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Fordzilla: conosciamo KuroLily, capitano della squadra italiana

Abbiamo chiacchierato a lungo con KuroLily, capitano della squadra italiana di Fordzilla. Ecco cosa ci ha raccontato.

intervista Fordzilla: conosciamo KuroLily, capitano della squadra italiana
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Fordzilla è un nome che, ormai, molti appassionati di sim racing hanno imparato a conoscere. Noi ne abbiamo parlato più volte, negli scorsi mesi, analizzando il debutto del colosso automobilistico Ford nel mondo del gaming e dell'esport. Una scommessa, come abbiamo visto nello speciale sul progetto Fordzilla, portata su due fronti intimamente connessi tra loro: da un lato la fondazione della propria scuderia competitiva, dall'altro la conquista di un tipo di pubblico tradizionalmente difficile, lontanissimo dai vecchi metodi comunicativi.

Il progetto, a dispetto della situazione sanitaria globale e dell'assenza di eventi live che ne ha compromesso il percorso, continua comunque pian piano a crescere. Ford e Fordzilla hanno grandi programmi per il 2021, come ci ha raccontato KuroLily, capitana e testimonial della squadra italiana.
La variety streamer più conosciuta e apprezzata dello Stivale ci ha svelato la genesi del progetto, la sua maturazione e le ambizioni per l'anno prossimo, quando finalmente dovrebbe avvenire il tanto atteso salto di qualità. Lasciamo dunque la parola a Sara "KuroLily" Stefanizzi, ringraziandola per la chiacchierata.

KuroLily, capitano della squadra italiana

Come è esploso l'amore per il gaming e lo streaming?
Il mio amore per il gaming risale a tanti anni fa. Le prime volte in cui mi sono approcciata a un videogioco è stato quando ero davvero molto piccola. C'era mio cugino che era più grande di me che giocava a Prince of Persia su DOS. Rompevo le scatole a mia mamma perché volevo a tutti i costi vedere mio cugino giocare, mi piaceva. Quello è stato il mio primo approccio con un videogioco.

Poi, l'amore è scattato un bel po' dopo, con il Game Boy. Era più un hobby all'inizio. Ci giocavo con i bambini della via, ci scambiavamo le cartucce. La passione vera e propria, invece, è arrivata quando avevo nove anni, quando feci una testa così a mio padre perché mi regalasse un PC. Lui riuscì a recuperarmelo e con quello iniziai a giocare ad Age of Empires, Monkey Island. Ecco, con la saga di Monkey Island (iniziai con il terzo capitolo, per motivi generazionali) e con Broken Sword II è sbocciata la mia passione per le avventure grafiche. Me le sono giocate tutte, anche in inglese.
Tra l'altro devo proprio ai videogiochi la mia conoscenza della lingua. Comunque, è stato proprio con le avventure grafiche che sono passata dal considerare il gaming un semplice hobby al dire "wow, voglio fare questo per tutta la vita". Da questa epifania, poi, sono iniziate ad arrivare le prime console; la PS1 la inaugurai con Final Fantasy VIII...e da quel momento non mi sono più fermata. Credo che la mia esperienza da quel momento in poi sia simile a quella degli altri gamer.

Come percepisci la cultura del gaming, in Italia? Sicuramente traspare dalle tue live o anche dall'accoglienza del programma House of Esports.
Credo che in Italia siamo ancora un po' indietro. Abbiamo delle squadre forti e abbiamo dei giocatori altrettanto forti, però è solo negli ultimi anni che si è iniziato ad avere il concetto di "pro player" nel senso professionale del termine. Qualche anno fa noi videogiocatori eravamo ancora quelli che stavamo seduti a non far niente tutto il giorno, secondo l'immaginario collettivo. Quelli rimproverati sempre dai genitori, rei di perdere solo tempo. è un problema culturale, in Italia, perché i genitori dei ragazzini promettenti quando iniziano a giocare comunque cercano in tutti i modi di farli smettere. Il problema è che per diventare dei pro player bisogna allenarsi tante ore e, se non lo fai non ci riesci.

