RIME: il redivivo gioco di Tequila Works

Dopo mesi di silenzio, RIME si ripresenta sulle scene con un “re-reveal” trailer che conferma l'uscita su PC, Xbox One, PS4 e Nintendo Switch.

RIME: il redivivo gioco di Tequila Works
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Sono passati più di tre anni dall'annuncio dell'evocativo RIME, opera seconda dello studio madrileno Tequila Works, già creatore dell'ottimo Deadlight. Grazie ad un raffinato trailer presentato alla Gamescom del 2013, il titolo era stato in grado di incantare la platea di PlayStation 4, sul cui hardware avrebbe dovuto esordire in esclusiva. E poi, invece, il silenzio totale: il gioco è difatti sospettosamente scomparso dalle scene dopo l'inspiegabile rottura della partnership con il colosso giapponese. Nonostante l'accordo con il nuovo publisher Gray Box, però, l'assenza di nuove, concrete informazioni sullo stato di salute di RIME ci ha indotto a temere che il progetto fosse definitivamente naufragato: almeno finché un inedito video rilasciato in queste ore non ha riacceso la scintilla della nostra curiosità, e ci ha dato la conferma definitiva dell'esistenza di questo poetico adventure game, sorprendentemente pronto a raggiungere il mercato durante il mese di maggio, non più soltanto sulla console di casa Sony, ma anche su PC, Xbox One e Nintendo Switch.

    Voi ch'ascoltate in "rime" sparse il suono...

    Tequila Works ha da poco presentato il "re-reveal" trailer del suo ambizioso RIME: come la definizione suggerisce apertamente, si tratta di una vera e propria "seconda nascita", di una nuova giovinezza. Eppure, di primo acchito non sembra che lo spirito originale del gioco sia stato intaccato in alcun modo: confrontando i filmati diffusi in questi anni, infatti, ritroviamo sempre il medesimo tocco intriso di una potente impronta stilistica. La vicenda che fa da sfondo all'epopea di RIME vede un bambino, in apparenza senza nome, arenatosi su un'isola deserta: le uniche compagne della sua solitudine saranno antiche architetture che iniziano magicamente a muoversi, una natura rigogliosa che espande i suoi rami da arcaici simulacri di pietra, e docili statue di animali che, come d'incanto, riacquistano l'afflato della vita. Il team ribadisce che il titolo sarà un puzzle game fortemente incentrato sull'esplorazione: un'avventura contemplativa, un'esaltazione dei sensi e dell'intelletto, dove cuore e cervello entreranno in una inscindibile simbiosi. Dai due minuti di trailer mostrati, allora, possiamo facilmente notare come sia stato posto un maggior focus sulla libertà di movimento lungo l'open world imbastito da Tequila Works: il protagonista può, infatti, nuotare sott'acqua, riscoprendo i resti sommersi di una civiltà ignota, ed è persino capace di compiere grandi balzi sulle rovine diroccate, lasciando presagire la presenza di una componente platform che si amalgamerà indissolubilmente al puzzle solving. Gli enigmi, inoltre, paiono legati in particolar modo al meteo dinamico e, soprattutto, al ciclo giorno/notte che regola l'ecosistema dell'ambiente: a seconda delle fasi diurne e notturne, quindi, le secolari costruzioni abbandonate reagiranno in modo diverso, risaneranno ponti prima frantumati, innalzeranno le proprie torri verso il cielo e, in sostanza, rimodelleranno la conformazione dello scenario. È il "tempo", sia in senso meteorologico che orario, il principale elemento di gameplay sul quale sembra basarsi gran parte delle meccaniche enigmistiche. Sebbene i toni dell'esperienza si preannuncino per lo più armonici e riflessivi, pacati e flemmatici come nelle opere di Fumito Ueda, però, non mancheranno situazioni maggiormente tese e movimentate: nel video il ragazzo fugge terrorizzato da un'enorme volatile pronto a ghermirlo, si nasconde pavidamente alla vista di inquietanti ombre umanoidi, e si trova faccia a faccia con colossi pietrosi tutt'altro che pacifici.

