Suikoden 1 e 2 HD: due classici rimasterizzati, quali sono le novità?

Il successo di Eiyuden Chronicle potrebbe aver spinto Konami a rimasterizzare due classici intramontabili e diventati inaccessibili al pubblico.

Suikoden 1 e 2 HD: due classici rimasterizzati, quali sono le novità?
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  • Negli anni ‘90 quello del JRPG era uno dei mercati di riferimento per il videogioco su console. L'avvento di tecnologie all'avanguardia come il supporto ottico aveva spostato in massa gran parte dei team di sviluppo all'interno dell'ecosistema Playstation, in grado di offrire esperienze più lunghe, stratificate e personalizzate delle vecchie cartucce Nintendo. L'ambiente è un campo di battaglia sul quale si scontrano tutte le aziende di riferimento: Squaresoft, Capcom, Tri Ace, Enix, Game Arts e Atlus si sfidano a colpi di titoli leggendari, videogiochi che hanno riscritto la storia e le regole del genere alla ricerca di un'identità che fosse unica e riconoscibile agli occhi degli appassionati.

    Tra le aziende impegnate nel 1995 sul mercato dei JRPG c'è anche Konami, che durante l'epoca SNES si era concentrata con successo su altri generi, e lo fa con un titolo diventato di culto e considerato tra i migliori mai prodotti. Si parla, ovviamente di Suikoden, capostipite dell'omonima saga che conta ad oggi cinque capitoli ufficiali ed una corposa manciata di spin-off pubblicati su Playstation, Playstation 2, PSP e Game Boy Advance.

    Suikoden e, in particolare, Suikoden 2 irrompono sul mercato con una formula unica nel suo genere. Ispirato dall'interesse che provava per i personaggi secondari dei suoi manga preferiti come Captain Tsubasa e Hokuto no Ken, Yoshitaka Murayama ideò un concept mai visto prima: le trame si sarebbero fondate sulla figura di un protagonista principale, a cui sarebbero però stati affiancati tantissimi personaggi secondari in grado di dare profondità alla scrittura del gioco. Parliamo di ben 108 personaggi da poter riunire e reclutare all'interno del proprio party, che per questo prende la forma di un vero e proprio esercito.

    Non è una scelta casuale, anche perché di fatto Suikoden è sempre stata una saga dalle forti connotazioni politiche, capace come poche di esplorare in profondità il tema bellico. Murayama ha più volte ribadito di essersi ispirato a Shui Hu Zhuan, uno dei quattro romanzi classici della letteratura cinese (assimilabili per certi versi alla tradizione europea della Chanson de Geste), che racconta l'epopea di 108 tra guerrieri, ladri e banditi che si riuniscono sul Monte Liang per ribellarsi al governo.

    Una formula unica

    Suikoden parla di guerra, e ne esplora le varie forme in tutti i modi possibili. Oltre alle classiche battaglie a turni tipiche dei JRPG, che però in questo caso sono combattute con un party di massimo sei personaggi anziché i canonici quattro, Suikoden introduce due elementi unici nel loro genere: i duelli e le battaglie campali.

    I primi sono dei combattimenti uno contro uno da svolgere a turni, ma basati su una variante della morra cinese (Sasso-carta-forbice in Italia) che permetteva di strategizzare gli incontri mantenendo però un forte senso di imprevedibilità e, quindi, la tensione emanata dall'incrocio di spade col comandante nemico di turno. Le battaglie campali, invece, sono scontri tra eserciti di grandi dimensioni, anch'esse basate su una versione alternativa della morra cinese, nonché capaci di restituire la sensazione di essere realmente a capo di un esercito sempre più grande e in grado di fronteggiare le armate nemiche in singole battaglie con tantissimi soldati a schermo. Suikoden 2 espande il concetto trasformando queste ultime in battaglie tattiche su griglia simili a quelle dei Fire Emblem, dando così una rinnovata importanza al reclutamento dei personaggi secondari, che in certi casi diventano veri e propri comandanti d'armata da schierare in prima linea per far ottenere bonus sostanziosi alle proprie truppe.

