Dossier Sam and Max Episode 1 - Culture Shock

Un gradito ritorno

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  • I primi anni novanta sono stati un grandissimo periodo d'espazione per l'informatica domestica, anche dal punto di vista ludico. Quest'arco temporale verrà certamente ricordato come l'epoca d'oro delle avventure grafiche, durante il quale qualunque cosa creata dalla Lucas Arts si trasformava immediatamente in un capolavoro di portata mitologica. Un esempio dell'impatto straordinario che queste perle videoludiche hanno avuto sulla generazione di videogiocatori che ha vissuto quell'epoca in prima persona sono i molti modi di dire ed espressioni lingustiche grottesche derivate direttamente da Monkey Island, Day of the Tentacle o Sam & Max, tutt'oggi indimenticate. Un'epoca, dicevamo, in cui bastavano degli sprite spixellati, un po' di fantasia e una sana dose di humor, di cui è capace solo chi riesce a non prendersi completamente sul serio, a trasformare una piovosa serata invernale in un viaggio su di un'sola caraibica popolata di pirati con il latte alle ginocchia, polli e carrucole. Con l'avvento di tecnologie più avanzate, che hanno permesso di sostituire quegli sprite con disegni cartooneschi prima e poligoni levigati poi, buona parte di quella magia è andata completamente persa: il grande Ron Gilbert afferma sempre che "lo humor è stata una scelta obbligata vista la scarsa capacità di rappresentazione dei calcolatori dell'epoca", e visti gli sviluppi del genere delle avventure grafiche, non ci è difficile accettare che forse gran parte del fascino di questi titoli fosse la componente personale, l'immaginazione del giocatore che arrivava dove una scheda EGA non osava avvicinarsi. Tutto ciò, come detto, appartiene al passato. La situazione attuale è abbastanza sconfortante: poche produzioni abbracciano il genere dei punta e clicca e la maggior parte, seppur di pregevole fattura come i vari Syberia o Fahrenheit, non verrà certamente ricordata a distanza di una ventina d'anni come le opere Lucas. Da qui deriva forse la volontà dei fan di rivivere le emozioni di un tempo, concretizzatasi in un progetto tanto insignificante per le masse, quanto prezioso per gli appassionati, quale scummvm, che permette di rigiocare i titoli dell'epoca su computer moderni. Ma ciò che manca è certamente materiale nuovo: alle notizie che LucasArts si fosse messa al lavoro sui seguiti di Full Throttle e Sam & Max le comunità online sono letteralmente impazzite, e altretanto forte è stata la delusione nello scoprire dell'abbandono dei suddetti progetti. Scettica invece è stata la reazione di fronte alla notizia che il seguito di Sam & Max sarebbe stato realizzato dalla Telltale Games, software house non propriamente di primo piano, responsabile del gradevole adattamento videoludico di CSI e di poco altro, ma pur sempre composta da fuoriusciti dalla LucasArts che fu. La collaborazione attiva di Steve Purcell, inventore dei due personaggi e autore dei fumetti che li vedono protagonisti, ha rassicurato gli aficionados che oggi finalmente, dopo un'estenuante attesa durata 12 anni, possono gustarsi il seguito di una delle avventure grafiche più divertenti di sempre.

