Provato Syndicate

Syndicate sta per tornare con un reboot targato Electronic Arts, sviluppato da Starbreeze Studios: ecco le nostre impressioni.

provato Syndicate
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Syndicate fa parte del flusso di ricorsi storici che di tanto in tanto fanno capolino in un'industria timida, spesso incapace di scommettere fino in fondo sulle nuove IP.
Il Syndicate di Starbreeze, come ormai saprete, non è quello di Bullfrog. Dimentichiamoci quindi l'Amiga e i 486, la visuale isometrica, e l'incedere stiloso ma un tantino farraginoso. Eppure, qualcosa non torna. Oppure sì, a seconda dei casi. Il contesto narrativo, la cifra stilistica sapiente e capace di bucare lo schermo, la strategia necessaria per venire a capo delle missioni delle missioni cooperative, per dirne una. E il numero quattro, per dirne un'altra.
Siamo quindi sicuri che non ci siano proprio elementi in comune fra i due prodotti? E se invece Syndicate, versione 2012, fosse una degna rilettura, un omaggio moderno del capolavoro che girava su dischi da 3.5 pollici?
Dopo il nostro test della componente single player (qui il resoconto completo), siamo volati a Londra per dare un'ultima occhiata al multiplayer cooperativo del titolo griffato Starbreeze.

Co-Op

La componente cooperativa, slegata dal canovaccio della campagna single player, prevede quattro giocatori impegnati in missioni fortemente strutturate, con obiettivi multipli, in grado di saggiare con perfida puntualità il livello di affiatamento dei partecipanti. In buona sostanza, il multiplayer co-op non è solo un riempitivo ben confezionato, ma di converso rappresenta una gustosa fetta del pacchetto ludico infiocchettato da Starbreeze.
Primo step, la scelta del proprio avatar. Tre macrotipologie (supporto, difensivo, offensivo) e quattro classi fra cui scegliere, ognuna caratterizzata da loadout diversificati e da un paio di chicche esclusive per ciò che concerne lo sfruttamento del chip neurale. Quest'ultimo apre le porte al "Breaching", ovvero la capacità di fare breccia all'interno delle file nemiche, siano soldati, strumentazioni o veicoli/torrette. Le capacità di giochicchiare, momentaneamente, con gli scudi nemici, di manomettere serrature, di aumentare le difese del team, o di sabotare le armi imbracciate da chi ci vuole male, inspessiscono il gameplay in maniera importante, fermo restando la natura da FPS di razza che comunque permane e che incornicia un ritmo di gioco spiccatamente furibondo.
Via token, inoltre, è possibile potenziare uno skill tree che annovera diverse ramificazioni interessanti, capaci di approfondire, con gustosi chip upgrades, le specializzazioni delle diverse classi e delle armi.
Il fattore strategico, tuttavia, è semplicemente fondamentale. Studiare la mappa non basta. L'IA dei nemici, settata su livelli crudeli, non ammette eccessivi slanci fuori logica, o invettive da novello Rambo. I movimenti devono essere quanto più sincronizzati, i lati coperti, le classi rispettate. Lo scout, e le sua voglia di cecchinaggio, deve stare dietro. Chi supporta, pronto a rianimare i compagni, sempre andando di Breaching, o ampliando la portata degli scudi qualora necessario, deve sostare in zone meno affollate. Vicino eppure lontano dall'inferno di piombo.
Due i livelli affrontati. Il primo, inscenato in un blocco multi-piano, alternava scontri all'aperto a crivellate nei meandri del complesso, con guardie posizionate in maniera intelligente e leste nel rispondere al fuoco, soprattutto quando forti di coperture migliori. Sul finale era necessario abbattere un colonnello cercando in primis di "breachare" il suo scudo multifunzione, per poi bombardarlo senza pietà nei pochi istanti di libertà blastatoria concessa ai giocatori. L'altra mappa, dal fortissimo apporto scenico, con la sua penombra, i giochi di luce bianca e accecante, mordeva la capacità di movimento del team. Il tunnel si snodava infatti stretto, perfetto per imboscate dietro l'angolo. In più, la necessità di proteggere un robot autofunzionante in grado di scavare varchi nei muri costringeva il team ad un doppio lavoro strategico, tanto offensivo quanto difensivo. La necessità di stare vicino, assecondando i movimenti del macchinario, cambiava di netto le rotte strategiche usate in campo aperto, costringendo i giocatori ad un uso accorto, simultaneo e differenziato del Breaching.
Come detto, la cadenza del gameplay si giostra bene fra velleità tattiche e furia crivellatoria. Rimane la necessità di un coordinamento preventivo non indifferente, pena la possibilità di vedersi costretti ad arrancare verso il compagno più vicino, nella speranza che rigeneri il nostro scudo. Un'eventualità non troppo remota, qualora si giochi con estranei magari poco avvezzi alle dinamiche più ragionate del prodotto Starbreeze.

Syndicate La componente cooperativa di Syndicate convince, sebbene non rimanga un’esperienza FPS aperta a tutti. Senza un minimo di ragionamento, senza la volontà di collaborare, attivamente e continuamente, non si va da nessuna parte. Il gameplay pare sufficientemente intrigante per garantire ore di appagamento, capace com’è di metabolizzare le parti più radicali del single player (Breaching), senza compromettere l’equilibrio di fondo. Se le missioni sapranno regalare una congrua molteplicità di obiettivi, Starbreeze avrà davvero posizionato una bella ciliegiona sulla sua dolce rilettura di un classico del passato.

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