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Machete Gaming: conosciamo Sypher, pro player tra le più forti in Europa

Abbiamo potuto scambiare quattro chiacchiere con Sypher, coach del team di Apex Legends di Machete Gaming e tra le giocatrici più forti in Europa.

Machete Gaming: conosciamo Sypher, pro player tra le più forti in Europa
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  • Solo un paio di anni fa partecipammo all'inaugurazione di Machete Gaming, la divisione gaming del collettivo fondato da Salmo, Nitro, Dani Faiv, Slait, Hell Raton e Jack the Smoker. La Crew ha sempre guardato con enorme interesse alle potenzialità del mondo del multimediale, inteso come una nuova via attraverso cui trasmettere e comunicare il proprio messaggio.
    Il debutto nel mondo dello streaming e del gaming è stato, dunque, un passo naturale (qui la nostra intervista a Manuelito, che tornerà in qualità di giudice alla prossima edizione di X-Factor).

    Non solo: Machete Crew ha avuto la lungimiranza di evolversi in una sorta di Crew 3.0 favorendo l'integrazione tra i diversi rami dell'intrattenimento (siano essi gaming, musica ed esport). Un approccio sicuramente mutuato dai collettivi d'Oltreoceano, presenti da tempo sul panorama videoludico con propri membri, ma inedito nel nostro Paese.
    Ora, a distanza di due anni, la Crew ha avviato una collaborazione con McDonald's per creare uno spazio nuovo e inclusivo per le giocatrici, un punto di "aggregazione" privo di barriere, che permetta alle giocatrici di mostrare il proprio talento ed esprimersi liberamente in ogni ambito. La coach del neonato McDelivery GGang Team è Sypher, tra le giocatrici più talentuose del panorama continentale. Noi l'abbiamo intervistata: ecco cosa ci ha raccontato.

    La parola a Sypher

    Everyeye.it: Ciao Chiara, ti va di presentarti, così da rompere il ghiaccio? Sei l'apprezzatissima streamer di casa Machete ma ancor prima di questo "ruolo" sei una delle più talentuose e abili pro player italiane. Ci racconti un po' della tua carriera? Come ti sei avvicinata al gaming, quando ti sei resa conto di esser brava e in che modo hai capito che questa sarebbe potuta essere la tua vita (professionale e non).

    Sypher: Un iniziale avvicinamento al mondo del gaming avvenne grazie a mio fratello: quando ero piccola mi chiedeva di fargli compagnia guardandolo giocare alla PlayStation; si trattava principalmente di giochi in single player ai quali non mi permetteva mai di giocare al suo posto.
    Non potendo prendere parte direttamente all'avventura, il mio interesse era relativamente basso. Il primo vero avvicinamento al mondo del gaming online avvenne diversi anni dopo. Era il 2011, mi trovavo a casa del mio ex ragazzo mentre giocava ad un TPS chiamato "S4 League". Non era la prima volta che vedevo un gioco dove ci si scontrava con altri player a distanza, ma sicuramente era la prima volta che un gioco riuscisse a colpirmi. Attratta dalla personalizzazione, appena tornai a casa lo scaricai e ci giocai tutto il giorno. Dopo una settimana il mio ex mi sfidò in uno scontro 1v1, nel quale vinsi 10-1; se la prese così tanto che non volle più giocare con me.

    Col passare dei mesi, passai dall'essere banalmente attratta da grafica e personalizzazione, al saper apprezzare ed innamorarmi delle meccaniche del gioco. L'essere in grado di confrontarmi e tener testa a player navigati e di esser sempre riuscita a raggiungere gli obiettivi prefissati, mi ha aiutata a realizzare col tempo il fatto di essere una player capace. A causa di dure esperienze familiari non mi sono mai potuta creare l'occasione tale da rendere questa passione una professione, ho sempre dovuto vivere il gaming come un hobby.

    Everyeye.it: Come mai ti sei assestata da un po' su Apex Legends? Cosa ti ha fatto preferire l'hero Battle royale di EA? Meccaniche, gameplay, oppure una diversa sensibilità della community; un ambiente più sano e vivibile rispetto ad altre realtà più tossiche?

