MK11

Mortal Kombat 11: la trama e gli intrecci narrativi del nuovo picchiaduro

Nel corso del nostro ultimo contatto con Mortal Kombat 11 abbiamo potuto intervistare lo Story Director del violentissimo picchiaduro di NetherRealm.

Mortal Kombat 11: Studio Tour
Speciale: Multi
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Vedere dal vivo gli studios di Netherrealm è stata un bella soddisfazione, una di quelle che non capita troppo spesso: dall'hangar per il motion capture, fra i più grandi dell'industry, alle sale di registrazione per gli attori e i leggendari foley (rumoristi). Dopo circa un'ora di percorsi fra i memorabilia e i pezzi unici presenti lì dentro, eravamo quasi estasiati, ma non potevamo andarcene senza prima aver strappato qualche intervista al devteam. Per nostra fortuna, gli sviluppatori di Mortal Kombat 11 erano più che disponibili al confronto, e vista l'enorme curiosità che ci portavamo dietro dal trailer visto a Londra, ci sembrava doveroso cominciare dallo Story Mode; Dominic Cianciolo, Story director degli ultimi due Mortal Kombat, era più che felice di scambiare quattro chiacchiere con noi, e ci ha fornito anche qualche dettaglio in più su quella che sembra essere la campagna più epica mai vista in un Mortal Kombat. In ogni caso potete stare tranquilli: niente spoiler.

    A tu per tu con Dominic Cianciolo

    Everyeye: Innanzitutto complimenti, abbiamo avuto modo di giocare lo Story Mode e ci è piaciuta moltissimo, ed ora vorremmo chiederti: abbiamo notato un gran numero di miglioramenti su tutti i fronti, dalla regia, alla scrittura e perfino all'acting. Qual è la vostra percezione a riguardo, che risultato pensate di aver raggiunto con questa nuova storia?
    Dom: Credo che abbiamo fatto un grande salto rispetto al passato: lo Story Team ha fatto un lavoro fenomenale su tutti i fronti, mettendo insieme un racconto di proporzioni epiche, quello di cui Mortal Kombat aveva bisogno. Siamo soddisfatti di quanto fatto con Mortal Kombat X, ma questa volta le dimensioni delle battaglie sono cresciute a dismisura, e per fare tutto al meglio delle possibilità ci siamo appoggiati anche a studi esterni e professionisti del mondo del cinema.

    Ovviamente ciò è stato possibile anche grazie al nuovo engine, che ci ha permesso di migliorare personaggi, ambienti e anche gli effetti speciali; il dipartimento che si occupa dei VFX ha fatto davvero un lavoro encomiabile, ed è chiaro sin dai primi momenti della campagna. Sono molto fiero del mio team, ma anche del lavoro svolto sugli altri campi, per esempio la resa visiva del sangue, che è davvero spettacolare. È il naturale processo evolutivo, e il risultato è frutto di esperienza e degli strumenti che abbiamo, e ovviamente non vediamo l'ora di proporre la nostra storia al pubblico.

    Everyeye: Puoi parlarci un po' più nel dettaglio della trama, almeno fino a dove abbiamo avuto modo di vedere nel primo capitolo?
    Dom: Certamente, la storia riparte essenzialmente poco dopo gli eventi di Mortal Kombat X: Come il pubblico avrà già visto nel trailer di lancio, Raiden è entrato in contatto dal suo lato oscuro e si scontra con Shinnok. Ovviamente il primo è un capitolo molto introduttivo; abbiamo voluto prenderci il tempo per mostrare come si sono evolute le situazioni personali dei protagonisti, approfondendone il profilo e le ambizioni. Ci interessava mostrare le relazioni fra i personaggi, come ad esempio il rapporto fra Sonya, Cassie e Johnny Cage, le loro carriere e le loro storie.

    Questo tipo di approfondimento sarà presente in tutto l'arco narrativo, perché volevamo contrappore le tematiche della guerra grandiosa per la salvezza del mondo a quelle più piccole degli individui, per far conoscere al pubblico una nuova parte delle loro psicologie, per creare un contatto emotivo. In quanto a durata e longevità, invece, posso dirti che è simile a quella del capitolo precedente, ma il respiro narrativo è molto più ampio.

    Everyeye: Parliamo della scrittura e soprattutto dei dialoghi, dopo aver giocato il primo capitolo ci sembra che in qualche modo si siano evoluti; sono più asciutti e a nostro avviso anche più efficaci, puoi confermare le nostre impressioni? Avete cambiato qualcuno degli autori?
    Dom: la penna che ha scritto gli ultimi due Mortal Kombat è sempre mia, e quindi posso darti ragione: abbiamo voluto rendere i protagonisti più veri, più reali, e anche questo fa parte del naturale processo evolutivo, e dell'esperienza che abbiamo accumulato insieme come team.

