The Callisto Protocol: morte, sangue e terrore nello spazio

Molta violenza, tantissimo orrore: abbiamo visto 20 minuti di gameplay dell'horror sci-fi, rimanendone francamente molto intrigati.

The Callisto Protocol
Anteprima: Multi
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • L'emulazione non è da stigmatizzare a priori. Spesso può essere anche un incentivo a porsi dei traguardi, a perfezionarsi per eguagliare un modello di riferimento di gran prestigio. Chi vede in The Callisto Protocol un emulo di Dead Space, in virtù delle pur palesi somiglianze tra i due prodotti, ha però ragione solo in parte, perché la produzione ad alto budget di Striking Distance Studios prova sì a recuperare le torbide atmosfere da horror sci-fi dell'opera di EA, ma in realtà rappresenta un'estensione della medesima matrice creativa che ha dato i natali alle peripezie di Isaac Clarke.

    Alla guida del team californiano c'è d'altronde Glen Schofield, il creatore del Dead Space originale, e il DNA ludico di quel cult è stato ereditato da The Callisto Protocol in una maniera che oseremmo definire legittima (a questo link trovate il nostro speciale su Dead Space). Quindi, se è vero - come crediamo - che l'avventura orrifica sulla luna morta di Giove tenti di "emulare" l'opera del 2011, lo fa perché in fondo ne condivide la paternità, e non c'è nulla di sbagliato nel tentativo di recuperarne parte del concept per evolverlo con una propria personalità, senza copiarlo in modo pedissequo (eccovi la nostra prova di Dead Space Remake). Abbiamo assistito a 20 minuti piuttosto densi di gameplay, e l'impressione è che The Callisto Protocol possegga una sua identità: ci è parso infatti un gioco visivamente d'impatto, piuttosto ansiogeno e - si spera - divertente almeno al pari di quanto è brutale.

    La tensione e la violenza

    La personalità di The Callisto Protocol non cerca necessariamente l'originalità. E forse - date le intenzioni del team - è anche ingiusto pretenderla a tutti i costi.

    Quella che Striking Distance Studios si prefigge di realizzare è un'esperienza horror dai toni inclini a un gore assai spinto, che si somma all'ansia strisciante e a meccanismi, sia ludici che visivi, pensati per incutere un terrore a metà tra l'angoscia persistente e la paura improvvisa, generata da assalti repentini e qualche jumpscare. Un obiettivo dichiarato senza mezze misure: The Callisto Protocol ha un'impronta e una struttura ben inquadrate, la cui qualità potrebbero emergere più dalla somma delle parti che dalla presenza di un elemento ludico davvero distintivo. In base a quanto abbiamo visto, insomma, pur non reinventando le logiche dell'orrore interattivo, la missione di Schofield potrebbe centrare il bersaglio prefissato. Questo perché i due cardini su cui sembra poggiarsi la produzione, ossia la violenza e l'atmosfera, paiono esattamente al loro posto, si mescolano e si nutrono vicendevolmente l'una dell'altra. Dopo aver percorso un cunicolo asfissiante, pervaso da rumori sinistri, tra lamenti di dolore e urla inumane, sbrandellare i corpi putrescenti dei biofagi ha un valore quasi catartico. La brutalità senza sconti degli smembramenti - che possono anche culminare con un pestone spacca cranio - e le fontane di sangue che zampillano dai cadaveri permettono di dar sfogo a quella tensione che ha preceduto l'incontro con le creature di Callisto.

    La fisicità dei colpi ci è parsa così tangibile e rabbiosa da trasmetterci, anche attraverso lo schermo, un senso di appagamento che speriamo possa risultare ancora più concreto una volta vissuto pad alla mano. Ed ecco che poi la foga degli scontri, durante i quali ruggisce la furia del nostro alter-ego, torna ad affievolirsi per lasciar spazio all'avanzamento e all'esplorazione, in cui il ritmo rallenta e la tensione prende di nuovo il sopravvento.

    È un'altalena tipica di molti altri giochi horror, che però in The Callisto Protocol pare massimizzata da una messa in scena di spessore, frutto di un eccellente sistema di illuminazione e dell'abilità del team di giocare con gli effetti di luce, con lo zampettare inquietante di ombre mostruose, con i rumori metallici di una struttura spaziale in rovina (la prigione di Black Iron) e con la palpabile minaccia dei biofagi che infestano il satellite naturale di Giove.

