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FIFA 21: incontriamo Prinsipe alla vigilia delle finali dell'EU Qualifier

Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Daniele “Prinsipe” Paolucci, fenomeno del Team Mkers.

intervista FIFA 21: incontriamo Prinsipe alla vigilia delle finali dell'EU Qualifier
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  • Daniele "Prinsipe" Paolucci è un talento cristallino esploso nel 2017, dopo la vittoria all'Europeo, e sempre confermatosi ad alti livelli nel corso degli ultimi quattro anni. Senza contare il fatto che, unico altro italiano assieme a Reynor, è un atleta ufficiale Red Bull. L'uscita di FIFA 21 (per saperne di più ecco la recensione di FIFA 21) sembra avergli dato una spinta in più e tanta fame di vittorie. Questo, per sua stessa ammissione, è infatti il suo miglior inizio di stagione di sempre. In effetti, Prinsipe ha raggiunto subito la vetta della scena competitiva continentale, piazzandosi nella Top 6 su PS4.

    Questo weekend, in occasione della fase finale del primo European Qualifier, l'ormai coriaceo campione del team Mkers si giocherà le sue chance di vittoria - pur partendo dal loser bracket - proprio contro gli altri cinque avversari europei qualificati, tra cui spicca il compagno nel team Mkers, lo svedese Oliboli, e un altro italiano: Cosimo Guarnieri. Noi, pochi giorni fa, abbiamo potuto scambiare quattro chiacchiere con Prinsipe. Un'intervista che tocca molti, importanti temi: dall'evoluzione futura di FIFA e della sua scena competitiva, alla preparazione pre-evento sino al fondamentale ruolo di supporto giocato dai Mkers per la sua carriera. Ecco cosa ci ha raccontato.

    FIFA e dintorni, con Prinsipe

    Ciao Prinsipe, sono passati ormai un paio d'anni da quando ci siamo sentiti l'ultima volta. All'epoca eri ancora un fresco campione europeo di FIFA, eri entrato a far parte della scuderia Red Bull e i Mkers avevano scommesso sul tuo futuro. Una domanda di rito, forse scontata, ma che di scontato ha ben poco: come stai? Come ti senti, ora, dopo così tanti anni al top?
    Mi sento bene, come se avessi appena iniziato, in realtà. Spero e credo di poter fare e dare ancora tanto. Dal punto di vista esportivo non mi sento ancora soddisfatto e realizzato. Mi piacerebbe portare a casa qualche altro titolo, cercare di vincere qualcos'altro e di migliorarmi costantemente come giocatore e non solo, anche fuori dal lato prettamente "player" con il mio team, i Mkers.

    Bisogna migliorarsi anno per anno, non solo a livello esport ma anche al di fuori ovviamente. Speriamo che questo anno possa essere un buon punto di partenza per fare tanto altro di bello. Sono ancora abbastanza giovane, anche se ci sono molti ragazzi che ormai sono più giovani di me, ma credo di poter ancora dire la mia.

    Dall'alto della tua esperienza, com'è la scena competitiva italiana ora? Cosa significa essere un giocatore professionista a tempo pieno nel nostro Paese? È cambiato qualcosa rispetto al recente passato?
    Da quando ho iniziato, con FIFA 17 e il team Mkers, è iniziata veramente la mia carriera di pro player. Ormai son passati quasi cinque anni, da allora è cambiato davvero tanto. Adesso ad esempio ci sono molti più team, c'è molto più interesse rispetto a prima. Un tempo c'erano tante persone che giocavano, sì, ma io ero uno dei pochi che riusciva ad avere l'opportunità di giocare a livello competitivo. Adesso tanti ragazzi mi seguono e mi guardano durante i tornei e mi scrivono perché vorrebbero provarci e migliorarsi sempre più.

    Il fatto che da FIFA 17 sia cambiato tantissimo lo dimostra anche il fatto che siamo in più di qualche italiano che riesce a fare ottimi risultati nei tornei. Con il tempo ci stiamo davvero migliorando e sono sicuro che, continuando così, non potrà che portare ottime cose.

    In Italia, secondo te, è meglio puntare più sull'esposizione social e sullo streaming per crescere e farsi conoscere? O è davvero possibile raggiungere la popolarità come "atleta esport"?

