Assassin's Creed Odyssey: Il primo canto del poema epico di Ubisoft

A Parigi abbiamo avuto modo di provare le prime ore della nuova avventura di Ubisoft, ambientata tra le meraviglie della Magna Grecia.

Assassin's Creed Odyssey
Anteprima: Playstation 4 Pro
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Alle Termopili, quella notte del 480 a.C., il cielo era oscurato dalle nuvole. Leonida si affacciava sul promontorio, fiero e solenne, vecchio e triste. Dinanzi all'ultimo panorama su cui i suoi occhi si sarebbero posati, ripensando alla sua vita, si abbandonò dolcemente ad un pizzico di rimpianto. Mancava poco all'inizio della battaglia. Lui ed i suoi uomini, con pieno orgoglio e vigore, stavano già pregustando la cena che, di lì a poco, avrebbero consumato nell'Ade. L'armata di Serse, il dio-re, stava avanzando, e soltanto loro, 300 spartani, potevano tentare di arrestarne la furia. Lo scontro versò copiosi litri di sangue, persino più della pioggia vomitata dalle nubi, più delle lacrime piante in silenzio dalle vedove. Dai canti e dai libri di scuola conosciamo la sorte che toccò al prode guerriero di Sparta: ma ciò che la Storia non ci insegna è che la sua lancia, sommersa dal tempo, sarebbe stata conservata fino ai giorni nostri.
    Comincia così, con folgorante epicità, la nuova epopea di Ubisoft. È probabilmente l'incipit migliore che la saga ricordi, dove si respira l'intenso profumo del mito. Con un lunghissimo salto nel passato, la serie si spinge sempre più a ritroso negli anni, molto prima delle vicende vissute in Origins: per darci un assaggio del viaggio che ci attende il prossimo 5 ottobre, il team ci ha invitati a Parigi, dove abbiamo avuto modo di provare le primissime ore del nuovo Assassin's Creed Odyssey. Ci siamo trovati davanti ad un'opera che, pur ereditando le basi della sua formula direttamente dallo scorso capitolo, non ha paura di cambiare gran parte delle regole dello storytelling e del gameplay, mescolando, con ancora più convinzione, le dinamiche di un action-adventure a quelle di un gioco di ruolo. Senza timore di snaturare l'anima del brand, Ubisoft dà prova di grande coraggio. Proprio come un vero Spartano.

    Versi proemiali

    I primi vagiti narrativi di Odyssey mettono subito in chiaro l'intenzione di proporre un racconto che sia degno di un GDR di stampo occidentale: ed ecco che, a partire dalla selezione del personaggio, inizieremo a districarci in una trama i cui snodi sono intessuti dalle decisioni del giocatore. Partire nei panni di Kassandra o Alexios non produrrà differenze sostanziali: si tratta pur sempre del medesimo eroe, solo di sesso diverso, con un carattere molto più definito in confronto alla personalità di Bayek. Nel carisma del nostro mercenario greco, pronto a battersi ora per gli Ateniesi ora per gli Spartani a seconda della propria convenienza, riecheggia un po' l'anima smargiassa di Ezio Auditore e di Edward Kenway, con in aggiunta un'oncia di livore emotivo, rabbia e sentimento di rivalsa, dipesa principalmente da un trauma familiare di rara crudeltà. Le battute iniziali della storia ci introducono quindi un protagonista delineato con maggior cura: all'utente spetterà il compito di plasmare alcuni aspetti di questo canovaccio caratteriale, tramite le scelte che compirà nel corso dell'avventura. L'uso di script dalla qualità più ricercata, unito ad una regia più attenta e cinematografica rispetto alle precedenti incarnazioni, fa di Odyssey un capitolo assai promettente dal punto di vista della narrazione. Il cammino di Kassandra ed Alexios si comporrà di tanti piccoli frammenti decisionali che andranno ad intrecciare la nostra storia: le linee di dialogo, che puntellano ben trenta ore di cutscene interattive, culminano il più delle volte in una macro scelta che non solo cambierà le sorti della vicenda nel breve termine, ma avrà conseguenze molto più estese sulle dinamiche relazionali e sulle missioni della main quest. Chiaramente, nelle prime ore di gioco, abbiamo potuto dare soltanto un rapidissimo sguardo al sistema imbastito da Ubisoft, senza sperimentare il rapporto "causa-effetto" delle strade imboccate.

    L'impressione preliminare è però indubbiamente positiva, merito di una rete di possibilità in apparenza piuttosto vasta, che potrebbe portare a numerosissime diramazioni, a patto che gli sceneggiatori riescano a preservare la stessa qualità delle ore iniziali. La facoltà di mutare i legami con i vari NPC in base alle nostre reazioni, e persino di iniziare qualche piccolo flirt amoroso, lascia ben sperare per le sorti di un'avventura che si preannuncia vasta e stratificata: la più epica e la più ambiziosa che la saga degli Assassini abbia mai inscenato.

    Canti di guerra

    Gli elementi ruolistici che compongono il racconto di Odyssey si estendono anche al gameplay. Mutuando il sistema di progressione già visto in Origins, con esperienza da accumulare per salire di livello ed equipaggiamenti dotati di diverse statistiche, questo nuovo episodio compie tuttavia un piccolo, grande cambiamento volto a rendere il combattimento più fluido e divertente.