Comunque, facendo House of Esports ho visto molte famiglie e genitori che invece supportano e seguono i figli. Basta vedere Reynor: suo padre lo supporta in tutto e per tutto, lo segue, cerca di dargli un modello che sia salutare ed equilibrato. Tra l'altro, essendo già il papà un videogiocatore, ha permesso di dare un modello sano al figlio, lasciandolo peraltro allenare per spiccare nel competitive. Quel ragazzo è un portento; sarebbe stato un talento sprecato. Chissà quanti talenti abbiamo in Italia e non lo sapremo mai, perché i genitori tendono a sedare la loro voglia di giocare. In realtà va semplicemente incanalata nel modo giusto. In House of Eports ho però proprio percepito questa distanza che c'è tra le diverse generazioni, per quanto riguarda i videogiochi.

Parlami di Fordzilla: come è nato il progetto, come sei riuscita a farne parte?
Il progetto è nato principalmente per dare voce a Ford sul competitive per quanto riguarda i sim racing; ci sono molte case automobilistiche e non che si stanno creando i propri team competitivi, basti pensare anche al calcio. Quindi, di base, è nata come una squadra esport pensata per promuovere Ford. La cosa bella di Fordzilla è stata che hanno voluto aggiungere persone che avessero diverse skill, diverse abilità. Ad esempio, io sono stata coinvolta nel 2019 in occasione della MGW, in cui abbiamo organizzato questo torneo dove facevamo sfidare le persone che si presentavano al nostro stand, dando l'opportunità ai più forti di entrare in squadra. Infatti, poi, tre di quei ragazzi li abbiamo reclutati.

La cosa interessante è che io mi occupo di gaming a tutto tondo, ma non mi sono mai occupata di simulatori di guida, quindi all'inizio quando sono stata scelta ho pensato "per quale motivo vorranno me?" poi mi è stato spiegato che ogni capitano avrebbe avuto diverse abilità. La mia era quella dell'esser più PR, social media manager, quindi mi sarei potuta occupare delle live coi nostri ragazzi e in più dare esposizione al progetto per quanto riguarda i social e le piattaforme.

Per farti un altro esempio, noi abbiamo il capitano spagnolo, José, che è un ex pro player di sim racing. Quindi ogni volta che abbiamo bisogno di consigli tecnici andiamo subito a chiedere a lui. Il capitano francese, invece, è un doppiatore molto famoso: ha dato la voce a Spider Man, a Sora di Kingdom Hearts. Il bello è quindi che tutti noi abbiamo abilità diverse e riusciamo a interfacciarci molto bene.

Quindi il progetto è nato in modo un po' diverso rispetto ad altri team competitivi; un modo innovativo e ben pensato, proprio perché ha unito diverse persone con diverse capacità in grado di coprire tutti i campi. I team hanno bisogno di farsi notare e avere visibilità e se non si hanno oggi anche quelle skill non si può emergere.
La gente, riportando tutto al progetto, potrebbe chiedersi cosa c'entri io con i simulatori di guida, però io servo proprio da "collante social". Di base il mio è più un lavoro da PR manager della squadra, mi occupo di dare esposizione sul lato social. Poi, ovviamente, ho partecipato anche a qualche gara, ma preferisco lasciar correre loro e fare il tifo. Il mio contributo poi è anche nel commentary, perché spesso mi capita anche di fare il commento delle gare, però non essendo "tecnica" la butto un po' sul divertente. Chiaro, vengo affiancata da uno speaker tecnico e io faccio il commento più divertente.

Il processo di selezione ha portato alla creazione di un team piuttosto corposo: come supporti i ragazzi in qualità di "tutor"? Inoltre, in cosa si sostanzia il supporto di Ford a questo punto del progetto?
A questo punto il supporto è, prima di tutto, economico perché molti sono veri e propri pro player, quindi sono giustamente stipendiati. Ci hanno fornito di tutte le divise, l'abbigliamento; quindi a livello di branding siamo molto riconoscibili; poi Ford si occupa anche di darci tutte le grafiche di cui abbiamo bisogno. Poi, per la parte organizzativa delle manifestazioni.

Purtroppo quest'anno avevamo in previsione di fare tantissime cose che sono saltate. Avevamo tre o quattro eventi che avremmo dovuto roganizzare sparsi durante l'anno, anche molto importanti. Purtroppo, per il problema Covid non c'è stato modo, ed era difficile poterle fare online, perché si trattava di eventi con auto reali. Lo scoglio del Covid ha complicato ovviamente tutto. Ora stiamo cercando di rimediare per l'anno prossimo; il supporto di Ford è stato fondamentale comunque in occasione della GamesCom di Colonia, quando abbiamo svelato al mondo la prima racing car virtuale di Ford.

