Ubidays 2013

Hands on Child of Light

Una piccola gemma videoludica per la nuova offerta Digital di Ubisoft

hands on Child of Light
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

A rimpolpare la già densa Line-Up digitale di Ubisoft, sono in arrivo nel 2014 un paio nuove IP decisamente interessanti, presentate nel corso dei Digital Days parigini e apprezzatissime dai giornalisti presenti all'evento. Entrambi i "pezzi forti" svelati dal publisher francese son stati realizzati grazie all'eccezionale UbiArt Framework, visto all'opera coi i due Rayman: l'engine bidimensionale, come già si è detto in altre occasioni, è uno strumento creativo versatile e dinamico, che permette ai grafici ed ai designer di lavorare direttamente su contenuti in-game, letteralmente animando concept artwork e di disegni preparatori.
I titoli costruiti con questo motore sono quindi sostenuti da una pienezza visiva incredibile, e lo dimostrano sia il particolarissimo Valiant Hearts che il Child of Light di cui ci accingiamo a parlare.
Realizzato da un piccolo team di circa trenta persone, in cui sono confluite professionalità precedentemente impegnate con produzioni "tripla A" come Far Cry 3 e Assassin's Creed, Child of Light mescola elementi degli RPG classici con una progressione che strizza l'occhio agli adventure game bidimensionali. Delizioso e profondo, propone un multiplayer locale asimmetrico ed uno stile che cattura a prima vista.

Compagni

In Child of Light il giocatore prende il controllo di Aurora, un giovane fanciulla dalla fluente chioma rossa, che un giorno si sveglia misteriosamente in una terra magica. I dettagli sulla trama sono ancora pochi, ma il team dichiara di essersi ispirato alla tradizione europea delle favole e delle novelle, apprezzando particolarmente certi tratti un po' cupi e poco rassicuranti dei racconti classici.
Ed infatti il mondo di Child of Light ha dei lineamenti al contempo magici e oscuri: superando le prime schermate ci addentriamo in un villaggio semplice, costruito ai margini di una foresta incantata. La vegetazione ci incanta con i suoi colori: da un sottobosco di foglie appassite spuntano fiori fluorescenti e bellissimi. Sul villaggio pesa però una maledizione: tutti gli abitanti si sono trasformati in corvi neri. Nella taverna ci sono pennuti addormentati di fronte ad enormi boccali gorgoglianti, nella scuola gli alunni non studiano più: gracchiano.
La nostra demo comincia così: con un vecchio che ci chiede di liberare il villaggio da questo incantesimo, uccidendo le creature che infestano il pozzo, la cui acqua deve aver diffuso questa piaga magica.
Prendiamo confidenza con il sistema di controllo: Aurora è dotata di poteri magici, e può librarsi delicatamente in aria, esplorando in lungo ed in largo le ambientazioni. Con lei si muove uno spiritello magico, Igniculus: per questa demo un secondo giocatore ci ha supportato, prendendone direttamente il controllo, ma nel caso in cui si voglia giocare da soli sarà possibile alternarsi al controllo di questi due protagonisti, che insieme devono superare mille difficoltà.
Sul rapporto fra Aurora e Igniculus sembra basarsi gran parte del gameplay di Child of Light.
Una volta scesi nel pozzo scopriamo infatti una caverna immensa, fatta di cristalli luminosi, fiumi sotterranei, ed una strana vegetazione umbratile che cresce come mucillagine sulle pareti fredde. La visuale laterale, i giochi di luce ed ombra, ci ricordano da vicino gli action/adventure 2D, non ultimo l'Outlast di Ubisoft. Qui ovviamente il tratto è ben diverso: i contorni marcati e i dettagli disegnati a mano sugli sprite, nonché un interessante miscuglio fra elementi tridimensionali e bidimensionali, rende Child of Light un piccolo gioiello con un look decisamente d'impatto.
La caverna, in ogni caso, è irta di pericoli: ci sono trappole pronte a scattare, ragni che penzolano dal soffitto, strani minotauri e centauri che ci scagliano contro le loro frecce precise.
Mentre Aurora deve muoversi stando attenta a schivare i pericoli, Igniculus può dare una mano "accecando" i nemici: in questa maniera è possibile evitare il confronto diretto, lasciandoli storditi per gli attimi che bastano a superarli.
Andando addosso agli avversari mentre sono vigili, di contro, si avviano i combattimenti, che sono gestiti in maniera diversissima da quello che ci si aspetterebbe. Dietro a Child of Light si nasconde infatti un RPG piuttosto classico, ma comunque vivacizzato dalle ottime trovate del team.
Nella schermata dello scontro si vedono Aurora ed il suo compagno (in questo caso il vecchio che ci ha "reclutato" per salvare il villaggio) di fronte alla compagine dei nemici. Un basso, una barra segnala l'alternanza dei turni: delle pedine che simboleggiano i vari personaggi si muovono verso la fine dell'indicatore, con una velocità che dipende dalle loro statistiche: arrivati alla zona rossa d'ingaggio, possono compiere un'azione. Quando tocca ad Aurora, ad esempio, si può decidere di colpire con la spada oppure di scagliare una magia (per il momento solo una semplice fiammata).
Il vecchio, invece, oltre all'attacco fisico può lanciare una magia di cura. Un secondo giocatore (ma anche il Player One al controllo di Igniculus) può influenzare la sequenza di attacchi, rallentando gli avversari grazie alla luce abbagliante dell'onnipresente spiritello. Igniculus può anche esplorare l'arena di gioco alla ricerca di certi oggetti che possono far recuperare mana e punti vita al party.
L'azione scorre via in maniera piacevole: i veterani di Giochi di Ruolo si sentiranno subito a proprio agio, ma gli scontri appaiono tutt'altro che banali, ed anzi è bene andarci cauti nonostante il look apparentemente delicato di Child of Light.

