Star Trek Bridge Crew: Anteprima del nuovo gioco VR di Ubisoft

Dopo il sorprendente Werewolves Within, la realtà virtuale sociale di Ubisoft prova a trasformarsi nel simulatore spaziale multiplayer definitivo.

anteprima Star Trek Bridge Crew: Anteprima del nuovo gioco VR di Ubisoft
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  • Pc
  • PS4
  • "Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell'astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all'esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima"

    Dovevo farlo, non potevo iniziare in modo diverso.... per favore capitemi (e compatitemi)! Mi eccita da impazzire parlare (o meglio, scrivere) di Star Trek nel 2017 su un sito di videogiochi, e non potevo esimermi dall'incipit più classico di tutti, che solo pochi anni fa sarebbe stato scontato, ridicolo, ma che oggi risuona importante e adeguato, e ora vi spiegherò anche il perché. Partiamo dal cinema: dopo il mega flop di Nemesis che certificava la morte dell'epopea Next Generation, c'è stato il reboot di J.J. Abrams, ma per quanto sia fatto bene, ed è fatto molto bene, ha quel respiro da cinecomics che non gli si addice affatto. E mentre in Tv la serie ideata da Gene Roddenberry è assente oramai da 12 anni (ma sembrano molti di più, visto che Voyager, Deep Space Nine ed Enterprise non possono contare su Kirk o Picard), nel fantastico e pazzerello mondo dei videogiochi è dal 1995 che Star Trek non strabilia come dovrebbe. È vero che il MMORPG uscito sette anni fa non era (e non è, visto che ancora è vivo e vegeto, anche su PlayStation 4) affatto male, ma bisogna tornare all'avventura grafica Star Trek A Final Unity per osservare un gioco ufficiale risplendere a tutto tondo, nella realizzazione tecnica e nel gameplay. Quello delle avventure grafiche è un genere che si presta benissimo alla serie, e sempre la Interplay ce lo aveva fatto capire, e molto bene, tre anni prima con lo spettacolare Star Trek 25th Anniversary (che aspettate a provarli entrambi?). Sono così carico e così felice perché questo digiuno non solo sta per terminare grazie alla Ubisoft, ma con un gioco, Star Trek: Bridge Crew, in grado di portarci letteralmente là dove nessun uomo è mai giunto prima, ossia nello spazio a trecentosessanta gradi della realtà virtuale (l'uscita è prevista per tutti e tre i maggiori headset: HTC Vive, Oculus Rift e PlayStation VR).

    Prima direttiva

    La cosa migliore di Bridge Crew è che non si tratta di uno "shooter pew pew pew", un gioco per uomini qualunque o da maggioranza silenziosa, ma un coraggiosissimo simulatore di ponte di controllo che sfrutta a fondo le meraviglie della realtà virtuale, riducendone nel contempo a zero i limiti e le controindicazioni. Come facciamo ad esserne così sicuri? Perché abbiamo giocato a quella meraviglia di Werewolves Within per tre mesi ininterrottamente ogni sera, scoprendo che quello che manca alla realtà virtuale per lasciare davvero esterrefatti è solo un po' di sana e rinfrancante umanità. Come abbiamo spesso ribadito su Everyeye, la VR non ha bisogno di semplici porting, non può adagiarsi sui soliti schemi, i soliti gameplay, ma ha bisogno di molto di più per colpire nell'immaginario di chi la prova. Davanti ai chioschi della PlayStation VR sperano tutti di farsi un giro con Driveclub, non sapendo che la vera svolta si nasconde altrove, e quell'altrove va sbattuto sulla loro faccia a forza, se necessario, altrimenti potrebbero non provarlo mai. Quell'altrove, almeno in una forma primitiva, lo mostra chiaro e meraviglioso proprio Werewolves Within, un gioco semplice, in cui otto giocatori siedono attorno a un tavolo cercando di stabilire chi di loro sia il lupo mannaro. In Werewolves Within il gameplay è la parola, il dialogo, da utilizzare contro intelligenze reali sotto mentite spoglie virtuali, per un'esperienza di gioco assolutamente fuori di testa e innovativa. Star Trek: Bridge Crew è una sorta di fase due del medesimo esperimento, dove c'è più gioco nel vero senso del termine, come anche molta più atmosfera. Per una generazione (ma facciamo pure due, anzi tre) è il proverbiale sogno che s'avvera, un qualcosa che un tempo sognavamo meccanico e concreto (come lo era l'attrazione di Las Vegas, simile nello scopo, chiusa però da qualche anno) e che oggi ci viene proposto futuristico e digitale come mai ci saremmo aspettati originariamente. Il futuro è davvero qui: con Star Trek; Bridge Crew basterà inforcare il visore per la VR per ritrovarsi all'interno di una nave della Flotta Stellare insieme ad altri tre giocatori, dove ognuno sarà chiamato a ricoprire un ruolo ben preciso, e tutti dovranno collaborare tra di loro come una macchina ben oleata per averla vinta sulla minaccia di turno. Il ruolo che unisce tutti è quello del capitano, è lui che avrà accesso alle informazioni più importanti, ed è sempre lui che dovrà condurre gli altri tre come un maestro dirige la sua orchestra.

