Travis Strikes Again NMH: non chiamatelo No More Heroes 3

Travis Touchdown e la sua katana laser tornano alla ribalta su Nintendo Switch, con uno pseudo-sequel dall'anima più indipendente che mai.

anteprima Travis Strikes Again NMH: non chiamatelo No More Heroes 3
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  • Switch
  • Durante l'ultimo, sorprendente Nintendo Direct abbiamo avuto modo di vedere per la prima volta in azione Travis Strikes Again: No More Heroes, il nuovo capitolo della decennale saga otaku-punk ideata dal vulcanico Suda51 in arrivo entro la fine del 2018 in esclusiva su Nintendo Switch. Un minuto e qualche secondo spiccio di gameplay, per un trailer inatteso e soprattutto spiazzante, che sembra in effetti aver destato più di qualche perplessità tra gli appassionati di Travis Touchdown, Destroyman e Holly Summers.

    Niente più...sequel

    Attenzione però, perché prima di entrare nel dettaglio e discutere più approfonditamente di Travis Strikes Again: No More Heroes, c'è un elemento fondamentale da specificare: come si evince già a partire dal nome, la prossima fatica di Goichi Suda - titolo che per inciso segnerà il ritorno del folle designer nipponico nelle vesti di Director, dopo alcuni anni trascorsi in una posizione maggiormente "dietro le quinte" - non è e non vuole in alcun modo essere il terzo No More Heroes. Una discriminante importantissima, da tenere ben presente nell'avvicinarsi allo scapestrato progetto marchiato Grasshopper Manufacture.
    Raccontava a tal proposito Suda51, in un'intervista rilasciata tempo fa al magazine giapponese Famitsu: "non si parla di un seguito diretto di No More Heroes 2, anche se sono legati fra loro e ambientati nello stesso universo. Gli eventi di Travis Strikes Again: No More Heroes accadono sette anni dopo quelli di No More Heroes 2, e, come forse avrete notato, il gioco si chiama Travis Strikes Again: No More Heroes, dunque No More Heroes è più un sottotitolo, senza un numero che accompagni il tutto" .

    E ancora: "Questo non è un sequel diretto, non è No More Heroes 3, nonostante spieghi alcune delle cose successe in No More Heroes 1 e 2. Anche se in un certo senso è la continuazione di quelle vicende, non è un seguito vero e proprio in parte perché No More Heroes parlava di un assassino contro altri assassini, mentre questa volta non è così. Travis Strikes Again non è esattamente uno spin-off o qualcosa di simile, e sebbene non sia una continuazione diretta è da intendersi come una tappa di avvicinamento a No More Heroes 3. Vorrei che la gente pensasse a questo gioco come l'inizio di una nuova battaglia per Travis, una nuova serie all'interno della serie stessa".

    Vecchi (anti)eroi, nuovo gameplay

    Tutto chiaro, insomma? Bene, perché è ragionando in questa prospettiva, inquadrando l'operazione come uno pseudo episodio parallelo all'insegna della sperimentazione più spinta, che Travis Strikes Again assume un sapore leggermente diverso, magari addirittura un filo meno sconvolgente per chi si aspettava qualcosa di più canonico.

    A livello narrativo, la chiave attorno a cui ruota la questione risponde al nome di Death Drive Mark 2, ovvero una console per videogiochi (naturalmente immaginaria, nonostante il supporto della stessa all'Unreal Engine 4 sbandierato in maniera esplicita!!!) che il protagonista della saga utilizza per rilassarsi nel tempo libero, svaccato nella sua roulotte posteggiata chissà dove negli Stati Uniti. È durante un'incursione omicida di Bad Man, padre intenzionato a vendicare la morte della figlia Bad Girl - uno dei killer eliminati da Travis Touchdown nel capitolo originale, zuccherosa sweet lolita armata di mazza da baseball amatissima dai fan - che succede il disastro: la console impazzisce e catapulta all'improvviso i due avversari al suo interno, in un'allucinata dimensione virtuale, costringendoli a far fronte comune per sopravvivere contro una minaccia che si presenta sotto forma di sette deliranti assassini.
    Una scusa senza troppa logica adottata da Mr. Let It Die per allestire quella che sembra essere a tutti gli effetti una bizzarra collezione di altrettanti mini-giochi arcade che spaziano dall'action in terza persona con visuale dall'alto (Killer Marathon) al racing game (Golden Dragon GP), passando per il puzzle game (Life is Destroy) e chissà che altro ancora. È pura follia difficile da interpretare, almeno per ora? Indubbiamente sì, ma quando di mezzo c'è il creatore di Killer7 e la sua attitudine compiaciutamente ribelle non c'è neppure da stupirsi più di tanto.
    Anche perché Travis Strikes Again sembra essere l'occasione perfetta per rispondere al particolare momento professionale che Goichi Suda sta attraversando: c'è a quanto pare la voglia di tornare a sporcarsi le mani in prima persona, di rimettersi in gioco avendo a che fare con un team di dimensioni nettamente più contenute (si parla di una ventina scarsa di elementi, come ai tempi del primo No More Heroes) e soprattutto di divertirsi con esponenti di spicco della scena indie internazionale, se è vero come è già stato confermato negli scorsi mesi che alcuni dei mini-game nasceranno dalla collaborazione con le menti dietro a Shovel Knight e Hotline Miami. Insomma sperimentazione, delirio e riferimenti deliziosamente metareferenziali: in una sola parola, Suda51.

