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GCom14

Anteprima The Order: 1886

Rivediamo la demo dell'E3, e scambiamo quattro chiacchiere con Ru

anteprima The Order: 1886
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nonostante le insistenti pressioni del pubblico, che chiede a gran voce sezioni di gioco più strutturate a cui dare un'occhiata, The Order continua a mostrarsi, anche qui alla Gamescom, a spizzichi e bocconi.
Ru Weerasuriya sembra tranquillo, quando lo incalziamo nella sala privata in cui si è consumata l'ennesima presentazione dell'esclusiva PS4 più attesa per l'inizio del 2015. Anzi, risponde con la sua solita parlantina svelta ed un sorriso sicuro: “la nostra è un'industria particolare: una delle poche in cui gli utenti, prima dell'uscita per prodotto, quasi pretendono di aver già giocato ad una parte consistente dell'avventura. Penso sia giusto far vedere qualcosa, ma non voglio svelare troppo di quella che sarà l'esperienza completa”.
In fin dei conti, per un titolo che fa della componente narrativa non solo un vanto, ma una vera e propria pietra angolare, è difficile dargli torto. Eppure è normale che sorgano un po' di preoccupazioni, a questa altezza di tempo: è impossibile non restare sospettosi di fronte alla snervante linearità del titolo, che riconferma per l'ennesima volta la sua adesione integrale al filone spiccatamente narrativo del videogame. The Order non sarà uno Third Person Shooter come Gears of War, ma neppure vuole recuperare la libertà interpretativa delle sparatorie di Uncharted. Anzi, il suo svolgimento resta ancorato in maniera prepotente a dei vistosi binari narrativi, che guidano e indirizzano tutta l'esperienza. Da un certo punto di vista, sembra quasi come se Heavy Rain avesse imbracciato il fucile.

Fin troppo ordinato?

Lo spezzone che abbiamo provato dal vivo era lo stesso visto in azione all'E3. L'azione partiva proprio con una sparatoria nei vicoli della città. Il sistema di coperture è apparso abbastanza classico, mentre l'arma in dotazione era sicuramente più stravagante: si tratta del Thermite Rifle, un fucile capace di sparare una nuvola di materiale infiammabile, che può essere poi accesa con un razzo. La meccanica di gioco è abbastanza interessante: è possibile “disegnare” strisce di polvere nera, e poi farle esplodere in un tripudio di scintille che manda in estasi le pupille.
Ma questo non basta per lasciarci soddisfatti: quando scopriamo che la prospettiva da cui inquadrare l'azione è sostanzialmente forzata, e che in buona sostanza non è possibile interpretare gli scontri fuoco e mettere in atto strategie alternative, restiamo abbastanza interdetti. C'è anche da mettere in contro un'estensione ridottissima delle mappe, almeno per quello che abbiamo potuto vedere.
Per fortuna Ru ci rassicura: nel corso del gioco incontreremo diverse ambientazioni, e non mancheranno sequenze più libere, dedicate magari all'esplorazione. Ma tutto resterà avvolto nel mistero fino al prossimo 20 Febbraio.
Anche riguardo alla frammentazione delle fasi di gioco, legata alla presenza di molte cut-scene e quick time event che intervallano l'azione vera e propria, il co-fondatore di Ready At Dawn vuole spendere qualche parola: il ritmo della progressione è molto importante per il team, che promette di mantenere il giocatore sempre sull'attenti, evitando il più possibile i tempi morti ed anzi facendo in modo che -magari sotto la minaccia di un mezzosangue piuttosto aggressivo oppure per la curiosità di scoprire qualche dettaglio in più sull'ambientazione- resti coi polpastrelli ben tesi sul pad.

