Road 96: gli autori di Valiant Hearts sulle orme di Tarantino

Un'anteprima del nuovo gioco degli autori di Valiant Hearts, insieme a 11-11 Memories Retold, svelato ai The Game Awards.

anteprima Road 96: gli autori di Valiant Hearts sulle orme di Tarantino
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  • Pc
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  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Dev'esser successo qualcosa di magico dalle parti di Montepellier per aver permesso la nascita di così tanti studi di sviluppo: oltre a essere la sede di uno dei team di Ubisoft, la cittadina francese è diventata la base di diversi gruppi creativi che hanno conquistato interesse internazionale, come i The Game Bakers (FURI, Haven) e BlueTwelve (Stray).

    Da qualche anno anche DigixArt ha saputo far parlare di sé, dapprima grazie al nome del suo cofondatore Yoan Fanise, direttore creativo di Valiant Hearts (non ve lo ricordate? Rinfrescatevi la memoria con la nostra recensione di Valiant Hearts), e poi con il loro lavoro su 11-11 memories etold, un racconto interattivo ambientato sempre tra i tumulti della Prima Guerra Mondiale. Stavolta, dopo aver ottenuto un accordo di pubblicazione con Omen e i finanziamenti dello stato francese, DigixArt presenta Road 96 e cambia completamente stile e ambientazione, catapultandoci in una nazione immaginaria, Petra, chiaramente ispirata all'entroterra statunitense tipico dei racconti di Kerouac.

    Eppure, secondo il fondatore dello studio le influenze maggiori sono altre, e soprattutto sono ben chiare: Tarantino, Bong Jon-Hoo e i fratelli Coen. Una volta scoperta la struttura ludica e narrativa di Road 96, sarà però impossibile non pensare immediatamente allo storico Oregon Trail. Scopriamo insieme il perché.

    Country roads

    Il "road game" è oramai un piccolo sottogenere del racconto d'avventura interattivo: volendo mettere da parte storie come The Last of Us II (qui potrete recuperare la recensione di The Last of Us 2) o Enslaved, ci basta osservare i titoli annunciati durante i Video Game Wards per notare una corposa presenza di giochi basati sul tema del viaggio e della scoperta. Mentre però Season e Open Roads sembrano interessati al racconto di una storia specifica, Road 96 ripercorre invece le orme di Oregon Trail, chiedendoci di affrontare narrativamente gli eventi procedurali che ci capiteranno. In realtà, dobbiamo ancora capire cosa si intende per procedurali, in questo caso: è altamente probabile, da quel che abbiamo potuto vedere nel trailer, che si parli in realtà di moduli narrativi che possono alternarsi e incastrarsi tra loro, a seconda delle scelte fatte da chi gioca. Gli ultimi anni ci hanno mostrato che una certa modularità narrativa permette a generi impensabili di essere particolarmente ricchi nel racconto (Hades, Pendragon), mentre le esperienze Telltale e Dontnod ci cullano con scelte rilevanti dal punto di vista emotivo piuttosto che della sceneggiatura: per capire a quale di queste filosofie espressive appartiene Road 96, dovremo dunque attendere la prova con mano (a proposito, qui la nostra recensione di Hades).

    Rincuora sapere che il team ha lavorato per oltre due anni sul prototipo necessario per creare questo sistema "procedurale", con l'intenzione di avvicendare in modo intelligente storie che sono comunque integralmente scritte dagli sceneggiatori e dai narratori dello studio, tra le trame di un racconto che procede in modo imprevedibile.

    Nel mentre, sappiamo già le motivazioni che hanno spinto Fanise a ispirarsi a Tarantino e Bong Jon- Hoo. Infatti, secondo l'autore francese questi registi sanno affrontare temi profondi senza eccedere in una serietà alienante, ed è quello l'obiettivo che si pone lo studio: sviluppare discorsi rilevanti su immigrazione, confini e autoritarismo, senza però dimenticare di intrattenere chi gioca. È di certo una grande ambizione, condivisa con molti team ma con pochissimi giochi capaci di agguantarla: anche in questo caso, non possiamo che rimandare ogni giudizio al gioco completo.

    Take me home

    Il rimando a Oregon Trail sembra manifestarsi anche in relazione ai temi narrati: se quest'ultimo nasce come progetto educativo per raccontare la storia di pionieri e migranti della storica "conquista dell'ovest" del XIX secolo, Road 96 parla espressamente di immigrazione e fuga dall'autorità, di libertà e fiducia nell'altro.

    Il tutto avviene durante una torrida estate del ‘96, in un'ambientazione dichiaratamente ispirata all'Arizona, ma che promette di espandersi ben oltre le praterie semidesertiche dello stato statunitense. Nelle "migliaia di miglia" che dovremo percorrere per tornare a casa oltre le montagne, incontreremo personaggi ed eventi con cui potremo interagire, cambiando radicalmente - a detta degli sviluppatori - la storia del nostro personaggio.

    È interessante sottolineare che gli elementi visivi e d'interfaccia sono stati pensati per essere il più inclusivi possibile con il pubblico che, di solito, non gioca molto ai videogiochi: tramite la forza del racconto e le peculiarità dell'interazione, DigixArt spera di espandersi oltre le normali fette di mercato interessate a questo genere di esperienze.

    Da questa scelta deriva anche una direzione artistica non fotorealistica a metà tra il cartoonesco e lo stop motion, esplorando uno stile ancora diverso rispetto al fumetto di Valiant Hearts e all'impressionismo digitale di 11-11 memories retold.

    Al contempo, il fondatore dello studio ha voluto precisare che non intende "abbandonare" i giocatori più incalliti, e per questo DigixArt ha arricchito l'esperienza con molta lore ed esplorazione: se la prima pare un'aggiunta interessante e facilmente integrabile, sorprende molto sentir parlare di esplorazione in un'esperienza di questo tipo, in genere profondamente lineare per quanto riguarda gli spazi proposti al giocatore. Di nuovo, anche in questo caso non ci rimane che attendere l'uscita del gioco per capire la natura di questa componente.

    Libertà sin dal principio

    Una caratteristica che ricorda molto da vicino esperienze come Firewatch è invece quella di mettere il giocatore di fronte a delle scelte sin dal primo istante. Ci verranno infatti poste una serie di domande sui nostri gusti, passioni e opinioni, e le risposte influenzeranno il gioco a partire dalla primissima sequenza. Inoltre, per rispecchiare la natura "dialettica" di Road 96, DigixArt ha anche implementato delle particolari opzioni "da streamer", grazie alle quali si potrà permettere a chi segue il gioco in streaming di partecipare attivamente alle scelte: ci saranno persino delle sequenze dove chi gioca non potrà fare nulla se non attendere la sentenza della chat, e sarà interessante vedere che tipo di sviluppi avrà un racconto così poco "guidato".

    C'è poi da considerare la parternship con Omen per la creazione di un HUB "alla Netflix", che promette un supporto duraturo per il progetto: non un game as service, questo è chiaro, ma tanti eventi per la community come l'inserimento di particolari creazioni dei fan all'interno del gioco, così come la pubblicazione di storie interattive successive al lancio, e molto altro ancora.

    In sostanza, Road 96 si presenta come un progetto decisamente particolare, che rispecchia appieno l'anima dello studio francese. Tra opzioni di scelta collettiva per gli streamer e modularità cangianti per il singleplayer, DigixArt sembra promettere un'esperienza caratterizzata dalla cura certosina della narrazione tradizionale, unita alla quantità di contenuti e alla libertà di scelta tipiche dei prodotti più mainstream.

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