Resident Evil 2: la parola a Emanuela Pacotto, voce di Claire Redfield

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Emanuela Pacotto, la voce italiana di Claire Redfield, che ci ha raccontato alcuni retroscena sul suo lavoro.

intervista Resident Evil 2: la parola a Emanuela Pacotto, voce di Claire Redfield
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  • Per chi mastica televisione e animazione nipponica il nome di Emanuela Pacotto dovrebbe essere piuttosto noto. Interprete storica di personaggi femminili iconici come Bulma (che ritroveremo a breve al cinema con Dragon Ball Super: Broly), Nami in ONE PIECE, Sakura in Naruto e Jessie in Pokémon, attrice e doppiatrice da ormai più di un ventennio: per molti fan, Emanuela è un simbolo e una voce indimenticabile che non ha esitato a lasciare il segno anche nel mondo videoludico. Il suo contributo nei doppiaggi di titoli celebri come Destiny e Resident Evil ha già riscosso un notevole successo: proprio di recente, la Pacotto ha interpretato uno dei protagonisti di Resident Evil 2, il remake del glorioso secondo capitolo della serie datato 1998. Parliamo di Claire Redfield, nei cui panni la doppiatrice si era già calata alcuni anni fa con Resident Evil: Operation Racoon City. Curiosi di gettarci a capofitto tra i retroscena dell'edizione italiana di RE2, così come in generale del mondo relativo al doppiaggio dei videogame, abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere proprio con Emanuela Pacotto: scopriamo insieme la voce, la donna e la professionista dietro una personalità forte e determinata come Claire Redfield.

    Tanti volti, una sola voce

    Everyeye.it: Che rapporto hai con i videogiochi? Sei una giocatrice o ti limiti a doppiarli?
    Emanuela Pacotto: Ora farò una brutta figura...io sono completamente negata ai videogiochi! Hanno anche provato a mettermi di fronte a un joypad, ma sono stata capace persino di guidare contromano in un gioco di guida per bambini! Però almeno mi rifaccio vivendo certe avventure con voi fan in altro modo. Doppiare un videogioco è un'esperienza totalmente diversa rispetto al doppiaggio di cartoni o film.

    È comunque molto bello e stimolante: peraltro, sapere di essere la voce che fa compagnia a tanti giocatori per ore e giorni è divertente. È un rapporto forse strano, ma anche molto bello. In questi giorni è arrivato Resident Evil 2, il reboot del gioco originale: sono contenta che abbia ricevuto un'accoglienza così calorosa, sono stata sommersa di messaggi e sono corsa a guardare video gameplay. Devo dire che è stato emozionante: dovete sapere che, per i videogiochi, noi doppiamo l'onda sonora, non vediamo quasi mai immagini. Immaginatevi quindi la gioia di trovare su YouTube le immagini associate alle mia voce! Devo dire che sono contenta del lavoro fatto.

    Everyeye.it: È più difficile doppiare un videogioco rispetto allo studio effettuato su attori o disegni?
    Emanuela Pacotto: Ci tengo sempre a dire che un doppiatore è, prima di tutto, un attore. Un attore dovrebbe saper fare tutto, compatibilmente con le sue corde vocali. Devi saperti mettere in quella situazione. Nel momento in cui non hai più il labiale da seguire devi metterti in un altro ordine di idee. Per me, ad esempio, diventa importante pensare che un giocatore non ti ha soltanto davanti, ma anche dentro la testa, perché molto spesso le voci nei videogame diventano una guida per andare avanti. Diventi quindi una compagna, non semplicemente un'immagine. Cambiando atteggiamento di fronte a questo "speakeraggio" devi saper assumere un atteggiamento diverso. Come dicevo prima, poi, capita spesso che doppiamo soltanto davanti a un'onda sonora: quello è un po' il Salto della Fede, ti devi fidare della versione originale che hai in cuffia.

    A volte è persino divertente, perché la traccia originale spesso è straniante a seconda della lingua di appartenenza: in questo settore ti ritrovi a fare tantissimi versi che vengono chiamati "sporcature". Si tratta di suoni che devono simulare qualcosa, come la sofferenza: mi è capitato di sentire dei versi di presunto dolore che per l'orecchio italiano sembravano... tutt'altro! Qui subentra la tua personalità e il tuo cercare di tradurre quello che ti chiede di fare il direttore di doppiaggio. Ricordo di aver doppiato Alice nel Paese delle Meraviglie in un videogioco che ne rivisitava la figura in chiave dark (Alice Madness Returns). Notai però che la versione originale, a cui dovevo ispirarmi, aveva un accento totalmente "british". Qualcosa che per noi sarebbe stato comico, altro che dark. Quindi ho scelto io di staccarmi dall'originale e il prodotto finale è infine piaciuto al cliente. Ogni videogioco è un po' un salto nel buio! Ma l'esperienza prima o poi ti aiuta.

