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Conosciamo Tommaso Gavioli, coach della Morning Stars AKademy

Abbiamo avuto l'opportunità di conoscere meglio Tommaso "JoYnt" Gavioli, coach della Samsung Morning Stars AKademy.

intervista Conosciamo Tommaso Gavioli, coach della Morning Stars AKademy
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Abbiamo avuto l'opportunità di intervistare Tommaso Gavioli, coach della Samsung Morning Stars AKademy, nuova realtà messa in piedi dall'organizzazione bergamasca di cui vi abbiamo già parlato e che è andato ad affiancare il team Blue per quanto concerne l'hero shooter targato Blizzard. La formazione, composta da Luca "Luke" Castelluccia, Gabriele "Amaranth" Munaò, Akseli "Akke" Helenius, Lucas "Lukstar" Sorensen, Magnus "Doggo" Johannesen, Jacob "Flabajack" Tomkinson ed Escudo ha disputato un campionato di Open Division più che dignitoso, pur non qualificandosi per i Playoff. Ora al coach e ai ragazzi non resta altro da fare che rimboccarsi le maniche e lavorare per la prossima stagione competitiva che sicuramente li vedrà protagonisti e, perché no, cercare di raggiungere i "fratelli maggiori" ai Contenders.

    Due chiacchiere con Tommaso Gavioli

    Ciao Tommaso, ti va di presentarti ai nostri lettori?
    Ciao a tutti lettori di Everyeye, sono Tommaso Gavioli in arte "joYnt", ho 23 anni e sono di Milano. Attualmente sono l'Head Coach del team AKademy di Overwatch dei Morningstars.

    Come ti sei formato come giocatore? Quando non era ancora diventata la tua professione.
    Quando i miei genitori mi regalarono il primo PC avevo 15 anni, fino ad allora non avevo quasi mai giocato su altre piattaforme, mai avuto una PlayStation (per intenderci). All'epoca non sapevo nulla di esport e mai avrei immaginato che sarebbe diventato il mio lavoro e la mia passione. Il primo FPS fu proprio Call of Duty, passavo tante ore a nerdare con i miei amici online, un giorno dei ragazzi in un server mi videro giocare, sorpresi dalla facilità con cui riuscivo a shottarli, mi chiesero di far un salto nel loro team (al tempo si chiamavano clan) e poi da lì è storia.
    Ho iniziato a passare da un team/multigaming all'altra: eXplosion Esports, Audere Semper, ProMultigamingPlayers, Next Gaming e tanti altri fino ad arrivare ad Atrax, durante tutti questi anni, ho partecipato attivamente al competitive di CoD a livello italiano anche off-line (con tanto di lans annuali per intenderci), a livello europeo solo strettamente on-line.

    Su quali titoli ti piace passare il tempo al di fuori del "lavoro"?
    Se devo essere sincero non sono un tipo che passa ore su altri giochi nonostante ormai Overwatch sia il mio lavoro. Piuttosto preferisco guardarmi una serie tv o uno streaming di qualche player di Overwatch o vod di match importanti. Però devo dire che ho provato questo nuovo Call of Duty nella modalità Battle Royale e non nascondo che molto probabilmente inizierò a giocarci come passatempo.

    Come hai conosciuto Overwatch e in che modo hai iniziato a muovere i primi passi con il titolo Blizzard? Prima di sicuro devi aver passato un bel po' di ore su altri FPS. Che difficoltà hai incontrato passando da un titolo all'altro?
    Al tempo facevo parte del team Atrax, era inizio 2015 quando si iniziò a parlare di un FPS che avrebbe rivoluzionato tutto il mondo esport, uno dei primi che mi parlò di Overwatch fu proprio Streamiii, che anche lui al tempo militava negli Atrax. La prima volta che provai Overwatch fu ad una LAN a Brescia nel dicembre 2015, grazie al Merlo. Dopo di che mi arrivò la closed beta durante la terza ondata, ma devo dire che forse per pigrizia, forse anche per problemi miei personali non sfruttai molto quell'anteprima, per provarlo prima di tutti.

    Oltre a questo anche i primi mesi furono abbastanza difficili per me, non riuscivo a trovare un senso a molte cose nel gioco, io che ero sempre stato abituato alla semplicità di Call Of Duty ovvero sparare agli avversari e basta. Per questo motivo, decisi di lasciar perdere eroi che richiedessero questa tipologia di skill e puntai sui support, proprio perché era qualcosa di assolutamente innovativo per me. Ultimate, cooldown per me che ero un giocatore di FPS puro non sapevo per nulla cosa fossero, non ho mai giocato ai MOBA, e Overwatch è stato per me qualcosa di rivoluzionario.

