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Call of Duty Black Ops Cold War: Predax vola oltre trenta kill

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Predax, pro player di Call of Duty e primo al mondo a infrangere il record di oltre trenta kill in Cold War.

intervista Call of Duty Black Ops Cold War: Predax vola oltre trenta kill
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  • Call of Duty Black Ops Cold War sta ufficialmente per debuttare. Intanto, il titolo firmato dai ragazzi di Treyarch ha già messo a referto il primo, grande risultato: la beta multiplayer, che ha tenuto gli appassionati impegnati per ben due weekend nelle sue differenti declinazioni, ha infatti raggiunto un risultato storico, risultando la Beta più scaricata di sempre nell'intera storia del franchise.

    A proposito di traguardi storici, abbiamo avuto il grande piacere di scambiare due chiacchiere con Nicholas "Predax" Sestito, uno che di record se ne intende. Pro player di Call of Duty di lungo corso molto conosciuto sulla scena nazionale ora in forza ai Mkers (potete approfondire la storia dei Mkers nel nostro speciale dedicato), ci ha svelato un po' di curiosità riguardo alla sua carriera e al suo grande amore per l'FPS di Activision.

    Non solo, visto che di primati si sta parlando, Predax è stato il primo al mondo (e nel primo giorno di beta PC) a infrangere la soglia delle trenta kill consecutive su Black Ops Cold War. Ecco cosa ci ha raccontato.

    Due chiacchiere con Predax

    Una domanda, per rompere il ghiaccio, ti va di presentarti ai lettori?
    Mi chiamo Nicholas, in gioco sono Predax, ho ventuno anni e sono conosciuto nella community di Call of Duty da ormai 7-8 anni. Ho iniziato da piccolino a giocare, quasi da subito a fare competitive, e negli anni sono riuscito ad affermarmi a livello nazionale.

    Al di fuori di CoD studio all'Università, Sicurezza Informatica. Mi tengo attivo in entrambe le cose, diciamo che ciò che faccio principalmente durante il giorno è studiare, allenarmi a CoD con il team e andare in palestra.

    Quanto tempo dedichi all'allenamento e quanto tempo ti rimane per fare altro, sopratutto giocare "for fun"?
    Dipende dalle situazioni, nel senso che magari mi collego un'oretta prima dell'allenamento, mi riscaldo, gioco tranquillo mentre poi tutto il resto (il 90-95 % del tempo che mi rimane) lo dedico alla competizione con il mio team che non è solamente giocare, ovviamente, ma il review delle mappe e tutto quello che serve per migliorare competitivamente.

    Invece, l'attività da streamer?
    Io sono Twitch partner da ormai tre annetti, quindi essenzialmente ho affiancato gli allenamenti e i tornei con Twitch, quindi ho semplicemente quando mi alleno e quando ho i tornei streammo, poi capita ogni tanto di streammare for fun. Da quest'anno ho intenzione di modificare un po' l'approccio che ho avuto sino ad ora. Nel senso, voglio continuare ciò che ho sempre fatto però voglio dedicare un po' più di tempo per crearmi una fanbase o comunque qualcosa che possa restare anche dopo che mi sarò ritirato dalle scene. Trovare un modo per restare nell'ambiente e ovviamente continuare a divertirmi.

    Volevo proprio chiederti questo: se dal punto di vista professionale ti piacerebbe continuare a restare nell'ambiente, da allenatore, analyst, caster o da streamer.

    Penso, appunto, che sia ancora molto presto per pensarci, soprattutto per pensare a come si evolverà in futuro. Però vedermi come caster non so, non sono un amante delle telecamere puntate addosso. Strano da dire, visto che streammo, però non è una cosa che mi mette proprio a mio agio.

    L'idea è quella di diventare uno streamer e cercare di essere un pilastro importante nella scena di CoD nazionale, non solo competitiva. Il mio obbiettivo principale è essenzialmente questo; poi ovviamente nel tempo succederà altro, ci saranno mille variabili per il futuro.

