GDC 2014

Hands on Gauntlet

I dungeon di un classico di trent'anni fa, ricostruiti dal team responsabile di Magicka

hands on Gauntlet
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

In molti considerano l'originale Gauntlet, pubblicato da Atari nel 1985, il primo vero esempio di hack'n'slash. Che si accetti o meno questa interpretazione -che farebbe risalire addirittura ai tempi del Commodore la nascita di un filone che ancora oggi ci esalta grazie a Diablo ed ai suoi emuli- bisogna ammettere che Gauntlet è uno di quei titoli che albergano nel cuore di intere generazioni, risvegliando dolcissime nostalgie. Non sappiamo se sia per questo motivo, oppure perché la formula di gioco è invecchiata consistentemente, che tutti i tentativi di “resuscitare” il brand in tempi moderni sono falliti miseramente: forse per le aspettative troppo alte della fanbase, o forse perchè i team di sviluppo ci hanno creduto davvero poco, pensando che bastasse un nome tanto importante a spingere le vendite.
Affatto scoraggiata dalla tremenda ricezione di veri e propri obbrobri come Dark Legacy e Seven Sorrows, Warner ci riprova, affidando la licenza nelle mani di Arrowhead. Il team di sviluppo è noto ai giocatori PC per aver sviluppato quel piccolo capolavoro che risponde al nome di Magicka (vera e propria gallina dalle uova d'oro per il publisher Paradox), e sta attualmente lavorando anche ad uno shooter cooperativo in uscita su Ps4: Helldivers.
Alla GDC abbiamo messo le mani su una versione giocabile di questo arcade, attualmente previsto solo su Personal Computer. Ecco le nostre impressioni.

Need Food Badly

Con la sua visuale isometrica ed il tripudio di colpi speciali, al primo impatto Gauntlet sembra davvero uno dei tanti Action RPG che si ispirano all'ultimo Diablo. Rispetto al capolavoro Blizzard, tuttavia, qui ci troviamo di fronte ad un contesto molto più classico: una declinazione abbastanza semplice dei temi e delle atmosfere dell'heroic fantasy, con tanto di cripte, scheletri, ed un set di eroi che sembra uscito da uno dei primi albi di Conan. I quattro protagonisti che possiamo scegliere sono quelli di sempre: guerriero, mago, elfo e amazzone. La feature principale di questo remake è senza ombra di dubbio la cooperativa, in locale o online, che permetterà a quattro giocatori di avanzare nelle ambientazioni che compongono la trama principale. Ciascuno dei personaggi ha uno stile di gioco leggermente differente: il guerriero predilige gli assalti frontali, con una serie di attacchi ad area utili quando le stanze si fanno troppo affollate. Si tratta di un personaggio bilanciato, certamente più del mago, che di contro utilizza tre incantesimi elementali (assegnati ad altrettanti tasti del pad) ed ha un'enorme potenza di fuoco, ma pecca clamorosamente in difesa. L'arciere elfo si muove molto rapidamente e questo gli permette di evitare le minacce dirette, bersagliando gli avversari da lontano. Infine l'amazzone ha, oltre ad un attacco caricato ed alla possibilità di lanciare lo scudo come fosse una versione femminile di Capitan America, anche la possibilità di sollevarlo per parare gli attacchi nemici, dimostrandosi anche in questa versione next-gen di Gauntlet il personaggio con le migliori doti difensive.

Il sistema di controllo è molto semplice: si utilizza la leva analogica per muoversi e la pulsantiera frontale per gli attacchi, ma quasi ogni personaggio ha una sua abilità speciale che sfrutta il secondo stick analogico, alla maniera di uno shooter. Entrare in partita, in ogni caso, è molto semplice, e Gauntlet non fa davvero nulla per nascondere la sua natura di arcade diretto e snello. Arrohead non ha voluto complicare troppo la struttura di gioco, evitando di inserire troppi elementi da GdR e preferendo invece un approccio molto incalzante e affatto riflessivo.
Le ricchezze raccolte dal gruppo, ad esempio, finiscono tutte quanto in una cassa comune, e l'unica loro finalità è quella di resuscitare un personaggio nel caso di morte prematura. Ovviamente ogni respawn costerà progressivamente sempre di più, quindi è bene ridurre al minimo le dipartite se non vogliamo trovarci senza contante proprio nel corso dello scontro con un boss (sfortunatamente non se ne sono visti in questa prima demo).
L'unica possibilità di “personalizzare” l'equipaggiamento dei nostri eroi è legata alla presenza di alcune reliquie, che si trovano nei dungeon e che possono sbloccare sia miglioramenti delle statistiche che mosse speciali a cooldown (ad esempio un colpo congelante che blocca gli avversari).

Complessivamente, anche se la struttura dei dungeon sembra abbastanza articolata, la progressione ci è sembrata molto lineare, e le possibilità di esplorazione sono ridotte all'osso: si trovano alcune aree segrete (in realtà messe quasi sempre bene in vista) e bisogna scegliere su quali porte utilizzare le chiavi che abbiamo recuperato, scegliendo ad esempio se aprire una stanza piena di cibo (#NeedFoodBadly) o una colma di tesori.
L'esperienza in quattro giocatori non ci è dispiaciuta: bisogna anzi coordinarsi con il party, dal momento che è attivo il “friendly fire” e che quindi non è sano trovarsi nella traiettoria del “colpo rotante” del guerriero. Siamo molto più dubbiosi riguardo al gioco in singolo: non ci sembra che Gauntlet, con la sua struttura un po' “primitiva” e la linearità a tratti disarmante, possa rappresentare un gioco adeguato a confrontarsi con gli altri esponenti del genere, sicuramente più profondi e meglio studiati sul fronte della personalizzazione dei protagonisti. Arrowhead sembra insomma volersi proprio focalizzare sul party play (che in locale funziona alla grande), confermando la direzione intrapresa prima con Magicka e poi con Hellivers.

Gauntlet Questo nuovo Gauntlet sembra sicuramente meglio degli “sgorbi videoludici” usciti nello scorso decennio, e possiamo già confermare che l'IP avrà finalmente un esponente perlomeno dignitoso. C'è anche da dire che gli entusiasmi non sono proprio alle stelle. Al di là di un comparto tecnico da rifinire (ma per quello ci sarà tempo), la struttura spiccatamente arcade del titolo Arrowhead potrebbe essere una lama a doppio taglio. Da una parte gettarsi nei dungeon in compagnia di tre amici sarà semplice e immediato, dall'altra sulla lunga distanza potrebbero mancare gli stimoli per andare avanti, trovandosi a controllare personaggi statici ed a districarsi sempre grazie ai soliti attacchi. Su questo fronte potrebbe metterci una pezza il level design o gli scontri con i boss, elementi che dovremo valutare grazie ad una demo più completa. In ogni caso, il team di sviluppo sembra avere quantomeno rispettato i tratti del titolo originale, anche se questo è sfociato poi in un hack'n'slash molto classico, anche sul fronte artistico, dove a differenza di Magicka manca un po' di personalità.

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