TGS 2017

MARE: un gioco per Oculus Rift ispirato a ICO e The Last Guardian

Il progetto per Oculus Rift di Rui Guerreiro, ex sviluppatore del Team Ico, si mostra al Tokyo Game Show con un trailer misterioso ed evocativo.

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  • ICO, Shadow of the Colossus, The Last Guardian. Da videogiocatori quali siete, a prescindere dal fatto che abbiate giocato o no ad almeno una delle opere appena citate, siamo certi che la sola lettura dei tre titoli in questione abbia innescato in voi qualcosa. Il riaffiorare d'immagini vaghe di giovinetti e di creature gargantuesche immersi tra le architetture di mondi antichi ed eterei, nel caso in cui ne abbiate solamente letto su siti e riviste. Oppure i ricordi nitidissimi di storie toccanti, di viaggi indimenticabili, e di legami indissolubili, aveste avuto invece la fortuna di vivere in prima persona la poesia interattiva scaturita dalla scintilla di Fumito Ueda.
    Non è ovviamente l'unico, ma è indubbio che l'immaginario che il game designer nipponico è stato capace di plasmare con questo tris di capolavori sia in assoluto fra i più memorabili del nostro benamato medium. Talmente denso e significativo da aver contagiato molti altri professionisti del settore, che non hanno tardato a declinarne le meccaniche e le atmosfere da sogno per dar forma ai propri lavori. Ne abbiamo avuto un esempio virtuoso proprio quest'anno con RiME, splendida avventura metaforica a marchio Tequila Works; e ce ne è stato dato un indizio, nel 2016, con il reveal trailer di MARE, titolo in sviluppo per Oculus Rift dallo studio indie Visiontrick Media, noto per aver messo la firma anche sul puzzle-adventure Pavilion. Quel che incuriosisce del progetto, soprattutto, è che al suo vertice figuri il nome di Rui Guerreiro, che col leggendario Team Ico ha lavorato gomito a gomito, proprio durante la realizzazione dei primi due capitoli del prezioso trittico. In occasione dell'ultimo Tokyo Game Show Visiontrick ha diffuso un secondo filmato di presentazione del gioco, che ci spinge, oggi, a spendere qualche prima riflessione su ciò che si è visto fino a qui, nonostante le informazioni in nostro possesso siano ancora piuttosto evanescenti.

    Fra terra e cielo

    Una bambina e un uccello meccanico. Lei che sembra il soggetto di un quadro giapponese, pelle pallida e vestitino rosso che spicca in ogni inquadratura che la vede al centro; lui privo di particolari connotazioni, uno sgraziato scheletro di metallo sospinto da un paio d'ali rilucenti, nel cui petto, al posto del cuore, brilla un minuscolo conduttore elettrico a sfera, rosso anch'esso. Si trovano soli in un mondo situato in mezzo al mare, vasto dedalo verticale di vecchie rovine miste a torvi macchinari ferrosi, perpetuamente sferzato dal vento e ammantato di una deprimente foschia grigiastra. Vediamo la bimba seduta su una mongolfiera mentre si sposta nei cieli di questo luogo intriso di mistero; poi vagare tra gli edifici svettanti, ora nell'ombra di quel che resta delle stanze interne, ora all'aria aperta, carezzata dal riverbero solare. Laddove lo strano pennuto dapprima la osserva da lontano, poi, nei fugaci frammenti di video successivi, le si affianca in volo, diventandone una guida, un aiutante, un compagno di viaggio. BIRD -questo il suo nome- pare infatti possedere un'abilità molto singolare, che certamente tornerà utile alla piccola per proseguire nel suo cammino: l'abilità, cioè, d'incamerare l'energia di fulmini e altri fenomeni atmosferici grazie al nucleo rosso nel suo ventre, così da riversarla su certi marchingegni al fine di muoverli o metterli in funzione.
    Vediamo BIRD attivare l'elica di un carrello per farlo scorrere su delle rotaie in direzione della fanciulla, e poi girare una grossa ruota tramite un filo di corrente, e ancora guidare uno stormo di corvi meccanizzati nella sua stessa direzione di planata.

    Si tratta di un puzzle solving ambientale molto classico ed essenziale, la cui effettiva varietà di situazioni sarà tutta da verificare. Le capacità elettrostatiche di BIRD sembrano poi necessarie -forse- a proteggere la bambina da alcuni spettri malvagi, che osserviamo in una scena specifica intenti ad accerchiare la poveretta, evidentemente spaventata dalla loro presenza. È chiaro insomma che, con MARE, Rui Guerreiro - come Ueda in The Last Guardian - intenda esplorare a fondo il rapporto che può scaturire dalla vicinanza tra essere umano e mitologico in un conteso tipicamente avventuroso. Per farlo, lo sviluppatore sembra anzitutto aver optato per una serie di soluzioni ormai divenute convenzionali. Lato narrazione, c'è da aspettarsi un racconto che procederà per immagini e suggestioni, privo di dialoghi tra i personaggi e, come affermato dallo stesso Guerreiro, lasciato in larga parte all'interpretazione dell'utente. A dare manforte alla vicenda ci sarà soprattutto una componente artistica la cui direzione sembra invero molto chiara, fatta di uno stile low poly, di colori spenti, di riflessi e giochi di luce.

    In tutta onestà faticheremmo a vedere in quanto emerso fin qui elementi di reale originalità, se non fosse che il titolo, nelle intenzioni, non punti all'immersività soltanto sfruttando il fattore estetico e quello emotivo. MARE è infatti un'esperienza studiata e realizzata appositamente per la Realtà Virtuale, nello specifico - ad oggi - annunciata in esclusiva per il visore di Palmer Luckey. Indossando un Rift, il giocatore si ritroverà all'interno di questo mondo sospeso come se interpretasse una sorta di terzo attore invisibile, in grado di orientare le azioni di BIRD e della bambina al semplice spostamento del proprio sguardo verso gli oggetti di scena. Il gameplay pare insomma rifuggire qualsivoglia comando manuale a favore di quello che sembra essere un esperimento sensoriale a tutto tondo e piuttosto spinto. Da una parte rischioso, dato l'attuale squilibrio tra l'utenza legata al gaming classico e quella ben disposta a una fruizione in VR senza alternative; dall'altra rispettabilmente fiero di portare avanti la propria visione autoriale senza compromessi, e per questo meritevole di essere per lo meno seguito con tutte le attenzioni del caso.

    MARE Ispirato in modo manifesto agli immortali lavori del Team Ico, MARE, progetto di una persona che in quel gruppo ha militato per diverso tempo, tornerà ad affrontare alcune delle tematiche care a Fumito Ueda con una delicatezza comunicativa molto affine a quella del maestro di Tatsuno. Laddove il titolo di Rui Guerreiro, da una parte, sembra vivere di un tipo di narrazione e di dinamiche ambientali molto comuni, dall’altra emerge il coraggio -e, forse, l’imprudenza- di un’opera indipendente che rincorre la volontà di possedere un linguaggio tutto suo, anche a costo di donare i suoi frutti esclusivamente a una nicchia d’utenza, com’è quella di Oculus Rift. Parlare di MARE con cognizione di causa, tuttavia, è ancora piuttosto difficile; in mancanza perfino di una finestra di lancio, non ci resta che attendere qualche dettaglio meno criptico sulla storia e sul gameplay di un progetto che, al di là di tutto, pare avere senz’altro del potenziale.

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