Marvel's Spider-Man: parola a Jacopo Calatroni, la voce di Peter Parker

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il doppiatore italiano che interpreta il protagonista dell'esclusiva PS4 firmata da Insomniac Games.

intervista Marvel's Spider-Man: parola a Jacopo Calatroni, la voce di Peter Parker
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Uno dei tanti meriti di Marvel's Spider-Man risiede sicuramente nella recitazione dei suoi interpreti. Questo vale sì in lingua originale, grazie all'ottimo lavoro svolto da Insomniac Games in fase di regia e di motion capturing, ma non bisogna dimenticare l'ottimo lavoro che Sony ha svolto con l'opera di localizzazione nei Paesi al di fuori di quelli americani e anglosassoni. In particolar modo l'edizione italiana dell'esclusiva PS4, uscita a settembre scorso, vanta un cast di attori di primissimo piano, capaci di donare ai protagonisti del gioco una caratterizzazione sontuosa e credibile. Se già figure come Mary Jane, Martin Li o zia May vantano una recitazione eccelsa, è soprattutto nel dualismo tra Peter e l'Uomo Ragno che viene esercitata la performance attoriale più intensa: tale onere è spettato a Jacopo Calatroni, giovane doppiatore italiano che ha attualmente all'attivo ruoli come Kirishima in My Hero Academia. Di recente abbiamo scambiato qualche chiacchiera con Jacopo: il destino vuole che sia un fan sfegatato dell'arrampicamuri e di tutto il Ragnoverso, ragion per cui ci siamo fatti raccontare cosa significa doppiare il proprio personaggio preferito, oltre a qualche piccolo segreto del mestiere.

    Essere Spider-Man

    Everyeye.it: Sappiamo che tu sei un grande fan di Marvel's Spider-Man. Ci racconti questa tua passione e come hai ottenuto la parte?
    Jacopo Calatroni: Spider-Man è il mio eroe preferito da quando ero piccolo, mi ha accompagnato in tante fasi della mia vita, soprattutto durante la mia adolescenza. Ho persino scritto la mia tesi di laurea su questo personaggio. Sono laureato in scienze dell'Educazione e scrissi una tesi sui supereroi come strumento per conoscersi e accettarsi durante l'adolescenza. Penso che Spider-Man rappresenti un emblema di questa condizione. Ho fatto anche dei cortometraggi, quando frequentavo l'università.

    Persino sulla mia torta nuziale... c'era un funko pop dell'Uomo Ragno al posto dello sposo! E, per finire, ho anche un tatuaggio a tema. È, in definitiva, il mio personaggio preferito in tutto il mondo dell'intrattenimento. La parte l'ho ottenuta, come accade spesso in progetti così grandi, tramite un provino. C'erano altri professionisti in lizza, come me. Devi sapere che, solitamente, non è possibile sapere in anticipo l'oggetto del provino, quindi non avevo idea di star concorrendo per Peter Parker. Ma mi avevano lasciato intendere che sarebbe stato un prodotto che avrei apprezzato molto.

    Dal momento che ho seguito lo sviluppo di Marvel's Spider-Man sin dall'inizio, tramite i canali di comunicazione di Insomniac Games, non ci ho messo molto a fare due più due... ammetto che si è trattato di uno dei provini che ho vissuto con più emozione in assoluto. Ho perso il sonno per una settimana, ero davvero agitato. Mi sono rilassato davvero solo quando ho letto le prime righe, durante il provino: lì mi sono accorto di sentirmi davvero a casa. Poi c'è stata l'attesa, come sempre, ma quando ho saputo di aver vinto mi sono emozionato ancora di più.

    Everyeye.it: Ci racconti come hai lavorato per modellare l'interpretazione di Spider-Man?
    Jacopo Calatroni: Secondo me la sfida più grande è quando interpreti un personaggio che ti piace - e, credimi: è una cosa rara. Spesso, laddove manca la passione, puoi metterci la professionalità per cavartela. Ma quando ami qualcosa così tanto, diventa difficile cogliere l'interpretazione giusta. Ho quindi cercato di arrivare al leggio con una mia idea del personaggio, senza però farmi condizionare da essa.

