Dreams: l'arte secondo Kareem Ettouney, l'uomo dei sogni di Media Molecule

Durante il nostro tour negli studi del team inglese, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l'art director di Dreams.

intervista Dreams: l'arte secondo Kareem Ettouney, l'uomo dei sogni di Media Molecule
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  • Nel team di Media Molecule, l'art director Kareem Ettouney è chiamato dai suoi colleghi "il filosofo". Il motivo è presto detto: più che un semplice software, per lui Dreams è la concretizzazione di un'ideologia. La volontà di rendere l'arte un diritto collettivo, non più alla portata solo di pochi eletti. Nel nuovo progetto dello studio inglese, Kareem vede infatti un universo di possibilità, non un semplice profitto. Durante il nostro studio tour in quel di Guildford, abbiamo avuto il piacere di incontrarlo, stringergli la mano ed intervistarlo, scoprendo così una personalità straordinaria, gentile, affabile ed estremamente comunicativa. Kareem sorride costantemente, esprime con gli occhi tutta la sua straripante passione: da artista qual è, quando parla continua imperterrito a gesticolare, a pennellare l'aria con le dita, come se fosse una tavolozza in cui materializza le sue visioni. E poi ci ipnotizza, con i gesti e con le parole, trasportandoci all'interno del suo sogno.

    L'uomo dei sogni

    Everyeye.it: Tu sei un creativo, nato in una famiglia in cui proliferava l'arte in ogni sua forma. Secondo te, quanto l'inclinazione artistica di un individuo è influenzata dall'ambiente in cui nasce, e quanto è invece parte integrante di se stesso?
    Kareem Ettouney: Gran bella domanda! Io credo che la creatività sia un diritto umano. Come respirare. Non è solo un dono che posseggono specifiche persone. L'esempio è riscontrabile nei bambini. Se dai loro in mano fogli e pastelli, nessuno dirà "io non ho talento". Ed anzi inizieranno a disegnare. La convinzione di non possedere particolari abilità è invece tipica degli adulti: siccome pensano che la vita sia breve, decidono di essere il più pratici possibili.

    Il tempo è un problema, occorre pagare le bollette ed accumulare denaro. Come risultato, si concentrano su ciò in cui sono più o meno capaci, in modo tale da far fruttare le loro risorse, senza focalizzarsi davvero su quello che erano soliti amare da bambini. E quindi inventiamo nomi, etichette, lavori, ci cristallizziamo solamente nelle cose in cui siamo bravi. E sotto certi aspetti diventiamo più tristi.

    Da bambini, invece, partiamo nel migliore dei modi, senza pensare a quello che siamo in grado di fare. È un po' come il linguaggio: basta apprendere sin da giovanissimi le prime parole per cominciare poi ad elaborare frasi più complesse. Nessuno dirà: "non sono talentuoso abbastanza da parlare, e quindi mi limiterò ad emettere suoni a caso". Tutti impareranno invece a dialogare, perché è un diritto umano: se non sai comunicare, non riesci ad esprimere te stesso. Solo alcune persone diventano poeti e scrittori, questo è vero, ma tutti imparano a parlare.

    La creatività segue i medesimi principi. In fondo, la creatività non è altro che un insieme di elementi, colori, suoni e contorni che vengono messi insieme in un modo gradevole o spiacevole: è un'altra forma di linguaggio. Ed anzi, è una forma ancora più antica della lingua, perché i suoni e le pitture sono antecedenti alla parola. È per questo che la creatività fa parte dell'essenza umana, ed è davvero un peccato che sia diventata quasi elitaria. Dovrebbe appartenere a chiunque.

    Everyeye.it: Dreams cerca di rendere democratica l'arte, perché permette a tutti di produrre opere di ogni tipo. Credi che questo software sia un esempio delle potenzialità uniche e distintive del videogioco come forma d'arte?
    Kareem Ettouney: Sì, assolutamente sì. Tutto ciò che noi di Media Molecule facciamo è raggruppare in un unico sistema tutti gli strumenti che compongono un videogioco, per poi renderli poi fruibili a tutti. Se prendi un gioco qualsiasi, e analizzi il software che lo costituisce, noterai che ci sono tanti elementi legati all'assemblaggio della musica, dei modelli 3D, delle cinematiche, e che sono tutti inseriti all'interno di differenti tool.