    Diciamo che sicuramente aiuta. Se sei forte a livello mediatico hai ovviamente più possibilità di esser conosciuto e riconosciuto. È vero però anche che, se sei molto forte a livello di gioco, prima o poi la gente comunque arriva a conoscerti. Io sono del parere che un pro player debba comunque sempre dar seguito alla propria attività a livello social o, comunque, deve essere forte anche sotto questo punto di vista. Più sei forte a livello social, più hai opportunità. Pensate, ad esempio, agli sponsor e ad altre occasioni. Quindi credo sia importante per un player avere tutte queste cose.

    Si parla quasi di un "secondo lavoro", in pratica.
    Sì, anche perché se giochi solo e non hai i social, in molti purtroppo non sanno a che eventi partecipi e non ti possono seguire o guardare l'evento. Quindi è assolutamente fondamentale avere i social e curarli nel modo giusto.

    Le tue considerazioni su FIFA 21. Sappiamo che non tutte le edizioni ti sono state "favorevoli", a causa di modifiche e piccoli aggiustamenti al gameplay che, però, possono avere un impatto devastante nel modo di interpretare le partite.
    Credo che questo sia un anno di transizione. Ovviamente sono uscite le nuove console, è uscita la PS5, però è il cosiddetto "anno di mezzo". Quando escono giochi di questo tipo a cavallo tra le generazioni di console è sempre un gioco molto particolare. Ha alcune meccaniche simili rispetto allo scorso anno, ci sono dei miglioramenti, anche se l'unico problema è che rilasciano troppe patch. Continuando a cambiare il gioco in corsa cambia anche il modo di giocare. Certo, da un lato è una cosa positiva, perché se ci sono dei problemi è giusto che vengano migliorati, ma dall'altra per i player è un po' complicato. Di settimana in settimana cambia molto.

    Ora siamo alla quinta o sesta patch in quasi due mesi. FIFA 21 è un buon gioco - ovviamente con i suoi problemi - però stanno lavorando bene, perché cercano costantemente di migliorarlo. Speriamo che nei prossimi anni possa arrivare anche un cambio sostanziale, perché ormai da due o tre anni il gioco è sostanzialmente lo stesso.

    Secondo te EA subirà dei contraccolpi a causa della polemica sui diritti d'immagine scatenata da calciatori e procuratori? I pro player potranno essere indotti a lasciare per passare ad altro?
    Che i pro player si defilino dalla scena per questo motivo non lo credo possibile. Magari, se parliamo di calciatori, ci sarà qualcuno che di sicuro si informerà meglio sugli accordi relativi ai diritti di immagine e magari nascerà qualche disputa su questo, ma credo che tutto si risolverà, senza grossi problemi.

    Senza entrare nella polemica tra FIFA e PES: cosa pensi della nascita di un campionato nazionale come quello della eSerie A?
    Io penso che sia veramente bello, visto che era una cosa che in Italia ancora mancava. è un campionato importante, perché prima di tutto migliora anche il livello dei giocatori. Se abbiamo un campionato di livello alto, dove tanti italiani possono giocare e possono allenarsi, questo aiuta molto a migliorarsi come giocatori a tutto tondo.

    Per quanto riguarda FIFA/PES, c'è sempre stato questo dualismo quindi non credo che questo modificherà gli equilibri in futuro. C'è chi preferisce uno o l'altro, poi saranno comunque gli sponsor a decidere dove giocare. Noi pro player quello che vogliamo è cercare di avere un campionato ottimo, dove migliorarsi e ambire a fare tornei più importanti a livello internazionale.

    NDR: Ricordiamo che i Mkers hanno recentemente stretto un'importante partnership con la Roma, proprio per creare una squadra che non solo possa partecipare alla eFootball League, ma anche alla eSerieA TIM.

    Come la vedi la scena competitiva di FIFA in questo momento? Cosa cambieresti? Trovi che abbia bisogno di una svecchiata?
    Quest'anno è cambiato abbastanza per via del Coronavirus, quindi è un po' particolare; è praticamente impossibile organizzare qualsiasi cosa. Quest'anno hanno diviso tutto per continenti, hanno preso i migliori qui in Europa e organizzato il torneo che ho giocato un paio di settimane fa, le cui fasi finali tra i migliori sei giocatori europei, sono previste proprio questa domenica.
    Magari il prossimo anno cambierà qualcosa, ma in questo momento il meglio che possono fare lo stanno facendo, ovvero tornei online dove si qualificano un tot di persone. Altro, allo stato attuale, non è possibile fare purtroppo.

