A scuola con Minecraft, un libro che tutti dovrebbero leggere

Abbiamo intervistato per voi Andrea Benassi, autore del libro A scuola con Minecraft, opera che tutti quanti dovrebbero leggere.

A scuola con Minecraft, un libro che tutti dovrebbero leggere
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Xbox 360
  • PS3
  • iPhone
  • iPad
  • PSVita
  • Wii U
  • Pc
  • Xbox One
  • Alla ricerca di modi sempre nuovi per promuovere tanto il gioco "consapevole" quanto il valore del gaming come prezioso strumento culturale, abbiamo accolto con grande entusiasmo l'uscita di un libro come "A scuola con Minecraft". D'altronde volume, edito da Giunti Scuola a cura di Andrea Benassi, ci è quasi parso un miracolo: un testo nato e concepito in Italia che propone un metodo di insegnamento del tutto innovativo basato proprio sui mattoncini più famosi del mondo videoludico. Dopo averlo letteralmente divorato, abbiamo quindi deciso di contattare immediatamente l'autore per scambiare quattro chiacchiere su questo nuovo modo di unire didattica e gaming. A proposito, qui potrete trovare la nostra recensione di Minecraft Dungeons.

    Minecraft come strumento didattico

    Everyeye.it: Come è nato questo progetto e, soprattutto, quando è venuta l'idea di utilizzare Minecraft come strumento didattico?

    Andrea Benassi: Quando ho scoperto Minecraft (era il 2013), già da diversi anni stavo utilizzando i mondi digitali nella didattica. Come ad esempio "edMondo", un mondo virtuale sviluppato appositamente da Indire per la scuola. In un certo senso, Minecraft era una versione semplificata di alcune applicazioni che esistevano già. Anche troppo semplificata, tanto che pensai: "Perchè dovrei utilizzare Minecraft se ci sono altre applicazioni che fanno più cose e che sono molto più realistiche dal punto di vista grafico?".

    Vedendo giocare alcuni bambini, capii il perchè: proprio per la sua semplicità, i più piccoli riuscivano a fare cose con Minecraft che non sarebbero riusciti a fare con applicazioni più complesse. Paradossalmente (ma neanche troppo), più il programma è semplice e più i bambini riescono a fare cose complesse. Restava da capire se queste cose che i bambini facevano in Minecraft avessero una qualche valenza didattica. Anzi di più: se si potesse usare Minecraft nella didattica scolastica, come supporto in materie come matematica, scienze, geografia, e così via. L'unico modo per capire se fosse realmente possibile era quello di sperimentarlo in classe con i docenti. Per cui abbiamo avviato nel 2018 un percorso di formazione e sperimentazione che, ad oggi, ha coinvolto più di 1000 docenti di tutta Italia, con i loro studenti di scuole primarie e secondarie. Questo percorso, chiamato "MineClass", mette a disposizione dei docenti delle linee guida, delle tracce di attività, dei videotutorial. Insomma, tutto quello che secondo me è necessario al docente per approcciarsi ad una didattica basata su un videogioco come Minecraft.

    Everyeye.it:Nel libro si pone spesso l'accento sull'importanza di collegarsi a un mondo "multigiocatore": potresti spiegare meglio questo concetto?

    Andrea Benassi: Come molti altri videogiochi, Minecraft permette ai giocatori di collegarsi a un mondo di gioco condiviso attraverso la rete. Questo permette agli studenti di lavorare insieme, di collaborare alla realizzazione di qualcosa.

    In un certo senso, il mondo di gioco di Minecraft diventa un "laboratorio", un luogo dove incontrarsi non solo e non tanto per comunicare, ma soprattutto per fare. Un po' come succede nelle aule laboratorio scolastiche. E questo è particolarmente interessante soprattutto in tempi di pandemia: gli studenti e i docenti da casa possono collegarsi a un mondo di Minecraft, che diventa quindi una "classe virtuale" a tutti gli effetti, incentrata sul fare.

    Everyeye.it: C'è un capitolo che abbiamo trovato particolarmente interessante, tutto dedicato alla matematica. Cosa lega questa disciplina, spesso e malvolentieri considerato uno spauracchio per tante scolare e scolari, a Minecraft?