Questo progetto è stato davvero incredibile, non stavo più nella pelle; è iniziato tutto così: l'anno scorso noi capitani siamo stati in Germania, nella sede dove progettano design e auto; il bello è che poi abbiamo iniziato a progettare un auto. I progettisti chiedevano a noi le nostre idee, ciò che avremmo voluto inserire nell'auto, il design e così via.

Il progetto poi si è concretizzato grazie al coinvolgimento della community ed è una cosa davvero avveniristica, perché non solo si è tirata in mezzo la community e gli appassionati, ma quest'auto verrà creata davvero. È una cosa che nessuno ha mai fatto; progettare un'auto per un videogioco (tra l'altro fatto attraverso il voto del pubblico da casa) e portarla nella realtà. Il progetto è meraviglioso, sono molto orgogliosa (e gasata!).

Avete in previsione di organizzare eventi dedicati anche qui in Italia? Ovviamente Covid permettendo, quando si potrà live, ma al momento in streaming...
Assolutamente sì. Come ti dicevo ci eravamo già mossi, però l'anno ci è saltato per le ragioni di cui parlavamo prima. Quello su cui siamo ora concentrati è di organizzare e ripartire l'anno prossimo, anche per quanto riguarda i reclutamenti. Io ora, ad esempio, ho un solo pro player italiano, Gianmarco Fiduci che è molto forte su RaceRoom a livello mondiale.

Però lui è stato reclutato da poco, perché tramite la MGW come ti dicevo prima, abbiamo reclutato più persone appassionate. Abbiamo dei ragazzi molto forti, è innegabile, però in Italia in questo momento ci manca lo step successivo: ci mancano i pro player. A parte Gianmarco, noi ci stiamo muovendo proprio in tal senso, organizzando tornei per reclutare. Saranno ovviamente reclutamenti super selettivi, prenderemo solo giocatori che faranno la differenza. Se le troviamo e non hanno ancora un team, le porte sono aperte. Noi dalla nostra abbiamo la forza di Ford, che si supporta sempre tantissimo, sia dal punto di vista organizzativo ma anche manageriale ed economico. Quindi, anche persone che hanno già un team potrebbero comunque essere interessate ad entrare nella nostra squadra. Quello su cui vogliamo concentrarci l'anno prossimo è vincere. Perché nel 2019 è partito il progetto e in questi due anni ci siamo concentrati più a farlo conoscere e ora che è più conosciuto vogliamo alzare l'asticella e avere piloti forti per vincere. Molti altri team delle altri nazioni di Fordzilla li hanno già. Ad esempio il team Francia è già molto forte, però siamo un team europeo alla fine. Quindi vogliamo esser tutti forti e io, essendo super competitiva non voglio certo rimanere indietro! Farò del mio meglio per trovare i piloti più forti.

Pensi che l'esport abbia possibilità di svilupparsi con iniziative della community, stile bottom up, oppure la decisione di ciò che può esser "esport" arriverà sempre e comunque da iniziative top down, ovvero sotto impulso di publisher e aziende come Ford che puntano con grossi investimenti?
Secondo me non per forza. Certo, c'è bisogno di un investimento da parte delle grandi case per quanto riguarda l'organizzazione di un torneo, però anche in fiere o in altri contesti si può cercare di organizzare dei piccoli tornei amichevoli. è proprio nei tornei amichevoli che spesso si scoprono i talenti più interessanti.

Quindi è possibile che un domani ci sia anche uno sviluppo dell'esport più accessibile, perché molte persone magari hanno la capacità ma non hanno i mezzi per riuscire a esser notati o poter arrivare a grandi manifestazioni. La mia speranza è che l'esport si possa sviluppare sempre più anche in Italia come sta avvenendo in altre parti del mondo. In questi ultimi anni sta iniziando fortunatamente a svilupparsi e a nascere qualcosa.

Fordzilla è l'esempio lampante di tutto ciò. Speriamo che la soluzione sia la prima, ovvero che diventi accessibile per tutti e che riesca a raggiungere più persone, perché al momento l'esport sembra un circuito chiuso. Ciò di cui c'è bisogno è il ritorno degli eventi live. Se l'anno prossimo si potrà ricominciare a organizzare fiere ed eventi, la gente non vedrà l'ora di partecipare agli eventi dal vivo e stare assieme. Ora ne abbiamo ancor più bisogno.