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Starcraft 2: Reynor entra nella scuderia Red Bull, genesi di un campione

Riccardo "Reynor" Romiti entra nel gotha dello sport e dell'esport con Red Bull, noi l'abbiamo intervistato prima della partenza per Los Angeles.

intervista Starcraft 2: Reynor entra nella scuderia Red Bull, genesi di un campione
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  • Campione giovanissimo, Riccardo Romiti. Meglio conosciuto come Reynor. Un nickname che gli avversari hanno iniziato a temere, visto il talento innato di questo ragazzo poco più che sedicenne.
    Una vera e propria gemma più unica che rara non solo per l'Italia ma addirittura per la storia dell'esport mondiale contemporaneo. Ad appena 11 anni raggiunge il rank Master e viene acquisito dal team mYinsanity.
    A 14 anni partecipa al Dreamhack di Valencia ma non avendo ancora 16 anni gli vengono tolti i punti conquistati entrando nella Top8. Solo l'anno scorso, a 16 anni finalmente compiuti, può iniziare a competere nel circuito ufficiale WCS, ovvero far sul serio. Dall'anno scorso, infatti, Reynor ha messo in fila i più grandi campioni di Starcraft sfiorando il WCS di Montreal e facendo intendere a tutti che il vento del cambiamento era finalmente giunto.
    Ora Red Bull l'ha voluto nella sua scuderia, che vanta già una quantità incredibile di campioni dello sport e dell'esport come vi raccontammo qualche tempo fa. Daniele "Prinsipe" Paolucci, tra gli altri, l'unico cyber atleta italiano chiamato a rappresentare il marchio del toro rosso nel mondo.
    Noi abbiamo avuto l'opportunità di chiacchierare con Riccardo proprio il giorno prima della sua partenza per Los Angeles, dove ha scritto - con grande tenacia - una pagina di grande storia per l'esport italiano.

    A tu per tu con Reynor

    Elencare tutti i tuoi traguardi è ormai superfluo. La tua carriera rappresenta qualcosa di mai visto prima, almeno qui da noi. Come ha fatto una passione trasmessa da tuo papà divenire una parte fondamentale della tua vita?

    Abbiamo iniziato assieme, io e il mio babbo. Lui giocava già prima ma io ero troppo piccolo per poter capirci qualcosa. Poi, piano piano, diventando più grande e imparando a leggere me li ha fatti provare. Il primo è stato Diablo 2 e poi da lì come dicevo abbiamo iniziato assieme a giocare a Starcraft. Io avevo otto anni. Certo, all'inizio era più bravo lui ma mi ha insegnato molto.

    Quindi tuo papà è stato praticamente il tuo primo allenatore, no?

    Sì, in un certo senso sì!

    Cosa è cambiato (o cosa pensi sia cambiato) rispetto agli esordi?

    Ora sono cresciuto, comprendo meglio il gioco, lo vedo e lo vivo da un punto di vista diverso. Riguardo alla vita di tutti i giorni, Starcraft mi ha aiutato molto e mi sta aiutando molto nello studio. Sembra strano ma, ad esempio, l'inglese l'ho imparato grazie a Starcraft e ai videogiochi in generale, non grazie alla scuola.
    Inoltre, Starcraft mi ha aiutato tanto per la memoria...dunque con la scuola è un bel vantaggio.

    Cosa ti ha dato o insegnato l'esport e cosa, invece, ti ha tolto? Dal punto di vista del sacrificio, della costanza, dell'impegno.

    Non sacrifico tanto, devo dire. Ora riesco abbastanza bene a coniugare i due impegni (studio e gaming). Sino all'anno scorso ero a scuola, con un percorso di studi normale. Ora invece sto facendo un altro tipo di scuola, online, e mi trovo meglio. L'anno scorso alla scuola avevo chiesto anche un permesso per le assenze ma non me l'hanno accordato e quest'anno non sarei riuscito a seguire tutti i tornei, quindi ho iniziato a studiare a casa e riesco a fare tutto in molto meno tempo.

    Dagli Exeed sei passato ai francesi Gamers Origin, come è nato il reclutamento e come ti trovi con loro ma soprattutto come è il rapporto con il compagno di squadra? Vi allenate assieme, quando possibile, presumo.

    È stato indubbiamente un bel cambiamento. Sono sempre stato in squadre italiane, a parte i mYinsanity, ma questa esperienza è qualcosa di molto diverso rispetto a quelle precedenti. Può piacere o non piacere. Ad esempio, con gli Exeed ci si trovava di persona ogni tot giorni per fare il punto della situazione, invece con i Gamers Origin per questioni di distanza non si può fare, ma comunque mi trovo bene è una buona esperienza.
    Con Stephano bene bene, è simpatico, chiacchieriamo ogni tanto ma non ci alleniamo assieme. Poi lui ora sta studiando e quindi non è al massimo dei risultati. Però mi trovo bene con lui.

