Hands on Bulletstorm

A poche settimane dalla release, provata una versione completa dello Shooter Epic

hands on Bulletstorm
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Speriamo davvero che il gioco vi piaccia. Altrimenti nei prossimi anni giocherete qualche anonimo Sparatutto Militare”. Con queste parole Cliff B. accompagna i giornalisti nella sala che ospita il Review Event di Bulletstorm. E l'attacco ci pare abbastanza indicato per sottolineare le intenzioni di Epic e People Can Fly. Ovvero, la volontà di non uniformarsi totalmente al trend dominante del mercato: prendendo sì un genere da molti anni sulla cresta dell'onda ed in vetta agli indici di gradimento del pubblico americano, ma senza rincorrere il freddo realismo bellico, variamente declinato in questa generazione ed arrivato oramai a saturare il panorama degli FPS.
Perchè Bulletstorm, così com'era il primo Gears of War e forse ancora di più, è esagerato, ritmato, ridondante. E' un titolo creativo e divertente, che scherza con gli usi e costumi della “narrativa” guerrafondaia, e che solletica il palato di chi è cresciuto a pane e Frag. In attesa della recensione, che arriverà puntualmente prima della fine del mese, vi lasciamo dunque le nostre prime impressioni, basate su una prova più che approfondita del codice finale.

Narrazione

Grayson Hunt è un ribelle. Un reietto che si oppone strenuamente allo strapotere politico del “Generalissimo”. Serrano, del resto, è un dittatore sociopatico e prepotente, un leader losco e corrotto, e merita di cadere. Dietro l'ostinata determinazione del protagonista, però, sembra esserci qualcosa di più: un torto antico, la cicatrice di uno sgarbo mai rimarginata. E allora, ecco perché tanta foga: nella battaglia spaziale con cui comincia l'avventura, Garyson è disposto a sacrificare addirittura la propria nave e la propria ciurma, lanciandosi a tutta velocità contro i reattori della nave ammiraglia del Generale. Dopo lo schianto, i due equipaggi precipitano su Stygia, un pianeta arido e inospitale: i suoi abitanti, mutati dalle emissioni radioattive degli scarichi industriali, si aggirano nelle carcasse della metropoli in cerca di vittime.
Così comincia l'avventura di Bulletstorm, dopo una fase introduttiva abbastanza concitata che dipinge in maniera efficace le personalità dei protagonisti. Tralasciando per il momento l'analisi del comparto narrativo, che sarà analizzato a dovere in fase di Review, basti dire che l'evolversi delle vicende alterna alti e bassi, fra colpi di scena prevedibilissimi, uno svolgimento decisamente canonico, ed una dissacrante ironia che fa capolino a più riprese.
Proprio l'irriverenza dei dialoghi, questa spinta continua in direzione del Politically Incorrect, ed il serrato ricorso ad allusioni non troppo velate e volgarità abbastanza esplicite, rappresentano uno dei punti di forza della narrazione. Bulletstorm è un titolo che non ama prendersi troppo sul serio, e che invece scherza con il videoplayer nello stesso linguaggio crudo e diretto con cui si impreca contro un nemico troppo ostico. L'adattamento italiano risulta sfortunatamente un po' spuntato, ma l'incedere di Bulletstorm resta sempre piacevole e sopra le righe.