    Non sappiamo ancora come il protagonista potrà difendersi dalle minacce: considerata l'anima dell'opera tuttavia, siamo portati a credere che dovremo far ricorso a strumenti di fortuna, alla fuga disperata, o anche a qualche abilità stealth per scampare ai pericoli dell'isola. È chiaro, quindi, che tra le spiagge, le grotte cristalline ed i fulgidi boschi si celi un segreto arcano e pericoloso: per quanto sembri sulle prime che il bambino sia l'unico abitante del luogo, in realtà nel trailer si intravede chiaramente la silhouette di un'eterea entità, il cui volto è celato da una lunga tunica color cremisi. Che su quest'isolotto non vivano solo bestie mitologiche e pericolose ma anche altri esseri umani?

    È probabile che la narrativa di RIME, come in molte opere similari, verrà raccontata soprattutto attraverso l'ambiente di gioco e le sue arzigogolate costruzioni: un plot da scoprire poco a poco, che si annida in ogni anfratto sperduto, nei geroglifici sulle rocce, nei sussurri proferiti, con un idioma sconosciuto, dalle creature che (forse) incontreremo sul nostro cammino. Dalle parole del CEO di Tequila Works, Raul Rubio, del resto, s'intuisce che in RIME sarà data grandissima importanza alla comunicazione non verbale: il ragazzo dovrà entrare in contatto con la natura che lo circonda e con l'essenza stessa dell'isola specialmente attraverso l'uso di un linguaggio sonoro, fatto di vibrazioni, richiami e musicalità. Un rapporto di tipo sinestetico, dunque, che stimola la vista, l'udito e l'emotività. Il compito di trasmettere al giocatore questa ricca sciarada di emozioni spetta ad una direzione artistica indubbiamente appariscente, ma - a distanza di anni - non più incantevole come un tempo. Osservando le immagini che ci scorrono dinanzi agli occhi, si ha come l'impressione che in RIME si assommino tante (troppe?) suggestioni estetiche, accalappiate di peso da molti prodotti similari che hanno fatto del corredo visivo il loro punto di forza. Il nostro ricordo vola innanzitutto verso ICO, capolavoro indiscusso di Ueda, per i toni della poetica, per la presenza di un fanciullo indifeso con una tunica un po' lisa, per i suoi movimenti impacciati e la costante sensazione di pericolo in un ambiente ostile. Ci torna poi alla mente The Legend of Zelda: The Wind Waker, per il senso di fiabesco naturalismo, per l'elegante tratto grafico ed il design degli esseri che popolano l'isola. Ed infine, ci è parso di riscontrare qualche similitudine finanche con The Witness, ottimo puzzle game di Jonathan Blow, in special modo per i colori pastello che dipingono la natura, e per gli idoli di pietra che si erigono dal cuore dell'atollo.

    RIME RIME è un gioco che trasuda, senza dubbio, una forte passione: la volontà di inseguire una poetica leggera, intima ed epica al tempo stesso, attraverso l'utilizzo di un’art design ben caratterizzata. Il puzzle game di Tequila Works si propone pertanto come un’avventura immaginifica e tenera, in cui la materia grigia si mescola all’emotività: un’opera quasi sinestetica, dove la vista di amalgama con l’udito in un connubio di vibranti cromatismi e profonde sonorità. Peccato soltanto che, a distanza di anni dal suo annuncio, RIME abbia perso parte di quella particolarità che, ad inizio generazione, avrebbe potuto contraddistinguerlo dalla massa di congeneri: ad oggi, la pur promettente opera di Raul Rubio ci sembra infatti parecchio derivativa sul fronte della direzione artistica, poco incline a proporre una visione del tutto unica e personale. Sia chiaro che i nostri sono soltanto giudizi prematuri, derivati dalle impressioni che il “re-reveal” trailer ha saputo suggerirci: restiamo quindi col beneficio del dubbio, in attesa sia di scoprire maggiori dettagli sul gameplay del redivivo RIME, sia di poterlo finalmente testare con mano prima della release ufficiale.

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