First look Dark Age of Camelot: Il Labirinto del Minotauro

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  • Guardando con occhio critico al mercato videoludico degli ultimi anni è possibile osservare una crescita del settore online che ha spiazzato le previsioni e creato un business notevole.
    L’incremento dell’online gaming è stato reso possibile, sostanzialmente, dai MMORPG (acronimo di Massive Multiplayer Online Role Play Game per chi ancora non ne conoscesse il significato), giochi che sono riusciti a creare un vero e proprio sistema di mondi paralleli nell’universo di internet “incatenandovi” i giocatori grazie ad una fidelizzazione basata sullo sviluppo del personaggio, degli accessori connessi e allo stimolo della scoperta di nuovi territori da esplorare, aggiunti mediante frequenti espansioni del titolo di base.
    Quando un prodotto del genere riesce a far breccia nel popolo dei gamers (internauti in questo caso) si assiste spesso a un proliferare di expansion pack di diversa entità e contenuti e così, quasi ci fosse un tacito accordo tra sviluppatori e utenti, osserviamo espansioni rilasciate spesso con cadenza annuale, come nel caso di Dark Age of Camelot, giunto nel 2007 alla sua quinta (il lancio sul mercato avverrà il 14 Febbraio) incarnazione digitale -Il Labirinto del Minotauro- gravata del compito di affrontare ben cinque anni di vecchiaia.

    L’idea di partenza del sistema di “add-on/espansione” è quella di “estendere” il gioco rivoluzionandone in parte il gameplay in modo da attirare pubblico nuovo. Si ha così un leggero cambiamento atto a convincere proprio quella clientela che per determinate dinamiche del prodotto ne aveva preferito uno della concorrenza; va tuttavia menzionato il fatto che con strategie continue di modifiche si rischia di creare scontento tra i fan di vecchia data, che sono cresciuti con una determinata forma mentis videoludica e vedono negativamente queste politiche spietatamente commerciali votate al guadagno.
    Se la succitata (e più consueta) strategia commerciale consente di avere le spalle coperte e riduce di molto i rischi di perdita utenza (quei fan di lunga data scontenti dalle novità introdotte non abbandoneranno per forza la serie, spesso manderanno giù il boccone amaro in attesa del prossimo), esiste un'altra alternativa: creare un’espansione votata principalmente agli hardcore gamer, che non modifichi aspetti sostanziali ma sia funzionale ed apprezzabile piuttosto dagli aficionados che vantano ore ed ore di gioco sui portali ufficiali, e bramano PvP e Power Playing. Questa strada si dimostra rischiosa, ed ovviamente ha l'inconveniente di non poter matiralmente svecchiare un titolo, pur sottoponendolo ad una bella dose di restyling (rifargli il trucco, insomma).
    Dark Age of Camelot: Il Labirinto dei Minotauri (che da ora chiameremo, per semplicità, DAoC) intraprende comunque quetsa seconda via: grazie ad un’indagine approfondita svolta all’interno della community ufficiale, l'idea del team di sviluppo è quella di proporre un titolo più vicino a quanto i veterani della serie chiedevano per potersi cimentare e mettere alla prova in imprese ancor più ardue e garantirsi ore e ore di divertimento extra.

