A Year of Rain: un gioco a metà tra strategia e MOBA

Durante i Daedalic Days in Germania abbiamo potuto provare con mano A Year of Rain, interessante mix tra RTS e MOBA...

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  • Le parole di Carsten Fichtelmann, fondatore di Daedalic, poco prima della presentazione di A Year of Rain ci hanno reso particolarmente tristi. Il problema odierno delle avventure grafiche o delle avventure narrative più tradizionali, diceva, è che soffrono particolarmente l'operato degli streamer o dei "letsplayer": sono tanti gli utenti che guardano un gioco per intero e poi evitano del tutto di acquistarlo, e ciò ha costretto Daedalic a mettersi ai ripari. Anche per questo motivo durante i Daedalic Days non c'è stata nemmeno l'ombra di un'avventura narrativa nello stile dello studio tedesco. La compagnia è infatti alla ricerca di nuove strade ed una di queste prevede lo sviluppo del già citato A Year of Rain, il quale, malgrado il nome possa suggerire altro, è uno strategico in tempo reale che punta con forza al settore competitivo ed eSport.

    Si tratta di una scelta molto rischiosa e al contempo decisamente ambiziosa, soprattutto se si considera che A Year of Rain avrà sì tante caratteristiche in comune con StarCraft, ma farà sue delle meccaniche tipicamente da MOBA, che sappiamo potrebbero risultare indigeste alla community (Dawn of War III ha fallito anche per questo). Per di più il team si cimenta per la prima volta in una sfida del genere e il rischio di commettere sbagli irrecuperabili è dietro l'angolo. In ogni caso, se si esclude la preponderante componente competitiva (che ha anche delle particolarità che vi racconteremo), A Year of Rain sfoggia diverse buone idee per la campagna principale, la quale purtroppo non abbiamo ancora avuto modo di vedere in azione.

    Tra RTS e MOBA

    A Year of Rain è ambientato in un mondo fantasy di cui ancora conosciamo pochissimo ma che all'apparenza sembra rifarsi a canoni piuttosto classici. Le fazioni a disposizione sono tre: House Rupah, che ingloba gli uomini e qualche soldato elfico; i Restless Undead e i Wild Outcasts, dei rettili antropomorfi simili ai Lizardmen di Warhammer. Non si ricerca tanto l'originalità nello stile, quindi, quanto piuttosto nelle meccaniche: il gioco avrà infatti un'insolita impostazione cooperativa in ogni sua modalità, anche nella campagna. Nomen OmenIl nome A Year of Rain, che inizialmente mai avremmo associato ad uno strategico in tempo reale, ci ha molto incuriosito, a tal punto che abbiamo domandato al technical director Nick Pruehs quale fosse la sua origine. Ci ha raccontato una storia piuttosto curiosa: inizialmente, ci ha detto, il team era alla ricerca di un nome provvisorio da dare al progetto.
    Dopo diverse proposte è stato scelto A Year of Rain, ma quando il gioco aveva toccato uno stadio di sviluppo più avanzato, Pruehs si era rivolto ad alcune agenzie per trovare un titolo più adeguato. Le diverse opzioni che aveva non lo avevano convinto, così scelse di tenere il nome precedente. A questo punto gli abbiamo chiesto se avesse una sorta di collegamento con la storia del mondo di gioco: "sì, ma non nel modo in cui vi aspettereste", ci ha risposto. È un caso decisamente particolare, perché molto probabilmente è stato il nome a definire alcuni aspetti della narrativa di A Year of Rain, e non viceversa.

    Quest'ultima ci è stata presentata come un'avventura da vivere in compagnia di un amico (in assenza del quale sarà l'intelligenza artificiale a farne le veci) e arricchita da una corposa componente narrativa. Senza ombra di dubbio è questo il contenuto di A Year of Rain che ha più destato il nostro interesse, anche se non abbiamo avuto modo di testarla. Le altre due modalità messe a disposizione dal gioco di Daedalic solo la classica skirmish, che in questo caso è declinata in salsa due contro due, ed una particolare modalità asimmetrica chiamata Against All Odds in cui due giocatori controllano degli eroi, mentre altri due sono al comando di armate classiche. Da quel che si intuisce questo è il contenuto più indietro nei lavori e quello su cui stanno discutendo maggiormente. Del resto, bilanciare una modalità del genere non sembra affatto semplice.
    Insomma, l'unico contenuto che abbiamo potuto provare nel test della alpha è stata la skirmish 2v2, la quale ci ha lasciato sensazioni piuttosto contrastanti. Da una parte A Year of Rain tenta di far sentire a casa i veterani degli RTS con meccaniche mutuate da StarCraft e dagli altri capisaldi del genere. C'è il base building e la raccolta di risorse - in questo caso due: legno e minerali -, così com'è presente la necessità di creare una catena di compiti e di privilegiare la costruzione di particolari edifici per avere accesso ad unità più avanzate, che comunque nel codice da noi testato erano molto ridotte. I combattenti classici non mancano: ci sono arcieri per la distanza, lancieri, spadaccini e cavalieri, le unità più rapide e mobili. È poi possibile incrementare le statistiche delle truppe attraverso delle ricerche da sviluppare in specifici edifici.

