Remothered: Tormented Fathers, un nuovo gioco horror tutto italiano

Remothered: Tormented Fathers è un promettente survival horror made in Italy che colpisce il giocatore con atmosfere da incubo.

anteprima Remothered: Tormented Fathers, un nuovo gioco horror tutto italiano
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Costruire un buon survival horror è un'impresa tutt'altro che semplice. Parliamo di un genere classicamente ostico che, per mantenere in auge il necessario trascinamento ansiogeno, richiede una concertazione quasi perfetta di tutti i suoi elementi costitutivi, dal gameplay, alla storia, fino al comparto tecnico. Ma non è tutto, dato che la chiave della memorabilità di un'esperienza di stampo orrorifico è senza dubbio la capacità del team di sviluppo di offrire al progetto un'identità forte e pienamente formata. Un obiettivo che gli italiani di Stormind Games e Darril Arts sembrano aver centrato con Remothered: Tormented Fathers, un titolo che propone una ricetta misteriosa e inquietante, resa ulteriormente suggestiva da una formula che colpisce i sensi dei giocatori con le frecce più acuminate del genere horror: la sensazione di essere totalmente vulnerabili e in balia degli eventi.
    Sì, roba da macchiarsi le braghe.

    Una visita inaspettata

    Rosemary Reed è un medico coscienzioso e zelante, che considera la cura del paziente una missione, un impegno costante che trascende i limiti tradizionalmente imposti al proprio ruolo. Questa è la molla che la spinge ad allontanarsi dal Santa Marguerita Institute per fare visita all'anziano Richard Felton, un ex paziente dell'istituto a cui la donna vuole proporre nuovi trattamenti - potenzialmente risolutivi - per il morbo che l'affligge ormai da tempo. Accolta dalla domestica di casa Felton, una signora mite e premurosa, Rosemary si trova faccia a faccia con un uomo avvizzito e malmesso, consumato da un morbo profondamente invalidante, che risveglia tutti gli istinti ippocratici del medico. Una storia che, sin dalle prime battute, sia avvia verso un finale di pia catarsi, di coronamento terapeutico.
    Peccato che sia tutta una menzogna.
    Rosemary non è un dottore volenteroso in visita ad un vecchio paziente, la domestica dei Felton è una donna tutt'altro che mite e benigna, e il re dell'oscura magione non è certo un vecchio infermo e bisognoso di cure. Una premessa narrativa che dal primo istante precipita l'intreccio di Remothered tra le nebbie di un mistero fitto e inquietante, colmo di forti sfumature identitarie. A partire dalla storia, che al principio sembra virare verso il sottogenere "weird menace" della fiction orrorifica, con un cattivo sadico e terrorizzante, la cui sola presenza costringe il giocatore a immaginare torture innominabili.

    Il contrasto tra l'apparente fragilità del dottor Felton e sua inarrestabile determinazione omicida anticipa però l'entrata in scena di un altro elemento, quello del sovrannaturale, che si manifesta con l'evolversi di una trama che non risparmia né sui colpi di scena, né tantomeno sulle atmosfere che aleggiano - intossicanti - in ogni stanza della casa. Le ambientazioni sono un tripudio di penombra e scricchiolii, che spingono il giocatore a dubitare delle proprie percezioni, compromesse dalle connotazioni più ansiogene di un gameplay che mira a farlo sentire solo e indifeso. Senza strumenti realmente efficaci per rispondere alla minaccia, continua e gravosa, di un nemico errabondo e delirante, la povera Rosemary è quindi costretta a strisciare nell'oscurità di ambienti claustrofobici, in un gioco del gatto e del topo che rende decisamente ostica la risoluzione degli enigmi che costellano l'avventura. In questo senso, l'impostazione del gameplay risulta piuttosto rigida e "old school", sebbene non si tratti necessariamente di un difetto in carico al comparto ludico della produzione di Stormind Games.