Skillshot

Sviscerato in altre occasioni, il Gameplay di Bulletstorm si basa totalmente sugli “SkillShot”. Si tratta di uccisioni particolari, eseguite sfruttando le improbabili armi concesse in dote al protagonista, o sfruttando gli elementi dell'ambiente circostante. Anzitutto è bene sottolineare che grazie a dei poderosi scarponi antigravitazionali, Garyson è in grado di rallentare il tempo soggettivo: un calcione ben assestato nelle parti basse, e l'avversario di turno fluttuerà per aria compiendo una lentissima parabola. Lo stesso effetto si ottiene con la frusta al plasma (il “Cappio” della versione italiana), che permette di tirare a se un nemico. Avvolto da un'evidente aura blu, il malcapitato può essere dunque dilaniato dalle nostre fucilate. Questa è solo la base di un sistema che premia la creatività ed il sadismo del videoplayer, impegnato a sperimentare mille possibilità. Le SkillShot più dirette prevedono l'impalamento dell'avversario fra le spine dei cactus o sui grovigli acuminati di ferraglia, mentre quelle più elaborate sfruttano in maniera imprevedibile tutte le possibilità del fuoco secondario delle armi. Caricare il “BulletStorm”, una tempesta di cento proiettili in grado di scarnificare l'avversario, apre la strada a uccisioni succulente, per una soddisfazione davvero viscerale. Ancora, utilizzare una “carica” della frusta per mandare gambe all'aria un folto gruppo di avversari, permette di dedicarsi ad un mortale tiro a segno. Magari facendo esplodere una bomba opportunamente lanciata in precedenza, per una “pioggia di viscere” che esplora i meandri più malati del “Gore”.
Le possibilità sono davvero infinite, e grazie ad un sistema di potenziamento che di fatto si basa sull'accumulo di punti, il giocatore non solo è invogliato ad esplorarle tutte, ma viene continuamente “rifornito” di nuovi mezzi per sperimentare le sue “perversioni”. Sbloccare il fuoco secondario delle armi più potenti permette di accedere a Skillshot sempre più complesse: falciare di netto i nemici con le catene delle Bolas (“Chain Reaction”)? Mandare in aria un nemico con il razzo caricato della Magnum (“Fireworks”)? Sta solo a voi scoprire le occasioni per accumulare punti. Sapendo che anche i virtuosismi più classici sono abbastanza remunerativi: un colpo mortale con l'ultimo in canna, un tiro alla testa o nelle parti basse, un proiettile che attraversa -preciso e spietato- la carotide: ogni uccisione “esagerata” garantisce davvero la massima soddisfazione.
Nonostante quindi una certa linearità nella progressione, ed una facilità abbastanza evidente ai livelli medi, Bulletstorm appare un titolo davvero dinamico e divertente, che si focalizza sulla spietata creatività del giocatore. Come vederemo in sede di review, il figlio di Peolpe Can Fly non si fa mancare una discreta varietà di situazioni, fra Boss Fight dal sapore Old School e una varietà non comune di ambientazioni. Gli ingredienti per un prodotto esaltante e nuovo, che percorra strade parallele ed alternative a quelle dei First Person Shooter moderni, sono tutti al loro posto.
Senza dimenticare il Multiplayer. La modalità Anarchia, strutturata come le orde di Gears of War, è davvero assuefacente, grazie alle sue gustose specificità. Vi rimandiamo al nostro vecchio Hands-On per tutte le informazioni.

Tecnicamente

Anche dal punto di vista tecnico, si registrano ottimi risultati. L'Unreal Engine si comporta più che discretamente, e supporta in maniera esaltante una buona varietà di locazioni ed un'interazione ambientale sempre presente (seppur non troppo cospicuamente). L'analisi del comparto grafico arriverà, avrete capito, assieme alla review, ma sia i giocatori console che quelli PC possono stare tranquilli: le prestazioni del motore grafico sono più che buone per quel che riguarda stabilità e complessità poligonale, e le uniche note fuori posto riguardano la caratterizzazione ed il design dei personaggi.

Bulletstorm BulletStorm è un titolo che ci stuzzica e ci solletica. In un momento in cui i First Person Shooter sembrano aver perso la propria identità, il lavoro di People Can Fly (opportunamente sponsorizzato da Epic), arriva di prepotenza a rivendicare un posto d'onore nell'albo del genere, con il suo fare chiassoso e sleale. Creativo, ritmato, frenetico e divertente, BulletStorm mira a coinvolgere l'utente in una spirale di “distruzione creativa”, dandoli gli strumenti per esplorare con malizia le uccisioni più violente ed estrose. Una manna per gli appassionati degli Sparatutto vecchio stile, che non vogliono piegarsi all'appiattimento generale, e cercano un prodotto dalla spiccata vitalità.

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