    Quando trovi tutti questi elementi racchiusi in un unico ecosistema, automaticamente incrementi il tuo interesse verso il prodotto, perché diviene ovviamente più accessibile. Facciamo un esempio: poniamo caso che io sia un musicista, e componga un particolare beat, e poi mi accorga che manca qualcosa, magari la presenza di uno scoiattolo saltellante. In questo caso, non dovrò fare altro che andare nel motore di ricerca di Dreams, digitare la parola "scoiattolo", trovare quello che la community ha messo a disposizione, estrapolarlo ed inserirlo nella mia composizione. Offrendo un universo di possibilità a tutti, aumentano di conseguenza le probabilità che una vasta fetta di pubblico si interessi a questa forma d'arte.

    Everyeye.it: In gioventù, i tuoi modelli di riferimento sono stati artisti come Bill Sienkiewicz e Frank Frazetta. Cosa hai imparato da loro?
    Kareem Ettouney: Frank Frazetta è stato il padre della fantasy art. Lui ha reinventato l'immaginario eroico. Ha creato degli eroi e li ha catapultati in panorami fantastici e pianeti alieni, popolati da draghi e dinosauri.

    Frazetta

    Rubens

    Ma quello che Frazetta possedeva, e che lo differenziava da tanti altri artisti del suo calibro, erano gli echi delle opere di Rubens e Tintoretto: una sensibilità elevatissima. Anche se la materia delle sue opere era piuttosto tipificata, Frazetta riusciva a caratterizzare un genere così concettualmente semplice con una classe stilistica straordinaria. Bill Sienkiewicz ha invece oltrepassato i confini del concetto di "illustrazione" nei fumetti. Se in una pagina possiamo assistere a disegni tradizionali in stile Marvel, nella pagina successiva scopriamo tratti che assomigliano a quelli di Klimt. L'impatto è straniante.

    Sienkiewicz

    Klimt

    Entrambi questi artisti mi hanno colpito perché sono stati ambedue iconici nei loro rispettivi campi ed hanno donato ai loro medium una dimensione nuova e più profonda.

    Everyeye.it: Architettura, pittura, fumetti: le tue influenze artistiche sono eterogenee. Quanto c'è di te in Dreams? E quale obiettivo cerchi di raggiungere con questo software?
    Kareem Ettouney: Come hai giustamente detto, io sono estremamente interessato all'architettura. Ed anche all'anatomia. In Italia avete avuto un genio come Michelangelo che aveva la stessa passione per un'organica composizione del corpo umano. Per quanto io ami Frazetta e Sienkiewicz, nessuno ha mai raggiunto lo stesso livello di Michelangelo. In Dreams io posso spaziare tra questi miei interessi, senza alcun vincolo.

    La capacità di questo nostro software consiste nella possibilità di coltivare in un'unica soluzione diverse forme d'arte che io adoro. Posso iniziare a realizzare una struttura architettonica anche se non ho ben chiaro in mente cosa delineare, per vedere dove mi porta l'ispirazione, oppure modellare una scultura tridimensionale per fare in modo che assomigli ad un dipinto, sfumandone i contorni e privandola di quella rigidità solida che molto spesso accompagna le composizioni in 3D. In Dreams c'è molto di me stesso perché ho cercato di spingermi oltre i miei confini. Creare un software che mi permettesse di andare al di là dei limiti della mia fantasia. E spero che tutto questo valga anche per altri sognatori.

    Everyeye.it: Qual è la tua creazione in Dreams di cui vai più fiero?
    Kareem Ettouney: Non l'ho ancora creata. Ho speso molto tempo in Dreams perfezionando i tool, realizzando opere senza alcuno scopo preciso, anche soltanto per assaggiare il gusto della creazione, lasciando correre la mia immaginazione e perdendomi nel mondo dei sogni.

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