Game Happens: il festival impossibile, intervista a Marina Rossi

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Marina Rossi, l'organizzatrice di Game Happens, un evento unico nel panorama italiano e internazionale

intervista Game Happens: il festival impossibile, intervista a Marina Rossi
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Il 25 maggio si sarebbe dovuta inaugurare la quinta edizione di Game Happens, il festival di game design che negli ultimi quattro anni ha portato a Genova alcune delle personalità più interessanti e innovative della scena videoludica internazionale. L'edizione di quest'anno, intitolata "Urban Geographies" e dedicata al rapporto tra game design e urbanistica, tra città reali e città digitali, è stata purtroppo cancellata per l'impossibilità di trovare una copertura finanziaria adeguata per un evento che fa dell'internazionalità uno dei suoi punti cardine. La notizia è ancora più triste data l'unicità dell'offerta di Game Happens nel panorama italiano: se abbondano per appassionati, studiosi e sviluppatori le occasioni di incontro e la possibilità di far conoscere il proprio lavoro, la convention genovese era l'unica nella quale venisse posta esplicitamente l'attenzione sulle potenzialità culturali, espressive e innovative del videogioco. Si tratta, per gli appassionati ma ancor di più per chi fa del videogioco il proprio mestiere, di una perdita irreparabile, segno che il valore culturale di questo medium è ancora ben lungi dall'essere compreso e valorizzato. Game Happens: Urban Geographies non ha trovato spazio nella città reale, nel mondo di cemento, ma un piccolo spazio oggi lo avrà sulle nostre pagine digitali, attraverso le parole di Marina Rossi, organizzatrice di Game Happens dalla sua prima edizione.

Intervista a Marina Rossi

Everyeye.it: Game Happens 2018 è stato cancellato per mancanza di fondi. Ci potresti raccontare quali sono le sfide da affrontare nell'organizzare e curare un festival internazionale con ospiti di primo piano come è stato Game Happens in questi anni, e quali difficoltà avete affrontato quest'anno nel tentativo di reperire i fondi necessari?

Marina Rossi: Game Happens è un festival dedicato al valore culturale, sociale e politico dei giochi. Le sfide per noi sono legate alla percezione del mezzo. Per questo organizziamo spazi di curatela: per dare visibilità a titoli che mettono in discussione l'idea tradizionale di videogioco, e mostrano le diversità che oggi troviamo nel settore. Vogliamo alimentare dei canali di discussione soprattutto con quelle persone che ricercano esperienze artistico-culturali in altre industrie creative, ma che non sono ancora entrate in contatto con le potenzialità espressive dei giochi indipendenti.
Non essendo un evento commerciale, abbiamo sempre incontrato difficoltà a trovare supporto economico e quindi tutto il discorso di curatela passa purtroppo in secondo piano. Già lo scorso anno non abbiamo raggiunto la quota necessaria per finanziare due giorni di evento, ma potevamo contare su dei fondi associativi residui che, di conseguenza, quest'anno sono venuti a mancare rendendo necessaria la cancellazione dell'edizione 2018, che sarebbe stata la quinta.

Sappiamo che grazie al festival, negli anni, sono nate numerose collaborazioni professionali, perché a volte basta mettere nella stessa stanza le persone giuste per dare il via a nuovi progetti. Non abbiamo mai avuto però un'offerta formale orientata al business e questo - sommato al fatto che non abbiamo grandi numeri di affluenza - ci rende poco appetibili agli stakeholder del settore che vogliono investire per avere un ritorno economico o di visibilità. Ne siamo consapevoli e, proprio per questo motivo, quest'anno abbiamo dedicato risorse mirate a cercare altri interlocutori che potessero supportare l'evento per il capitale sociale generato. Tuttavia, per chi sostiene la cultura, il più delle volte i videogiochi restano ancora un settore oscuro su cui non sembra il caso di investire, creando quindi un circolo vizioso che alimenta una percezione del mezzo alterata e che rende la nostra sfida iniziale sempre più difficile.


Everyeye.it: Quest'anno Game Happens era dedicato al rapporto tra architettura e videogioco. Perché avete scelto questo tema?

Marina Rossi: Siamo da sempre interessati alla contaminazione tra gli spazi digitali e quelli di cemento e mattone. Già nel 2015 abbiamo avuto tra gli ospiti Lena Mech che ha portato un intervento sul ruolo degli urban game come motore di coinvolgimento per la cittadinanza attiva. Sempre nello stesso anno, abbiamo organizzato anche una tavola rotonda intitolata Playful Skylines dove game designer e architetti hanno condiviso riflessioni sul rapporto tra le due discipline, mettendo in relazione le necessità dell'urbanistica con i punti di forza degli spazi digitali interattivi. Quest'anno siamo riusciti a mettere insieme un programma che, attraverso la conferenza e i giochi selezionati per lo showcase, potesse offrire diversi punti di vista: da giochi come Bruturb (dove l'architettura brutalista è protagonista assoluta dell'esplorazione), fino a Levedad (dove attraverso le lunghe esposizioni fotografiche si assiste alle mutazioni della città), ma anche titoli come Before I Forget, dove il tema della demenza precoce si fonde con una riflessione sulle barriere architettoniche.


