E3 2019

Iron Harvest: ritorno al passato nel 1920 alternativo di KING Art Games

Iron Harvest è uno strategico ispirato, realizzato da KING Art Games, che promette di farci vivere un 1920 tra comunismo e giganti d'acciaio.

Iron Harvest: ritorno al passato nel 1920 alternativo di KING Art Games
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Esattamente come per Scythe, uno dei giochi da tavolo più acclamati degli ultimi anni, l'elemento di Iron Harvest che ti cattura immediatamente non può che essere la sublime direzione artistica di Jakub Rozalski, concept artist polacco che si è inventato l'idea del cosiddetto "1920+", ovvero un passato alternativo che mescola la drammaticità del romanticismo pittorico di Kaspar David Friedrich con il dieselpunk più spinto. Perché, c'è poco da fare, vedere quei poderosi dipinti a olio con scenari profondamente rupestri in cui svettano dei pachidermici mech fa un effetto straordinario: lo sguardo viene irrimediabilmente ammaliato dal contrasto stridente tra i due mondi e la mente chiede di saperne di più, facendo nascere una sorta di bisogno fisico di immergersi in una realtà simile.

    Eroi e macchine

    È proprio da queste premesse - e da una ferma consapevolezza delle stesse - che lo sviluppatore tedesco KING Art Games ha deciso di partire nel 2016 per creare Iron Harvest, un RTS decisamente ambizioso per un team al 100% indipendente composto da una cinquantina di professionisti con sede a Brema.

    Un gioco che guarda tanto al passato quanto al futuro del genere, cercando appunto di mettere a frutto quanto di unico e originale possa offrire un'ambientazione di questo tipo. Partiamo innanzitutto da un concetto fondamentale, rivendicato a chiare lettere durante il mio incontro con il Producer Julian Strzoda: Iron Harvest è uno strategico in tempo reale con un approccio squisitamente old school, incentrato su una lunga ed elaborata campagna single player che si sviluppa attorno a tre diverse fazioni (rispettivamente Polania, Sassonia e Rusviet, versioni alternative di potenze reali facilmente deducibili dai nomi).

    Iron Harvest vuole presentarsi con una certa attenzione ai dettagli: ecco perché la campagna sarà interamente doppiata, con attori scelti sulla base di un inglese dalle forti inflessioni locali.

    Un po' per un fatto di indole, un po' per una questione di puro background, la storia di Iron Harvest diventa allora per KING Art Games un punto di primaria importanza: lo studio si è in passato distinto per la pubblicazione di diversi Punta & Clicca, e dunque non trascurare la componente narrativa - ma al contrario impiegarla come ulteriore veicolo per calare ancora più a fondo l'utente nel contesto - è diventato un perentorio mantra per la software house teutonica. In questo 1920 ucronico Tesla inventa una tecnologia avveniristica nel bel mezzo della Prima Guerra Mondiale: una panacea che potrebbe avviare il mondo verso un corso nobile e virtuoso, che tuttavia finisce nelle mani sbagliate e viene puntualmente impiegata per scopi militari, portando lo scontro a un livello senza precedenti.

    L'innata sensazione di pesantezza, la mole gargantuesca di certe unità, la loro reattività non esattamente fulminea ma comunque letale sul campo di battaglia sono soltanto alcune delle sensazioni che Iron Harvest è in grado di veicolare con estrema naturalezza. Con l'enfatico supporto di una colonna sonora di primo piano (realizzata dal compositore che ha curato la soundtrack di The Witcher 3, quasi a voler rivendicare ancora una volta i punti di contatto con l'ambiente polacco) quei mostri d'acciaio riescono a farti sentire invincibile, sovraumano, una sorta di novello Übermensch digitale. Al contrario, in situazioni di svantaggio - quando magari ci si deve magari difendere per quanto possibile con la mera fanteria, pregando perché le improvvisate coperture resistano fino all'arrivo degli sferraglianti rinforzi - Iron Harvest sa invece essere drammatico, incalzante e davvero coinvolgente.

    Anche per chi, come me, non è certo un esperto del genere. Detto che comunque il n00b di turno è riuscito a sorprendere con una tattica di puro rush che ho ereditato dai vecchi ricordi di Starcraft sia i colleghi più navigati che lo stesso Strzoda, che aveva messo le mani avanti all'inizio dell'hands-on parlando di una difficoltà volutamente pepata ma ancora da rifinire in alcuni punti. Con oltre un milione di euro raccolti su Kickstarter, quasi quattro anni di sviluppo e una fervente community di fan che KING Art Games consulta quasi quotidianamente per assicurarsi che la sua creatura incontri i desideri di chi da sempre crede nel progetto (al punto che nella modalità multiplayer si è scelto di dare grande spazio alla fase di base building dopo un sondaggio rivolto direttamente al pubblico), Iron Harvest sembra avere tutte le carte in regola per presentarsi come un'uscita di livello.

    Non sottovalutate mai la proverbiale lentezza di alcune delle vostre unità: muoversi con il giusto anticipo è ciò che fa la differenza tra un'onorevole vittoria e una bruciante sconfitta.

    Non è insomma un caso che un publisher strutturato come Deep Silver abbia deciso, sulla base di quanto già accaduto con Kingdom Come: Deliverance, di intervenire a supporto dell'operazione, lasciando pieno controllo creativo alla software house ma dando comunque una mano con il marketing, con la burocrazia e con i fondi necessari a completare lo sviluppo, ancora genericamente previsto per la fine del 2019 sia su PC che su console. Già, a proposito di data di lancio e di porting su PlayStation 4 e Xbox One (che idealmente avverrà in contemporanea con il lancio su PC): KING Art Games promette aggiornamenti in merito durante la Gamescom, anche se da appassionato di Halo Wars Strzoda garantisce che anche gli utenti console potranno farsi coinvolgere senza troppi compromessi dalle bellicose vicende del 1920+.

    Iron Harvest Da grande fan di Scythe e da sincero cultore delle estasianti visioni di Jakub Rozalski ho sempre guardato ad Iron Harvest con una malcelata curiosità. La bella notizia è che, al di là dell'indiscutibile carisma artistico, l'opera di KING Art Games sembra avere il carattere, il guizzo e la cura per presentarsi come una delle potenziali sorprese dell'anno, sommergendo di proiettili e benzina il finire di questo 2019 (o, chi lo sa, i primi mesi del 2020). Comunque vada dopo una lunga attesa ci siamo quasi: i segnali sono incoraggianti e adesso non resta che incrociare le dita.

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