    Queste creature, realizzate in maniera piuttosto convincente, rappresentano il vanto di Striking Distance Studios: oltre a essere dotate di un'intelligenza artificiale che il team definisce avanguardistica, posseggono anche la capacità di evolversi nel mezzo degli scontri, cambiando aspetto e pericolosità in tempo reale. L'effetto con cui i corpi si contorcono tra pustole e sangue, fino a modificare la loro conformazione, è piacevolmente repellente, e produce un senso di disgusto e timore: "disgusto" per il modo realistico e vomitevole con cui membra e carne si deformano, e "timore" perché ogni mutazione si accompagna alla consapevolezza che la forza delle mostruosità sarà sempre più difficile da arginare. Ecco perché dovremo essere sufficientemente abili da abbattere gli infetti mentre stanno effettuando questa orrida muta, colpendoli nei loro punti sensibili ed evitando che ci bracchino coi loro tentacoli parassitici, dai quali liberarsi a suon di QTE.

    Quel che è emerso dalla demo è che The Callisto Protocol non sarà indulgente con gli avventurieri di Black Iron. I nemici sono coriacei e aggressivi, attaccano senza sosta, modificano i pattern in base alle mutazioni e ovviamente alle diverse tipologie d'appartenenza, continuando a essere minacciosi anche dopo che il protagonista ha fatto saltar loro qualche arto, persino quando la testa gli viene mozzata di netto.

    Questa intransigenza non significa però che Striking Distance non desideri muoversi in direzione di un pubblico meno smaliziato; pertanto nel gioco saranno presenti tre livelli di complessità (Easy, Medium, Hard), così da concederci di personalizzare l'esperienza come meglio ci aggrada. Non sappiamo quale grado di sfida ci attenderà concretamene sul satellite di Giove, ma da quello che abbiamo visto non mancheranno differenti modi per vender cara la pelle.

    Il combattimento e i potenziamenti

    Jacob Lee non è un soldato, ciononostante sa bene come difendersi. In un certo qual modo, l'intera prigione di Black Iron può trasformarsi tanto in una minaccia quanto in un alleato. Schofield ambisce a dare all'utente una discreta libertà d'azione nel fronteggiare i biofagi, proponendogli una serie di strumenti per avere la meglio sulle creature mutate.

    Anzitutto, Jacob può sfruttare una schivata laterale (dal raggio d'azione comunque ridotto) alla pressione dello stick analogico, nonché effettuare un blocco degli assalti. Una volta evitato il colpo, può passare al contrattacco bastonando gli abomini con una sorta di manganello elettrificato, oppure sparare con la pistola, le cui munizioni - come in ogni survival horror che si rispetti - andranno consumate con adeguata parsimonia. L'altro mezzo a disposizione del protagonista è un guanto gravitazionale chiamato GRP, che dà la possibilità di attrarre i nemici, bloccarli in una stasi temporanea e poi scagliarli in lontananza, magari contro qualche superficie appuntita, in maniera tale da sfruttare l'ambiente stesso come un'arma a proprio vantaggio. La forza congiunta degli attacchi corpo a corpo e quelli a lungo raggio innesca i cosiddetti "Skill Shot": in pratica, dopo aver assestato un buon numero di randellate al nemico, una parte del suo corpo si illuminerà rapidamente e, premendo al volo il tasto della mira, questa si aggancerà all'istante al bersaglio, permettendoci di sparare in sicurezza, senza sprecare preziosi proiettili.

    Ciascuno dei summenzionati strumenti può essere sottoposto a un processo di potenziamento attraverso appositi banchi posti lungo la struttura: nella demo, Jacob ha ad esempio perfezionato la stabilità della pistola, con modifiche visibili in tempo reale sull'impugnatura.

    La visuale abbastanza ravvicinata alle spalle del protagonista e le zone in apparenza non troppo ampie in cui ci muoveremo sembrano rendere gli scontri opprimenti e volutamente faticosi, così da restituire la stessa sensazione di pericolo, stanchezza e insicurezza provata Jacob mentre si addentra, poco alla volta, all'interno della prigione. Con l'augurio che il level design faccia la sua parte, e che la varietà di nemici e situazioni si muova di pari passo con l'ambizione del gioco, questo ulteriore sguardo a The Callisto Protocol, ormai prossimo alla release, ci ha tracciato il profilo di un horror che sa cosa vuole e come ottenerlo. Un'opera ancora cross-gen, è vero, eppure con un piede più nell'attuale generazione che in quella precedente, dove la tensione è figlia dell'orrore e sorella della violenza.

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