Hands on Alien vs. Predator

Provata la versione non definitiva dell'atteso FPS di Rebellion

hands on Alien vs. Predator
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La generazione videoludica tuttora in corso ha visto la vera e propria esplosione dei First Person Shooter che, fino a qualche anno fa, erano pane quotidiano soltanto per i più sofisticati Personal Computer.
Complici le ampie possibilità offerte dal gaming online e le potenzialità delle nuove home console, sviluppatori di tutto il Pianeta paiono cimentarsi senza ritegno nell’impresa di abbattere giorno dopo giorno nuove frontiere, ampliando costantemente gli orizzonti di un genere oramai saturo.
E’ in un certo senso questo il caso anche della produzione oggi in esame, tale Aliens VS. Predator, sviluppato da Rebellion, autore sia dell’episodio uscito nel 1994 per Atari Jaguar si di quello -più recente- del 1999, per PC.
La produzione targata SEGA, in arrivo il 19 Febbraio 2010 per Playstation 3 ed Xbox 360, promette di far vivere in prima persona le peculiarità di tutte le razze in gioco nella famosissima saga.
Everyeye ha avuto l’occasione di testare una versione non definitiva della produzione, oggetto dell’analisi -di primo acchito- in questa sede.

Tre campagne

Alla stregua dei suoi predecessori Aliens VS. Predator offre la possibilità di cimentarsi in tre distinte campagne, correlate -comprensibilmente- tra loro soltanto da alcuni spunti narrativi e dalla location, la proverbiale installazione coloniale.
Sperimentando le tre razze, nonostante i controlli siano più o meno assimilabili ad uno schema predefinito (grilletto destro per gli attacchi deboli/primari, sinistro per quelli secondari/potenti, entrambi per parare, tasti frontali adibiti a cura ed interazione) l’esperienza appare sin dall’inizio molto diversa.
Il Predator ha dalla sua parte la superiorità tecnologica aliena che gli permette di sfruttare un’accurata visione termica e un sistema di camuffamento in grado di renderlo quasi invisibile agli occhi umani.
Il sofisticato computer che porta al braccio consente inoltre alla creatura di riprodurre qualsiasi tono vocale umano; una capacità molto utile per attirare i malcapitati e piombargli letteralmente addosso.
Questa temibile presenza possiede inoltre forza fisica ed agilità mostruose che gli consentono, previa impostazione del punto di navigazione, di compiere lunghi ed agili balzi tramite i quali può portarsi in un sol colpo sul tetto di un edificio o in cima ad un albero.
Il predatore possiede è infine armato delle canoniche -e letali- lame coadiuvate da un cannone ad impulsi posto sulla spalla, all’altezza degli occhi.
Se grazie alle prime saremo in grado di prodigarci in efferate uccisioni furtive (spesso comportanti l’estrazione della colonna vertebrale) la seconda sarà indispensabile per colpire i nemici da lontano, essendo dotata di una potente, e del tutto automattizzata, funzione lock-on.
La prova nei panni del Predator ha dato senza ombra di dubbio una netta sensazione di superiorità, chiara soprattutto nella facilità con la quale, presa la dovuta dimestichezza, è possibile eliminare gli avversari.
Tutto ciò, in ogni caso, non risulta in uno sbilanciamento del gameplay: gli sviluppatori , inserendo alcuni limiti (come l’esigua carica energetica del cannone particellare di cui sopra) e dotando ogni classe di peculiarità diverse (gli Alien, ad esempio, non vengono rilevati dal sensore termico e non vengono ingannati dal camuffamento) hanno saputo rendere piuttosto “equa” l’esperienza di gioco.
Il secondo test, in ordine di apparizione, è stato fatto utilizzando il Marine umano, che in questa copia preview poteva scontrarsi solo con gli Alien.
L’impatto è, sin dai primi istanti, completamente diverso: l’umano non ha particolari dotazioni tecnologiche ne tanto meno atletico-fisiche ed è quindi costretto a difendersi rimanendo con i piedi saldamente ancorati a terra ed il fucile sempre puntato.
Particolarmente ben veicolata, in questo caso, la sensazione di essere continuamente braccati.
Le ambientazioni, in questo particolare frangente, risultano scarsamente illuminate, soprattutto in concomitanza dei condotti d’aerazione e dei soffitti, guardacaso i punti dai quali arrivano le maggiori minacce.
Il Marine ha però un’interessante dotazione costituita da una -ben poco efficace- torcia (collegata all’arma da fuoco), da una scorta infinita di bengala, utili ad illuminare un’area circoscritta per una trentina di secondi ed un utilissimo sensore di movimento.
Quest’ultimo, la cui interfaccia grafica è costantemente attiva nella parte inferiore sinistra dell’HUD, è stato implementato per due diversi scopi: da una parte risulta indispensabile nella precisa individuazione dei nemici mentre dall’altra, grazie alle sue stesse funzionalità (un suono intermittente più acuto e veloce con l’avvicinarsi del nemico), contribuisce a mantenere sempre altissima la tensione.
Anche in questo caso, viste le caratteristiche di cui sopra ed una riserva infinita di proiettili per la pistola, il gameplay risulta, almeno per quel che riguarda gli sconti con gli Alien, discretamente bilanciato; corrispondente, se non altro, a quanto visto nelle pellicole cinematografiche.
L’ultima razza presa in esame è, a nostro modo di vedere, la più affascinante per quel che riguarda il sistema di gioco della produzione Rebellion.
L’alieno, inizialmente cavia della Welland-Yutani Corporation, imparerà ben presto a sfruttare le sue tremende abilità, che consistono nella capacità di vedere chiaramente in qualsiasi condizione d’illuminazione e di muoversi agilmente su qualsiasi superficie ed in qualsiasi pertugio.
Vista però la scarsa resistenza fisica di questi esseri l’azione si basa maggiormente sull’incedere furtivo, enfatizzato dalla possibilità di danneggiare le fonti d’illuminazione, balzare da un pavimento direttamente al soffitto ed acquattarsi in qualsiasi presa d’aria per tendere micidiali imboscate.
Non possedendo alcun ritrovato tecnologico le armi principali dell’Alien consisteranno nei suoi artigli, nelle zanne e nella pericolosissima coda.
Va da se che l’attacco a distanza, specialmente se effettuato contrastando proiettili e granate, non pare la migliore delle idee; il nostro viscido amico, quindi, preferirà l’agguato silenzioso, ricompensato da una serie di uccisioni pre-calcolate decisamente non adatte agli stomaci più deboli.
Ancora una volta ci accorgiamo di come il dittico agilità - debolezza fisica sia la chiave per il bilanciamento di un gameplay che ci ha convinto in ogni suo aspetto, compresa l’oggi tanto bistrattata Intelligenza Artificiale.
Già dai livelli di difficoltà più bassi, infatti, si denotano comportamenti peculiari dei nemici nonchè reazioni diverse a seconda della minaccia che stanno fronteggiando.
Gli umani, ad esempio, indietreggiano di fronte ad un Predator tentando di decifrarne la posizione ed evitare gli attacchi corpo a corpo mentre continuano a scrutare soffitto, pareti e cunicoli d’areazione se si accorgono di avere a che fare con uno Xenomorfo.