    Nonostante fossi carico di aspettative, ho voluto prima capire come Insomniac avesse declinato il personaggio, anche perché dai video promozionali non si capiva molto... devo dire che abbiamo lavorato molto bene in squadra. C'erano due fonici, un direttore e il project manager: siccome abbiamo passato tante ore in sala di doppiaggio è venuta a crearsi una bella sinergia. Loro si fidavano ciecamente delle mie idee rispetto alle citazioni o ai tormentoni del personaggio o al modo di consegnare le battute. Chiaramente l'elemento comico era molto presente e abbiamo discusso a lungo sulla traduzione per mantenerci il più fedeli possibili all'originale. È stato, quindi, in parte un lavoro che ho svolto su me stesso e in parte un lavoro di squadra.

    Everyeye.it: Quello del videogioco peraltro è un universo a se stante con dinamiche narrative che più o meno non avevamo mai visto. Cosa ne pensi di come Insomniac ha riscritto a suo modo il Ragnoverso?
    Jacopo Calatroni: Da fan dell'Uomo Ragno capirai che c'è una componente affettiva che potrebbe condizionarmi... ma secondo me Marvel's Spider-Man è la migliore trasposizione esistente di questo eroe. Ha una complessità e un grande rispetto per i personaggi (pur stravolgendoli: vedere Mary Jane...) così come per le tematiche. Per certi versi mi ha ricordato l'Universo Ultimate, mentre alcune dinamiche tra Peter ed MJ richiamano chiaramente l'universo Marvel classico.

    Il tutto, per me, trasmette l'amore per l'arrampicamuri da parte degli autori. Poi c'è da considerare che un videogioco non ha i limiti imposti dal cinema: sul grande schermo è molto facile che il prodotto sia destinato a un pubblico esclusivamente giovanissimo. In Marvel's Spider-Man, invece, ci sono tematiche forti e un tormento interiore che mi ha ricordato soprattutto la trilogia di Sam Raimi. Al tempo stesso, però, viene dato peso anche al lato più leggero del personaggio. Spesso è difficile far coesistere questa doppia anima: l'esclusiva PlayStation 4, invece, ci riesce alla grande.

    Everyeye.it: A proposito delle due anime: nel videogioco abbiamo l'Uomo Ragno, leggero e spensierato, e poi c'è Peter Parker, più riflessivo e pensieroso. Come hai gestito questi due ruoli?
    Jacopo Calatroni: A livello recitativo sono abbastanza abituato a simile dualismo, perché spesso ho interpretato personaggi che hanno un'identità segreta. Tempo fa doppiai Zorro per una serie animata, sono stato un Power Ranger e altri protagonisti del genere. C'è da dire, poi, che oggi l'eroe con una doppia identità, per antonomasia, viene dipinto in maniera simile a Peter.

    Il fatto di poter interpretare così tanto Parker, per me, è stata una fortuna: solitamente nei videogiochi Peter non esiste, c'è solo Spider-Man. Il che è un peccato, perché il lato umano oltre il Ragno è ciò che ci rende più vicini all'eroe. Poi la recitazione in originale è stata incredibile: Peter non risultava mai finto o stereotipato.

    Everyeye.it: E invece di questa versione più matura di Peter? Perché finora, tranne che negli ultimi anni, è sempre stato lui il giovane tra i grandi.
    Jacopo Calatroni: Ed era ora! L'idea di Peter adolescente è qualcosa che ci hanno trasmesso i film più recenti. Nei fumetti Marvel, in realtà, il suo periodo liceale dura al massimo 15 numeri. Dopodiché si diploma e passa al college: quegli anni sono i più rappresentativi della sua vita, perché sono quelli scritti da Stan Lee e disegnati da Romita. È l'epoca d'oro dell'Uomo Ragno: lì certamente è ancora giovane, insicuro, ha quell'elemento di freschezza che non perde mai. Ma è anche vero che non è un ragazzino, è un giovane uomo.