    Sypher: Ci sono molteplici ragioni per le quali ho scelto di fermarmi su un titolo come Apex Legends: la principale è sicuramente il gameplay; amo i giochi difficili che richiedono molto movement oltre alla mira ed Apex è un buon compromesso. Oltre alle interessanti meccaniche di gioco, la community di colleghi streamer è abbastanza accogliente, il che rende l'ambiente piacevole da frequentare. Per godere al massimo dell'esperienza che questo titolo può regalare, l'ideale sarebbe giocarlo con altre due persone che si conoscono, in modo tale da poter comunicare e gestire il match con cura - cosa che ho sempre fatto. Non saprei dire come sia la community di player, non avendoci mai realmente parlato.

    Everyeye.it: Sappiamo che alleni un gruppo di talenti che stanno crescendo molto rapidamente. Ti va di presentarcele?

    Sypher: Certo! Le ragazze della GGang sono cinque! Cosa hanno in comune fra loro? La voglia di spaccare tutto. Fra le giocatrici di Apex Legends abbiamo: Aelita, la più giovane e autocritica. Ci mette il cuore in quello che fa e desidera migliorarsi. Morona, ragazza molto determinata, estroversa e capace.
    Fra le giocatrici di COD abbiamo: PanniR, unica player da PAD del team. Solare e sempre con la battuta pronta. Determinata e professionale. GirlB0ngTheory, o come la chiamiamo noi Samy, ragazza molto tranquilla e vanta un atteggiamento spesso molto ottimista.
    Per concludere c'è Kumiho che, sebbene giochi molto ad Apex, non si preclude il fatto di portare molti titoli diversi fra loro.

    Everyeye.it: Come nasce il progetto GG Gang e in che modo si sostanzia la partnership con Mc Donald's?

    Sypher: Il progetto McDelivery GGang nasce da una volontà di McDonald's che trova risposta e supporto da Machete Gaming. L'intento è quello di aiutare a crescere cinque talentuose ragazze tramite formazione individuale e di gruppo. Ciò avviene lavorando sugli errori e valorizzando i punti di forza. Si ambisce a crescere la loro rete di conoscenze, aiutarle a trovare le occasioni dove mettere in mostra le proprie skill e fornendo tutti gli strumenti per un corretto approccio al gaming. Quindi il progetto, oltre al coaching, si manifesta in una serie di eventi organizzati dalla Machete. Uno degli obiettivi finali è quello di abbattere alcuni fra gli stereotipi più comuni dove i ragazzi sono visti come gli unici realmente interessati o capaci di crescere in questo ambiente.

    Everyeye.it: Parliamo, più in generale, della situazione del gaming in Italia. Cosa - e quanto - pensi si debba ancora lavorare per poter far sì che le ragazze possano vivere il gaming senza venire emarginate, prese in giro o fatte oggetto di offese e commenti sessisti?

    Sypher: La figura femminile deve ancora fare molta strada prima di potersi affermare in questo ambiente. Gioco dal 2011 e ho visto e vissuto in prima persona l'evolversi della situazione: laddove un tempo era considerato raro trovare una ragazza e impensabile che potesse essere brava, ora la situazione è migliorata, ma non ancora abbastanza. Oggigiorno non ci si sorprende di trovare alcune player, tuttavia si continua, tendenzialmente, a discriminarle o sottovalutarle. Questa cattiva forma di pensiero va combattuta e non giustificata o minimizzata.

