Resident Evil Re:Verse, un gioco multiplayer tra horror, mostri e zombie

Resident Evil Re:Verse è la componente multiplayer di Resident Evil Village, il primo impatto però non è del tutto positivo.

anteprima Resident Evil Re:Verse, un gioco multiplayer tra horror, mostri e zombie
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Ora che abbiamo parlato abbondantemente delle tante novità dello showcase sul fronte RE: Village, è arrivato il momento di spendere due parole sul secondo titolo protagonista dell'evento e cioè l'inatteso Resident Evil Re:Verse (nel frattempo potrete anche recuperare la nostra anteprima di Resident Evil Vilage). Si tratta di una produzione standalone che andrà a rimpolpare l'offerta dell'ottavo capitolo, in modo del tutto simile a quanto accaduto col remake di Resident Evil 3 e il non troppo brillante Resistance, un multiplayer asimmetrico dalle buone idee ma dalla realizzazione un po' zoppicante.

    A detta del Producer Peter Fabiano, Re:Verse è nato per celebrare il venticinquesimo anniversario della saga Capcom ma basta farsi un giro sulle piazze virtuali dell'internet per capire che sono stati in molti a riservargli un'accoglienza non proprio calorosa. In realtà il reveal trailer del gioco multiplayer ha lasciato anche noi con qualche perplessità di troppo, ecco perché abbiamo voluto dargli il giusto spazio e parlarne assieme a voi.

    Scontri a fuoco tra eroi (e mostri) iconici

    La ricetta ludica alla base di Resident Evil Re:Verse è, almeno sulla carta, semplice ed efficace. I giocatori potranno calarsi nei panni dei loro beniamini, da Chris di Resident Evil 7 a Jill di Resident Evil 3 Remake, per vendere cara la pelle in scontri deathmatch da 4-6 elementi. Il personaggio che allo scoccare del quinto minuto avrà accumulato il punteggio più alto vincerà la partita ma, come è giusto che sia, le sorti di ciascuna di esse potranno essere ribaltate nel giro di pochi secondi.

    Gli sfidanti infatti troveranno armi più potenti e vari oggetti sparsi per le mappe, grazie ai quali potrebbero riuscire ad aumentare o ridurre il distacco dai concorrenti, a seconda della situazione. Ciliegina sulla torta, nel bel mezzo dell'azione Claire, Leon e compagni, dovranno raccogliere le cosiddette capsule virali che - in caso di possibile dipartita - permetteranno loro di trasformarsi nelle celebri armi biologiche della serie. Parliamo della forma "Super Tyrant" di Mr.X, di Nemesis e perfino del tenerissimo Jack Baker con la sua fida motosega.

    A quanto pare eliminare i nemici con le B.O.W. significherà guadagnare un maggior numero di punti e forse tramutare una sconfitta quasi certa in una vittoria. Ma insomma, al netto di un concept tutto sommato valido, perché Re:Verse ha faticato a convincerci? In primis ci teniamo a fare una doverosa precisazione: del gioco si è visto poco e soprattutto abbiamo tutta l'intenzione di provarlo prima di esprimerci in modo più approfondito. Ciò detto non possiamo evitare di esporre i nostri pur leciti dubbi, che riguardano sia il gameplay, sia le effettive ambizioni della produzione.

    Tanto per cominciare il titolo multiplayer è nato per celebrare i 25 anni di Resident Evil e non i giochi del nuovo corso. Ebbene, anche se gli sviluppatori potrebbero aver realizzato dei contenuti "inediti" non ancora mostrati, il reveal gameplay e la stessa key art di Re:Verse non hanno saputo rassicurarci in tal senso. Dai moveset di ogni singolo personaggio - inclusi gli attacchi delle B.O.W. - fino alle loro sembianze, il gioco sembra recuperare (quasi) in toto il lavoro svolto nei remake e nel settimo capitolo, il che a nostro avviso è un'occasione un po' sprecata.

    Rebecca Chambers, Billy Cohen, Albert Wesker o B.O.W. come Leech-Marcus e il leggendario T-002 di Resident Evil 1 (giusto per fare qualche esempio), avrebbero meritato di ricevere una svecchiata in RE Engine e tornare in azione. Non ci sorprenderemmo quindi se anche le mappe di Re:Verse fossero state recuperate dai giochi moderni, si pensi al quartierino di Raccoon City di RE3, alla casa dei Baker o alla stessa centrale di polizia. Qui troverete la nostra recensione di Resident Evil 3.

    Magari con la giusta affluenza di utenti l'arrivo di contenuti post-lancio sarebbe possibile ma al momento ci pare che le vedute della produzione siano un po' troppo ristrette. Direttamente connesso a questo è il discorso dello stile grafico di Re:Verse, che a nostro avviso rischia di snaturare pesantemente gli iconici luoghi dell'incubo che abbiamo esplorato in passato.