    Come dicevi, sei un veterano della scena competitiva di CoD: quali sono state le pietre miliari della tua esperienza nel corso degli anni e come è avvenuto poi il passaggio alla tua attuale squadra, i Mkers?

    Sono ormai molti anni che competo. Sono stato in tantissime organizzazioni e fatto moltissimi tornei. Ho dimostrato in una LAN (era forse il 2015, in Black Ops III) contro un altro team in loser bracket di saperci fare, così mi sono affermato: trenta kill. Diciamo che da quella partita mi sono fatto notare. Poi ci sono stati ovviamente alti e bassi, ho vinto - penso - il 95% dei tornei nazionali. Poi un altro traguardo importante è stato vincere un torneo europeo con un mio vecchio team, quello rimane tutt'ora il mio apice al di fuori dell'Italia.

    I programmi con i Mkers, adesso? Cosa avete in programma di affrontare? Ho visto che hanno svelato le Scouting Series per dare un'opportunità ai giocatori delle serie minori di farsi notare e magari trovare un contratto nella League.

    Essenzialmente la Challenger di base funzionerà come l'anno scorso (tornei a ogni weekend e Pro Points in palio per scalare il ranking). Poi hanno aggiunto due novità: una è quella che dicevi, la Scouting Series, che è sicuramente innovativo e l'altra è la Challenger Elite che a me piace tanto ed è una sorta di mini Pro League che viene organizzata ogni tot di mesi nel corso dell'anno. Il nostro obbiettivo come Mkers è quello di fare il meglio possibile e per me sarebbe davvero bello riuscire a entrare nella Challenger Elite senza però che questo diventi un'ossessione.

    Penso che i Mkers, sin dall'inizio, ci abbiano fornito tutti gli strumenti e il personale adatto per metterci nelle condizioni migliori per giocare al meglio delle nostre possibilità, grazie anche al mental coach e a un coach dedicato. Quindi sono cose che molte altre persone che non possono contare su un'organizzazione, non hanno a disposizione. Bisogna avere un obbiettivo, certo, però questo non deve diventare un'ossessione. L'obbiettivo deve essere quello di migliorarsi sempre, giorno dopo giorno.

    Hai trovato un salto di qualità passando ai Mkers? Sempre rapportato alla scena competitiva nazionale.
    A livello di organizzazione i Mkers ci supportano molto più da vicino. Come dicevo ci ha fornito uno staff che ci segue e che ci aiuta moltissimo, soprattutto su CoD.

    Hai parlato prima del fatto che non deve diventare un'ossessione. Come lo vedi l'esport in Italia ora e soprattutto: hai avuto problemi a dirlo ai genitori o a far capire cosa stavi facendo?
    Per l'esport in Italia, ti posso parlare per esperienza personale. Siamo indubbiamente indietro rispetto agli altri paesi, ci stiamo lentamente evolvendo mentre ormai altrove è già affermato da molti anni. Per quanto riguarda CoD è stato strano, perché ci sono stati degli anni in cui tramite l'aiuto di PG sono state fatte delle LAN eccezionali a livello di qualità ma ci sono stati anche anni bui in cui non c'è stata una vera organizzazione definita. Quindi CoD in Italia non è più come prima. Quello che penso di CoD competitivamente e a livello community, è che la community appare tossica e credo questo sia un peccato, perché CoD è il gioco che in Italia ha forse il maggiore potenziale dal punto di vista competitivo. Mi ricordo che quando vincemmo la finale del torneo europeo feci il record di views in Italia su CoD che era qualcosa come 3.800 persone. Per il competitivo era tantissimo all'epoca.

    Per quanto riguarda i miei genitori ovviamente è stato difficilissimo all'inizio, io mi arrabbiavo molto con loro ma crescendo alla fine ho capito che mi rimproveravano per il mio bene. Se un genitore non capisce o non conosce bene il settore giustamente si chiede "perché mio figlio spende così tanto tempo davanti a una console o a un PC?".