Quello che fa piacere scoprire, una volta terminato qualche scontro, è la presenza di un sistema di crescita del personaggio comunque ben organizzato. Mentre le statistiche di Aurora crescono automaticamente, uno skill tree permette di scegliere nuove abilità ad ogni livello: preferite concentrarvi sulla potenza magica o sull'attacco fisico, o magari sulla resistenza? Anche Igniculus potrà essere potenziato con degli oggetti che sbloccheranno abilità speciali, ed il team ci ha confermato che pure i membri del party che si uniranno al viaggio di Aurora avranno un loro skill tree in grado di valorizzarne le caratteristiche (attenzione però: in combattimento potremo portare solamente un aiutante alla volta).
L'aspetto innocuo e fanciullesco della produzione, quindi, non deve trarre in inganno: Child of Light si rivela un RPG interessante quando si viene alle mani, che addirittura non esclude un po' di grinding, mentre abbraccia una progressione più morbida quando si tratta di esplorare gli ambienti di gioco, magari risolvendo qualche puzzle ambientale (che, visti i generi da cui il titolo trae ispirazione, non poteva davvero mancare).
Purtroppo non abbiamo avuto modo di provare il gioco in Single Player, ma in compagnia di un secondo giocatore l'esperienza si è rivelata affascinante e tutto sommato originale. Esibendo un colpo d'occhio magico e avvolgente, Child of Light esplora due generi molto tradizionali ma supera i confini di entrambi, confermandosi -come del resto si era intuito dal trailer- una proposta fresca e particolare.

Child of Light Ubisoft sembra aver fatto centro. Favorendo una buona rotazione dei talenti che lavorano sulle sue IP più importanti, e stimolando la nascita di progetti sperimentali e fuori dagli schemi, il publisher francese riesce ad ampliare la sua Line-Up, proponendo all'utente finale prodotti diversissimi. Nel team che si è occupato di Child of Light ci sono persone che hanno contribuito a creare i grandi blockbuster della software house, ma questo prodotto è quanto di più lontano ci sia dai Kolossal videoludici. E', anzi, un titolo che si ispira a generi molto tradizionali, recuperando ora i modi del platform bidimensionale, ora i ritmi dei GdR “vecchio stile”. Il mix è inatteso ed eterogeneo, ma sicuramente riuscito, e perfettamente collocato in un contesto visivo fiabesco. Child of Light è sicuramente la “star” di questi Digital Days: un prodotto incantevole, da attendere con trepidazione.

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