Apex Legends: gli autori di Titanfall lanciano la sfida a Fortnite

Abbiamo provato Apex Legends, il nuovo Battle Royale free to play sviluppato dagli autori di Titanfall, ora disponibile su PC, PS4 e Xbox One.

Apex Legends
Anteprima: PC
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Con un inaspettato colpo gobbo, giusto un paio di giorni fa Respawn ha sparato nell'etere un gioco nuovo di pacca che, in barba alle aspettative dei fan, ha poco o nulla a che vedere con la sua saga robotizzata. Apex Legends è infatti uno shooter multiplayer free-to-play, ambientato nell'universo di Titanfall ma molto lontano dal canone classico della serie. È anche un battle royale, ragione per cui, con una mossa degna del miglior scacchista russo, il team ha deciso di saltare in toto preamboli comunicativi facilmente fraintendibili, pubblicando direttamente il gioco in coda al live stream di annuncio. Il risultato? Critiche praticamente inesistenti e oltre un milione di giocatori già attivi a poche ore dal lancio. Merito in parte dell'effetto novità, ma è difficile non identificare in questo successo esplosivo le virtù di un prodotto che sembra essere riuscito, quasi miracolosamente, a mettere d'accordo l'intera community videoludica, malgrado il - controverso - genere d'appartenenza.

    Via i titani, dentro gli eroi

    Prima di mettere nero su bianco tutti i motivi per cui dovreste assolutamente evitare Apex Legends, a meno che non vogliate vedervi strappati gli ultimi scampoli di una vita sociale ormai sotto assedio, vale la pena di ribadire per sommi capi quelle che sono le caratteristiche di base dell'ultimo nato in casa Respawn. Il nuovo gioco dello sviluppatore è un battle royale che fa sue molte delle caratteristiche tipiche dei campioni del segmento, con l'aggiunta di meccaniche da hero shooter che arricchiscono la formula con un ulteriore substrato tattico, il tutto in un pacchetto carico di personalità e stile.

    Due nodi, questi ultimi, solo apparentemente in contrasto con la composizione di un costrutto che, in diversi aspetti, trae ispirazione da una moltitudine di titoli di successo come Player Unknown's Battlegrounds, Overwatch e perfino Borderlands, rielaborando questi spunti a partire da un corpo ludico solido e familiare, quella che ha fatto di Titanfall 2 uno degli shooter più interessanti della generazione. Mescolando sapientemente ingredienti già conosciuti, i ragazzi di Respawn, sono infatti riusciti a comporre una ricetta fresca e avvincente, che si presenta sul mercato come un prodotto rifinito e genuinamente tripla A. La base è quella classica dei battle royale: suddivisi in squadre da tre membri ciascuna, 60 giocatori si ritrovano quindi proiettati nei cieli di un campo di battaglia ampio e variamente caratterizzato, con l'imperativo di racimolare il prima possibile armi, corazze, munizioni e cure per sopravvivere agli assalti delle truppe avversarie. Una routine resa ancor più frenetica, come da tradizione, dal progressivo restringimento della "zona sicura", che concorre a intensificare gli scontri fino all'incoronazione dell'ultimo manipolo di superstiti.

    Stabilite le regole fondamentali del gameplay, la prima cosa che colpisce è l'agilità concessa ai personaggi da un sistema di movimento che rende l'azione un flusso ininterrotto di corse a perdifiato, audaci salti e scivolate di potenza, tanto appaganti quanto utili a inspessire il dinamismo dello shooting. Mancano i "wall run" e i colossi robotici tipici di Titanfall, e la verticalità delle battaglie risulta considerevolmente ridotta, eppure nessuna di queste revisioni sembra assecondare una logica rinunciataria, quanto piuttosto l'intenzione di rimodellare la formula per eliminare elementi in grado - almeno potenzialmente - di perturbare il bilanciamento e la fruibilità del comparto ludico.

    Due elementi chiave nel quadro di un titolo che trova vigore nell'introduzione di una componente "hero-based" che, seppur non totalmente inedita nel panorama di genere, alimenta in maniera funzionale la profondità strategica della produzione. Il roster iniziale di Apex Legends è composto da otto "Leggende", specialisti in grado di alterare significativamente le sorti di una battaglia grazie a un'efficace dotazione di abilità speciali, che contribuiscono a definire un meta non troppo vincolante ma comunque ben ponderato. La scelta di ridurre a tre i combattenti di ciascun team si traduce quindi nella necessità di gestire in maniera oculata le strategie offensive e difensive, ma non impone dinamiche di ruolo eccessivamente rigide.

