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MotoGP: il movimento eSport raccontato dal campione del mondo Trastevere73

Ci siamo recati negli uffici di Milestone per intervistare tre ragazzi italiani che si sono qualificati al primo evento eSport dedicato a MotoGP.

MotoGP: il movimento eSport raccontato dal campione del mondo Trastevere73
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Lorenzo Daretti, meglio conosciuto come Trastevere73, è il primo campione del mondo dell'esport legato al brand MotoGP, grazie alla splendida vittoria ottenuta a Valencia nel novembre scorso. Milestone ci ha invitato nei propri uffici durante la settimana scorsa, approfittando della presenza di tre dei quattro player italiani protagonisti delle fasi finali del campionato di Valencia.
    Nella prima mezz'ora abbiamo potuto chiacchierare con Trastevere: ecco cosa ci ha raccontato!

    "Trastevere73" si racconta

    Everyeye.it: Come è stata la vita in questi ultimi mesi? Hai realizzato quello che è successo o ancora non ci credi?

    Trastevere73: (ride) Si, solo da breve tempo in realtà ho capito quello che è successo, le prime settimane ho fatto fatica a capire cosa avevo fatto! Adesso la mia vita è cambiata, sia dal punto di vista dei profili social che sul piano delle priorità, anche se devo rimanere concentrato anche sullo studio perché sono al quinto anno del liceo scientifico. A dire la verità mi sono lasciato prendere un po' la mano dalle competizioni, lasciando colpevolmente le questioni scolastiche un po' da parte: è dura conciliare la scuola con i impegni ed allenamenti! Su MotoGP invece la vittoria mi ha lasciato qualcosa di diverso: sono diventato più forte di quant'ero prima, riesco a essere più costante, più concentrato, a dimostrazione che vincere aiuta in termini di consapevolezza e di mentalità.

    Everyeye.it: facciamo un passo indietro: come hai iniziato ad avvicinarti al mondo delle due ruote virtuali?

    Trastevere73: Ho iniziato quando ero solo un bambino, cominciando a giocare con MotoGP 3 e MotoGP 4 per PlayStation 2. Data la mia grande passione per le moto che mi ha trasmesso mio padre, ho voluto recuperare anche i capitoli precedenti, MotoGP 1 e MotoGP 2. Ho continuato acquistando la PlayStation 3 ed i relativi corsistici di Milestone e, quando l'azienda milanese ha smesso di produrre i giochi a tema MotoGP, sono passato ai titoli di Superbike come SBK 9 8 generation 11, fino a tornare a MotoGP quando Milestone è ritornata a produrre i titoli del campionato principale. In realtà gioco a moltissimi titoli corsistici, ma riesco ad eccellere in maniera più naturale con le due ruote piuttosto che con le automobili, probabilmente in relazione al fatto che io corro anche nella vita vera, anche se non a livello agonistico.
    Tuttavia mi piacerebbe, trovando qualche sponsor, riuscire a partecipare a qualche campionato minore. Chissà, magari questa "carriera" esportiva potrebbe aiutarmi!

    Everyeye.it: A tal proposito so che ci sono stati ragazzi che sono riusciti nell'impresa di compiere il salto dal virtuale al reale, dimostrandosi campioni sul piccolo schermo e ottimi piloti una volta scesi in pista.

    Trastevere73: Si, è vero. Però questa tendenza riguarda prettamente l'automobilismo, perché comunque gli strumenti che si utilizzano per competere sui videogiochi sono volante e pedali, gli stessi che si utilizzano nella realtà. In più, grazie al progresso tecnologico, si sta raggiungendo un livello di simulazione estrema, che permette un parallelismo tra virtuale e reale più significativo. Per quanto riguarda le due ruote invece l'unico mezzo a disposizione per i videogiocatori è il pad, uno strumento che da feedback e sensazioni completamente diverse rispetto a quelle che si provano in sella ad una moto.

    Everyeye.it: Valencia, 10 novembre 2017, Trastevere al comando. Cosa c'era nella tua testa in quegli eterni giri finali che hanno preceduto la bandiera a scacchi?

