Anteprima Painkiller: Resurrection

Il purgatorio si affronta con una buona dose di antidolorifici

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  • A distanza di cinque anni dall’uscita del primo Painkiller, il nerbuto agente della CIA protagonista dell'episodio originale riprova a conquistare i fan degli FPS vecchio stile. Riuscirà il nostro agente speciale nel suo intento? Resurrection è il sottotitolo del sequel, sviluppato da Homegrown Games e pubblicato dalla Jowood Production, un inatteso e poco pubblicizzato nuovo capitolo delle avventure di Bill Sherman. Il titolo è stato annunciato per PC, e resta ancora da vedere se questo titolo vedrà la luce anche sulle console casalinghe. Seppur non sia esclusa una conversione diretta per l'ammiraglia Microsoft, ricordiamo la mancata conversione per PS2 del primo episodio.

    Morto un assassino nasce un eroe

    Bill “Wild” Sherman (protagonista tutto nuovo) non è proprio una persona dai sani principi morali che combatte per la giustizia e per la libertà del suo paese. I compiti che la CIA assegna al nostro eroe sono da sempre piuttosto ambigui: il più delle volte si tratta di eliminare uomini politici e rivali dei potenti che comandano i vertici della CIA. Insomma il lavoro del protagonista è più simile al mestiere infido dell'assassino che non al rigoroso agire tipico del difensore dei valori della patria. Il nuovo capitolo inizierà con il nostro agente che posiziona una carica di C4 sotto la macchina di un uomo da eliminare, attraversa poi la strada ed entra nella propria autovettura per godersi l’esplosione. Sfortunatamente proprio accanto alla macchina destinata a saltare in aria accosta uno scuola bus pieno di innocenti bambini . Bill ha una vera e propria crisi morale, e decide che non può lasciare che degli innocenti muoiano per mano sua. Scatta fuori dalla propria macchina proprio mentre la vittima sta per girare la chiave della sua vettura; l’agente Sherman cerca di avvisare il suo bersaglio dell’imminente pericolo ma è troppo tardi: una spaventosa esplosione uccide il nostro eroe. Wild Bill si risveglia difronte alla chiesa dove era stato scaraventato, ma il modo che lo circonda è diverso, cupo, oscuro e terrificante. Se questo e l’aldilà di certo non è il paradiso. Eppure, la situazione sembra troppo tranquilla anche per essere finiti all'inferno. La verità, come spesso, sta nel mezzo: Bill è finito infatti in purgatorio! Il compito principale del protagonista sarà quindi quello di trovare una via di uscita (magari per guadagnarsi la beatitudine eterna), ma sfortunatamente l'improbabile eroe governativo si troverà coinvolto in una strana lotta. Angeli celestiali e demoni dell'inferno scenderanno in campo per contendersi il dominio su tutto purgatorio, ed ognuna delle due fazioni tenterà di portare Bill dalla propria parte, per via del potere che la PainKiller (micidiale arma da mischia) conferirà al nostro eroe. Il plot alla base del titolo appare a prima vista davvero poco ispirato. Mentre la libera interpretazione delle relazioni che regolano inferno e paradiso non ha davvero nulla di così originale, la trama si sorregge su “topoi” già sperimentati: morte e rinascita, peccato e redenzione, e una tonnellata di nemici da massacrare. Insomma nulla di nuovo nel setting e nella trama di questo FPS.