    Everyeye.it: In RE2 doppi quindi Claire Redfield. Parliamo di un gioco horror con una certa componente di sangue e violenza. Quindi tutto ciò che hai descritto finora l'hai applicato alla massima potenza. Com'è stato essere Claire?
    Emanuela Pacotto: Attorno a questo lavoro c'era un'aspettativa enorme. Ti dico che abbiamo lavorato in simbiosi con consulenti dal Giappone e dalla Germania, che ci davano continue indicazioni su come sarebbero state le animazioni del gioco. Purtroppo non avevamo molto materiale: tutto ciò che mi è stato dato è una serie di immagini di Claire, per coglierne almeno la caratterizzazione fisica.

    Oggi, comunque, i videogiochi hanno una componente di fotorealismo impressionante: ho deciso quindi di calarmi nei panni di Claire nella maniera più vera possibile. Non pensando che fosse un videogioco o un'animazione tridimensionale, ma immaginandolo come un film. Credo che il risultato sia stato buono e abbia contribuito a creare il clima giusto... spaventi compresi!

    Everyeye.it: Peraltro parliamo di una saga che rappresenta una pietra miliare nel suo genere. Tu che rapporto hai con l'horror?
    Emanuela Pacotto: Dipende dagli horror. Ad esempio ho visto tutti i film tratti da Resident Evil. Devo dire che non amo particolarmente l'orrore, ma mi intriga la paura che suscita questa saga. Non è semplicemente horror splatter, c'è una bella storia dietro. Mi lascio trascinare al suo interno vivendo le vicende dei protagonisti... magari non mi soffermo a guardare uno zombie putrefatto, ma cerco di andare fino in fondo. Come farebbe Claire.

    Everyeye.it: Tu hai doppiato anche il personaggio di Shao Jun in un cortometraggio di Assassin's Creed. Che ti ricordi di quell'esperienza?
    Emanuela Pacotto: Sarò sincera... l'ho vissuta in maniera particolare. Da amante della cultura orientale, soprattutto giapponese, anche l'ambientazione cinese esercita il suo fascino su di me. Quando mi hanno raccontato di questo personaggio, tra arti marziali e atmosfere in stile ninja, sono rimasta ammaliata... per poi essere delusa dal fatto che Shao Jun sia rimasta relegata in spin-off di minor peso rispetto alla saga principale. Ero lì, entusiasta e convinta che l'episodio successivo l'avrebbe vista protagonista, e invece... per quel poco che è durato, però, l'ho trovata molto affascinante.

    Everyeye.it: in effetti, tra Shao Jun, Claire e Alice... ancora una volta, come negli anime, hai interpretato un personaggio di grande carattere. Ti ci rispecchi?
    Emanuela Pacotto: direi di sì. Sono stata anche la Demon Hunter in Diablo 3. Ragazzi, lì sì che ho dovuto tirar fuori gli attributi! È un personaggio che ne ha passate tante e che, per questo, è diventata spietata e crudele come pochi. Come dico sempre, c'è una parte di me in ogni personaggio che interpreto. L'attore, in teoria, dovrebbe avere mille sfumature dentro di sé, dalle quale prende ciò che gli serve quando deve interpretare qualcun altro. Certo, non credo di essere così cattiva, ma credo che di avere tenacia da vendere. Quando recito, cerco di amplificarla.

    È molto divertente, perché tirare fuori quei sentimenti ti rende vero. Molto più che nei cartoni animati. Io tendo ad essere una persona molto positiva e solare, difficilmente dico parolacce. Eppure ho interpretato un personaggio di nome Trishka in Bulletstorm: ricordo che, quando arrivai in sala, mi fu chiesto se dico abitualmente le parolacce, perché quel gioco ne conteneva un bel po'...e vi dico, in tutta sincerità, che Bulletstorm mi ha insegnato parolacce che non avevo mai detto in vita mia! Poi adoro l'elemento interattivo in un videogame: un mio follower mi disse che aveva provato a salvare il mio personaggio...ma, non essendo arrivato in tempo, si è beccato una marea di insulti con la mai voce! E infatti miei fan dissero: "wow, non abbiamo mai sentire la Pacotto dire parolacce... che figata!".

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