    Trastevere73: Innanzitutto cercavo di tenere la concentrazione che ho avuto lungo tutta la gara. Forse è meglio non pensare, ma piuttosto rimanere concentrati perché pensare spesso porta a distrarsi, e distrarsi porta a sbagliare. Ovviamente all'ultimo giro, che tu lo voglia o meno, ti passano molti pensieri per la testa oltre che venirti quello che in gergo sportivo si chiama "il braccino". Però essenzialmente pensavo a fare ogni curva nel miglior modo possibile, per evitare errori. Nel rettilineo poi sono esploso, anche se forse solo a metà dell'ultimo settore ho cominciato a realizzare cosa stava accadendo.
    Poi in realtà noi per allenarci non corriamo solo seguendo la modalità esport, ma in Italia abbiamo due campionati italiani che facciamo tra noi amici e siamo tutti molto forti. In certe gare dove ci sono piloti molto forti ci sono gare in cui bagarre e tensione agonistica non mancano mai. Queste competizioni così accese sono molto utili per allenare la gestione della pressione e delle emozioni, in particolare quelle che si accendono nell'ultimo giro.

    Everyeye.it: Come italiano sei uno dei pochi che è riuscito ad imporsi nel panorama internazionale. Questo ti rende tutti gli effetti un rappresentante del movimento esportivo italiano. Senti un po' il peso di questo ruolo?

    Trastevere73: Sinceramente no, non lo sento ancora. Mi ha fatto molto piacere che un sacco di persone si siano interessate a me, a quello che ho fatto, che mi abbiano scritto tanti bei messaggi di incoraggiamento. Li ringrazio tutti, sono attestati di stima che ho apprezzato molto. Però sinceramente al momento non sento tutta questa responsabilità addosso, forse perché questo era il primo campionato. Dovessi, come spero, riconfermarmi nel corso dei prossimi anni allora probabilmente comincerei a sentire un po' di responsabilità. L'obbiettivo infatti è quello di vincere ancora, ma in primo luogo per me stesso, perché sono un agonista vero, da sempre. Poi certo, riconfermarmi significherebbe riconfermare l'Italia sul tetto del mondo della disciplina, sicuramente un onore che solo pochi hanno il privilegio di raccontare.

    Everyeye.it: La scelta del circuito, Valencia, ha fatto la differenza nella classifica finale?

    Trastevere73: Sicuramente ci sono piste in cui alcuni piloti sono più competitivi e altre meno. Per quanto mi riguarda inizialmente non mi piaceva un granché il circuito spagnolo. Poi però allenandomi molto nel corso dell'anno sono arrivato alla competizione con le carte in regola per giocarmi il podio, anche se onestamente non pensavo di poter vincere. Però quando siamo arrivati a Valencia mi sono accorto che era tutto diverso: la versione di MotoGP aveva delle differenze da quella comune, la pressione era altissima, le emozioni erano molte. Devo dire di essere riuscito a gestire tutto nella maniera corretta e, grazie alla buona velocità che avevo, sono riuscito a vincere.

    Everyeye.it: Beh, i grandi campioni nel momento di massima tensione sono in grado di fare la differenza, dando il meglio di sé stessi. Direi che l'hai fatto.

    Trastevere73: Si, i miei genitori mi chiamano "il freddo" (ride), perché dicono che non provo mai emozioni. In realtà non è vero, però ho imparato a gestirle nel corso del tempo.

    Everyeye.it: Per il prossimo futuro cosa ti aspetti dall'esport di MotoGP?

    Trastevere73: Per la crescita del movimento e del settore mi aspetto che venga organizzata un po' diversamente. Secondo me sarebbe bello ci fossero più circuiti, magari tre, su cui confrontarsi, così da premiare anche quei piloti che sono molto costanti. Inoltre mi piacerebbe che si riuscisse in futuro ad inserire l'esport nella MotoGP in maniera più inclusiva, ad esempio creando una scuderia di piloti esport all'interno dei team ufficiali del motomondiale. Nel calcio ad esempio ho visto che alcuni club stanno cominciando a muoversi in questa direzione. Se si potesse fare anche nel nostro settore sarebbe davvero bellissimo.

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