    Non esistevano videogiochi simili a Suikoden, né tantomeno sono esistiti titoli che riproponessero quella formula al di fuori della saga di Konami. Il successo di pubblico in Giappone fu enorme (in Occidente arrivò con due anni di ritardo, in prossimità dell'annuncio di PlayStation 2, che ne inficiò le vendite), tanto da garantire a Murayama la possibilità di portare avanti lo sviluppo di altri capitoli.

    Dopo Suikoden 3, Murayama abbandona il progetto, lasciandolo nelle mani del suo team e di due nuovi director (rispettivamente Masayuki Saruta per Suikoden 4 e Takahiro Sakiyama per Suikoden 5). Assieme a lui si allontanarono altre figure chiave del team come Junko Kawano (storica illustratrice e scrittrice della serie) e Miki Higashino (autrice delle colonne sonore). Konami, dal canto suo, sembrava aver messo una pietra tombale sulla saga, che venne abbandonata dopo Suikoden 5 e di cui il medium è orfano dall'avvento di PlayStation 3, se non si contano i deboli spin-off usciti su console portatili e dispositivi mobile.

    La rivincita di Yoshitaka Murayama

    Tutto è cambiato nel 2020, quando Murayama, Kawano, e Higashino hanno annunciato la fondazione di Rabbit & Bear studio, pubblicando su kickstarter una campagna per finanziare Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes, che altro non era se non un erede spirituale di Suikoden pubblicato per far fronte al disinteresse di Konami per lo sfruttamento dell'IP e per lo sviluppo di nuovi capitoli della serie. La campagna di fundraising di Eiyuden Chronicle è stato uno dei più grandi successi della storia di Kickstarter, la dimostrazione ufficiale del fatto che Konami aveva sbagliato ad abbandonare la serie e a non permettere ai suoi creatori di darle nuova linfa vitale.

    Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes riesce quindi ad accumulare così tanti soldi da permettere a Rabbit & Bear di sviluppare addirittura Eiyuden Chronicle: Rising, un prequel a basso budget che permettesse ai fan di ingannare l'attesa per la pubblicazione del capitolo principale (per tutti i dettagli sul companion game correte a leggere la recensione di Eiyuden Chronicle: Rising).

    Per il momento, la storia sembra aver dato ragione a Murayama, che è pertanto diventato l'ennesimo sviluppatore "abbandonato" dalla casa madre ad essersi reimmesso sul mercato in maniera indipendente dopo Koji Igarashi con Bloodstained, Yu Suzuki con Shenmue 3 e Keiji Inafune con Mighty N°9. Konami, in tutto questo, è rimasta a guardare per anni. Ma arriviamo finalmente al Tokyo Games Show del 2022 in cui l'azienda annuncia, dopo settimane di rumor a tema, una riedizione dei primi due Suikoden rimasterizzati in HD su console moderne. Suikoden I&II HD Remaster Gate Rune and Dunan Riunification Wars sono la risposta alle richieste dei fan rimaste inascoltate per anni e anni.

    Si tratta della prima riedizione ad approdare finalmente in Occidente, dopo la collection pubblicata su PSP per il solo mercato giapponese, che fu peraltro un flop commerciale con poco più di 20000 copie vendute.

    Serviva una riedizione dei primi due capitoli della saga? Assolutamente sì: Suikoden e, in particolare, Suikoden 2 hanno avuto una circolazione estremamente limitata nell'emisfero occidentale. Questo, unito alle critiche estremamente positive che li hanno sempre dipinti come due dei migliori videogiochi mai usciti sulla prima console Sony, ha fatto sì che per poter recuperare una copia dei titoli servisse sborsare delle cifre inavvicinabili per buona parte del pubblico, rimanendo appannaggio esclusivo dei collezionisti. Al di fuori dell'emulazione, quindi, non esisteva un metodo economico per poter giocare gli originali, eccezion fatta per una breve parentesi di tempo in cui vennero inclusi all'interno dello store di PlayStation 3 come titoli scaricabili (e oggi divenuti inaccessibili).

    Perché rimesterizzare Suikoden?

