Anteprima Red Orchestra 2: Heroes of Stalingrad

Alla GDC torna a far parlare di se il First Person Shooter storico più realistico di sempre

anteprima Red Orchestra 2: Heroes of Stalingrad
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
 Roberto de Luca Roberto de Luca scopre il meraviglioso mondo dei videogame quando nel 1996 suo padre gli regala una Playstation nuova fiammante. Grande appassionato di qualsiasi cosa riguardi gli zombie, adora gli sparatutto in soggettiva, i tatuaggi ed il buon vino. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Il primo Red Orchestra, uscito nel lontano 2004 come semplice mod per Unreal Tournament, si rivelò un vero e proprio successo. Successo che trasformò il mod in un gioco a sé stante, ben presto portato sugli scaffali di tutto il mondo. Grazie a tutta una serie di piccole innovazioni (mirino assente, balistica delle armi e del fuoco iper-realistica, difficoltà elevata) pensate soprattutto per i veri appassionati di FPS, Red Orchestra riuscì ad imporsi sul mercato PC, già allora zeppo di FPS ben più conosciuti. Nonostante ciò, proprio a causa delle sue particolarità non seppe conquistare una larga fetta di utenza e conseguire i riconoscimenti tanto sognati. Ma i volenterosi ragazzi di Tripwire non si sono arresi ed ecco che a ben 7 anni di distanza dal primo Red Orchestra, hanno presentato alla GDC di San Francisco il secondo capitolo, Heroes Of Stalingrad. Come da titolo, la storia del gioco si baserà sui fatti accaduti durante la più sanguinosa battaglia della Seconda Guerra Mondiale: quella per la presa di Stalingrado nel 1942, che vide le forze sovietiche opporsi strenuamente all’avanzata dei battaglioni nazisti per la conquista della regione tra il Don e il Volga. La data d’uscita ufficiale è ancora avvolta nel mistero, ma la forte componente multiplayer e la predilezione dei programmatori al controllo classico con mouse e tastiera faranno anche di questo sequel un’esclusiva per PC.

Questione di Rinculo

Gli sparatutto in prima persona di oggi non sono brutti, anzi. Essi rappresentano un grande traguardo per il mercato casalingo delle console. Ma credo non siano abbastanza per l’utenza PC. Ecco, questa mancanza la vogliamo colmare noi”. Queste le parole del presidente della Tripware, John Gibson, che da fin da subito ha voluto sottolineare l’enorme differenza tra un FPS canonico e Red Orchestra 2. “Abbiamo cercato di inserire tutto quello che ci sembrava scontato, ma che per un motivo o per l’altro non è mai stato preso in considerazione da nessuno sparatutto”. Tutto ciò in cosa si traduce? E’ presto detto: il mirino al centro dello schermo sarà assente, non saprete quanti proiettili vi restano nel caricatore, il puntamento sarà fortemente influenzato dalla stanchezza o dalle ferite da voi riportate, e molto spesso basterà un singolo e preciso proiettile per mettervi fuori gioco. Anche la balistica e il rinculo degli armamenti sarà unico e riprodotto fedelmente: “Provando alcune armi dell’epoca personalmente ci siamo resi conto che non tutte tendono verso l’alto durante lo sparo”, precisa Gibson, “al contrario, la maggior parte delle mitragliatrici si muove descrivendo dei piccoli cerchi. E le mitragliatrici in Red Orchestra 2 si sposteranno esattamente nello stesso modo”. Dimenticatevi quindi Call Of Duty o Battlefield: qui si fa maledettamente sul serio. Non ci saranno occasioni per correre all’impazzata contro orde di nemici, sputando fuoco dai nostri micidiali cannoni. Non ci sarà nessun ripristino automatico della vita. Anzi, si potrà morire dissanguati anche per una singola ferita, se non curata tempestivamente con delle bende. Ogni mossa, anche la più semplice, dovrà essere minuziosamente preparata. Heroes Of Stalingrad si presenta di conseguenza come uno sparatutto più ragionato e lento, permettendo un’ampia scelta di tattiche su cui puntare e facendo sì che il giocatore calibri con attenzione ogni spostamento. E visto che gli ambienti di gioco saranno vastissimi, Tripwire metterà a disposizione dei giocatori svariati veicoli dell’epoca, primi su tutti i micidiali carri armati. Data la maniacale e continua ricerca per i dettagli, al team di sviluppo è occorso moltissimo tempo per regolare alla perfezione un modello di tank che rispondesse come si deve ai differenti comandi. Differenti perché all’interno di un singolo veicolo non ci sarà solo una persona, ma come accade nel mondo reale ci saranno un guidatore, un mitragliere ed infine un comandante che avrà il compito di individuare gli obiettivi da colpire. La cooperazione soprattutto nel multiplayer sarà una componente indispensabile per rendere dei mezzi come il carro armato vere e proprie macchine di morte.

