Hands on Tearaway

Il mondo di carta di Media Molecule

hands on Tearaway
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Tearaway è un gioco sottile come un foglio di carta. E' come una pagina bianca, in cui di getto si accampano meraviglie indicibili: cancellate da un gesto brusco e repentino, spariscono solo per fare in modo che il foglio si pieghi e si trasformi in qualcos'altro: un origami preciso, bellissimo nell'esaltazione delle sue geometrie. Di nuovo tutto si disfa: il foglio si accartoccia e diventa una palla, per farvi giocare -e meravigliarvi- in maniera ancora diversa.
Tearaway è il monumento alla creatività di un team che vuole sfuggire alla noia dell'industria. E' un titolo inesauribile, vivace, che si spinge oltre i confini del videogioco per farsi patchwork, tavolo da bricolage, diorama digitale di figure stilizzate. Calcolatissimo nei tempi e nelle suggestioni, dispiega sullo schermo di PsVita una di quelle esperienze che sembrano, già dalle prime avvisaglie, indimenticabili.

Come un foglio di carta fra due mondi

Dopo Little Big Planet non era facile tornare a tratteggiare un prodotto originale, vibrante e proteso ad abbracciare uno sperimentalismo comunicativo così forte. Ma MediaMolecule non si è tirata indietro, e ci consegna in esclusiva su PsVita un videogioco avvolto da un potere immaginifico inarrivabile. Il team continua ad inseguire uno stile che esibisce il fascino di una creazione artigianale, dimessa, tenuta in piedi da materiali semplici. Nell'avventura dei Sackboy era tutto un brulicare di sagome di cartone, chincaglierie nascoste per chissà quanto tempo in soffitta, spugne e stencil colorati. Qui, invece, è il foglio di carta l'elemento base con cui costruire le coreografie in cui si muove Iota, piccolo protagonista anch'esso di carta.

Ed ecco quindi che il mondo di Tearaway è fatto di architetture che appaiono sotto i nostri occhi come quelle di un libro Pop-Up, di Papercraft e fogli arrotolati, e ritagli di giornale e origami. Colorato con tinte delicate, slavato, ruvido come i fogli di carta riciclata, questo piccolo universo è una gioia per gli occhi, pieno di panorami in cui perdersi. Che siano i colori ancora vividi del Frutteto Festoso, o le distese innevate del minaccioso Colle Forca, o le tinte gialle del grano maturo che si stendono nei Campi Calendimaggio, Tearaway svela una meraviglia che sembra non avere fine, ogni volta giocando con l'orizzonte di attesa dello spettatore. Proseguendo per i sentieri che dovrebbero condurci verso il sole -in verità uno squarcio aperto fra il mondo di Iota e quello reale, da cui il popolo di carta vede la faccia del giocatore- si scoprono costruzioni sempre più complesse, Papercraft intricati e bellissimi.
A livello di Gameplay il titolo è un platform tridimensionale dai ritmi pacati, concentrato più sull'esplorazione che sull'azione. Le prime fasi di gioco si soffermano ad esplorare le soluzioni creative adottate dal team. Quando vediamo una superficie increspata, più fragile delle altre, sappiamo di poterla sfondare con il nostro dito, che -posizionato sul touchpad retrostante- spunta totemico nel mondo di gioco. In questi casi PlayStation Vita si trasforma quasi in un foglio sottile collocato nel nostro mondo: la fotocamera inquadra qualsiasi cosa c'è dietro alla console, e fra gli strappi generati dell'indice indiscreto si intravedono stralci della nostra realtà. Uno degli aspetti più belli di Tearaway è proprio il suo esibito contenuto meta-ludico, la sua insistenza sul rapporto che c'è fra il nostro mondo e quello di Iota. Il dialogo continuo fra gioco e realtà prosegue a più livelli: sd esempio quando con la fotocamera si devono cercare delle “texture” per ricoprire elementi dello scenario, o ogni volta che il gioco invia, sul sito Tearaway.me, lo schema di un papercraft con cui costruire i personaggi che abbiamo appena fotografato.
Poi c'è tutto il contorno ludico, che ci chiede di tamburellare sul retro della console per far saltare Iota, oppure di trasportarlo in punta di dito attraverso un mare di lava. O ancora di far schizzare i nemici da ogni parte con il nostro indice.
Anche il Gameplay di Tearaway sembra costruirsi poco a poco, livello dopo livello. Nei primi momenti Iota non ha neppure la forza di saltare, ma impara ad “usare il tasto X” dopo una bella sessione in cui le pelli di tamburo, stuzzicate dai nostri polpastrelli, lo mandano su per aria. Più avanti, rotolando fra gli ingranaggi di un vecchio mulino, il nostro protagonista imparerà ad appallottolarsi, per infilarsi nei buchi più impensati o sbalzare le “cartacce” (così si chiamano i nemici) che lo bombardano dall'alto di un paio di trampoli. Anche i (rari) combattimenti, insomma, si condiscono in fretta con nuovi elementi, in un titolo che non conosce mai una fase di stanca.

Attraversare le ambientazioni alla ricerca dei molti collectible, quindi, si trasforma ben presto nell'urgenza di un videogiocatore entusiasmato dalle mille trovate del titolo. Mentre gli scenari si fanno progressivamente più aperti, si moltiplicano gli angoli segreti e le zone nascoste, dove fare incetta di coriandoli: questi servono per acquistare decorazioni con cui personalizzare il protagonista o, a volte, gli elementi di gioco. Gli strani personaggi che popolano il mondo di carta ci chiedono di tanto in tanto di appiccicargli addosso adesivi e toppe, per renderli ora più spaventosi, ora più eleganti. In certi casi dovremo invece ritagliare alcuni oggetti su dei fogli colorati, per costruire zucche, corone, guanti. Tratteggiando forme semplici con l'uso del touchscreen potremo dar sfogo alla nostra creatività, e vedere come il mondo cambierà sulla base delle nostre prodezze artistiche. Il grigio Colle Forca potrebbe essere ravvivato da una nevicata di cristalli dalle venature porpora, o da una pioggia di foglie ancora verdi, a seconda di quello che avrete disegnato.
Consegnarvi questi ambienti malleabili, in qualche modo plasmati anche dal vostro passaggio, è l'ultimo degli spericolati virtuosismi di Tearaway, che nelle prime ore di gioco fa già innamorare, e lascia di stucco per l'incantevole semplicità con cui sconvolge i canoni del genere.

Tearaway Intriso di una bellezza semplice e pulita, Tearaway è il gioiello più lucente della line-up PlayStation Vita. Come fu per Little Big Planet, l'avventura di Iota cerca in ogni maniera di allontanarsi dalle soluzioni tradizionali, soprattutto a livello di stile ed atmosfere: lo fa costruendo un mondo di carta e cartone, fatto di angoli e pieghe e origami, che il giocatore stesso contribuisce a colorare e rendere vivo. In questa maniera si ravviva anche un gameplay tutto sommato regolare, per fortuna attentissimo a sfruttare in maniera originale e creativa le qualità della console portatile (fra piattaforme da spostare con le dita e tamburi da suonare picchiettando sul touchpad). Nelle prime ore di gioco Tearaway non si ferma mai, mettendoci di fronte sempre nuovi colori, personaggi, modelli, ispirazioni. Se l'avventura si manterrà su questi ritmi, quello che avremo di fronte sarà un nuovo e vibrante capolavoro.

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