Hands on Battlefield 3 - Aftermath

Provato il penultimo DLC dello sparatutto DICE

hands on Battlefield 3 - Aftermath
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

E' passato un mese esatto dalla pubblicazione di Armored Kill, e già siamo in fremente attesa del penultimo DLC di Battlefield 3. Anticipando di non molto Endgame (che chiuderà definitivamente il ciclo vitale dello shooter firmato DICE), Aftermath arriverà a dicembre ad ampliare ulteriormente l'offerta di mappe e modalità di quello che è stato uno degli sparatutto più apprezzati dello scorso anno. Allo showcase autunnale di Electronic Arts noi di Everyeye.it abbiamo potuto mettere le mani su due dei Playground che verranno inclusi nel pacchetto finale, saggiando una modalità inedita che si è rivelata piuttosto succulenta. Ecco dunque le nostre impressioni sul “catastrofico” Aftermath.

Indizi dell'avvenuta catastrofe

La scelta dell'aggettivo con cui ci siamo riferiti ad Aftermath non è certo legata alla qualità dell'offerta. Sono infatti le premesse che hanno a che fare con catastrofi e disastri: le quattro mappe di Aftermath si ambientano nelle zone limitrofe di una Teheran dal look molto apocalittico. L'area è stata infatti colpita da un forte terremoto, che ha distrutto interi palazzi, divelto strutture e scavato tetri crepacci nelle autostrade. Un fitto pulviscolo di polvere si solleva dai cumuli di detriti, filtrando la luce ocra di un sole freddo. Il look da “Disaster Movie” viene ulteriormente messo in risalto dalle nuove skin dei soldati: vestiti strappati, occhi sgranati dalla paura, e chiazze di sangue sul volto: sono i pochi sopravvissuti che adesso combattono, oltre che per le bandiere, per la sopravvivenza.
Rispetto a Close Quarter e Armored Kill, Aftermath appare un pacchetto molto meno solido dal punto di vista concettuale. I due DLC precedenti erano pensati per modificare radicalmente le strategie di gioco, chiudendo i match in stretti spazi angusti per alzare il ritmo degli scontri, oppure allargando a dismisura le prospettive, per concentrarsi su strategie interamente basate sull'uso di mezzi militari.
Aftermath recupera invece il bilanciamento classico di Battlefield 3, inserendo all'interno di ambientazioni di media grandezza un numero limitato di veicoli. In questo senso le tre New Entry nel garage dei soldati non spiccano per originalità: sebbene si nascondano dietro ai nomi esotici di Phoenix e Rhyno, sono sempre i soliti carri armati e quad bike. Ritmi e strategie di gioco tornano ad essere quelle di un tempo, anche se in effetti le mappe aggiungono qualche spunto interessante. Ad esempio i profondi crepacci che corrono lungo le strade sono perfetti come trincea: correndo verso una bandiera non è raro venire inghiottiti da queste voragini, e trovarsi costretti ad orientarsi in questi strettissimi cunicoli, magari esposti al fuoco dei soldati che restano sulla superficie sconnessa dell'asfalto. Oltre a qualche scorcio veramente evocativo (come lo scheletro di un enorme grattacielo, piegato su se stesso quasi stesse grondando sabbia e detriti), non aiuta il setting mediorientale a dare carattere alle mappe: sia Epicentro che Markaz Market ricordano per scelte cromatiche e architetture qualche mappa inclusa nel pacchetto Back to Karkand.

Benchè il sistema di gioco funzioni alla grande, nel corso delle prime partite (giocate in modalità conquista) abbiamo come l'impressione che l'Add-On sia un po' insipido almeno per quanto riguarda le scelte stilistiche e idea di fondo.
In verità la situazione si risolleva non poco quando testiamo il secondo Game Mode, inedito e aggiunto appositamente per questo DLC. La modalità si chiama Scavenger, e la struttura principale è la stessa di Conquest: quattro postazioni sparse nella mappa, da catturare per vedere il punteggio del nemico decrescere fino allo zero. Su questo sistema il team ha però innestato dinamiche simili al celebre Gun Game di Call of Duty. I giocatori cominciano armati di una semplice pistola, con pochissimi caricatori, e non c'è nessuna clip di munizioni da poter raccogliere. Si possono invece recuperare armi di livello due (uno shotgun o una mitragliatrice) e poi salire ancora: il numero di colpi sarà sempre limitato, ma avremo comunque un vantaggio tattico sugli avversari.
All'urgenza di tenere sotto controllo il nemico, si aggiunge quindi quella di recuperare da terra l'equipaggiamento. Questa generale “mutevolezza” nei loadout dei soldati aggiunge pepe agli scontri, che diventano piuttosto imprevedibili.
Nel corso di questa modalità abbiamo potuto imbracciare anche la letale balestra, new entry nell'arsenale di Battlefield 3. Ci saranno diversi dardi che potremo sparare, da quelli incendiari a quelli di prossimità (che esploderanno non appena un nemico si avvicinerà). Sicuramente il look ed il feeling della balestra sono ottimi, ma nell'economia degli scontri online la nuova arma tende a risultare un po' avara di soddisfazioni: l'avremmo vista meglio in una mini avventura Single Player. Chissà che proprio in Endgame, l'ultimo DLC della stagione, non sia previsto qualcosa del genere.

Battlefield 3 Tornare a giocare a Battlefield 3 è sempre un piacere. Anche ad un anno di distanza, lo sparatutto di DICE funziona benissimo in multiplayer, (ri)proponendosi come uno degli Shooter Top Tier di questa generazione. Non vogliamo sbilanciarci troppo perchè dobbiamo giocare ancora a fondo Medal of Honor, ma il “vecchietto” del team svedese ci pare superiore persino all'ultima fatica di Danger Close. Questo è il punto di partenza per considerare l'acquisto (e la funzione) di Aftermath: si tratta di un pacchetto di mappe “classico”, che a parte le skin insanguinate dei soldati ed il sottofondo catastrofista, riporta le partite al bilanciamento classico. Questo basterà per far felici i fan di Battlefield, e magari anche per convincere i passionisti dello sparatutto a tornare sui server, incuriositi dalla presenza della balestra e dalla nuova modalità Scavenger, che di fatto rappresenta la novità migliore del pacchetto. Resta però vero che rispetto a Close Quarter e Armored Kill, Aftermath è un DLC con meno carattere. Toccherà a Endgame chiudere in bellezza.

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