    Un buon capitano può fare la differenza, ma senza il supporto dell'ufficiale tattico, il timoniere e l'ingegnere, ovvero gli altre tre ruoli "giocabili", le sue teorie rimarrebbero semplicemente inapplicate. Ogni ruolo è infatti studiato per avere lo stesso peso degli altri, anche se poi quanto e come questo avverrà dipenderà anche molto dalla missione scelta. Fino ad oggi, Ubisoft ha mostrato al pubblico soltanto due versioni del medesimo prologo, la prima durante l'E3 2016, e una poche settimane fa, ancora una volta negli Stati Uniti. Quello che ci ha colpito è quanto sia cresciuto Star Trek: Bridge Crew in questo anno, e il merito va sicuramente all'incredibile feedback avuto, che Ubisoft ha scelto di sfruttare al massimo posticipando l'uscita del gioco di qualche mese.

    Ponte ologrammi

    La collaborazione è l'essenza di questo gioco, del resto sarebbe difficile per un solo individuo tenere d'occhio tutti i sistemi dell'astronave. L'ingegnere per esempio deve occuparsi di ridistribuire l'energia ai vari sistemi, e gli appassionati della serie possono facilmente immaginare quante variabili è necessario tenere sott'occhio durante uno scontro tra due vascelli, dove sarà necessario trovare anche il tempo per le eventuali riparazioni.

    C'è poi il timoniere, l'uomo ai comandi, che a volte è chiamato anche a dover lavorare in precisione visto che la guida all'interno dei settori è al 100% manuale, il suo compito in battaglia è quello di tenere la prua verso l'obiettivo, e di ascoltare bene gli ordini del capitano. Chi beneficerà maggiormente di una buona sinergia tra ingegnere e timoniere è l'ufficiale tattico, ovvero l'uomo col dito sul grilletto, che mira, spara e scannerizza pianeti e astronavi come non ci fosse un domani; se non volete farlo arrabbiare, dategli energia in abbondanza. E poi c'è il capitano naturalmente, il supervisore, il collante e la voce corale di un intero equipaggio, è lui quello con le informazioni, ed è lui quello che comunicando e decidendo, deve evitare che la plancia cada nel caos. La missione prologo, che supera da sola abbondantemente l'ora di gioco, propone già una perfetta alternanza di emozioni, affidandosi con maestria ad azioni di routine, sequenze più esplorative, momenti di tensione apparente e una grande battaglia finale che metterà a dura prova anche gli equipaggia più affiatati. Scoprire alla fine che si tratta solo di un prologo, ovvero una simulazione, lascia ben sperare sul resto delle missioni incluse nel gioco che da quanto si mormora avranno anche fasi di pura diplomazia. Oltre alla campagna, Star Trek: Bridge Crew avrà anche un generatore di missioni casuali che, miscelando obiettivi, razze ed eventi speciali, permetterà di creare nuove avventure alla bisogna. Come in Werewolves Within non è permesso muoversi dalla propria (almeno comoda!) poltrona, ma fortunatamente è un'imposizione che ha almeno un senso (e riduce a zero il rischio di motion sickness), potremo però girare su di essa, come anche ruotare la testa, e parlando il nostro avatar inizierà a muovere viso e bocca in modo piuttosto credibile. Il movimento di braccia e dita invece sarà affidato ai diversi controller compatibili con i tre visori supportati, e se la situazione del Vive e di Oculus non ci preoccupa, quella del PlayStation VR e dei due Move necessari per giocare potrebbe riservare qualche spiacevole sorpresa: i dubbi nascono dalla precisione richiesta nel pigiare su bottoni (come nel caso della plancia dell'Enterprise classica, presente nel gioco e selezionabile a scelta) e schermi touch, precisione non straordinaria ma che i Move, specialmente nelle fasi più concitate, potrebbero non permettersi. Star Trek: Bridge Crew uscirà il 30 maggio su Pc e PlayStation 4, probabilmente sarà solo in inglese e probabilmente supporterà, esattamente come Werewolves Within, il multiplayer tra diverse piattaforme. Ah, e comunque vada, saranno bagliori di futuro.

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