    Andrea Benassi: Minecraft è un "mondo a cubetti", come dice anche il sottotitolo del libro. Tutto quello che si vede in Minecraft è fatto di cubetti, tutti della stessa misura, che vengono usati come mattoncini per costruire qualsiasi genere di cosa, un po' come il Lego. Costruire in Minecraft significa quindi "addizionare" e "sottrarre" cubetti.

    Quindi, in prima istanza, si parla di aritmetica. Ma facciamo un esempio: una delle tracce di attività proposte nel libro prevede che i bambini ricostruiscano in Minecraft la loro scuola. Per farlo, dovranno uscire a fare le misurazioni, acquisire familiarità con alcune tecniche di calcolo, riportare in scala le misure effettuate, fare delle approssimazioni, e tutto questo prima ancora di usare il gioco!

    Everyeye.it: Il libro è pensato anche e soprattutto per gli insegnanti, e per i genitori invece?

    Andrea Benassi: Si, il libro si rivolge soprattutto agli insegnanti, perché è incentrato sull'utilizzo di Minecraft a scuola. Ma credo possa risultare interessante anche ai genitori, che spesso considerano i videogiochi solo una perdita di tempo. Potrebbe aiutarli a capire che videogiochi come Minecraft non sono solo un passatempo.

    Di fatto, anche quando non lo usano a scuola con l'insegnante, i bambini che giocano in Minecraft stanno "imparando": la costruzione di una casa o di un sistema di difesa contro delle creature ostili sono tentativi di rappresentare una parte di mondo e, attraverso prove ed errori, li aiutano a costruire dei modelli mentali corretti, utili a capire come funzionano le cose.

    Everyeye.it: Pensi che in questo momento di DAD e, in generale, non semplice per la scuola, Minecraft possa risultare ancora più utile del normale?

    Andrea Benassi: Penso proprio di sì. Come dicevo, un mondo di gioco condiviso può essere un luogo dove incontrarsi per fare attività insieme, il tutto senza doversi preoccupare del distanziamento. È una battuta, ovviamente, ma neanche troppo. Voglio dire, in questi mesi mi è capitato spesso di incontrarmi con delle classi in un loro mondo Minecraft condiviso, e mi faceva sempre un certo effetto stare lì, fianco a fianco con altre 20 persone, a fare attività insieme.

    Everyeye.it: Secondo te esistono altri giochi così utili per l'insegnamento?

    Andrea Benassi: Sicuramente ce ne sono, e con alcuni abbiamo fatto delle sperimentazioni in passato. Ad esempio con World of Warcraft, che si è rivelato uno strumento efficace per lo sviluppo di competenze di team working (a proposito, qui potrete leggere il nostro approfondimento del nuovo update di Shadowlands di World of Warcraft).

    Ma credo che i videogiochi di tipo "sandbox" come Minecraft abbiano una marcia in più grazie alla loro flessibilità: possono adattarsi con molta più facilità agli obiettivi didattici più disparati.

    Everyeye.it: Ci siamo emozionati, lo confessiamo, quando abbiamo letto la parte riguardante la "città ideale", perché ci è sembrato quasi un richiamo diretto a quel meraviglioso concetto del nostro Umanesimo prima e Rinascimento poi.

    Andrea Benassi: Beh, progettare e costruire la città ideale, per un bambino, significa doversi porre delle domande: "Perchè una comunità di persone decide di riunirsi in una città? Quali sono i bisogni di una comunità? E come si esplicitano questi bisogni?". Ma anche: "Come potrei migliorare la mia città?", immaginandone una versione migliore. Quello che più conta, in questo caso, è che la costruzione in Minecraft ti costringe, in un certo senso, a dare una risposta a tutte queste domande.

    Everyeye.it: Forse possiamo immaginare già la risposta, ma vogliamo comunque farti quest'ultima domanda. Cosa sei solito rispondere quando senti dire "I videogiochi sono solo una perdita di tempo per di più diseducativa?".

    Andrea Benassi: Posso dire che i videogiochi sono in buona compagnia: qualche decennio fa era la televisione ad essere sotto accusa e nell'800 erano i romanzi ad essere accusati di "distogliere dalla realtà". Insomma tutti i nuovi media, all'inizio, ricevono questo trattamento. Si tratta di capire, ancora una volta, che un medium in sé non è né buono né cattivo. Tutto dipende dall'uso che se ne fa.

    Che voto dai a: Minecraft

    Media Voto Utenti
    Voti: 209
    7.8
    nd