    Tutto sembra al suo posto, ma Daedalic ha voluto tagliare un'importante caratteristica: la cosiddetta "popolazione". Intendiamoci, esiste un limite alle unità che è possibile addestrare (e si chiama "Risorse"), ma questo non va incrementato costruendo abitazioni, come invece si fa in moltissimi altri RTS. Si tratta di una sfrondatura che alleggerisce un pochettino il peso della gestione della base in favore di una maggiore attenzione agli scontri, soprattutto considerando il peso dato al micromanagement. Ecco, la natura MOBA di A Year of Rain ha una discreta importanza, tuttavia - almeno dalla nostra prova - i vari eroi non sono combattenti dalla potenza insormontabile come invece accadeva in Dawn of War III. Possono essere facilmente uccisi anche da unità non troppo potenti, e il loro scopo primario è quello di fornire supporto ad un esercito comunque ben costruito, e non quello di trainare da soli le sorti della guerra.

    È possibile scegliere fra tre eroi diversi: Sparkmage, un mago del fuoco; Ranger, specializzato nel combattimento a distanza; e Paladin, che invece si getta nella mischia armato di spada e scudo. Esistono poi tre ruoli differenti - Damage, Support e Tank -per ogni eroe, selezionabili direttamente ad inizio partita.

    Potenzialmente, la malleabilità degli eroi è piuttosto elevata, e può essere accresciuta con l'aumento di livello dell'eroe, grazie al quale è abilitato a scegliere nuove abilità attive. La mappa di gioco è strutturata come quella di un MOBA proprio per favorire l'utilizzo degli eroi: c'è una sorta di "giungla" (da intendersi non in termini letterali, ma in riferimento alla zona che circonda le varie corsie dei MOBA) in cui si trovano alcuni nemici neutrali da abbattere per guadagnare esperienza, e poi ci sono degli altari da conquistare, i quali garantiscono visibilità e punti esperienza. A Year of Rain ci ha ricordato, in certi frangenti Age of Empires III, nel quale si organizzavano delle spedizioni col proprio esploratore per conquistare dei tesori sparsi per la mappa. Qui non esistono sono tesori veri e propri, ma la necessità di esplorare c'è fin da subito, almeno se si vuole evitare che il proprio eroe sia gravemente sottosviluppato rispetto a quello avversario.

    In generale, nonostante qualche idea carina, A Year of Rain non ci ha convinto del tutto. Il codice era quello alpha, e per forza di cose mancavano rifiniture e funzionalità (ad esempio quella che segnala i cittadini inattivi), eppure abbiamo notato che il ritmo dell'azione è forse un po' troppo compassato e che gli scontri risultano confusi, quasi illeggibili. In un titolo in cui è necessario controllare in maniera capillare le unità - e gestire anche l'eroe - non è possibile che le mattanze si trasformino in un blob di figure tutte apparentemente simili fra loro. Potrebbe essere colpa del fatto che tutti i giocatori controllavano una singola fazione, ma anche in questo caso la chiarezza degli scontri dovrebbe essere un imperativo. Non possiamo far altro che dare altro tempo ad A Year of Rain, confidando che le nostre tiepide impressioni iniziali possano mutare alle prese con un codice di gioco più rifinito. Rimane comunque la curiosità per la campagna co-op, che è di gran lunga l'elemento che più ha titillato le nostre papille gustative.

    A Year of Rain Tra i giochi dei Daedalic Days, A Year of Rain è quello con uno stadio di sviluppo più arretrato ed è quindi normale che le impressioni iniziali non siano troppo positive. Se si mette da parte la ruvidità del codice ed alcuni difetti che andranno prontamente risolti, il titolo di Daedalic pone sul piatto diverse idee interessanti, come la campagna per due giocatori o una simpatica modalità asimmetrica. Si tratta di un progetto mosso da un pizzico di follia e che vuole puntare ad occupare un posto nel panorama degli strategici competitivi: è un’impresa che riteniamo piuttosto improbabile, ma siamo comunque curiosi di scoprire come il gioco si evolverà.

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