Return to Monkey Island: alla scoperta del segreto dei Caraibi

A 32 anni dal suo primo capitolo, la serie di Ron Gilbert è finalmente pronta a svelare il grande mistero che avvolge Monkey Island.

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  • Siamo ancora sbigottiti mentre guardiamo il gameplay trailer di Return to Monkey Island, increduli di fronte all'inaspettato ritorno di una delle più memorabili avventure punta e clicca che si ricordino, se non la più memorabile in assoluto. Scorrono i nomi che hanno lanciato il mondo dei videogiochi nel cuore di tanti appassionati, geni creativi che hanno brillato negli anni di massima popolarità del grunge per concedere al popolo videoludico una storia esilarante, imprevedibile e fresca, persa nell'oceano di sequel meno incisivi come un barile di grog alla deriva tra i Caraibi.

    Sono trascorsi più di trent'anni dal primo capitolo di questa assurda storia di pirati, ma Ron Gilbert e soci hanno finalmente deciso di donare alla serie di Monkey Island la conclusione che merita, in arrivo su Nintendo Switch e PC in un periodo imprecisato del 2022.

    Un'esistenza priva di avventure

    La vita di un bucaniere è fatta così: vivi al massimo, saccheggia e sbronzati di rum prima di lasciare il tuo freddo e giovane corpo alle onde del mare. Trenta, massimo quarant'anni di esistenza spericolata e avventurosa, tra isole sconosciute, tesori sotterrati e duelli all'ultimo sangue... ma cosa succede a un pirata quando supera la sua "data di scadenza"?

    È ciò che deve comprendere il non più giovane Guybrush Threepwood, afflitto dagli anni trascorsi senza un'avventura degna di questo nome e costretto a vivere in maniera normale, tra obblighi sociali e scadenze da rispettare. Nonostante tutti i suoi vigorosi sforzi, l'aspirante corsaro non ha mai scoperto il segreto di Monkey Island, mentre il suo vero amore Elaine ha lasciato l'infido mondo della politica per ritirarsi in un'esistenza più quieta.

    Ma i Caraibi ribollono di passione piratesca anche in assenza dei nostri eroi, infatti la ciurma del capitano Madison ha strappato il potere dalle mani della vecchia guardia e spadroneggia tra i flutti tormentati dell'oceano sancendo la rovina di Melee Island, senza considerare l'arresto per "crimini collegati al marketing" dell'intraprendente Stan, finito a sbracciare dietro le sbarre di una cella buia e umida. Il fascino incontenibile del mistero bussa alle porte di Guybrush senza alcun preavviso e lo richiama alla sua vita di avventuriero: il filibustiere quindi è pronto a spiegare le vele in direzione della famigerata Moneky Island.

    Ritorno al futuro

    Basta una veloce chiacchierata con Stan per essere catapultati negli anni '90 e ritrovarli ancora folli e taglienti. L'incallito venditore, dopo aver trattato quasi ogni tipo di commercio possibile nel corso di questi trent'anni, è finito dietro le sbarre per crimini collegati al marketing, ma è convinto che il tribunale non potrà mai convalidare la sua pena.

    Gli chiediamo cosa intenda per "crimini collegati al marketing": lui rimane sul vago mentre si sbraccia come un folle libero dalla sua camicia di forza e batte in maniera ossessiva il piede sul pavimento, prima di informarci che ha solo indirizzato persone facoltose verso oggetti dall'apparente valore. La natura di questi non può essere rivelata e dobbiamo accontentarci di un piccolo indizio, in quanto Stan li definisce dei beni non fungibili. Sono sufficienti un paio di linee di dialogo per rimettere in luce la scrittura impeccabile di Monkey Island, con il suo umorismo sottile e ricercato che sa trasformarsi in amabile ciarleria e in esilarante buffonata, ricordandoci subito perché abbiamo amato la creatura di Ron Gilbert fin dalla sua prima apparizione nel 1990. Il padre di Maniac Mansion e del ben più recente Thimbleweed Park (trovate qui la nostra recensione di Thimbleweed Park) torna alle atmosfere piratesche che lo hanno reso un guru del settore con un'avventura punta e clicca fuori tempo massimo ma capace di affascinare con il suo stile unico e la vocazione per le conversazioni più indimenticabili.

    Return to Monkey Island si avvale di Devolver Digital per farsi spazio in un mercato dominato dagli sparatutto e dagli open world, proponendoci un'opera che riprende i fili lasciati sconnessi da Monkey Island 2 (e dagli altri capitoli della serie, stando alle parole di Stan, che non si fa alcun problema a rompere la quarta parete) attraverso un genere ormai caduto nel dimenticatoio. Return to Monkey Island sarà un classico punta e clicca, nel quale muoveremo il cursore sugli splendidi scenari immaginati da Rex Crowle - l'art director dietro a Knights and Bikes - per trovare gli oggetti con i quali interagire per risolvere gli enigmi lungo il cammino e arrivare al cuore di un segreto trentennale.

    Scrittura inimitabile

    Questo genere di avventure punta in maniera decisa sulla qualità dei dialoghi e delle situazioni per ravvivare un quadro videoludico poco dinamico, per questo Ron Gilbert si è lanciato in uno stile umoristico tutto suo per insaporire il viaggio di Guybrush e renderlo unico.

    Non esistono personaggi completamente seri in Monkey Island, ognuno è squilibrato e divertente a modo suo, e la nuova opera di Terrible Toybox non apporterà alcun cambiamento a una formula narrativa imbattibile, con l'agognato ritorno dei volti noti della serie - ci sono Elaine e LeChuck, ovviamente, ma anche la signora Voodoo, il teschio parlante Murray, Otis e chissà chi altri - e con nuove aggiunte al cast, come il capitano Madison e la sua ciurma di bucanieri. I primi due capitoli della serie sono nati in un'epoca in cui dominavano i testi da leggere ma dal terzo episodio in poi Guybrush è stato doppiato da Dominic Armato, che in occasione dell'esplosivo finale farà il suo ritorno, mentre Gilbert ha riunito anche i compositori delle musiche originali della serie per regalarci un'altra colonna sonora di spessore. Nel breve trailer di presentazione possiamo notare anche l'aggiunta di Elaine come personaggio giocabile, all'interno di alcune sezioni prive del filibustiere Threepwood mai esplorate nel corso della saga, mentre la luce dei riflettori viene reclamata da una direzione artistica dettagliata e peculiare che sembra generare scenari perfetti per le battaglie all'ultima sillaba.

    Fanno infatti il loro grandioso ritorno anche i duelli verbali, perché in Monkey Island la parola ferisce sempre più della spada, in quelle lotte di insulti mirate a lasciare il proprio avversario senza una risposta tagliente, così da avanzare e stoccare l'affondo decisivo con la lama. Il capitolo finale di questa serie indimenticata si è fatto attendere con trepidazione per lunghissimi anni, ma adesso è pronto a proporci i suoi enigmi ricercati e a farci ridere a crepapelle con i personaggi che più amiamo, perché la verità è che non abbiamo mai smesso di pensare a Guybrush Threepwood e alla sua ciurma di improbabili pirati.

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