Hands on Dark Void

Al di là delle apparenze, non un nuovo clone di Gears of War

hands on Dark Void
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Il primo impatto con Dark Void, la nuova fatica di Capcom (ma sviluppata da un team esterno in USA), lascia straniti: senza alcuna introduzione ci ritroviamo buttati nel bel mezzo di un canyon con indosso un jet pack, a mitragliare astronavi mentre ci insegnano i comandi per volare. I controlli sono molto semplici e intuitivi e, dopo un po’ di iniziali difficoltà, riusciamo ad abbattere i nemici. Una volta completata questa breve sequenza, un rapido flash forward ci porta a 10 anni dopo, negli anni 30, dove facciamo la conoscenza con Will, il protagonista del gioco, impegnato a pilotare un aereo merci attraverso il Triangolo delle Bermuda.

Come dice la ben nota leggenda, volare in quella particolare zona non porta mai a niente di buono, e infatti il nostro eroe si ritroverà ben presto catapultato in una dimensione alternativa (!) chiamata “Il Vuoto”, popolata da una razza di lumaconi alieni (!!) dotati di tute energetiche(!!!), che dovrà combattere grazie ad un prototipo di Jetpack costruito da Nikola Tesla in persona (!!!!). Will farà presto la conoscenza di un gruppo di umani, definiti “I Sopravvissuti”, che lottano per riuscire a sfuggire alla schiavitù alla quale i Guardiani (I lumaconi di cui sopra) li sottopongono. Sì, il tutto suona ridicolo, ed effettivamente lo è, ma per fortuna il tono con cui la storia viene raccontata è sempre adeguato ai suoi contenuti, e il protagonista, un clone di Nathan Drake, risulta subito simpatico al giocatore.

Fletto i muscoli e sono nel (dark) vuoto

Una volta preso il controllo del personaggio, il primo impatto non è dei più felici: abbandonato il gameplay volante dell’introduzione, il gioco si sposta a livello del terreno, diventando uno sparatutto in terza persona in tutto e per tutto simile a Gears of War, completo di innaturali muretti dietro cui trovare riparo in ogni scena di combattimento. Da segnalare la possibilità di poter modificare il vostro arsenale raccogliendo globi caduti dai nemici, o nascosti nello scenario. Non si tratta di meri potenziamenti, ma di aggiunte sostanziali che modificano il comportamento dell’arma aggiungendo modalità di fuoco o abilità particolari. I controlli rispondono bene e il tutto è divertente, ma la puzza di già visto è forte, nonostante l’abilità non da poco che ha Will di poter saltare a comando. Per fortuna però il gioco prende presto le distanze dal titolo Epic, diventando qualcosa di molto più variegato e giocabile. Il primo incontro con Nikola Tesla regala infatti al protagonista il suo primo prototipo di Jet pack, che gli permette di planare per un breve periodo e di scalare pareti appendendosi a comode piattaforme di roccia. È qui che viene introdotta la prima innovazione del gameplay: durante queste scalate (o discese, a seconda della direzione) i nemici non staranno certo con le mani in mano, inscenando combattimenti che stavolta si svolgono lungo l’asse verticale. Dovrete quindi usare le piattaforme come copertura, aggrappandovici sotto (o sopra) e saltando via via da una sporgenza all’altra mentre vi destreggiate tra i nemici. L’aggiunta dell’elemento gravità non è cosa da poco, e ognuna di queste sequenze è certamente interessante e divertente, nonostante l’IA dei nemici non proprio brillante.

Ma è solo proseguendo ulteriormente che il gioco sboccia davvero: una volta acquisita una nuova versione del jet pack ci ritroviamo liberi di volare come ci pare e piace all’interno dei livelli, che da essere dei corridoi alla Gears of War diventano gigantesche arene ricolme di zone da esplorare e di possibilità da sfruttare. In un livello da noi testato, ad esempio, lo scopo era disattivare una barriera posta a protezione di un enorme tunnel, per poi entrarci e raggiungere un’altra zona del pianeta. Per riuscirci atterriamo al di sopra di un paio strutture galleggianti, poste nei cieli attorno al tunnel, facendoci strada tra orde di alieni nei loro corridoi fino a raggiungere dei comandi che ci permettono di disattivare un campo di forza posto al di sotto (o al di sopra) delle strutture. In seguito, tornati a volare all’esterno, ci infiltriamo direttamente all’interno delle strutture, per raggiungere i comandi che ci permettono, finalmente, di disattivare la gigantesca barriera a protezione del tunnel. È qui che ci viene posta la prima scelta. Arrivare giusto al di sotto della struttura per poi scalarla manualmente, facendoci strada tra i nemici saltando da una piattaforma all’altra, o coraggiosamente volare attraverso una miriade di ostacoli, rischiando di sbattere la testa e morire in ogni momento, per raggiungere i comandi in pochi secondi?

È encomiabile come il ritmo di gioco possa essere così radicalmente modificato dal giocatore solo grazie alla sua bravura, ed è una fortuna che i controlli siano così adeguati allo scopo. Una volta disattivata la barriera del tunnel vediamo uscirne delle astronavi identiche a quelle viste nell’introduzione. Ed è lì che si presenta a noi la seconda scelta: abbatterle a suon di mitragliate o saltargli addosso per cercare di conquistarle, buttando fuori l’alieno al loro interno, e poi pilotarle? Entrambe le soluzioni funzionano; sta solo a voi e alla vostra bravura decidere la modalità d’azione. Una volta completata questa sequenza, viene il momento del boss fight: un grosso alieno chiamato “Arconte” viene fuori dal tunnel, e inizia ad attaccarci. Di nuovo un’altra scelta: affrontarlo volando, cercando di colpire i suoi punti deboli da lontano, o atterrargli addosso per cercare di finirlo molto prima?

Possiamo già immaginare i risvolti che l’introduzione del jet pack potrà avere nei livelli dedicati alle sparatorie più convenzionali: preferite volare su una sporgenza da lontano per cecchinare i nemici, o bombardarli dall’alto con un rapido “attacco aereo” a base di granate? O magari preferite impossessarvi della loro potentissima postazione di fuoco fissa con una rapida infiltrazione tra le loro linee? O ancora, se siete nostalgici di Gears of War, scendere a terra e trucidare i nemici normalmente? Sta solo a voi decidere.

Dark Void In definitiva la prova di Dark Void ci ha lasciato molto colpiti in positivo. Non fatevi ingannare dall’aspetto piuttosto generico della grafica: Capcom ha tra le mani un prodotto vincente, e speriamo che la versione definitiva sia capace di sfruttare al massimo le idee seminate durante le prime ore di gioco.

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