Quando manca il colpo d’occhio

L’unico aspetto negativo sinora riscontrato nella promettente produzione è, purtroppo, il comparto tecnico.
Nonostante ci si presentino di fronte modelli poligonali di buona fattura la ricchezza di dettagli è limitata alle parti dell’equipaggiamento, mostrando molte debolezze nella realizzazione dei volti, spesso non molto credibili.
Soprattutto gli esseri umani sono poi animati in maniera piuttosto legnosa, soprattutto quando l’azione si fa concisa e la fluidità nei movimenti diventa indispensabile per mantenere un livello di realismo accettabile.
Molto debole, inoltre, la realizzazione delle ambientazioni, completamente prive di qualsiasi componente interattiva e caratterizzate da una texturizzazione piuttosto povera per gli standard odierni, soprattutto per un gioco in prima persona dove i dettagli saltano subito all’occhio anche del giocatore meno attento.
Una sapiente gestione delle fonti d’illuminazione, capace di ricreare le stesse atmosfere delle pellicole, non basta a risollevare un comparto dove anche gli effetti particellari si salvano appena, mostrando non di rado imprecisioni grossolane ed un impatto globale decisamente sottotono.
Ottimo, invece, il comparto sonoro che, in ogni suo più piccolo rumore, ricorda le svariate pellicole dedicate all’una o all’altra razza.
Discreto il doppiaggio in italiano.

Aliens vs. Predator Aliens VS. Predator, al di là di un incerto comparto tecnico, pare poter portare, pur essendo sostanzialmente una riproposizione in chiave Next Gen, una nuova ventata di freschezza ad un genere sin troppo abusato. La perfetta immedesimazione in prede e predatori e le coinvolgenti atmosfere di gioco potrebbero anche riuscire nella non facile impresa di far chiudere un’occhio sull’altalenante cura rivolta alla realizzazione visiva, contrapposta però ad un’esperienza uditiva sopra le righe. Non dimentichiamo poi che il prodotto finito comprenderà una modalità multiplayer competitiva che ancora non ha mostrato le sue carte e che potrebbe riservare non poche sorprese.

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