    Per raggiungere questo risultato abbiamo anche dedicato molta attenzione ai ritmi di dialogo e alla differenziazione delle diverse voci, perciò uno degli aspetti su cui ci siamo concentrati maggiormente sono i dialetti e gli accenti che contraddistinguono ogni singolo personaggio.

    Per esempio prendete quando si incontrano Kano e Kabal: si avverte subito la differenza, il primo è più apertamente volgare, puoi sentire il suo slang originale che emerge in ogni battuta, mentre il secondo è più tagliente, più irritante. In pratica li abbiamo "regionalizzati" ancor di più rispetto al passato, e siamo stati molto specifici in questo tipo di operazione, proprio perché volevamo dare più profondità ai personaggi.

    Everyeye: Com'è stato per te e il tuo team lavorare ad una produzione così grande? Mettere mano ad un brand così conosciuto come quello di Mortal Kombat, e soprattutto quanto tempo ci è voluto per ottenere questi risultati?
    Dom: È un lavoro molto lungo e complesso, abbiamo molti artisti che lavorano con noi, circa una decina che lavorano esclusivamente alle cinematiche, e molti si sono aggiunti strada facendo, comprese le collaborazioni esterne di cui parlavamo prima. Per rispondere alla tua domanda iniziale, però, posso dirti che la sola scrittura dei testi ha richiesto un tempo che va dai sei agli otto mesi, e poi c'è voluto circa un anno per trasformare il tutto nelle cutscene che compongono la storia.

    Volevamo qualcosa che si avvicinasse il più possibile ad un prodotto cinematografico, chiaramente ispirato alle grandi produzioni action Hollywoodiane, ed è per questo che abbiamo investito molto anche nella regia. Abbiamo scelto una camera molto attiva, estremamente dinamica, ed abbiamo aggiunto anche moltissimi movimenti di camera inediti, alcuni perfino sperimentali.

    Everyeye: Andiamo sul personale: cosa significa per te e il tuo team mettere le mani su personaggi di un franchise così importante? Come ti approcci alla stesura di un soggetto e soprattutto, ti piace stravolgere le carte in tavola oppure preferisci aderire alle tradizioni?
    Dom: Interessante. Innanzitutto posso dirti che quando mi approccio alla scrittura voglio comprendere l'animo di un personaggio, ancor prima di mettere mani alla storia vera e propria. Mi chiedo qual il motivo che li spinge a combattere, cerco di comprenderne le ragioni e il suo passato. Una volta cristallizzato il suo profilo base è essenziale pensare ad una evoluzione, e per farlo bisogna tenere bene a mente il suo percorso, così da non tradirlo; ci piacciono i cambiamenti, ovviamente, ma devono avere senso per i personaggi ovviamente, e il segreto è riuscire a creare il contesto adatto, la situazione giusta perché ciò accada.

    In altre parole non siamo estranei ai plot-twist, non ci spaventano, e se la storia lo richiede non ci facciamo scrupoli neanche davanti alla morte di uno dei nostri combattenti, ma anche in questo caso deve avere un senso. Crediamo di essere riusciti a creare una storia potente, fatta di toni epici e momenti spettacolari, ma anche di aver reso giustizia ai nostri personaggi, mostrando nuovi aspetti di loro al pubblico.

    Everyeye: Il tempo è praticamente scaduto purtroppo, però non vogliamo rinunciare alla nostra domanda extra: c'è qualche curiosità, o magari qualche episodio divertente che vi è capitato durante la produzione, un dettaglio che merita di essere raccontato?
    Dom: Adesso che mi ci fai pensare qualcosa di curioso c'è che vale la pena di essere raccontato, ma più che un segreto è una coincidenza: avete presente l'iconico doppiatore del voiceover? Quel gentiluomo dalla voce profonda che fa da speaker durante gli scontri?

    Ebbene, più di venti anni fa lui era uno degli attori che ha partecipato al mio primo cortometraggio, un western in bianco e nero. Poi ci siamo persi di vista per una vita intera, lui se ne è tornato a Los Angeles e io sono venuto a lavorare qui, finché e un giorno, dal nulla, me lo ritrovo negli studios per un casting, e ovviamente ero felicissimo e ho detto a tutti: "ehi, questo fa al caso nostro!". E così è stato, curiosa la vita eh?

    Everyeye: Decisamente! Grazie mille Dom, è stato un piacere!
    Dom: Grazie a voi, alla prossima!

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