    Complice un look a metà tra il Cel-shading e il fumetto, le mappe paiono aver perduto la propria personalità e quell'atmosfera lugubre che le rendeva così speciali. Per intenderci, anche l'imperfetto Resistance ha saputo cogliere lo spirito dei capitoli numerati e, sebbene sia un prodotto dai toni scanzonati, Re:Verse avrebbe potuto omaggiare in modo più consono i "fratelli maggiori". Se a ciò aggiungiamo un gunplay che ci è sembrato inefficace e ingessato - ma di questo non possiamo essere sicuri per adesso - è facile arrivare a chiedersi perché Capcom abbia deciso di proporre un'esperienza simile ai patiti della serie, una domanda questa a cui non avremmo potuto evitare di rispondere.

    Resident Evil e multiplayer: matrimonio impossibile?

    Per i publisher le grandi esperienze multiplayer, soprattutto quelle con le spalle abbastanza larghe da sostenere un ciclo vitale esteso, significano revenue stabili a fronte di spese per il supporto piuttosto contenute. Di conseguenza è del tutto comprensibile che una realtà come Capcom voglia permettere al brand di Resident Evil di salire su questo treno. A nostro modesto parere, in aggiunta, sia Resistance che Re:Verse non sono altro che degli esperimenti, per capire in che direzione potrebbe aver senso muoversi con una futura iterazione multiplayer-based. D'altra parte sarebbe bene tentare di mettersi nei panni della compagnia e pensare al danno che potrebbe provocare un progetto fuori fuoco di questo tipo, soprattutto se posizionato nello "slot annuale" che solitamente spetterebbe a un remake di un gioco iconico, o a un nuovo capitolo numerato.

    A fronte di un buon livello qualitativo, questo è chiaro, i titoli a trazione single player rappresentano una scommessa molto più facile da vincere per il publisher, che invece si troverebbe dinanzi a una bella gatta da pelare se un gioco multiplayer slegato da altri e dal respiro tripla A "mancasse il colpo".

    Detto questo, il suddetto processo di "sperimentazione a fondo perduto" reca con sé un problema intrinseco. Finché la qualità finale di queste piccole esperienze multiplayer sarà appena sufficiente o poco più, difficilmente il solo indice di gradimento del pubblico riuscirà a fornire a Capcom i dati necessari per permettergli di imboccare la direzione giusta.

    Nel caso in cui volesse realmente fare un tentativo degno di questo nome, in altre parole, la compagnia nipponica dovrebbe fare il proverbiale salto nel vuoto, che in ogni caso potrebbe rivelarsi meno arduo del previsto. Sono in moltissimi infatti a sognare un revival di Resident Evil: Outbreak, a prescindere dal posizionamento della visuale, perché vivere un'esperienza moderna a Raccoon City ma assieme agli amici sarebbe già di per sé elettrizzante. Ci sarebbe poi un'altra soluzione, forse anche più semplice di quest'ultima e cioè il ritorno de "I Mercenari".

    Per fare un esempio, a quanto pare il remake di Resident Evil 4 è passato nelle mani della Division-1 di Capcom, che per motivi di ordine creativo sarebbe subentrata alla M-Two che ha firmato il remake di Resident Evil 3.

    A prescindere da questo, se c'è una cosa che il collettivo guidato da Tatsuya Minami ha dimostrato col ritorno di Jill, è di saper confezionare un perfetto gunplay a metà tra il survival horror e l'action, un talento questo che potrebbe rivelarsi vitale nella produzione della modalità Mercenari di Resident Evil 4. Più nello specifico Capcom potrebbe optare per una modalità più espansa e strutturata rispetto all'originale, che potrebbe permettere ai giocatori di cooperare per abbattere Ganados, Regeneradores e un bel Bitores Mendez a sorpresa. In ultima analisi, Mercenari potrebbe essere un banco di prova per cominciare a esplorare seriamente l'idea di produrre un gioco multiplayer ad alto budget, in grado sia di rispettare il materiale originale, sia di donare un'esperienza degna del nome Resident Evil.

    Resident Evil Re:Verse Non vogliamo in alcun modo decretare anzitempo l’insuccesso di Re:Verse e nemmeno spingerci in valutazioni che ad oggi non abbiamo gli elementi per fare ma crediamo che Capcom possegga ben altri numeri per avventurarsi nel mondo dei giochi multiplayer. Speriamo chiaramente di essere smentiti ma l’esperienza che accompagnerà il debutto di Village sembra essere il risultato di una produzione non particolarmente ambiziosa e, se davvero questa fosse l’intenzione della compagnia, forse inadatta a fornirle i dati per capire come muoversi per realizzare un Resident Evil di stampo multiplayer. Ancora una volta la major nipponica dovrebbe guardare al passato per plasmare il futuro, magari con un revival di RE: Outbreak o con una modalità Mercenari espansa in grado di chiamare all’azione cooperativa i giocatori da tutto il mondo. Per adesso noi ci fermiamo qui, anche perché vogliamo conoscere le vostre opinioni in merito a quello che è un discorso non facile ma indubbiamente interessante.

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