64 volte Multiplayer

Con una campagna in singolo che non è stata ancora svelata (ma che a detta dei programmatori sarà curatissima), le nostre attenzioni si sono focalizzate su quello che sembra essere il fulcro del titolo, ossia la modalità multiplayer. Ben 64 giocatori potranno sfidarsi contemporaneamente in svariate modalità, sia competitive che cooperative. Alla GDC di San Francisco è stata mostrata una particolare modalità chiamata Territori. Una volta entrati a far parte di una delle due squadre, dovrete mettercela tutta per conquistare determinati punti strategici della mappa eliminando pian piano le forze nemiche. Ognuna di queste aeree ha uno specifico obiettivo da raggiungere, rendendo in questo modo estremamente varia ognipartita. Il giocatore che avrà il grado più alto diventerà il comandante della propria squadra; questo ruolo gli permetterà di impartire ordini ai sottoposti e di richiedere ricognizioni, bombardamenti dall’alto per facilitare l’avanzata o addirittura rianimare immediatamente tutti gli alleati caduti in battaglia. Dopo ogni match il proprio personaggio vedrà un aumento dei suoi attributi (in relazione ovviamente alle personali prestazioni). L’altra modalità visionata è stata Countdown, nella quale le due squadre dalla massima capienza di 32 giocatori ciascuna si danno battaglia tra le strade di Stalingrado. Niente di nuovo, se non fosse per la totale assenza di respawn, che impedisce mosse particolarmente avventate. Se sfortunatamente si viene uccisi, si dovrà aspettare e godersi la fine della partita davanti lo schermo come spettatore. Questa modalità potrà essere affrontata anche in singolo contro i bot controllati dall’IA; ma in questo caso una volta uccisi, ci sposteremo nel corpo di un nostro compagno e così via. Anche nel multiplayer online la profondità del realismo si fa sentire come non mai; ecco perché converrà sempre seguire gli ordini impartiti dal giocatore con più esperienza sul campo, sicuri che nella maggior parte dei casi seguirà la tattica meno rischiosa. Facendo di testa propria inoltre, non si guadagnerà nessun punto aggiuntivo, per non parlare della gratuita e cattiva pubblicità di “insubordinato” che ben presto graverà sul vostro alter-ego virtuale.

La vera innovazione

Graficamente non si può certo dire di osservare il gioco più bello del mondo. Red Orchestra 2 utilizza l’Unreal Engine 3.0 in maniera egregia, purtroppo l’enormità delle mappe e la grande interattività dell’ambiente circostante hanno costretto i programmatori a concentrarsi meno sulle texture e più sulle possibilità effettive del gioco. Un ragionamento che funziona alla grande. Pur essendo un titolo che esteticamente non può competere con gli ultimi usciti, Heroes Of Stalingrad riempie gli occhi del giocatore in un’altra maniera. La grande libertà d’azione tanto decantata non rimarrà solo sulla carta, ma sarà realmente a portata di mano. Una volta avviata la partita si potrà davvero far quello che si vuole, anche se ogni scelta avrà il suo effetto, positivo o negativo che sia. Volete arrampicarvi a tutti costi su quei detriti per fare il cecchino, quando invece eravate assegnati in prima linea? Molto bene, fatelo. In questo modo però lascerete una zona scoperta e i vostri nemici potrebbero approfittarne (e la colpa sarà solo vostra). Preferite entrare e ripulire un edificio apparentemente abbandonato invece che aspettare qualche passo falso avversario? Se venite brutalmente uccisi, esponendo anche i vostri alleati, non sorprendetevi di essere sfacciatamente ignorati il round successivo. Ma già da questo piccolo ragionamento si può capire quanto Red Orchestra 2 sia profondo: esso metterà il giocatore nei panni di un vero soldato, il quale non vuole accumulare facili uccisioni multiple con un RPG, ma tenta disperatamente di sopravvivere alla guerra. La possibilità di utilizzare il sistema di copertura in ogni luogo, potendo all’occorrenza sparare alla cieca per non esporsi è importante, soprattutto in un gioco dove l’essere un bersaglio facile vuol dire trasformarsi in un “dead man walking”. Ma il fanatismo di Tripwire per rendere realistica ogni cosa raggiunge anche la penetrazione dei proiettili; calibro differente, differente capacità di attraversare muri, legno, acciaio o quant’altro. Solo in rari casi potrete dire di essere effettivamente al sicuro da tutto.

Red Orchestra 2: Heroes of Stalingrad Red Orchestra 2: Heroes Of Stalingrad è un First Person Shooter atipico, pensato soprattutto per gli hardcore gamer, che negli ultimi anni si sono parecchio lamentati per la totale assenza di un titolo che appagasse le richieste dei guerrafondai più convinti. Questo secondo capitolo sembra voler mettercela tutta per uscire dalla schiera dei titoli di nicchia ed entrare a far parte dell’olimpo videoludico. Con delle innovazioni degne di questo nome e non semplici aggiornamenti o rivisitazioni di tutto quello che c’è già in giro, l’ultima fatica Tripwire dà al genere una boccata d’aria fresca, concedendo a tutti quelli che cercano qualcosa di diverso dal solito FPS, una concreta possibilità. Forse per trovare qualcosa di nuovo non bisogna guardare al futuro, ma tornare indietro nel 1942.

Che voto dai a: Red Orchestra 2: Heroes of Stalingrad

Media Voto Utenti
Voti: 44
7.9
nd