    Sebbene Lifeline, ad esempio, sia caratterizzata come un healer piuttosto tradizionale, e Gibraltar abbia tutte le carte in regola per vestire i panni del tank di razza, la loro presenza in squadra non si percepisce affatto come una condizione fondamentale per il raggiungimento della vittoria. Un criterio che lascia spazio a una varietà consistente nella caratterizzazione - brillante - degli eroi, tutti dotati di un'abilità passiva, una tattica e una "ultimate", con tempi di ricarica che sembrano accordarsi molto bene con il ritmo dell'azione. Su queste note vale la pena ribadire che, in linea con i canoni del genere, uno dei cardini del successo battagliero si conferma essere la capacità di coordinarsi e collaborare come squadra, esigenza che Apex Legends rende sorprendentemente semplice con l'introduzione di una meccanica di "spotting" immediata e funzionale. Con la pressione del dorsale destro, infatti, i giocatori possono segnalare ai compagni la presenza di nemici e loot da recuperare, oltre a fornire indicazioni a schermo sulla prossima meta da raggiungere. Nel caso abbiate intenzione di mettere in atto una manovra a doppia tenaglia invertita, la chat vocale si conferma essere il mezzo di comunicazione più efficiente, ma il gioco di Respawn offre comunque una valida alternativa per gli utenti meno ciarlieri. Uno strumento a cui fa da cornice un'interfaccia utente altrettanto funzionale, tanto completa quanto facilmente navigabile. Una grande fruibilità complessiva sostenuta anche da un sistema di looting intelligente, che automatizza l'istallazione dei migliori accessori ogni qualvolta si raccoglie una bocca da fuoco.

    L'armamentario (caratterizzato dalla solita suddivisione "cromatica" dei livelli di efficienza letale) risulta vario e soddisfacente, con l'inclusione di tutte le armi già viste in Titanfall 2, contestualmente dotate di un feeling molto vicino a quello del precedente titolo di Respawn. Si percepisce chiaramente un piccolo passo verso uno shooting più arcade, ma nell'interpretazione eccellente data da titoli come il leggendario Team Fortess.

    Il time-to-kill è ragionevolmente più generoso rispetto a quello di Titanfall, ma l'impressione generale si allinea a quella di un comparto ludico inaspettatamente a fuoco e divertentissimo. La sensazione è quella di avere a che fare con un prodotto nel quale il team californiano ha investito tutto il proprio, indiscutibile talento, senza nessun genere di sacrificio qualitativo. Anche la formula free-to-play risulta alquanto virtuosa, visto che il costo in valuta di gioco per lo sblocco dei due personaggi "a pagamento" del roster (Caustic e Mirage) sembra tutt'altro che proibitivo, e quindi non impone necessariamente la spesa di denaro sonante.

    Complice la non ripetibilità dei contenuti trovati nelle "loot box" guadagnate passando da un livello al successivo, anche l'acquisto di elementi cosmetici diventa una tentazione ben meno allettante. Passando al versante tecnico, Apex Legends bilancia abilmente un comparto grafico non proprio sensazionale con un "uno-due" di estro e sostenibilità prestazionale. Da una parte la caratterizzazione dei personaggi e delle ambientazioni si attesta su livelli decisamente soddisfacenti, con il supporto di uno stile cartoonesco azzeccatissimo, dall'altra il titolo sembra non mostrare mai cedimenti consistenti sul fronte del frame rate, piacevolmente fissato a 60 fps su tutte le console. La versione PC, stranamente, sembra soffrire di qualche piccolo problema di ottimizzazione, a fronte di una scalabilità generale comunque piuttosto generosa. Merita una menzione d'onore il level design di King's Canyon, uno scenario di gioco ricco in termini di diversità ambientale, che si presta egregiamente a una nutrita gamma di approcci strategici. Il dimensionamento della mappa, inoltre, appare ben commisurato al numero dei giocatori coinvolti, mai troppo lontani dal cuore pulsante dell'azione.

    Apex Legends Il figlioletto battle royale di Respawn è una creatura bellicosa e accattivante, capace di catalizzare il divertimento con un concerto di meccaniche raffinate e straordinariamente a fuoco. La forza del gioco non è infatti legata a una mole realmente consistente di innovazioni, non in senso assoluto, ma piuttosto alla capacità del team di dare corpo a un’interpretazione del genere che, malgrado i chiari riferimenti ludici, risulta fresca e pienamente appagante. Respawn ha modellato un’esperienza ricca e ben calibrata, in grado di coinvolgere anche fette d’utenza non particolarmente vicine al panorama dei battle royale. Per inquadrare al meglio i meriti della produzione bisogna ancora valutare aspetti come supporto continuo e bilanciamento a lungo termine, ma l’impressione è quella di avere a che fare con un titolo capace di guadagnarsi uno spazio significativo nel panorama di genere.

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