    In questo senso, come si svolge una tua giornata tipo, al di là dello studio e degli impegni scolastici, come ti prepari agli eventi? Ti sei confrontato più volte contro dei mostri sacri come i Coreani. Sei anche uno dei pochissimi occidentali in grado di tenere loro testa. Quale è il tuo metodo?

    Dipende, se conosco già gli avversari è molto più semplice. Ad esempio, se so che devo giocare contro Serral mi alleno contro Elazer, mi preparo delle strategie, vedo se funzionano e se funzionano faccio una decina di partite con la stessa impostazione così da capire quante volte vinco e quante invece perdo. Vedo, insomma, se ha del potenziale e continuo a svilupparla fino a quando non penso che sia buona ed efficace.
    Vado ad analizzare i video degli avversari, perché in base al giocatore cambia ovviamente strategia e approccio alla partita.
    Ora con i coreani non c'è più tutto questa disparità di livello. Ci siamo evoluti molto noi occidentali e alcuni riescono a tener loro testa, basta pensare a Serral, Neeb...

    Sarà un domanda banale ma, viste le enormi opportunità che oggigiorno si sono aperte all'estero, soprattutto in Francia, come la vedi la scena esport italiana? Ci sono spiragli di crescita?

    In questo momento, purtroppo, siamo un po' indietro rispetto agli altri paesi ma stiamo piano piano migliorando. In Italia c'è ancora la visione che quelli che giocano sono considerati i nerd sfigati della situazione, che stanno a casa davanti a un PC per dieci ore senza uscire di casa. Poi quando dici che vai in Cina a una competizione di prendono per matto ma sono gli stessi che quando ti chiedono quanto si porta a casa il vincitore allora ti rispondono che cominceranno anche loro a giocare. Tanto ce la possono fare tutti.

    Starcraft 2 è considerato un "esport tradizionale", assieme a pochi altri, seguito e adorato in tutto il mondo. Perché in Italia non ha così tanta presa e visibilità?

    Perché Starcraft è un po' diverso rispetto agli altri titoli. Starcraft è molto più ragionato e profondo. È molto simile agli scacchi riguardo al profilo strategico ed è per questo non ha molta presa su un pubblico giovane. La nuova generazione di giocatori preferisce titoli più veloci e frenetici; più leggeri per così dire. Fortnite, Apex Legends, FIFA, Minecraft, sono questi i titoli che riescono a conquistare maggiormente un pubblico giovane.

    In questo senso, cosa ti senti di dire ai ragazzi che si sentono di "provarci" e magari sognano addirittura di farne la loro professione?

    L'importante è la costanza. E partecipate a tutti i tornei possibili. Non abbiate paura di perdere, perché è da quando avevo dieci anni che partecipo ai tornei, sono andato per la prima volta in Romania, e ho preso schiaffi su schiaffi ma è stata tutte esperienza e mi ha insegnato molto. Anche solo vedere i giocatori professionisti dal vivo mi ha fatto impazzire. Quindi costanza, impegno, volontà di imparare e spirito di sacrificio.

    Perché proprio gli Zerg, quali vantaggi forniscono ai giocatori, quale il loro modo di giocarli e per quale motivo molti preferiscono l'unica mente rispetto a Terran e Protoss. Sono più competitivi? I Terran rimangono fortemente svantaggiati: è una questione di unità, produzione, efficacia?

    In Europa sono molto popolari gli Zerg. Diciamo che, per il nostro approccio, gli Zerg sono quelli che puoi sfruttare meglio, assieme ai Terran. I Protoss, invece, sono più "builder", sono più lenti a raggiungere la perfezione. Al contrario, Zerg e Terran hanno una produzione di unità - anche di livello maggiore - più veloce rispetto ai Protoss.
    Di Terran, sì, ce ne sono davvero pochi in Europa. Sono in tre a usarli. A Katowice, ad esempio, è stato l'olandese uThermal ad arrivare al group stage.

    Esperienza red bull: sei entrato nel gotha dello sport e dell'esport, assieme a molti altri atleti di caratura mondiale. Come ti fa sentire questo importante riconoscimento?

    Bellissimo. Un altro mondo. Sono aumentati gli impegni, giustamente. Grazie a Red Bull ho aperto Instagram. Non sono un tipo social ed è probabile che non l'avrei mai aperto.

    Programmi per il futuro? Come verrà scandita la stagione e dove potranno vederti i tifosi e gli appassionati?

    Tornato da Los Angeles avrò il Challenger, in Ucraina, a maggio.

    Per aspera ad astra, Reynor!

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