    Sette mini-game per sette esperienze di gameplay diverse. E, alla fine di ciascuna, l'imprescindibile scontro testa a testa col boss di turno.


    Luci e ombre di una katana laser

    Ma allora da dove derivano le reazioni un po' scomposte che si leggono su internet, l'accoglienza meno calorosa del previsto da parte degli appassionati e più un generale una certa sensazione di straniamento che si è immediatamente avvertita durante il Nintendo Direct? La risposta è duplice: da una parte c'è di certo la formula del gioco stesso, così lontana dalla struttura da action puro con un contorno quanto mai particolare degli altri due No More Heroes. Perché ci sta sapere di non trovarsi al cospetto di No More Heroes 3, ma diventa ben più complicato riuscire a metabolizzare, specie sulle prime, un miscuglio di esperienze eterogenee e all'apparenza forse anche un po' superficiali.
    La seconda manifesta criticità riguarda invece, inutile negarlo, l'aspetto prettamente visivo: per quanto la saga non sia mai stata sinonimo di valori produttivi da blockbuster AAA - anzi, diciamo che si è sempre cercato di camuffare con lo stile e la ricercatezza estetica magagne tecniche evidenti - Travis Strikes Again: No More Heroes ha messo in mostra qualche sbavatura di troppo, presentandosi al primo appuntamento col fatidico "gameplay reveal" in una condizione tutt'altro che ottimale. C'è in generale l'impressione di una produzione abbastanza modesta, di un titolo un filo di serie B che non riesce a dissimulare il suo budget ridotto con qualche trovata magari furbetta (basti pensare alle improbabili fontane di sangue del capitolo pubblicato su Wii nel 2008, che pur con poco sapevano rubare la scena e catturare l'attenzione).

    Chiaro che nessuno si aspettasse da un titolo simile l'opulenza grafica del prossimo God of War, eppure vuoi perché Switch ci ha abituato piuttosto bene nel suo primo anno di vita - vedasi la sola esistenza di un gioco come DOOM, tanto per non citare i soliti pesi massimi Nintendo - vuoi perché spesso e volentieri gli indie sanno distinguersi anche in questo ambito, è innegabile che l'impatto con la nuova creatura di Grasshopper Manufacture abbia lasciato un po' di amaro in bocca. A maggior ragione considerando poi il teaser trailer mostrato mesi fa, davvero su tutto un altro livello di spettacolarità.

    Travis Strikes Again: No More Heroes Aspettando di toccare con mano la prossima avventura di Travis Touchdown e Bad Man (già, perché per la prima volta sarà disponibile anche il multiplayer cooperativo locale, impugnando un Joy-Con a testa per seminare il caos), lasciamo comunque la porta apertissima a potenziali sorprese e clamorosi ribaltamenti di fronte, fosse solo per il coinvolgimento di Dennaton Games. Senza contare il criptico messaggio posto proprio alla fine del video, in cui si menziona così, en passant, un fantomatico Adventure Mode pronto a raccontare una storia inedita. Che restino ancora strabilianti assi nella manica di quel matto di Suda51? Il confine tra pia illusione e il trolling studiato a tavolino da parte di chi ha saputo inventatsi il Big Boner - quelli che all'epoca hanno giocato Shadow of the Damned si ricorderanno... - potrebbe essere più sottile del previsto.

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