    Quando hai deciso di intraprendere il lungo percorso verso il professionismo? È stata una scelta oppure è venuto in modo - per così dire - naturale?
    Diciamo che negli ultimi anni in cui ho giocato a Call Of Duty ho raggiunto degli ottimi risultati, per quanto la community fosse piccola, nella transizione tra CoD e Overwatch, ho avuto modo di interfacciarmi con varie realtà italiane che mi han fatto lavorare nel settore, una di questo fu proprio PG Esport, lavorai come caster per Counter Strike, anche alla Games Week. Oltre a questo Atrax mi fece interfacciare con tutto il mondo che Ak Informatica stava costruendo in Italia, e lavorai anche con loro. Tutto questo per dire che: prima di decidere che questa era la mia strada, ho potuto vivere una serie di situazioni e raggiungere determinati obbiettivi che mi han permesso di capire che questo è il settore in cui voglio lavorare e crescere sotto il profilo professionale.
    Inoltre, ho avuto la fortuna di entrare a tutti gli effetti per 4 mesi nel team Epok, sostituendo Pow3r nel ruolo di main support. Con i ragazzi sono riuscito a imparare tantissimo e soprattutto di come si vive in un team a livello professionistico. Ma ricordo nel mese in cui si giocava tutti in Gaming House quanto fosse frustrante, perché all'interno del team ero uno dei player che doveva lavorare di più e maturare. Ogni sera tornavo a casa ripensando a tutto quello che avevo imparato e al lavoro che avrei dovuto affrontare il giorno dopo.

    Come è maturata la decisione di passare dall'altra parte della barricata, ovvero allenare?
    Ho iniziato a prendere confidenza con il coaching alla fine del 2016, quindi anche quando giocavo con il team Epok, continuavo a seguire i giocatori in qualità di coach. Credo che la decisione di diventarlo a tutti gli effetti sia dovuta alla mia passione per la comunicazione e nell'insegnare qualcosa che un tempo, magari, era stato un problema pure per me. Durante gli anni del liceo e anche in seguito davo ripetizioni a ragazzi poco più giovani ed è sempre stato qualcosa che mi appagava molto, insomma alla fine ho unito le mie due passioni. Dopo l'esperienza con il team Epok, decisi di dedicarmi completamente alla mia carriera da coach e analyst.

    I tuoi genitori e la famiglia come l'hanno presa? Ti sostengono sempre senza riserve?
    Fortunatamente ho dei genitori fantastici che sono sempre stati i primi a sostenere le mie passioni. Certo, all'inizio senza reali e concreti risultati è stato faticoso ma una volta raggiunti, è stato tutto molto più facile. Sicuramente ha aiutato l'aver spiegato loro nel dettaglio che cosa sia il settore, di quanto io sia cambiato grazie a tutto questo, dal punto di vista dell'utilizzo del cervello e anche della comunicazione. Da quella in-game ovviamente si arriva a quella di tutti i giorni.

    Come ti prepari mentalmente e fisicamente a una partita? Cosa consigli ai ragazzi prima dei match?
    Mangio leggero, un paio di caffè o una bevanda energetica per il focus mentale, mezz'oretta di riscaldamento (come minimo) training bot/ranked, ma sopratutto cercare di svuotare la mente da ogni problema esterno che non faccia parte del gioco. Essere concentrati al 110% su quello che si sta facendo, senza pensare a problematiche con amici/fidanzati/parenti ecc, in quel momento c'è solo il match da giocare, nient'altro.

    Ora alleni un gruppo appena formato di ragazzi che giocano la loro prima stagione di Open Division: come li "guidi"? E, soprattutto, com'è passare molto tempo con loro?
    Cerco di aiutarli in tutti modi, non solo durante le ore di lavoro in-game o quando facciamo vod-review, ma anche fuori da tutto questo, se hanno problemi esterni a Overwatch, bisogna tenere conto che sono tutti molto giovani e spesso problematiche che devono affrontare tutti i giorni, anche io alla loro età le ho dovute affrontare, quindi prendo anche questa parte come "attività di coaching".

    I ragazzi sono tutti molto sereni e simpatici, non c'è quasi mai clima di tossicità e nonostante i match persi, siamo tornati più carichi che mai e stiamo lavorando sodo per cercare di migliorare giorno dopo giorno!

    Un'ultima domanda, ormai di rito: dove possono seguirti i nostri lettori?
    Mi potete seguire su Twitch, su Facebook, e su Instagram.

    Grazie per il tuo tempo Tommaso, buon lavoro

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