    Alla base dell'Add-On troviamo l’aggiunta di una nuova razza e una nuova classe che avranno il compito di accompagnare i giocatori all’interno di un labirinto popolato da mitologiche creature.
    È tradizione che il termine labirinto richiami il figlio di Minosse; seguendo i cliché, infatti, i Minotauri entrano di forza nel mondo di Dark Age of Camelot con una campagna inedita riguardo al loro passato e ai motivi del decadimento della loro razza.
    Chiedendo aiuto ai regni di Albion, Hibernia e Midgard, si impegneranno in una ricerca all’interno di un immenso labirinto che custodisce le Reliquie: potenti oggetti magici che hanno causato secoli orsono la fine della loro civiltà corrotta dal potere.
    Per aiutare il giocatore nell’ardua impresa il team di DAoC ha introdotto una classe ad hoc per la nuova razza (anche se disponibile anche per altre razze): il Mauler e, grazie ad essa, potremo impersonare dei maghi guerrieri incrociati con la categoria dei monaci, esperti nel combattimento senz’armi o nell’uso del bastone.
    Il Mauler potrà indossare armature in pelle e specializzarsi negli incantesimi senza incorrere in penalità, accompagnandosi con guanti d’arme per aumentare la sua abilità nel corpo a corpo.
    Una volta scelto il nostro alter ego digitale (o eventualmente importato il pg da un’espansione precedente), verremo gettati nel mezzo della storia che ruoterà intorno ad un enorme labirinto a più livelli (il dungeon ha dimensioni ottuplicate rispetto alla norma).
    I visitatori che finiranno in questo formicaio guerrafondaio lo faranno perché attratti dalla ricerca delle reliquie o spronati dalle notevoli possibilità di pvp: il “giocatore contro giocatore” (o, per usare l’acronimo corretto player versus player) viene infatti esaltato e invogliato grazie alla conformazione stessa del dedalo, pensato come un’enorme arena per incontri volontari e non, a causa della “maledizione” delle reliquie.
    Ognuna di esse (caratterizzata da un determinato tempo di respawn sufficiente a rendere remunerativa la sua cattura) ricompenserà, infatti, il proprio portatore con una serie di benefici anche se renderà il suo viaggio all’interno del labirinto arduo e irto di pericoli; come una sorta di novelli Frodo, tutti coloro che si impossesseranno dell’oggetto del desiderio verranno marchiati da un segnale visibile agli altri avventurieri del “ginepraio digitale”, e diverranno così preda appetibile.
    Viene da se che, sebbene sia possibile affrontare (non senza molteplici difficoltà) questa espansione in solitaria, è fortemente consigliata la creazione di un party i cui elementi possano supportarsi e aiutarsi nell’esplorazione dei dungeon e nel recupero dei resti sacri.
    Ogni livello è tematico, avrà un solo ingresso e sarà popolato da un determinato tipo di creature (ad esempio la Clockwork section con creature meccaniche e enormi golem) e saranno ovviamente presenti i classici boss, tra i quali lord Agramon (un’immensa creatura demoniaca accompagnata da diavoli volanti) e il mitico (e miticamente inflazionato) Cerbero, a guardia del portale che fornisce l’accesso alla zona di custodia delle reliquie.

    Proprio a causa della grandezza dei luoghi da esplorare, per evitare agli utenti di errare per ore è stato introdotto un sistema di teletrasporto attivabile grazie alla scoperta di monoliti che rappresentano i punti di snodo di questa rete di spostamenti.

    Come vedete, il dedalo è piuttosto intricato

    La possibilità di incontri e di esperienza che offre il dungeon ha fatto in modo che gli sviluppatori introducessero cinque nuovi livelli da campione, portando il numero totale a dieci.
    Sempre in conseguenza delle aggiunte introdotte, nell’inventario sarà presente uno slot addizionale per i nuovi oggetti mitologici, reperibili in modo fortuito, che una volta equipaggiati diverranno parte del giocatore (in quanto non è possibile sbarazzarsene); perciò ponderate bene le vostre scelte in termini di equipaggiamento.

    Oltre alle innovazioni menzionate, questa nuova espansione non apporta però migliorie tecniche: il motore di gioco non esita a mostrare tutto il peso degli anni ostentando scarsità di dettagli, modelli poligonali non proprio competitivi, un hud vecchio stampo e bad clipping nelle aree più vaste.

    Dark Age of Camelot: Il Labirinto del Minotauro Per concludere non ci resta che consigliare principalmente agli appassionati questa espansione, che sarà capace di rinnovare la loro esperienza online e offrire molte ore di svago aggiuntivo. Per tutti gli altri, a dimostrazione della validità del sistema di gioco di Dark Age of Camelot, basti ricordare un dato significativo: il titolo dei Mythic Entertainment è parecchio seguito, e si parla di 9-12 mila accessi, nonostante il proliferare della concorrenza in questi cinque anni di vita. Se quest'articolo ha stuzzicato l'interesse di qualche neofita, il consiglio spassionato è quello di affrettarsi a trovare una copia del Set base e delle espansioni finora rilasciate: come abbiamo avuto modo di sottolineare, a parte l'introduzione di una nuova razza e classe, Il Labirinto dei Minotauri richiede, per essere apprezzato appieno, molte ore di gioco alle spalle, una conoscenza approfondita delle meccaniche di gioco ed una predilezione per il Pvp maturata in anni di esperienza. Da queste premesse l'interrogativo che, trasversalmente, giunge dalle righe del corpo centrale fino alla conclusione: non sarebbe stato meglio pilotare tempo e risorse verso un’espansione capace di attrarre anche un nuovo tipo di pubblico?

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