Everyeye.it: Dopo l'annuncio della cancellazione avete pubblicato il documento curatoriale, il progetto dell'intero festival. Ci racconteresti qualcosa di questo progetto e degli ospiti che avete invitato?

Marina Rossi: Per ogni nuovo progetto iniziamo sempre da una prima bozza in cui stiliamo i valori e gli obiettivi, in modo da avere una base comune al team da condividere con i collaboratori esterni, gli ospiti, i potenziali sponsor. Via via che il lavoro procede, rivediamo il documento e lo aggiorniamo con le novità confermate. Quando abbiamo annunciato la cancellazione del l'edizione, avevamo già prodotto un documento curatoriale di 73 pagine in cui ogni contenuto del festival veniva presentato e analizzato secondo la chiave di lettura del tema di quest'anno. Ci è sembrato del tutto naturale, a quel punto, condividerlo con la comunità di persone che ci segue e che ci ha sempre supportato. Un po' come se fosse un regalo, ma anche per rendere pubblici e concreti gli sforzi del team che ha silenziosamente lavorato per oltre sei mesi senza retribuzione.

Per quanto riguarda gli ospiti, Maddalena Grattarola, coordinatrice della conferenza, è entrata in contatto con Konstantinos Dimopoulos, game urbanist che progetta città virtuali e che ha recentemente lanciato il progetto Virtual Cities, un'enciclopedia illustrata dedicata alle più interessanti città videoludiche. Siamo partite da lì per stilare un programma che potesse affrontare la costruzione dei mondi virtuali non solo da un punto di vista strettamente architettonico, ma evidenziandone anche le implicazioni sociali come per il talk di Kate Edwards, veterana dell'industria che si occupa di strategie di localizzazione culturale dei giochi, e quello di Jess Haskins dedicato alle scelte politiche che si fanno (consapevolmente o meno) quando si progetta un mondo. Abbiamo anche coinvolto Darren Anderson, autore del libro Imaginary Cities, e Gareth Damian Martin curatore della rivista Heterotopias e autore del libro fotografico The Continuous City.


Everyeye.it: Quali sono i vostri progetti per il futuro? C'è ancora spazio per Game Happens a Genova e in Italia?

Marina Rossi: Non credo ci sia mai stato spazio per Game Happens a Genova (né, in generale, in Italia). Abbiamo faticosamente lottato per ricavare un angolo in cui mostrare ciò in cui crediamo: l'associazione è qui per restare, ma probabilmente la formula del festival dovrà cambiare. Se dovessimo prendere come metafora le fasi dell'elaborazione del lutto, direi che stiamo uscendo dalla depressione adesso: per esempio, abbiamo ricevuto molti messaggi di supporto a cui non abbiamo avuto ancora la forza di rispondere. Stiamo però entrando nella fase di accettazione e da lì proseguiremo con una ricostruzione per il futuro, che sicuramente passerà da un rinnovo della presenza online di Game Happens, nuovi formati e canali di incontro. Resteranno certamente i valori: l'approccio curatoriale, l'importanza di dare visibilità a voci emarginate, il focus sul valore sociale (e non commerciale), la necessità di avere prezzi accessibili a tutti e di non far pagare gli spazi espositivi per evitare di favorire meccanismi di esclusione su base economica.

Everyeye.it: L'annuncio della cancellazione è stato seguito da grande rammarico e da messaggi di supporto da parte della vostra community. Di questi messaggi di supporto, ce n'è stato qualcuno inaspettato o particolarmente importante per voi?"

Marina Rossi: Uno dei messaggi che personalmente mi ha più colpito è stato il tweet di Holly Gramazio (event director a Now Play This) che ci ha fatto i complimenti per il documento curatoriale. Lo scorso anno abbiamo avuto un bel numero di exhibitor che sono venuti a proprie spese dall'estero (Francia, Svizzera, Scozia, Inghilterra, Olanda, Germania, ma anche Stati Uniti): ogni volta che riceviamo messaggi di supporto da chi ha investito personalmente così tanto in Game Happens è una bella carica di fiducia per tutti noi.
Forse però i messaggi più amari sono stati quelli di chi, sebbene dispiaciuto per il festival, ha sottolineato come la cancellazione di un evento culturale sia fin troppo frequente: le difficoltà organizzative ed economiche rendono qualsiasi edizione riuscita una vittoria contro il sistema. Pertanto, nel momento in cui c'è questa rassegnazione, una sconfitta non fa più rumore e resta una questione privata di messaggi di supporto rivolti all'organizzazione, mentre in realtà dovrebbe diventare oggetto di discussione pubblica e internazionale, proprio perché le difficoltà sono trasversali a tutti i settori culturali in Europa.

Videogiochi Game Happens nel 2018 non si farà, e resta l'amaro in bocca per la perdita di un'edizione che si annunciava ricca di interventi interessanti e che avrebbe affrontato un tema immensamente articolato eppure basilare per il medium videoludico. Ma Game Happens non si ferma: cambierà forma, troverà altri spazi, ma siamo certi che vi ritroveremo i valori, la sensibilità curatoriale e lo spirito transdisciplinare e innovativo che da sempre lo contraddistinguono. A Marina Rossi e a tutto il team di Game Happens vanno i nostri più sentiti complimenti e i nostri migliori auguri per il futuro: speriamo di rivederci molto presto!