    Occorreva quindi che si tentasse di preservare la memoria delle origini della serie, diventata progressivamente meno accessibile col passare degli anni. L'annuncio dell'HD collection in uscita nel corso del 2023 ha quindi fatto sì che in molti festeggiassero il ritorno del franchise come una graditissima e inattesa sorpresa, dal momento che permetterà a più persone possibili di provare con mano due videogiochi che sono di fatto due pilastri del genere. A non convincere, però, è quanto si è potuto vedere del processo di rimasterizzazione del gioco.

    Oltre all'ovvio adattamento delle schermate al formato 16:9 (gli originali, come tutti i videogiochi dell'epoca, erano pensati per schermi in 4:3 con risoluzione di 240p) e ad un upscaling delle texture, l'HD collection include nuove illustrazioni dei personaggi - da sempre uno dei fiori all'occhiello della serie - e un rimaneggiamento piuttosto corposo ed invasivo degli asset grafici.

    Nello specifico, è importante sottolineare come entrambi i titoli vennero sviluppati in pixel art perché il team non considerava la prima PlayStation abbastanza potente per poter rendere il tutto tridimensionale senza inficiarne l'estetica, mentre in questa loro nuova veste Suikoden e Suikoden 2 si sono mostrati in una forma ibrida, che mescola sprite in pixel art con ambienti rimodellati in 3D.

    Gli screenshot comparativi pubblicati da Konami tradiscono una certa pigrizia generale nell'operazione, che da un lato aggiorna la veste grafica del gioco ai tempi correnti, ma dall'altra gli conferisce un'estetica decisamente più "cheap", colpa dell'enfasi forse esagerata posta sugli effetti di luce e sui particellari, che sembrano posticci. Intendiamoci, entrambi i titoli avevano ampi margini di miglioramento sul versante grafico, in particolare il primo.

    Suikoden non nacque come titolo ad altissimo budget, e nonostante avesse un'art direction invidiabile, vennero prese delle scorciatoie. Bellissima, per esempio, la palette cromatica iper satura utilizzata per dare colore al mondo, ma quell'eccesso di saturazione degli sprite, se osservato bene, faceva sì che gli ambienti risultassero un po' privi di profondità. La soluzione operata da Konami non è però delle più eleganti, e se è vero che va ad allungare la profondità di campo degli ambienti, è altrettanto vero che questa introduce dei nuovi problemi. Toccherà però aspettare di avere la collection tra le mani per dare un giudizio definitivo.

    A dirla tutta, l'operazione sembra essere stata imbastita in fretta e, soprattutto, inseguendo la spesa minore possibile sia per poter rinnovare sensatamente il copyright di Suikoden (che, ricordiamo, Konami ha rinnovato appena prima del TGS2022), sia per sfruttare in qualche modo la scia generata dal successo, per ora solo preventivo, di Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes. Insomma, Suikdoen I&II HD Remaster Gate Rune & Dunan Unification Wars da ragione a Murayama e a tutta Rabbit & Bear, oltre che ai fan, che da tempo stavano cercando invano di smuovere le acque per spingere Konami (che, ricordiamolo, ha ridotto drasticamente la sua presenza e soprattutto la sua spesa per quanto riguarda il mercato videoludico) a rimettere mano alla serie.

    Nel video di presentazione della campagna Kickstarter di Eiyuden Chronicle, infatti, Murayama sottolineava già due anni fa come per poter fare il gioco che desiderava produrre per i fan, avrebbe avuto bisogno di poter detenere interamente la proprietà dell'IP, quasi come se volesse in qualche modo fare riferimento al fatto che Konami non avrebbe mai lasciato ad un team esterno la possibilità di mettere le mani su Suikoden.

    Ad ogni modo, per quanto le tempistiche scelte da Konami per l'annuncio e la presunta pubblicazione della collection dedicata a Suikoden facciano pensare ad un tentativo di cavalcare il successo di Eiyuden Chronicle, e per quanto ciò che si è visto finora non faccia realmente pensare che le versioni dei due titoli incluse nella collection siano effettivamente le migliori sulla piazza, pensare che intere generazioni di videogiocatori potranno finalmente scoprire Suikoden e Suikoden 2 non può che essere una buona notizia, soprattutto alla luce della prima traduzione italiana di Suikoden e di un nuovo adattamento del secondo capitolo, all'epoca funestato da una localizzazione a dir poco inpresentabile.

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