    L'argomento è difficile da affrontare in quanto le persone faticano ad empatizzare la situazione: si concentrano molto sulle proprie esperienze. Il gaming è un posto tanto affascinante quanto toxic; per tutti, nessuno escluso. Determinati comportamenti andrebbero puniti e disincentivati. Uno dei miei obiettivi è far capire che, ahimè troppo spesso, non veniamo insultate per un errore durante un match teso o per una parola di troppo: veniamo insultate perché siamo donne.
    Credo che la radice del problema sia il fatto che venga visto come un ambiente da maschio, sviluppato e curato in quanto tale. Mancano dei modelli di riferimento nel mondo dell'eSport, dove le ragazze possano identificarsi e immedesimarsi, per far crescere le giovani leve con la consapevolezza, radicata, che vedere anche donne pro player si tratti d'assoluta normalità. Le stesse organizzazioni, o team, non sono in grado di dare il giusto valore al player. Personalmente, nella maggioranza dei casi, sono stata contattata - in quanto donna - per essere lanciata come content creator, non come pro player; eppure performavo decisamente meglio di tutti (o quasi) i miei colleghi maschi. Quindi no, non mi sento di attribuire la colpa al player medio; egli è la conseguenza e non la causa. È ora di cambiare...

    Everyeye.it: Conosciamo diverse player che si devono celare dietro a nick "maschili", oppure sono costrette a giocare con il microfono mutato, per non svelare la loro identità segnando, in questo modo, anche le loro ambizioni e le loro possibilità di crescita all'interno di questo mondo. Quanto di questa situazione è da imputare alla forma mentis del gamer medio?

    Credi che chi si occupa di parlare di gaming faccia ancora troppo "poco" per poter educare? I vari report - che ultimamente si stanno moltiplicando - continuano a mostrare un pubblico femminile in costante crescita, entusiasta e avido consumatore di prodotti legati al gaming. Corrisponde a verità o ci troviamo di fronte a una aggregazione di dati statistici che non tengono conto di molte specificità? Inoltre, i dati sono sostanzialmente in contrasto con la realtà di cui facevo cenno nelle precedenti domande. O sbaglio?

    Sypher: Il pubblico femminile è sicuramente in aumento. Mi auguro che questo incremento delle player donna sia un ottimo punto di partenza per poter sdoganare il fatto che il gaming possa tranquillamente essere accessibile a chiunque, a prescindere dal genere. Quel che posso dire è che il mercato del gaming è gigante, e i videogiochi sono di molte tipologie, di conseguenza risulta difficile affermare con certezza dove vi sia un'effettiva grande crescita. Inoltre, l'aumento in sé delle player donne è un dato meramente numerico e non va a cancellare l'atteggiamento nei loro confronti che, purtroppo, ancora rimane tendenzialmente di matrice discriminatoria.

    Everyeye.it: Il videogioco, il gaming in generale, è un mezzo espressivo che per definizione abbatte ogni barriera, permette a chiunque di giocare e divertirsi... ma soprattutto competere allo stesso identico livello visto che non ci sono differenze fisiche. Eppure si parla di innalzare barriere con l'istituzione di campionati femminili.
    Non ti sembra che sia una sorta di apartheid (mi rendo conto della grandezza della parola), una specie di ghettizzazione ulteriore che impedisce l'integrazione? Gli interessi dell'esport sono stati probabilmente troppo toccati dall'esperimento delle Vaevictis Esports per poter pensare che tentativi dello stesso tenore si possano ripetere?

    Sypher: Ho motivo di credere che dar spazio, merito e considerazione alle player differisca dal creare competizioni solo per donne. Sebbene l'intento possa essere positivo, l'idea che traspare è che non siano in grado di gareggiare contro uomini. Il gaming online si basa su riflessi, skill meccanica, tecnica, game sense e conoscenza della mappa. Si tratta di abilità dove la componente fisica non è discriminante, quindi la scelta risulta ingiustificata. L'istituzione di campionati femminili non solo è sbagliata ma ci allontana dal vero obiettivo. Nella mia carriera sono stata allontanata dal mio primo gioco perché accusata di imbrogliare, le persone non riuscivano ad ammettere potessi essere brava. Nel secondo e nel terzo avevo il terrore di utilizzare la chat vocale perché al solo sentire la mia voce gli altri player perdevano la testa. Il problema non è l'incapacità della donna di confrontarsi con un player uomo ma la serie di impedimenti che la scoraggiano anche solo dal provarci, e gli innumerevoli ostacoli da abbattere nel caso decida di farlo. Per cambiare questa forma mentis del player medio, bisogna trattare il problema alla radice: lanciare, cioè, i messaggi giusti.

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