    The PainKiller

    Dopo pochi passi nel nuovo mondo Bill si imbatterà nella PainKiller, la sovrannaturale arma da guerra che caratterizza in maniera decisiva l’intero gameplay del gioco. La nostra arma avrà due modalità di fuoco: la principale ci permette di creare delle lame rotanti che tranceranno il corpo dei nostri nemici nel combattimento ravvicinato, la seconda modalità di fuoco permette di lanciare lontano le lame, che potranno essere richiamate a noi spingendo nuovamente il tasto di fuoco secondario. E' possibile anche premere il tasto di fuoco principale dopo aver scagliato le lame per far partire un raggio di energia che ustiona ogni nemico. Tutti quanti noi auspichiamo la presenza di altre armi per vivacizzare il gameplay, ma a quanto ci è parso dalle primi immagini in game l’attenzione è tutta interamente focalizzata sull'aggeggio che da il titolo al prodotto, che riveste un vero e proprio ruolo epico all’interno della vicenda. Bill diventa, grazie ad essa, un vero e proprio flagello per entrambe le fazioni impegnate nella battaglia, e nel corso dell’avventura tutto ciò che dovremo fare è accatastare alle nostre spalle montagne di corpi nemici.
    L'assenza totale di qualsiasi espediente ludico in grado di variare il gameplay, vivacizzare i tempi di gioco, o stimolare l'esplorazione, potrebbe lasciare perplessi. Sembra però che la realtà dei fatti sia proprio questa: il gameplay del titolo titolo riprende appieno lo stile vecchia scuola degli sparatutto: avanzamento lineare e rapido in mezzo ad orde di nemici, situazioni di combattimento caotiche ed esagerate, e una folle dose di violenza ad infarcire il tutto. Una struttura che sembra essere davvero troppo datata per conquistare il consenso di un’ampia fetta della platea dei videogamer di tutto il mondo. Insomma, una scelta davvero molto rischiosa quella di Homegrown Games: di sicuro sarebbe stato più saggio tentare di innovare almeno in parte la struttura portante, inserendo elementi caratterizzanti che vadano oltre la (supposta) originalità dell'arma principale. Unica implementazione rispetto al passato è quella della modalità coop nella campagna, davvero troppo poco per accrescere l’appeal di questo titolo.

    Un ritocco al trucco e siamo pronti

    Tecnicamente questo sequel propone una nuova versione del motore grafico del precedente capitolo: sono stati aggiunti gli effetti di motion blur e di illuminazione dinamica, ma in fin dei conti graficamente il gioco non stupisce. Resurrection mostra una buona costruzione dei modelli poligonali e un art design interessante (affidato all’artista austriaco Peter Siedl), ma dal punto di vista tecnico il gioco è lo stesso di cinque anni fa con nuovo effetti e una costruzione poligonale più solida. E’ ancora molto prematuro dare giudizi definitivi sul comparto artistico e grafico, ma di certo non possiamo dire -da quanto visto fin’ora- che Resurrection promette di sorprendere. L’assenza di una versione giocabile ci preclude qualsiasi commento dal punto di vista della fisica in game e dell’IA dei nemici, e sono ancora così poche le immagini e i video rilasciati che non si sa neanche di preciso se il gioco offrirà una buona varietà di nemici e di ambientazioni. Insomma l’unico dato emerso ad una disamina preliminare è la continuità grafica/stilistica con gli episodi precedenti (forse una continuità troppo accennata).

    Painkiller: Resurrection Dopo un primo sguardo Painkiller: Resurrection non sembra aggiungere nulla di nuovo al vasto repertorio degli FPS presenti su PC. La possibile uscita sulla console di casa Microsoft sembra un'ipotesi davvero poco plausibile: troppi e molto validi i concorrenti da affrontare per un gioco che presenta un gameplay eccessivamente datato. Questo titolo non pare in grado di reggere il confronto in termini di gameplay con nessuno degli sparatutto di ultima generazione: si avanza, si spara (principalmente sempre con la stessa arma), e si fanno a pezzi caterve di nemici. Anche a livello tecnico il prodotto non stupisce, presentando lo stesso motore grafico di cinque anni fa, con qualche aggiustamento a livello di effetti e costruzione poligonale. Poco convincente è parso anche il plot narrativo, un po’ stantio ed inflazionato, assolutamente banale e carente di verve. Sicuramente il gioco piacerà ai vecchi fan del primo capitolo e ai nostalgici dei primi sparatutto per PC, ma c’è bisogno di un gran lavoro da parte dei programmatori per rendere Resurrection fruibile ad una più ampia platea.

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