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Hands on Resident Evil 6

Provate tre nuovi fasi di gioco

hands on Resident Evil 6
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

A pochissime ore di distanza dalla conferenza pre-Gamescom di Capcom commentavamo la sezione mostrata, in cui Jake e Sherry affrontavano all'interno di una casupola in pieno stile Resident Evil 4 un'orda di non morti, con le seguenti parole: "Resident Evil 6 continua a non convincere, a disseminare indizi sulla sua identità di un horror troppo contaminato, rinnegando quanto gli sviluppatori avevano promesso riguardo un parziale ritorno alle origini".
Nel corso della Gamescom il publisher nipponico ci ha invitati per provare la sua line up 2012/2013: l'hands-on di Lost Planet 3 è già presente sulle nostre pagine, mentre nei giorni prossimi arriveranno le nostre impressioni circa il provato di Dmc e il remake HD di Jojo Bizarre Adventure.
Resident Evil 6, però, è praticamente imminente (2 Ottobre su Xbox 360 e Playstation 3, a seguire su PC) e sarà il capofila della line up futura della casa di Osaka con la quale spera di aggredire il mercato occidentale grazie a progetti capaci di mettere in comunicazione la creatività del game design nipponico con la sostanza di quello americano ed europeo.
Il nostro hands-on alla Gamescom si è focalizzato non sulla demo giocata durante la conferenza e descritta nel precedente articolo, bensì su tre intense missioni mai viste prima d'ora utili a chiarire le tre prospettive ludiche che andranno a comporre Resident Evil 6.

Leon S. Kennedy in Fuga dal campus

L'obiettivo ha il sapore d'altri tempi: scappare da un campus universitario. La minaccia è oramai familiare: zombie con l'intelligenza di un'arachide. E anche il bel biondino Leon Kennedy (coadiuvato dalla novizia Helena Harper) sembra più vicino alle atmosfere di Resident Evil 2 che a quelle del quarto capitolo.
Ecco cosa intendeva quando Capcom parlava di ritornare alle atmosfere dei primi episodi: l'università in questione è immersa nell'oscurità più buia. Dai corridoi, dalle scalinate, dalle aule a gradoni la fioca illuminazione fa risaltare una spessa coltre di polvere, dovuta all'incuria in cui versa il polo studentesco da anni, forse da decenni. Il giocatore della saga non faticherà a trovarsi immediatamente a proprio agio tra porte cigolanti e dalla lenta apertura, zombie che non si vedono ma eccome se si sentono, munizionamento ridotto.
Dei tre spezzoni provati quello incentrato su Leon è il nostro preferito, ma non è tutto oro quello che luccica. I difetti ci sono, eccome se ci sono: anzitutto la scarsità di munizioni non viene controbilanciata da un numero intelligente di zombie (con una decina di colpi in canna ci pare sensato inserire massimo cinque zombie, specie perchè per eliminarli è doveroso colpirli alla testa). Vi ritroverete così ben presto a non avere più proiettili nella pistola, a dover voltare la schiena per cercare qualche caricatore sparso nei metri percorsi in precedenza o lasciato cadere da qualche non-morto ucciso in precedenza. Non è il caso dei primi passi mossi tra le polverose aule di lezione, bensì di una fase successiva del livello in cui si deve vagare per il campus sotto il cielo stellato in cerca di una chiave per aprire la successiva porta.
Gli sviluppatori, però, devono essersi accorti di tale errore in fase di bilanciamento tant'è che hanno inserito un'opzione dal marcato accento action: una serie di calcioni da attivare con il dorsale destro.

"Il giocatore della saga non faticherà a trovarsi immediatamente a proprio agio tra porte cigolanti e dalla lenta apertura, zombie che non si vedono ma eccome se si sentono, munizionamento ridotto"

Assestandone tre di seguito si elimina uno zombie: una comodità rispetto alla precisione richiesta dal mirino della pistola, ma dopo un utilizzo prolungato dell'attacco fisico si consuma una sorta di stamina e l'energia comincia a calare drasticamente.
La giusta strategia consiste nel condire spari a mezzo di pistola con calci (volanti?), ma prima o poi vi troverete a corto di munizioni oppure con poca energia e completamente circondati da zombie. La morte è quindi un accadimento inevitabile, ma in questo caso torna oltremodo utile la presenza costante della partner, personaggio eventualmente controllato da un giocatore. La sua intelligenza artificiale non è più di tanto raffinata: spara qualche colpo dalle retrovie, ma perlomeno è pronto a curare il giocatore quando si trova a corto di energie. Tuttavia la co-op non sembra in grado di aggiungere un significativo plus al gameplay di Resident Evil 6, che incappa anch'esso nella maledizione dei videogiochi cooperativi: innalzare a dismisura la difficoltà di gioco per renderla sopportabile a due giocatori, ma eccessiva per chi affronta l'esperienza in solitaria.
Leon in ultima istanza riesce a fuggire dal campus universitario, non prima di aver affrontato un QTE per trovare le chiavi dell'automobile individuata per la fuga, metterla in moto e accelerare bruscamente mettendo sotto una mezza dozzina di non-morti.

