Anteprima Killzone 3

A sorpresa, Sony annuncia il terzo capitolo del suo FPS più famoso

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Killzone 2 è un capolavoro. Anzi no. Le discussioni sulle qualità dello sparatutto Guerrilla echeggiano ancora oggi ad un anno dalla pubblicazione del gioco. Dai commenti entusiastici di lancio, influenzati dall’hype del momento, a quelli più colmi di riflessione dei mesi successivi, che lo hanno rapidamente ridimensionato. L’annuncio del terzo capitolo, comunque, non è cosa inattesa. L’affascinante palcoscenico dell’E3 di Los Angeles, ormai prossimo dall’aprire i battenti, sarà quello più adatto per un titolo su cui Sony vuole puntare molto nonostante le vendite di Killzone 2 non siano state decisamente da blockbuster. Nel frattempo, le prime informazioni su quello che si sta preparando negli studi olandesi degli sviluppatori cominicano a serpeggiare. Proviamo a fare un sunto, per capire cosa aspettarci da Killzone 3.

Gli Helghast e il loro lato...umano

Sviluppando la sceneggiatura di Killzone, Guerrilla ha sempre dato un peso importante alle sensazioni che possono scaturire da un conflitto esteso e logorante. Lo studio di sviluppo ha tentato (con discreto successo) di trasmettere al giocatore emozioni non banali. La consapevolezza di trovarsi in un mondo oppresso dalla guerra, marcito al sole delle gerarchie militari e sventrato dai bombardamenti. La logica dell'obbedienza ed il vuoto della vittoria.
Con discreta maestria, il team ha saputo costruire un mondo perduto, senza più pietà nè speranza, mentre esplosioni e proiettili rappresentavano la colonna sonora di tutti i giorni, stanchi e uguali, degli assediati. In effetti, uno degli aspetti migliori di Killzone 2 era proprio l’atmosfera, forse troppo vicina -in certi frangenti- agli stereotipi degli war movies, ma efficace e capace di trasportare l'utente in lande terribili, dove la morte pareva essere l’unico scampo al delirio atroce della battaglia. Dalla dittatura del regime nazista di Hitler alle barbarie comuniste dei sovietici, parti di storia recente sono state utilizzate come fonte di ispirazione principale per il concepimento della saga, e per la realizzazione degli Helghast e delle loro convinzioni.
Le gerarchie del popolo di Helghan sono una rappresentazione fedele e moderna delle dittature citate, che hanno sconvolto il corso della nostra storia. Grazie ad un fine lavoro di art design, poi, il team ha saputo caratterizzare anche dal punto di vista visivo le truppe nemiche.
Insomma, Guerrilla ha voluto sin dall’inizio dare “un volto”, ed una psicologia, alla minaccia affrontata dal giocatore. Doveva esserci una spiegazione tangibile sulle motivazioni dei nemici, doveva essere chiaro quale fosse il motivo del loro disprezzo (in questo caso il termine diventa quasi eufemistico) per il resto della razza umana. Al di là del lavoro preparatorio e concettuale, la parte difficile era quella di far emergere la caratterizzazione degli Helghast tra una ricarica e l’altra, grazie ad una sceneggiatura epica e approfondita. E se proprio in questo Guerrilla ha peccato parecchio con l’ultimo capitolo, in Killzone 3 le cose cambieranno non poco. Stavolta l'intreccio narrativo sarà maggiormente incentrato sul pianeta Helghan, focalizzandosi sulla psicologia degli Helghast e cercando di inquadrare la guerra dal loro punto di vista. Così da andare oltre la solita dicotomia del bene contro il male. Sarà approfondita parecchio la cultura del popolo Helghast, grazie ad una tram che saprà raccontarne la storia, gli usi, e che sfrutterà persino il linguaggio locale (i componenti del team hanno realmente creato da zero un nuovo alfabeto “helghastiano”). Il gioco inizierà esattamente da dove si è concluso l’ultimo capitolo, con l’ISA (la fazione per cui combatterete) impegnata a discutere sulla prossima mossa da effettuare per l’invasione del pianeta dopo (occhio allo spoiler!) la morte dell’imperatore Visari. La situazione si fa però nuovamente complicata. Nonostante la perdita, gli Helghast si sono rapidamente riuniti come non mai. Una situazione simile a quella della Compagnia dell’Anello sul finire della celebre saga tolkieniana: circondati dalle truppe nemiche. Feriti ma mai domi. Già riorganizzati e pronti ad affrontare la sfida conclusiva. Si tenterà allora di lavorare meglio sulla sceneggiatura rispetto quella scialba, povera e scontata del precedente episodio, ispirandosi anche all’ultima pellicola cinematografica di Quentin Tarantino, quel “Bastardi senza Gloria” che ha scatenato applausi a non finire. Protagonista della storia, nonché vostro alter-ego, sarà nuovamente il sergente Tomas “Sev” Shevchenko.
 
