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Rainbow Six Siege: a tu per tu con Matteo "Torok" Bellotti degli EnD Gaming

Matteo "Torok" Bellotti si racconta ai nostri microfoni e confessa: "Non ci nascondiamo, l'obiettivo è la Pro League"...

intervista Rainbow Six Siege: a tu per tu con Matteo 'Torok' Bellotti degli EnD Gaming
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Gli EnD Gaming sono una certezza in Italia: la scena competitiva di Rainbow Six Siege è ai loro piedi. Come datFlam3rs prima e come EnD Gaming poi, è la formazione più vincente del nostro paese con trascorsi tra le migliori squadre europee. L'obiettivo è tornare nell'Olimpo ma la strada non è semplice, come ha dimostrato il DreamHack di Valencia a cui gli EnD hanno partecipato come squadra invitata.
    L'essere arrivati terzi nel girone è un risultato bugiardo che non rende giustizia alle loro abilità. Soprattutto se si ritrovano nel girone con due superpotenze come Vitality e Penta. Ai primi sono addirittura riusciti a strappare una mappa, mentre con i secondi, pluricampioni del mondo oggi conosciuti come G2 Esports, è stata una partita combattuta ma terminata 0-2. Vincenti e convincenti invece contro i Trust Gaming, relegata al quarto posto.
    Il segreto degli EnD? La consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie capacità, come confermato più volte da Matteo "Torok" Bellotti, giocatore storico della formazione degli EnD Gaming che abbiamo intervistato.

    Matteo Bellotti si racconta ai nostri microfoni

    Due settimane dopo l'EIC siete volati in Spagna per disputare il Dreamhack Valencia, evento di importanza internazionale con nomi di primo piano. Come cambia la preparazione contro avversari di così alto livello?
    Subito dopo le finali EIC Summer Edition 2018 abbiamo avuto la fortuna di poter accogliere tra noi un vero e proprio Coach, Jody "Chinook" Carraro, permettendo a Boroz di passare al ruolo di Manager, figura altrettanto importante. Con un Coach vero e proprio, con le stesse mansioni che trovereste nella figura di allenatore di qualsiasi altro sport, abbiamo potuto iniziare un percorso mirato al lungo periodo di lavoro sulle basi e le fondamenta del nostro gioco, al fine di risolvere errori e problemi cruciali che ci attanagliano e limitano da sempre.
    Per quanto riguarda noi singoli giocatori il Dreamhack di Valencia è stata un'occasione per mostrare gli artigli e senza alcuna paura attaccare alla gola le squadre più forti e blasonate al mondo. Un atteggiamento diverso dall'EIC e una voglia matta di mettersi in evidenza. Non si può negare che la scena internazionale abbia un fascino maggiore: è davvero stupenda e ogni partita a quel livello può insegnare così tanto che non bisogna perdere alcuna occasione di partecipazione e crescita come squadra e come giocatori.

    Tra gli avversari anche quelli che oggi sono i G2 Esports: numeri uno al mondo su Rainbow Six Siege e recenti vincitori indiscussi del Six Major di Parigi. Un'opportunità che non capita tutti i giorni: che effetto fa giocare contro campioni del loro calibro?
    Per chi di noi ha già avuto occasione di sfidarli in passato nelle primissime due stagioni di Pro League è stata una specie di rimpatriata. All'epoca il loro roster era diverso ma la consapevolezza e i nervi saldi ci sono stati per chi di noi, ripeto, aveva già avuto il piacere e l'occasione di sfidare uno dei migliori team al mondo. Senza paura e con tanta voglia di scalfire la punta dell'iceberg: è stata una bella partita ma ci tengo a sottolineare che la sconfitta subita nella prima mappa è in gran parte dipesa dal nostro stile di gioco e non da una differenza di abilità individuale o tattica.

    Con che spirito si ritorna dal Dreamhack Valencia? Quanto siete distanti secondo voi dalla scena europea?
    Più competo con i miei compagni di squadra e più mi rendo conto che il nostro limite maggiore sia la mentalità e la modalità di impegno nei confronti degli appuntamenti di squadra piuttosto che il nostro livello di abilità individuale, decisamente all'altezza della scena internazionale. Purtroppo gli anni passano e ad oggi già alcuni di noi lavorano. Io stesso mi sono appena laureato e a brevissimo dovrò decidere del mio futuro. Tanti, troppi impegni che confinano in uno spazio sempre minore il tempo da dedicare a Rainbow Six, almeno in ambito competitivo.Resta, da parte nostra, l'impegno, la dedizione e il sacrificio che abbiamo sempre garantito nei nostri allenamenti quotidiani, nelle competizioni a cui abbiamo partecipato. Uno sforzo  aumentato giorno dopo giorno che rende i nostri successi prestigiosi e al tempo stesso lascia con un po' di amarezza: chissà dove saremmo potuti arrivare se avessimo avuto l'opportunità di fare della nostra passione una professione a 360°.

    Stato di salute di Rainbow Six in Italia: tutti parlano di successo. Qual è la percezione da giocatore competitivo? È davvero così?
    Come streamer e campione in carica della serie A Italiana sono spesso avvicinato da persone relativamente interessate alla scena competitiva e in virtù di questo posso notare come ci sia un trend di persone disposte ad approcciare la competizione italiana. Spesso passano addirittura dalla console al PC pur di competere. A Valencia ho avuto l'occasione di parlare con l' Esports & Live Brand Manager di Ubisoft Benelux: mi ha confermato che in effetti in Italia c'è la più alta concentrazione di giocatori in Europa ma si trovano allo stesso tempo al livello medio più basso competitivamente tra tutti gli altri paesi.
    Compito mio trarre le conclusioni da questa affermazione, immaginando che la gran parte di questi giocatori si trovi su console e non sia minimamente informata o interessata dalla scena competitiva spettacolare che si trova su PC. Le mie aspettative dai suddetti giocatori non è tanto la loro migrazione in massa alla piattaforma PC, quanto piuttosto suscitare in loro l'interesse a seguire la scena competitiva e le partite di serie A EIC. Sperando che questo li porti eventualmente a tifare le squadre italiane.
    Perché, alla fin fine, questo gioco incredibile esprime tutto il suo massimo potenziale esclusivamente nella parte competitiva, che sia essa un'amichevole tra giocatori occasionali ma pur riuniti in una squadra, o nella Serie A di ESL Italia Championship o nei tornei Internazionali.

    E all'estero? Che idea vi siete fatti della scena competitiva internazionale?
    Il gioco sta senza dubbio crescendo, anche se in modo graduale come fece CS:GO ai suoi albori. È un gioco assolutamente originale e con un'identità forte che ha come punti fondamentali l'esperienza, la disciplina, il lavoro di squadra, un'intelligenza creativa dei suoi giocatori: diversi fattori che uniti compongono quella che Ubisoft ha chiamato l'Arte dell'Assedio, "the Art of Siege". Ubisoft ha un ruolo fondamentale in tutto questo: spinge enormemente sulle squadre, convincendole a credere nella scena competitiva, anche sostenendo dei sacrifici lei per prima in termini di investimenti. E i numeri del 2018 sembrano proprio dar loro ragione.

    Domanda finale: quali sono i vostri progetti futuri?
    Il nostro obiettivo è ed è sempre stato quello di competere al massimo livello della scena internazionale. Dal 23 Settembre ci riuniremo nuovamente per tentare per l'ennesima volta di lasciarci la Challenger League alle spalle e approdare in Pro League con uno dei due slot disponibili. Tutto il resto è in secondo piano: #UntilTheEnD.

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