Per il resto, torniamo a sottolineare che le dinamiche di shooting di The Order sono più che buone. Il rinculo delle armi si sente, la brutalità delle fucilate o dei colpi di revolver è trasmessa in maniera davvero eccezionale, e la corsa di copertura in copertura, con un'inquadratura ravvicinata molto simile a quella del titolo Epic, galvanizza alla grande. Anche il design delle armi è eccelso, ispirato a pistole, fucili di precisione e carabine realmente esistite, ma poi rimesso a punto per far in modo che le bocche da fuoco non sembrassero fuori contesto. Ad oggi, comunque, non abbiamo però incontrato sequenze intense ed estese, momenti veramente impegnativi, e spesso si ha la sensazione che The Order voglia sacrificare la sostanza più propriamente ludica in favore della spettacolarità.
Sarebbe un peccato che, con tutto il lavoro fatto sul fronte della caratterizzazione dei personaggi e sul lato tecnico, The Order finisse poi per lasciare l'amaro in bocca proprio ai giocatori duri e puri, smussando le qualità del gameplay per esibire invece la sua deriva cinematografica,. In termini di regia, sceneggiatura e “montaggio”, fra l'altro, siamo a livelli altissimi, e persino il recente Beyond impallidisce: ma è davvero difficile dirsi sazi, alla fine del playtest, se non per quello che riguarda il comparto tecnico.

Sul fronte visivo lo sparatutto di Ready at Dawn è difatti letteralmente travolgente. Ad oggi, se prendiamo in considerazione il panorama console, non c'è un altro prodotto in grado di rivaleggiare ad armi pari con il colpo d'occhio di The Order. L'engine, del resto, è uno dei primi che sono stati costruiti specificatamente attorno alle caratteristiche ed all'architettura di Ps4, ed è normale che riesca a sfruttare al massimo la potenza di calcolo della console next-gen. È anche vero che gli ambienti sono abbastanza chiusi, e l'orizzonte si apre solo in rare occasioni per mostrare il profilo di una Londra vittoriana soffocata da una coltre scura di smog; ma il polygon count francamente smisurato compone scenografie densissime di dettagli, credibili e realistiche. In certi momenti è facile tornare con la mente alla straripante densità di dettagli di The Last of Us: solo che qui c'è una fisica realistica, un sistema per la gestione dei drappi e dei panneggi (con le bandiere che sventolano nei vicoli della città), ed anche un engine in grado di gestire in tempo reale tutte le reazioni e le deformazioni dei materiali. C'è, anche, una caduta della luce semplicemente mai vista, che rappresenta l'eccellenza più travolgente della produzione.
Se si considera la qualità delle animazioni, l'espressività dei volti, la scostante bellezza dei costumi, c'è davvero poco da obiettare: The Order sarà un vero e proprio masterpiece grafico.

The Order: 1886 L'operazione creativa alla base di The Order è una di quelle che non possono lasciare indifferenti. Dentro al titolo Ready At Dawn non c'è solo una supremazia tecnica quasi brutale: c'è anche un mondo di gioco splendidamente costruito. Il setting mescola una Londra cupa e logorata dal progresso incessante con una mitologia affascinante e oscura: c'è la leggenda di Nikola Tesla, ci sono bestie che sembrano uscite dal folklore europeo (ma sono più ferine, aggressive, malevole), ed una cura per i dettagli maniacale, che arriva a caratterizzare con estrema precisione persino il design delle armi da fuoco. Bisogna però mettere in conto che il gioco non sarà uno sparatutto come gli altri: anche se la fisicità dei colpi si sente, anche se il sistema di coperture funziona bene, anche se gli effetti delle bocche da fuoco sono in certi casi molto originali e fuori dagli schemi, il fulcro della produzione non sembra essere la componente shooter. E' invece la storia che si fa onnivora, divoratrice, sempre al centro della scena, fino a dover moderare le smanie di chi avrebbe invece voluto darsi all'indiscriminata operazione blastatoria. Se vi spaventa la linearità, aspettate ancora un po' prima di esultare di fronte a questa nuova esclusiva: anche noi dobbiamo capire se nelle fasi avanzate dell'avventura la struttura resterà altrettanto costrittiva e frammentata. Ru ci dice che dobbiamo aspettarci più di una sorpresa, e noi vogliamo crederci. Già adesso, del resto, si intravede lo smisurato lavoro di ricerca storica, e le interessantissime tematiche sociali, etiche e filosofiche che emergono di prepotenza nel corso dell'avventura. E questo basta per tenerci con gli occhi puntati sulla produzione.

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