Abbandoniamo i temi narrativi per avvicinarci invece a quelli più consoni per la nostra industria. Sul gameplay, precisa lo studio, non vedremo innovazioni grandiose. Il feeling con il gioco rimarrà immutato. Saranno riconfermate le sensazioni di pesantezza sui movimenti del protagonista, e la possibilità di poter trasportare solo due armi alla volta, con una “default” fornita all’inizio di ogni livello e l’altra che sarà raccolta invece dai corpi delle vittime. L’unico vero cambiamento che vedremo riguarda i combattimenti corpo a corpo. Rispetto a Killzone 2 (e a praticamente tutte le produzioni del genere), Guerrilla sta infatti studiando diverse mosse brutali da utilizzare nel caso armi e proiettili dovessero scarseggiare. Un'icona arancione vi informerà infatti su quando potrete premere il pulsante d’attacco di mischia in modo per poter compiere correttamente una instant kill. Non c’è ancora chiarezza se potremo utilizzare anche i sensori del controller per l’utilizzo delle mosse, ma non ci sorprenderemmo in tal senso.
Altre due novità previste da questo terzo capitolo cammineranno praticamente braccio a braccio l’una con l’altra. Parliamo, in primis, della rinnovata ampiezza dei livelli, questa volta molto più grandi rispetto quelli del precedente episodio, con un'architettura più varia ed originale. E' stata mostrata, a dimostrazione dell'aumentata varietà visiva, una sessione di gioco in un'ambientazione artica, inedita per la serie. Ci chiediamo se la volontà di diversificare il look dei livelli non orivini in parte la lodevole “coerenza stilistica” del precedente capitolo, andando a pescare qua e là dall'iconografia classica del medium videoludico e sacrificando la coesione del mondo finora proposto. In ogni caso, visto il notevole incremento delle dimensioni delle aree di gioco, spunta un nuovo “gadget” a disposizione del protagonista. Sì tratta del jet-pack che, a dirla tutta, non funzionerà esclusivamente come mezzo di trasporto (e gli sviluppatori ci assicurano che il controllo non sarà per niente goffo e macchinoso, come in altri titoli della concorrenza) ma anche come potente arma. Sul retro è infatti installata una mitragliatrice utile per liberare, magari, il fazzoletto di terreno verso il quale siete diretti. Naturalmente anche gli avversari saranno equipaggiati con l’ingegnoso attrezzo, ma se affrontandoli riuscite a colpirli nel punto giusto, potrete godervi un piccolo fuoco d’artificio fatto in casa!
 
In Killzone 3 vedrete anche l’introduzione di armi inedite. Una di queste, nonché l’unica finora mostrata, è il “Wasp”, capace di lanciare, col fuoco primario, uno sciame di missili pronto a devastare la zona verso il quale punterete il mirino. Passando invece alla modalità di utilizzo secondaria avrete la possibilità di focalizzarvi su un solo soggetto che sarà ridotto in cenere in un battibaleno. Mossa consigliabile nei confronti di mezzi corazzati, ad esempio.
 
L’ultima parte di quest’anteprima la dedichiamo alla rivoluzione tecnica più importante, che renderà forse Killzone 3 pioniere di una nuova era per l’intrattenimento elettronico. Le tre dimensioni. Il comparto grafico -piccola parentesi prima di parlare in parte di cosa bisogna aspettarsi dal 3D- sarà supportato dal medesimo engine del precedente episodio, arricchito però di accorgimenti vari che possano renderlo nuovamente il top per il genere. Addirittura, lo studio olandese si avvale dell’ausilio di Naughty Dog, creatore della saga di Uncharted, per lo sviluppo dell’aspetto visivo. Sicuramente una garanzia invidiabile.
Passiamo al 3D, dunque. È bene precisare prima di tutto che per godere appieno di questa nuova funzionalità bisogna possedere un televisore in alta definizione di ultima generazione, con supporto completo alle tre dimensioni. L’implementazione del 3D è funzionale al coinvolgimento in-game. Immaginate di vedere scie di proiettili fuoriuscire dal televisore e sfiorare i vostri capelli, di sentire il gelo penetrarvi nelle ossa mentre i fiocchi di neve della tempesta sembrano riempire la stanza in cui giocate. Chissà che Killzone 3 non possa diventare per i videogiochi ciò che Avatar è diventato per l’industria cinematografica. Forse, visto che per sfruttare questa feature bisogna possedere uno degli ultimi (e costosi) TV in Full 3D, qualcuno potrebbe considerarla una scelta fin troppo ardita. Ma noi siamo comunque curiosi di provarla con mano al prossimo E3.

Killzone 3 Killzone 3 rappresenta per Guerrilla l’esame di maturità. La classica occasione per mostrare al mondo il massimo delle proprie capacità o ricadere nell’oblio degli “sviluppatori come tanti”. Come per Killzone 2, l’intento è quello di non stravolgere troppo i canoni del genere, presentandosi quindi con una meccanica simile a quella del secondo episodio arricchita però dei pregi di alcune piccole introduzioni, come una maggiore vastità e varietà nelle aree di gioco, il jet-pack con tanto di mitragliatrice incorporata e una trama più matura incentrata maggiormente sulla figura degli Helghast. L’interessante supporto al 3D è forse la cosa che in questo momento ci incuriosisce di più. All’E3 di Los Angeles faremo tutte le valutazioni del caso con una prova giocata.

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