The Signifier: un nuovo tech thriller noir di stampo psicologico

The Signifier è un gioco in prima persona dalle forti tinte psicologiche, in arrivo il 15 ottobre su PC: ve lo presentiamo in anteprima.

anteprima The Signifier: un nuovo tech thriller noir di stampo psicologico
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Se ci pensate, le avventure in prima persona rappresentano una delle tipologie di videogiochi più frequentata in assoluto dallo sviluppo indipendente. Tutto sommato, è anche facile intuirne le ragioni: affidandosi all'elementare sintassi dell'adventure, gli autori hanno infatti l'opportunità di aggirare eventuali limiti di budget facendo leva sulla forza della scrittura, ciò che più conta in un genere che fa della cura per la narrazione la propria cifra distintiva.

    Certo, scrivere una sceneggiatura sufficientemente accattivante, in tempi dove ogni cosa sembra già esser stata raccontata, è comunque tutto fuorché un gioco da ragazzi; e nel caso di The Signifier, in arrivo su PC il prossimo 15 ottobre, è ancora troppo presto per dire se i cileni di Playmestudio - supportati da Raw Fury, l'editore di Kingdom e GoNNER - siano effettivamente dei bravi storyteller. Ciò nonostante è indubbio che il soggetto alla base della loro opera prima sia perlomeno promettente, al crocevia fra thriller psicologico, noir e storia di fantascienza, il tutto condito con un pizzico di riflessione morale su alcuni dei grandi temi della vita moderna.

    Indagine mentale

    A una prima occhiata, The Signifier non sembrerebbe discostarsi più di tanto da una normale detective story interattiva. Indossando i panni di Frederick Russell, un esperto d'Intelligenza Artificiale applicata alla psiche umana, il giocatore viene chiamato a investigare sulla morte della vicepresidente del Go-AT, la più grande multinazionale tecnologica al mondo. Da questo punto di vista, il gioco funziona esattamente come ci si aspetterebbe: bisogna visitare tutte le location connesse in qualche modo al caso, frugando tra gli oggetti di scena - si punta e si clicca, come di consueto - così da scovare gli indizi necessari a risolvere il mistero.

    Nulla di originale, si direbbe, se non fosse per come tutto ciò viene presentato sin dai minuti introduttivi. Il protagonista è infatti l'inventore del cosiddetto Dreamwalker, un controverso scanner cerebrale che consente a chiunque lo adoperi di rivivere in soggettiva - accompagnato solamente dalla voce sintetica di un'IA - alcuni momenti chiave della vita della vittima, esplorando i suoi ricordi latenti (talvolta addirittura i suoi sogni) da due differenti prospettive.

    In prima battuta il macchinario può ricreare una specifica porzione d'esistenza del defunto in Objective State, ossia a livello oggettivo: colui che vi si vuole immergere deve prima aver visualizzato (dal vivo o indirettamente, tramite foto o video) il setting di riferimento nel mondo reale, al che il software sovrapporrà i dati raccolti sul campo alle immagini mnemoniche ricavate dal cervello della persona deceduta. Così facendo, il Dreamwalker si dimostra capace di ricostruire in forma virtuale, e in maniera pseudo-realistica, non soltanto una copia audiovisiva dell'ambiente, ma anche gli avvenimenti del passato che lì si sono verificati, pagine significative della storia personale dell'individuo preso in esame.

    Dopodiché, qualora si posseggano informazioni sufficienti, il congegno è anche in grado di comporre una versione alternativa del medesimo spazio-tempo, meno "oggettiva" poiché filtrata dalle emozioni del soggetto analizzato. In questo caso si parla di Subjective State, un fronte d'indagine spesso di difficile interpretazione in quanto strettamente legato al reame del subconscio, visivamente più nitido ma anche pericolosamente esposto alle distorsioni cognitive e ai glitch di sistema.

    Collocate su una timeline comune, la dimensione oggettiva e quella soggettiva sono quindi le due facce permeabili di una stessa medaglia "mentale", il che fa sì che sia possibile passare dall'una all'altra in maniera fluida e pressoché istantanea.

    Inutile specificare che laddove l'accesso a un evento potrebbe risultare bloccato in Objective, è invece probabile che esso sia fruibile in Subjective (e viceversa), che è poi un escamotage per spingere il giocatore a saltare di continuo da uno stato all'altro al fine di portare a galla ogni più piccolo tassello dell'intricato puzzle narrativo. In termini pratici, insomma, The Signifier imbocca la via del rompicapo ambientale "multilivello", per decifrare il quale è indispensabile ricorrere, enigma dopo enigma, a un'osservazione piuttosto attenta di ogni scena e a una buona dose d'intuito. A ciò si aggiungono le fasi in cui Russell deve proseguire le ricerche nella vita vera, molto più improntate sui dialoghi con gli NPC e sulla necessità di compiere delle scelte etiche che, neanche a dirlo, avranno considerevoli ripercussioni sul finale del racconto.

    Sfida psicologica

    Difficile stabilire in sede di anteprima se il titolo sia effettivamente in grado di gestire la complessità di una trama che, come avrete già capito, tende platealmente a sfidare l'utente su un piano non solo ludico, ma anche intellettuale, spronandolo a prender presto dimestichezza con alcune nozioni riguardanti la psicoanalisi lacaniana e gli studi sul machine learning.

    È comunque sicuro che, alla base, The Signifier sia un progetto quantomeno ambizioso, pronto ad affrontare, in forma fantastico-futuribile, temi di spessore come l'intrusione nella coscienza, il rispetto della privacy e le vaste implicazioni dell'ormai ineludibile rapporto fra uomo e macchina.

    Bisogna sperare che i tanti argomenti messi sul piatto vengano trattati in maniera non banale, nel contempo senza togliere grinta all'intreccio mystery che concretamente sostiene e porta avanti il gameplay.

    Concorreranno alla causa anche le scelte di messinscena, che, da quanto si è visto, promettono un impatto non indifferente, tra atmosfere tipiche del noir cinematografico e una rappresentazione assai peculiare dell'inconscio, fortemente votata all'astrattismo visuale; forse un modo -furbo- per piegare gli ostacoli di un comparto grafico non propriamente smagliante alle esigenze diegetiche della produzione.

    The Signifier The Signifier è un’avventura indie senz’altro intrigante, grazie soprattutto al suo stile cupo ed enigmatico, un po’ à la Black Mirror, e a una narrazione che punta in alto, a costo di sballottare lo spettatore fra teorie e concetti di comprensione non proprio immediata. Forte anche di un singolare apparato puzzle-esplorativo, tutto giocato sull’alternanza di piani paralleli, l’opera di Playmestudio e Raw Fury potrebbe dunque riservare qualche bella sorpresa per gli amanti dei titoli story driven: ne sapremo di più fra un paio di settimane.

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