    Riguardo, proprio al competitivo: complimenti per esserti qualificato alla fase finale delle Global Series. Come ti sembra di aver performato in questi mesi e cosa ti aspetti per il torneo?

    Mi sento pronto. Mi sono allenato tanto, anche grazie ai Mkers e assieme ai miei compagni di squadra, perché siamo qualificati in due, io e Oliboli. Due Mkers su sei partecipanti è davvero un grande risultato per il team, anche se ovviamente giochiamo singolarmente. Quindi, anche grazie a loro sono partito davvero bene. Nella mia carriera non ho mai iniziato bene l'anno competitivo, almeno, mai come quest'anno. Mi sento bene per il torneo, vediamo comunque, perché stiamo parlando dei sei migliori d'Europa. Non sarà facile vincerlo, però ovviamente cercherò di dare il massimo. Per quanto riguarda la stagione competitiva, come ho detto, ho iniziato bene.

    Come si dice: chi bene inizia è già a metà dell'opera, no? Speriamo di poter continuare così, perché questo torneo mi potrebbe portare ai playoff che ci saranno alla fine dell'anno.

    Non è un punto d'arrivo il torneo di domenica, ma un punto di partenza per arrivare se non primo, almeno nelle prime cinque posizioni del ranking. Tra l'altro, forse, i playoff si giocheranno dal vivo. Per i mondiali invece non sappiamo ancora nulla, ma anche quelli dovrebbero esser dal vivo, ma dipende sempre dalla situazione Coronavirus. Però, comunque, vediamo di arrivarci tra i primi.

    Hai modificato il tuo modus operandi nel corso delle varie edizioni? Sotto il profilo della preparazione fisica, vediamo che ti alleni spesso in palestra. Quale supporto può dare - e quale supporto ti dà - un'organizzazione come quella dei Mkers?

    Sicuramente i Mkers sono forse la migliore organizzazione in tal senso. Per quanto riguarda fisico e mente, continuo ad allenarmi, ma meno rispetto a prima a causa del fatto che le palestre sono chiuse purtroppo in questo momento. A livello mentale, invece, è l'esperienza che aiuta molto. So bene come funziona il gioco, so come muovermi. I Mkers mi danno la possibilità di allenarmi con giocatori molto forti, mi da la possibilità anche di parlare e confrontarmi con un mental coach, quindi sì, sono seguito in tutto e per tutto: per qualunque tipo di problema posso rivolgermi a loro. Ci sono sempre, per qualsiasi esigenza e necessità. Soprattutto, alleviano la parte di gestione, che mi consente di pensare e concentrarmi sul torneo e sul gioco, così riesco a gestire al meglio il mio tempo.

    Temi qualche giocatore in particolare o ti senti sicuro del percorso fatto sino a questo momento?
    Al momento siamo tutti allo stesso livello, alla fine. Questo di domenica è il primo torneo, quindi è solo l'inizio. Non temo nessuno. Credo che il mio compagno di squadra sia molto forte. L'unico problema è che io e Oliboli iniziamo il torneo nel loser bracket, quindi siamo già nel tabellone dei perdenti.

    Basta una sola sconfitta e siamo fuori diretti. Invece, quelli che sono nel winner bracket siano i favoriti, perché possono permettersi di perdere una partita e quindi sono leggermente più tranquilli a livello di stress. Per noi, quindi vuol dire vincere tutte le partite per forza.

    Che consiglio puoi dare ai giocatori che vorrebbero migliorarsi o comunque tentare la via competitiva?
    Quello che consiglio sempre anche a chi mi guarda in streaming è quello di guardare tante live e video. Io ho sempre migliorato non solo giocando ma anche e soprattutto guardando gli altri. Quindi, se avete la passione, se vi piace il competitivo, guardate video e streaming di qualunque pro, vi può aiutare a capire il loro modo di giocare per poi cercare di replicarlo in game. Questa, secondo me, è la prima cosa che vi può permettere di migliorare. Dopodiché, ovviamente, serve molta costanza e allenamento. Deve, però, essere una passione; bisogna giocare per divertimento. Poi, se ci sarà il talento e la costanza, magari col tempo diventerà anche una professione.
    Non bisogna avere l'ossessione di avere tutto e subito, bisogna provare. L'importante è sempre giocare per divertirsi.

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