Solar Ash: una stilosa avventura dagli autori di Hyper Light Drifter

Dai creatori di Hyper Light Drifter arriva un'avventura stracolma di fascino e di stile, tutta incentrata sul flusso e sul movimento.

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  • Pc
  • PS4
  • PS5
  • Esattamente come accaduto di recente con Acid Nerve (a proposito, eccovi la recensione di Death's Door), Solar Ash non è affatto il successore di Hyper Light Drifter che mi sarei immaginato all'epoca, quando mi ero lasciato stregare dalle primissime immagini di un emulo di Zelda a dir poco visionario. Intendiamoci, a ben vedere si colgono eccome degli evidenti punti di contatto tra l'opera prima di Heart Machine - piccolo studio di Los Angeles capitanato da Alex Preston - e questo successore pubblicato da Annapurna Interactive il prossimo 26 ottobre, in arrivo in esclusiva su piattaforme PlayStation ed Epic Games Store.

    Eppure, proprio come nel caso di Death's Door, l'inatteso passaggio alla grafica tridimensionale è riuscito a sorprendermi e spiazzarmi. Non che ci sia nulla di male o di intrinsecamente sbagliato nella cosa, anzi: a maggior ragione quando la transizione si dimostra così convincente e solida, l'effetto wow sa essere ancora più dirompente. Forse però proprio perché rapito da una pixel art ricca di carattere e personalità, che mai e poi mai era sembrata un mezzuccio un po' cheap per portare a casa con furbizia il risultato, mi sarei atteso che Heart Machine continuasse su quella strada così felicemente intrapresa.

    E invece no, perché come confessa Preston durante una chiacchierata via Zoom "col 2D avevamo già dato il massimo, facendo tutto ciò che volevamo fare. E adesso avevamo bisogno di spazi che enfatizzassero il senso di scala e l'esplorazione". Ovvero due degli elementi cardine di un'avventura astrale come Solar Ash.

    Un onirico vagabondare

    Con le sue atmosfere rarefatte, la palette cromatica inacidita e quello stile inconfondibile, Solar Ash vuole porsi come una sorta di straniante sogno giocabile. Una forma di escapismo digitale ad ampissimo respiro, che riparte dal know-how accumulato con il già citato Hyper Light Drifter per presentare un mondo ancora più vivo, più ricco di suggestioni e soprattutto "di diversi ordini di grandezza più ampio rispetto a quanto visto nel 2016". Uno scenario sconfinato e suggestivo, permeato da un palpabile senso di mistero, che diventa il protagonista nemmeno troppo nascosto di un action-adventure che ambisce a far sentire minuscolo il giocatore, sovrastandolo con le sue dimensioni titaniche.

    Il tutto adeguandosi all'estetica che è ormai di fatto diventata il marchio di fabbrica di Heart Machine, non importa se si abbia a questo punto a che fare coi pixel o coi poligoni. "Abbiamo dovuto reimmaginare l'Unreal Engine 4, per renderlo conforme a quella che ormai consideriamo la nostra impronta, e non è stato un lavoro così elementare", mi ha spiegato Chelsea Hash, Game Director con un saldo passato da Technical Artist.

    Ho provato a chiedere al team una definizione più precisa di uno stile che appare palpabile eppure anche un po' evanescente, proprio come non a caso sanno essere sfuggenti, simbolici e surreali i sogni migliori. Quelli che al

    risveglio ti lasciano un po' confuso, ma a anche e soprattutto ammaliato. Perché, la direzione artistica è anche in questo caso un punto di forza abbastanza innegabile di Solar Ash, per una produzione che punta moltissimo sul fascino e sull'atmosfera. Colto parzialmente di sorpresa dalla mia richiesta di etichettare l'essenza visiva di Heart Machine, Alex Preston ha ammesso, senza pensarci troppo, che definirebbe il suo stile come "minimalismo iperstilizzato". Un'etichetta che credo rappresenti alla perfezione quella ricerca ossessiva per l'essenzialità e la semplicità, quell'innato gusto per la meraviglia, quel trionfo della forma capace di rendere l'insieme assolutamente unico (anche per merito della colonna sonora ancora una volta dissonante e super elettronica).

    Muoversi liberi, come il vento

    A prescindere dall'estetica, in termini ludici la star indiscussa di Solar Ash è il sistema di movimento. "Siamo partiti dal movimento, che è la chiave sempre ma lo diventa ancora di più in un action-platformer 3D - o comunque si voglia inquadrare il nostro gioco, cosa che mi interessa francamente poco", ha raccontato Preston. "Ogni tanto ripenso a Super Mario 64, che ancora oggi si controlla molto meglio di videogame usciti vent'anni più tardi, anche appartenenti al mercato dei AAA. In Solar Ash il movimento non è solo stile: è controllo, è animazioni, è gameplay. Viene prima di tutto, è il punto di partenza e di arrivo anche per l'esplorazione o per il combattimento, che qui ha comunque un'importanza minore".

    Da fuori, la sensazione che ne deriva è quella di un flusso sinuoso e ininterrotto, di una danza acrobatica leggera e ritmata che non può non ricordare un altro indie sperimentale, ovvero The Pathless (nel caso vogliate saperne di più, qui trovate la recensione di The Pathless). La protagonista si muove come pattinando, con una fluidità da creatura sovraumana: la sensazione di velocità è appagante, anche se mi è stato esplicitamente detto che non c'è l'obbligo di correre e che anzi potrebbe avere parecchio senso scegliere di camminare. Fosse solo per esplorare le ambientazioni con più calma o magari per approfondire la lore, che esiste ed è pure assai ricca, anche se proposta in maniera implicita e discreta.

    A proposito di vagabondare e perdersi nei meandri di uno sconfinato mondo di gioco: in Solar Ash la curiosità paga, sempre, e l'esplorazione in senso lato viene costantemente premiata. Una filosofia che rende particolarmente orgoglioso lo studio, perché per Heart Machine rappresenta un omaggio ai grandi giochi del passato, nonché una celebrazione convinta del senso di scoperta. Una wanderlust che trova il suo sfogo in scenari mozzafiato, in cui il senso di scala è esasperato all'inverosimile, ma anche nei coreografici scontri coi boss, che promettono prodigi e dinamiche diverse dal solito - anche se, per il poco che si è visto finora, è difficile non ripensare a quel capolavoro inarrivabile che è Shadow of the Colossus.

    Manca ancora molto da capire di Solar Ash, eppure l'impressione è che l'abbraccio del Vuoto possa già farsi sentire con una forza manifesta per quel tipo di pubblico disposto a farsi accompagnare per mano in un viaggio onirico e potenzialmente stupefacente. Il 26 ottobre non è poi così lontano.

    Solar Ash L'interpretazione “alla Heart Machine” di un action-adventure 3D completamente incentrato sulla fluidità di movimento e sul senso di scala sembra genuinamente intrigante: Solar Ash promette un safari fra le stelle fatto di ampie distanze e spazi vuoti, alternati a scontri con creature enormi e piccoli puzzle. Il tutto in un clima mistico e irreale, permeato da una magia espressa attraverso una colonna sonora elettronica e una direzione artistica subito riconoscibile. Sarà la consacrazione definitiva per il visionario team californiano di Hyper Light Drifter? Di certo Preston & Co. non sono andati sul sicuro, scegliendo al contrario di rilanciare con un'esperienza più vasta, più approfondita e più ambiziosa.

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