Chris e Jake in Russia e Cina

Nonostante i difetti al gameplay sopra menzionati impediscano alle fasi con protagonista Leon di raggiungere l'eccellenza, l'ambientazione e le atmosfere calzano perfettamente con il superlativo mood dei primi capitoli sfoderando in più nuove soluzioni registiche permesse dalle piattaforme dell'attuale generazione. Di contro le demo incentrate sul pompato Chris Redfield (coadiuvato dal cecchino Piers Nivans) e sul virulento Jake Muller, figlio di Albert Wesker (coadiuvato da Sherry Birkin, figlia illustre di William Birkin visto nel secondo episodio) non ci hanno soddisfatto per niente. Nel caso del primo la mancanza di munizioni diviene malattia cronica trattandosi di uno sparatutto in piena regola; per quanto concerne il secondo l'accento è posto sui combattimenti corpo a corpo, reiterando all'infinito la pressione del tasto R.
Chris si trova in uno sperduto paesino dell'Europa dell'Est imbiancato dalle prime nevicate invernali: deve essere una sessione a metà avventura dal momento che la sua storyline comicia dalle parti di Hong Kong. Il luogo è spopolato e trasformato a tempo di record in un campo di battaglia dove gli uomini di Chris affrontano una pattuglia di mercenari suscettibili alle mutazioni del C-Virus. La minaccia non proviene più da zombie dall'intelligenza limitata, bensì da uomini divenuti vittime di escrescenze mutagene capaci però di far spuntare scudi di materia organica direttamente dagli arti (sono i J'avo presenti anche nella modalità multiplayer Agent Hunt). La maggior pericolosità dello stadio infettivo è sottolineata da un gigantesco boss dalla forma ciclopica che percorre a larghe falcate la via principale del paese teatro di scontri tra le due fazioni. Per un attimo sembra di trovarsi dinnanzi ad uno dei giganteschi boss di Resistance 2, poi però il caricatore della mitragliatrice in dotazione si svuota e riappare l'incubo della ricerca di munizioni; il ciclope pare accorgersene e fa come per attendere il giocatore muovendosi in maniera pachidermica e attaccando raramente. Il senso di sfida contro tale boss è praticamente nullo, quelle sfide contro mostri e nemici di fine livello magnificati dalla storia Capcom assume in questo caso i tristi toni di un faccia a faccia handicappato.

Non migliora la sensazione prendendo il controllo di Jake. Nella demo mostrata durante la conferenza pre-Gamescom era tutto un fiume di proiettili, ma le specificità di Jake sono più che altro connesse con la sua abilità nel tirare calci. Rispetto a Leon possiede una maggiore resistenza, ragion per cui il livello di stamina decresce più lentamente: ciò non cancella, però, la ripetitività dei continui attacchi corpo a corpo eseguibili premendo un solo tasto, nè la frustrazione connessa al numero soverchiante di nemici e alle scarse munizioni presenti. Il livello provato era ambientato lungo un viale di una metropoli cinese illuminato pesantemente a giorno da strabuzzanti luci al neon; vale il discorso opposto rispetto a Chris, ovvero dall'Est Europa alla Cina meridionale. Che il gioco ci farà riaffrontare i livelli prendendo il controllo di altri personaggi? I nemici, però, sembrano provenire da tutt'altro continente: indossano maschere e giacche di pelle come appartenenti al Messico di Army of Two Devil's Cartel, mentre i mutanti perdono ogni caratteristica umana per immergersi completamente nel bestiario demoniaco fatto di esseri quadrupedi e squame diffuse sull'intera superficie corporea (nome in codice Chrysalide)

Resident Evil 6 Ribadiamo: Resident Evil 6 continua a non convincere. Se le fugaci impressioni avute da questo hands-on che pilucca dalle tre storyline presenti sul disco di gioco dovrebbero essere confermate, il livello di aspettative ne esce pesantemente ridimensionato. Se da un lato le ambientazioni risultano di grande impatto (quelle affrontate da Leon in particolare) e le risorse grafiche/tecnologiche sono di tutto rispetto, dall'altro altro il gameplay presenta lacune non da poco in cui il desiderio di ritornare alle atmosfere degli episodi anni '90 confligge con l'inseguimento dell'esperienza action attuato dai videogame più recenti della saga. Tutta la verità nient'altro che la verità qualche giorno prima del 2 Ottobre nella recensione di Resident Evil 6 pubblicata su queste pagine!

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