    Poi quando ho iniziato a vincere e quando hanno visto che c'era qualcosa di più dietro alla mia passione, sono diventati loro i miei primi fan. Per loro la cosa più importante è che vada bene a scuola o all'università.
    Ora è tutto a posto, però sai, essendo un settore ancora in piena fase di sviluppo, non tutti lo conoscono bene e lo guardano con sospetto.

    Credo che, quando in Italia si potrà parlare di professionalità vera e propria, uno dei ruoli principali delle org sarà anche quello di tenere i contatti con i genitori dei ragazzi e spiegare loro cosa si va a fare. Ad esempio i Mkers hanno mental coach, personal trainer...quindi credo che sia una delle attività principali di un'organizzazione quella di tenere i contatti con i genitori.

    Parlami un po' del record che hai infranto durante la beta di Black Ops Cold War.
    Il record non è semplicissimo. Su ogni CoD c'è questa streak, che è la Nuke, che sui Black Ops è di 30 kill di fila e sono riuscito a farlo alla terza partita su PC. Non è stato difficilissimo, almeno per me, però la difficoltà è che giocando a un gioco nuovo, su mappe nuove, con meccaniche diverse, la difficoltà sta nell'adattarsi al gioco in maniera rapida e veloce. Una gran bella soddisfazione, perché volevo farcela, volevo essere il primo ed è stato bello.

    Come ti stai preparando all'uscita del nuovo capitolo allora?
    I Black Ops sono i miei preferiti. Io al momento, oltre a non vedere l'ora di giocare, mi sto preparando semplicemente giochicchiando un po' a Warzone. Rispetto al precedente capitolo che non mi è piaciuto, quando ho provato la beta di Cold War ho ritrovato il feeling e la voglia di giocare, che avevo perso con il precedente capitolo.

    Warzone, invece? Lo vedi come un semplice passatempo o c'è qualcosa di più?
    Ho avuto una relazione strana con Warzone. Quest'anno CoD, competitivamente, passa su PC. Inizialmente su PlayStation Warzone non mi è piaciuto, però scaricandolo e giocando su PC l'ho trovato completamente diverso.

    Quindi ci sto giocando, mi diverto ma come passatempo. Vorrei utilizzarlo come materiale da stream ma credo di esser arrivato un po' tardi. Per il lato competitivo, secondo me i battle royale non sono competitivi. Ci sono troppi fattori che possono influenzare la vittoria di un team.

    A proposito di competitivo, immagino tu abbia seguito la League. Come ti sembra sia andata, al di là della situazione sanitaria globale che ha stravolto i piani di tutti? Ti pare possa essere un modello sostenibile per una futura scena europea?
    Parto dal presupposto che il sistema della League di ora mi piace e non mi piace. Capisco che abbiano inserito il franchising che sicuramente aiuta a livello di sponsor ma dall'altro lato non mi è piaciuto perché è un sistema chiuso. Negli anni precedenti c'era sempre la possibilità di arrivare in Pro League partendo dalle serie minori, conquistarsi un posto nel campionato principale. Ora hanno fatto la Challenger Elite che potrebbe essere una buona alternativa. Per quanto riguarda la viewership della CoD League, mi pare che a livello di spettatori sia andata davvero bene.

    Un'ultima domanda: che consiglio puoi dare ai giocatori che vorrebbero migliorarsi o comunque tentare la via competitiva?
    Tentare con la via competitiva non è mai facile, perché ci sono tantissime difficoltà nell'affermarsi, nel poter giocare con gente sempre più brava. L'obbiettivo è sempre quello di migliorarsi. Serve, poi, tantissimo tempo, serve tantissima pazienza, perché le cose non arriveranno subito e serve tanta dedizione nell'imparare il gioco sia a livello teorico e applicare la teoria a livello pratico. Serve esperienza e serve la testa, la cosa più importante di tutte. Come ho detto prima non esagerare, perché c'è il concreto rischio del burnout. Bisogna saper bilanciare tutto, perché far diventare un'ossessione una cosa a cui si punta, poi spesso si ha il risultato opposto. Le chiavi sono il tempo, la pazienza, la dedizione e un'attenzione sotto il profilo mentale e fisico.

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