sempre - e in positivo - la scena competitiva del brand, dando continuità alle dinamiche multiplayer. Peccato per un comparto grafico ancora claudicante e decisamente indigesto, che mette in mostra pesanti compromessi tecnici e, più in generale, non trasmette quel senso di “next gen” che era assolutamente lecito aspettarsi dal titolo centrale della lineup di Xbox Series X. In tutta onestà, speriamo che i prossimi appuntamenti mostrino passi avanti netti su questo specifico fronte, e che l’esclusiva si dimostri in grado di soddisfare senza riserve i fan.

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