    La mia epoca preferita sono i fumetti degli anni Ottanta, i tempi in cui indossava il costume nero. Preferisco quelle storie perché hanno un'atmosfera un po' più dark del solito. Lì Pete era più maturo, rabbioso, aveva un rapporto ambivalente con se stesso e con gli altri. Faceva addirittura team-up con Daredevil! Insomma, era ora che vedessimo Peter un po ‘ più adulto. Il Peter ragazzino l'abbiamo già visto in tutte le salse: se avessero continuato con questa visione avrebbero rovinato il personaggio, sarebbe stato semplicemente la spalla degli Avengers. Lui invece è un individualista, il meglio lo dà quando è da solo. A tal proposito, mi piace molto il rapporto che crea con Miles Morales, soprattutto nei fumetti degli ultimi anni, senza contare nel più recente film animato (Un Nuovo Universo): un adulto che fa fatica ad accettare il ruolo paterno.

    Una ragnatela verso il futuro

    Everyeye.it: Che cosa ti aspetti, invece, da un possibile Marvel's Spider-Man 2? Perché i due finali del gioco ci dicono molte cose...
    Jacopo Calatroni: Sì, è vero. Faccio una premessa: quelle che sto per dire sono le semplici speculazioni di un giocatore, ne parlo unicamente in veste di fan, perché al momento non sono al corrente sull'eventuale produzione di un sequel. Spero davvero tanto che inseriscano il costume nero, come alcuni tweet di Insomniac sembrano aver addirittura confermato.

    Senza contare il finale di Marvel's Spider-Man... mi piacerebbe molto vedere uno sviluppo del genere in questo universo, applicato a questa versione così particolare di Peter. Per il resto, credo che il gioco dissemini svariati indizi su un possibile seguito. Personalmente, confido in uno spazio maggiore riservato a Miles...

    Everyeye.it: Tempo fa, in redazione, abbiamo ragionato su come potrebbe nascere un possibile Marvel Gaming Universe, un universo condiviso tra videogiochi Marvel proprio come al cinema. Tu cosa ne pensi? Come vorresti che venisse gestito?
    Jacopo Calatroni: Secondo me la direzione creativa è quella. Credo che il misterioso The Avengers Project possa collegarsi in qualche modo... i videogiochi Marvel sono sempre stati slegati tra loro, è vero, ma la Casa delle Idee ha dimostrato di essere l'unica azienda in grado di creare un universo condiviso credibile al di fuori dei fumetti. Sarebbe un'occasione sprecata, a mio parere, non puntare su un Marvel Gaming Universe... è solo una mia idea, da addetto ai lavori non ne so nulla.

    Spero solo che non accada ciò che i film stanno soffrendo da un po': che si perda, cioè, l'unicità dei singoli eroi per concentrarsi esclusivamente sulle storie corali. Spero che anche i futuri, eventuali giochi Marvel possano avere l'attenzione che c'è stata per l'Uomo Ragno.

    Everyeye.it: Da come parli si capisce che sei un videogiocatore? Cosa ti piace giocare?
    Jacopo Calatroni: Le mie due saghe videoludiche preferite sono Kingdom Hearts e Batman: Arkham. Sono giochi che mescolano molto bene l'action con l'adventure, pur essendo stilisticamente molto diversi tra loro. Sono stato anche molto appassionato di alcuni J-RPG, ho giocato un cospicuo numero di Tales of e di Final Fantasy. Agli Arkham, invece, mi sono appassionato moltissimo e sono contento che Marvel's Spider-Man abbia attinto da quel concept. Sono anche un fan delle produzioni Naughty Dog, ho amato sia Uncharted che The last of Us, e apprezzo molto le narrazioni di Quantic Dream. Insomma, sono un patito del singleplayer.

    Everyeye.it: Kingdom Hearts 3 l'hai finito? Ti è piaciuto?
    Jacopo Calatroni: Sì, l'ho finito. Premetto che il mio giudizio potrebbe essere di parte, sono un fan affezionatissimo. Subito dopo averlo concluso ho provato un senso di incompiuto... poi ho recuperato tutti i Rapporti Segreti e ho colmato le incertezze che avevo sulla trama. Alla fin fine sono molto contento: il gameplay mi ha divertito, dalla trama mi aspettavo un po' di più e avrei voluto un finale meno aperto, anche se confesso di aver gioito quando ho saputo che la serie continuerà con altri titoli.