    Prima di valutare il titolo in questione è necessaria una importante premessa: Culture Shock è solo il primo episodio di un'operazione complessa e articolata. La Telltale Games ha deciso di abbracciare quella che sembra essere la nuova moda nella distribuzione dei videogiochi, ovvero la distribuzione ad episodi, organizzando il proprio titolo come un telefilm, ovvero in stagioni formate da episodi. Culture Shock non è che il primo episodio della prima stagione -composta di 6 avventure- che usciranno a cadenza mensile (il prossimo è previsto per Gennaio 2007 e la stagione si concluderà nel Maggio 2007).
    E' evidente che questo tipo di scelta sia adattissima al titolo ed al genere: il basso prezzo di ogni singolo episodio permette di pagare l'intera stagione all'incirca quanto un gioco completo, con la differenza che avremo molte più avventure da portare a termine. Si conti poi che lo stesso Sam & Max originale era strutturato ad episodi lascamente connessi tra di loro. Come se non bastasse, la ridottissima distanza temporale tra i vari capitoli farà in modo che l'attrazione per il gioco non scemi dopo un'intensiva settimana passata a concluderlo: l'approccio sarà certamente molto più rilassato e permetterà di gustarsi le mille sfaccettature di cui un'avventura grafica è portatrice sana e che la frenesia dei titoli degli ultimi anni ha lasciato nel dimenticatoio. Così, l'utente potrà giocare con pazienza, dedizione, attenzione, regalandosi il tempo di interagire con ogni oggetto, per quanto inutile possa risultare, solo per gustarsi una sarcastica osservazione si Sam o una improbabile e sregolata reazione di Max. Una scelta indovinata, quindi. Meno felice forse la scelta di distribuire il titolo solo via digital delivery (dal Sito Ufficiale), ma questo ha permesso di mantere i costi bassi e quindi di ridurre il prezzo finale del prodotto (precisamente 8.95$ ad episodio e 35$ per la stagione completa). Per fortuna, una volta completata la stagione, si potrà richiedere per poch dollari in più il supporto fisico del gioco.
    Scrivere una recensione a sè stante di Culture Shock è impossibile: sarebbe come recensire un telefilm avendo guardato solo il suo primo episodio. Ciò che si può fare invece è Valutare il prodotto in quanto tale ed estrapolare quelle caratteristiche che saranno comuni a tutti i capitoli successivi. Quello che certamente rimarrà invariato è il comparto tecnico ed il sistema di gioco.
    Per quel che riguarda il primo, ci troviamo di fronte alla migliore trasposizione in 3D possibile per Sam & Max: stile asciutto e deformato, scelte registiche indovinate, colori intensi, incredibile scalabilità (il gioco funziona anche su computer di 7-8 anni fa), ottima fluidità e animazioni divertentissime (com Max che talvolta inizia a fare pernacchie con le ascelle). Di certo non vedremo il riflesso della luce sul tartufo umido di Max, o i pori della pelle dei personaggi umani che incontreremo, ma è davvero così importante? Abbiamo a che fare con un titolo dalla fortissima impronta fumettistica, dallo stile inconfondibile e dalla fantastica caratterizzazione dei personaggi; i tecnicismi estremi lasciamoli a chi è privo di senso artistico.
    Per quel che riguarda la formula di gioco ci troviamo davanti alla più classica delle avventure grafiche: le locazioni sono fisse, non ruotabili, i controlli sono tutti tramite mouse e l'inventario è gestito, come nell'originale, da una comoda scatola in basso sullo schermo. Dite addio quindi al macchinoso sistema di interazione di Grim Fandango o di Monkey Island 4: qui si torna alle radici del genere, e non possiamo che rallegrarcene.

    Parlando più nello specifico di Culture Shock, la trama (qui solamente accennata per evitare di anticipare qualcosa e rovinare la sorpresa) ci vedrà alle prese con i Soda Poppers, un gruppo di ragazzini diventati famosi grazie ad uno show televisivo, che cercheranno di promuovere la vendita dei video di Brady Culture, guru della ginnastica oculare. All'interno delle indagini per riportare la tranquillità nel quartiere ci imbatteremo in una serie di personaggi, come Bosco o Sybil Pandemyk che ci stupiranno immediatamente: la loro caratterizzazione, lo humor ed il sarcasmo che li caratterizzano non potranno non riportarci indietro nel tempo, facendoci riscoprire quella sensazione di assistere ad un improbabile delirio da cui dovremo però estrapolare informazioni per il proseguire le indagini. Ci renderemo subito conto di come il cinismo realista e l'umorismo distaccato di Sam, e la schizofrenia e l'imprevedibilità di Max siano rimaste inalterate, i discorsi allucinati riproposti con la stessa qualità e frequenza, e le situazioni che ci troveremo ad affrontare saranno "illogicamente" logicissime: basterà inquadrarle dal giusto punto di vista. Tutto come un tempo, dunque. Ed è per questo che il gioco lascia storditi: nessuno si sarebbe aspettato così tanto. Culture Shock riesce ad amalgamare perfettamente tutto quello che poteva attignere dal passato, aggiornandolo, rendendolo fresco ed immediato anche per un giocatore moderno. Risulta quasi impossibile staccarsi dal monitor ed è facile ritrovarsi illuminati dalla luce blu dello schermo a tarda notte, cercando di risolvere il fatidico "ultimo enigma prima di andare a dormire". Il gioco è capace di far rivivere oggi gli antichi splendori del genere delle avventure grafiche, senza ridursi però a scopiazzatura o scimmiottamento, ma riuscendo ad essere al contempo retrò ed originale.

    Sam and Max Episode 1 - Culture Shock Titoli di questo calibro sono estremamente rari, e non si può che lodare gli sviluppatori per essere riusciti a regalarci una tale perla, che farà contenti i fan di vecchia data e non, rappresentando un terremoto su vasta scala che preluda al ritorno, massiccio e persistente, del genere sui monitor dei nostri Computer. In un periodo in cui sempre più produzioni vengono dirottate da PC a console, Culture Shock rappresenta tutto quello che un titolo per Personal Computer dovrebbe essere. Se si pensa che ci attendono come minimo altri 5 episodi, la speranza è che il livello qualitativo rimanga inalterato. E dopo tanta magnificenza è davvero difficile dubitarlo.

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