    La torre dell'orologio

    La scelta di offrire una connotazione "classica" all'esperienza punta chiaramente ad appagare i gusti - un po' nostalgici - di un'utenza cresciuta a pane e Clock Tower, saga con cui Remothered condivide una parte consistente delle meccaniche di base. Sono presenti, ovviamente, ragionevoli concessioni al corso più moderno del genere di riferimento, legate ad esempio alla possibilità di raccogliere e lanciare oggetti comuni per attirare le attenzioni degli inseguitori (sì, ce ne saranno diversi) lontano dalla sventurata Rosemary. Non mancano neanche alcuni semplici QTE, che ci permetteranno di divincolarci dall'assalitore in caso di cattura, sfruttando diversi strumenti offensivi (coltellacci, forbici, tagliacarte, ecc.) per inabilitare temporaneamente il nemico. Queste armi, utilizzabili in maniera esclusivamente difensiva, possono anche essere potenziate per aumentarne l'efficacia, ma bisogna tenere a mente che si tratta sempre e comunque di mezzi per guadagnare tempo, sottraendosi alla presa di nemici fondamentalmente inarrestabili. Una connotazione che mantiene vivo e asfissiante il senso di oppressione che caratterizza le fondamenta stealth del titolo, almeno fino all'intervento di un paio di fattori che tende a indebolire l'impatto angosciante dell'esperienza. Sebbene l'esplorazione rappresenti, di fatto, uno dei cardini del gioco, l'occasionale inefficienza delle icone oggetto rende difficoltosa l'individuazione degli elementi utili alla risoluzione degli enigmi e, di conseguenza, all'avanzamento nell'avventura. Questo può condurre a un'eccessiva diluizione delle ritmiche del gioco e ad un calo significativo dell'impatto delle sue ottime atmosfere. Lo stesso discorso vale anche per l'intelligenza artificiale degli avversari, che a volte cede a comportamenti quasi parodistici. Può infatti capitare che, dopo un inseguimento al cardiopalma verso le cucine della dimora, il vecchio Felton cominci a rincorrere Rosemary attorno a un tavolo in stile "Benny Hill", salvo poi mollare improvvisamente il colpo in seguito al passaggio della donna in modalità stealth.

    Badate, si tratta comunque di difetti che non inficiano più di tanto la qualità ludica dell'esperienza, che si mantiene su livelli decisamente promettenti. Sì, perché bisogna tenere a mente che Remothered è ancora un prodotto in early access, con davanti a sé diversi mesi di sviluppo che, se il buongiorno si vede dal mattino, condurranno al lancio di uno dei titoli horror più interessanti degli ultimi tempi.

    Il peso dell'ambizione

    Quello di Chris Darril è senza dubbio un progetto ambizioso, che vuole superare i limiti tradizionalmente imposti dalla definizione di "indie". Anche dal punto tecnico, il titolo di Stormind Games gode di un colpo d'occhio d'effetto, sostenuto da una direzione artistica piuttosto ispirata, che satura gli scenari di dettagli spaventosi ed elementi interattivi. L'utilizzo dell'illuminazione, in particolare, ci è sembrato decisamente funzionale al proposito dell'opera, quello di trascinare il giocatore in un mondo fatto d'ansia e spavento.

    Andando però ad analizzare singolarmente gli elementi che compongono il comparto grafico della produzione, è facile notare qualche piccolo cedimento qualitativo, specialmente per quanto riguarda i modelli poligonali e le animazioni. È invece promosso a pieni voti l'accompagnamento musicale, frutto di una fortunata collaborazione tra il compositore italiano Luca Balboni e Nobuko Toda, già autore di brani per Final Fantasy, Halo e Metal Gear Solid. Buono anche il doppiaggio, seppur con qualche chiara fluttuazione nella resa interpretativa.

    Remothered: Tormented Fathers Le tre ore passate in compagnia di Remothered: Tormented Fathers ci hanno rassicurato circa il terrificante potenziale del lavoro di Stormind Games e Darril Arts. A partire da una storia che si dimostra fin da subito intrigante e carica di mistero, più che capace di attirare l’attenzione del giocatore e di stimolarla continuamente con indizi e svolte inaspettate. La trama, poi, ben si innesta sullo scheletro di un gameplay solido e ansiogeno, la cui chiave di volta è la vulnerabilità quasi totale della protagonista, che la costringe a nascondersi ed evitare silenziosamente gli implacabili assalti di avversari decisamente orripilanti. Al netto di un comparto artistico di tutto rispetto, il gioco soffre ancora di qualche inciampo sul fronte tecnico, che può perfino influire negativamente sul ritmo dell’azione. Fortunatamente per il pubblico, però, il team di sviluppo ha ancora un po' di tempo per mettere a punto e confezionare alla perfezione uno prodotto di genere senza dubbio molto promettente.

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