    Everyeye.it: Allora se sei un giocatore, dicci: a livello di gameplay, cosa vorresti vedere di innovativo nel prossimo Spider-Man?
    Jacopo Calatroni: Allora, se davvero ci sarà il costume alieno/simbionte mi piacerebbe vedere un gameplay diverso, non basato sui gadget ma sulle combo che scatenano i poteri del parassita. Per il resto, in realtà, i giochi di Spider-Man li devi sviluppare più o meno così, chiaramente migliorandone le basi e la varietà. Non saprei cos'altro inventarmi: in Shattered Dimension c'erano quattro varianti di gameplay diverse, ma secondo me il tutto era poco coeso.

    Everyeye.it: Un'idea potrebbe essere, come abbiamo già ipotizzato, la possibilità di cambiare personaggio giocabile tra Peter e Miles, magari dando vita a gameplay e missioni per la storia diverse...
    Jacopo Calatroni: Un'idea molto interessante. Mi piacerebbe anche che le storie si intrecciassero come in alcune boss fight di Arkham, in cui puoi switchare tra Batman e il suo aiutante di turno durante le combo.

    Everyeye.it: Tu sei anche un patito di cosplay: ci racconti quest'altra tua passione?
    Jacopo Calatroni: Il cosplay è una passione che ho da quando ero un ragazzino, quando iniziavo a frequentare le prime fiere dedicate al fumetto. Organizzavamo sfilate per esibirci sul palco. Per me è sempre stata un'attività di gruppo e di interpretazione: adoravo avere un minutaggio specifico su un palco e omaggiare a modo mio il personaggio e la serie che amavo.

    Adesso faccio un po' meno cosplay, anche se non l'ho abbandonato del tutto. È un bel modo di stare in fiera e di passare il tempo con i miei amici. L'attività si è anche intrecciata con il mio lavoro, chi mi segue ha apprezzato spesso che mi vestissi da personaggi che ho doppiato. Recentemente ho fatto persino il cosplay di Spider-Man!

    Everyeye.it: Solitamente il doppiaggio nei videogiochi viene effettuato sulle onde sonore. Ti è mai capitato invece di doppiare come se fosse un film?
    Jacopo Calatroni: Una volta si doppiava esclusivamente sull'onda sonora. Ora come ora il materiale ci arriva, anche se non sempre le cinematiche sono complete. A volte sono ancora in lavorazione o ci forniscono il motion capture degli attori. Dipende da progetto a progetto e dallo stato dei lavori. I contenuti in-game, il più delle volte, si doppiano ancora sull'onda sonora perché è difficile avere già tutto il materiale pronto.

    Spetta quindi al direttore di doppiaggio fornirti il contesto o dialoghi già registrati da eventuali interlocutori. Quest'ultimo aspetto è davvero importante, perché fino a qualche anno fa non si faceva e infatti gli scambi di battute tra i personaggi nei videogiochi erano di qualità molto inferiore. Adesso, invece, si fa molta più attenzione, soprattutto perché i videogiochi ora sono molto più "recitati" e artisticamente sopraffini.

    Dopo anni di richieste, finalmente, abbiamo ottenuto un supporto maggiore dalle case di produzione in tal senso. Adesso, perlomeno con i progetti ad alto budget e con una localizzazione di peso, ci arrivano le cinematiche. Doppiare sulla motion capture, però, è molto difficile: vedi solo i movimenti del linguaggio labiale, per il resto gli attori indossano delle tutine imbarazzanti piene di puntini. Serve un bel lavoro di immaginazione. Ma doppiare sulle sequenze video non finite è ugualmente difficile: non vedi altro che dei pupazzi inanimati che parlano, molto spesso persino senza labiale. Nove volte su dieci, in un videogioco, non avrai mai le cutscene complete, perché non riescono a mandarcele complete in tempo.

    Che voto dai a: Marvel's Spider-Man

    Media Voto Utenti
    Voti: 351
    8.3
    nd