    La "scelta", anche in questo caso, è la parola chiave dell'opera di Ubisoft: in base ai tre rami di abilità (Cacciatore, Guerriero, Assassino), potremo specializzarci in uno specifico stile di gioco, orientato ora verso l'assalto frontale, ora verso l'omicidio nell'ombra. Nei frangenti in cui agire in stealth, Odyssey non si distanzia di molto dai predecessori, e ci darà l'opportunità di accucciarci nell'erba alta o appollaiarci sulle superfici sopraelevate per colpire i nemici prima che si accorgano della nostra presenza. In sostituzione della lama celata, qui il protagonista attenterà alle gole dei malcapitati con la punta della lancia di Leonida, di cui è entrato misteriosamente in possesso. Similmente a come avveniva nell'avventura egiziana, prima di approcciarci ad un accampamento sarà opportuno chiamare il nostro volatile di fiducia, Ikaros, che - al pari di Senu - riuscirà a marchiare i bersagli ed a segnalare gli elementi di maggior interesse. Muovendoci in silenzio, l'IA nemica continua imperterrita a mostrare qualche cenno di arrendevolezza, seguendo pattern che abbiamo già imparato ad aggirare in Origins. Ma se sul fronte delle dinamiche stealth non ci sono state grosse modifiche, lo stesso non si può dire per le sequenze in cui far vibrare le spade. La rimozione degli scudi da imbracciare, del tasto adibito alla parata e della stamina è una palese presa di posizione da parte dello studio canadese: gli scontri ora si fronteggiano a viso aperto ed obbligano il giocatore a tuffarsi a capofitto nel vivo delle battaglie. Il rinnovato dinamismo è garantito non solo da animazioni più fluide, ma anche dalla necessità di ricorrere molto spesso alle capriole, alle schivate ed ai contraccolpi: ora Kassandra ed Alexios si muovono con un'agilità più elegante e stimolante, ed il loro moveset - ovviamente - cambierà in base all'arma selezionata.

    Sul combat system, però, quantomeno dalla nostra prova, aleggia lo spettro di un bilanciamento non del tutto perfetto: i nostri eroi potranno infatti sfruttare in battaglia delle abilità sovrumane, da attivare previo consumo di una tacca della barra dell'istinto, che gli permetterà di curarsi dalle ferite, sferrare un poderoso calcio per spezzare le difese avversarie e caricare a testa bassa come un toro, allo scopo di scaraventare al suolo i rivali.

    Poiché l'indicatore necessario all'uso di simili talenti si ricarica subendo ferite o mettendo a segno qualche fendente, ne consegue lo stimolo a non fermarsi mai nel mezzo delle tenzoni, privilegiando così uno stile costantemente offensivo. Benché i nemici attacchino in gruppi eterogenei, intenzionati come sono a farci la pelle a qualunque costo, nel complesso l'uso di queste abilità potrebbe, col tempo, tirarci fuori dai guai senza troppi grattacapi: potenziare le capacità dei protagonisti rischia dunque di semplificare di molto la vita del giocatore, che potrà sfruttare i poteri in combinazione con il level design per avere la meglio anche sui nemici di livello più elevato. Nulla ci vieterà, ad esempio, di attirare un colosso sul bordo di un precipizio e colpirlo con una vigorosa pedata per vederlo cadere giù e perdere in un istante tutti i suoi punti vita. I primi scontri a cui abbiamo preso parte ci sono parsi sufficientemente equilibrati, ciononostante - proseguendo nella storia e dedicandosi ad un po' di farming - si avverte la sensazione che l'ago della bilancia tenda a pendere in direzione della nostra schiacciante superiorità. A rendere un po' più complesse le battaglie sopraggiungono i Mercenari, guerrieri decisamente ostinati che proveranno a stanarci per tutta la Magna Grecia man mano che lasceremo, lungo il nostro percorso, una scia di cadaveri: simili cacciatori di taglie seguiranno le nostre tracce con un certo fiuto, e potrebbero anche metterci i bastoni tra le ruote nel bel mezzo di una missione principale.

    Se il nostro grado sarà troppo inferiore al loro, difficilmente riusciremo a sopraffarli, pur ricorrendo ai poteri in dotazione: fortuna che, con un cospicuo esborso di denaro, potremo pagare il riscatto che pende sulla nostra testa e liberarci momentaneamente dalla loro presenza. Attenti, però, a non abbassare la guardia: i Mercenari sono ovunque, pronti a ghermirci quando meno ce lo aspettiamo, persino tra le limpide onde del mare.

    In terra ed in mare

    Espandendo una feature che in Origins era a malapena accennata, e recuperando una caratteristica tanto apprezzata in Assassin's Creed 3 e Black Flag, la nuova creatura di Ubisoft Quebec ci porta ancora una volta a bordo di una caravella per solcare le acque della Magna Grecia. La nave riveste un ruolo assolutamente fondamentale nell'economia ludica di Odyssey: stando alle parole dello studio, il vascello sarà infatti una sorta di dimora semovente per il protagonista, un luogo che l'eroe può chiamare "casa".

    E la ciurma, pertanto, sarà la sua famiglia. Tutt'altro che uno strumento accessorio con il quale raggiungere terre lontane, il veliero sarà uno dei personaggi principali del gioco, e dovrà quindi essere perfezionato e rimpolpato di marinai pronti a dare la vita per noi: sgattaiolando alle spalle di un nemico, del resto, avremo la facoltà di stordirlo ed indurlo ad unirsi alla nostra ciurmaglia. Molto elementare e non del tutto credibile, il sistema di reclutamento riempirà le fila della nave ed aumenterà il suo potenziale offensivo. Nell'apposito menù dedicato, d'altronde, potremo assegnare ogni nuovo membro ad uno specifico ruolo, in modo tale che le doti dei singoli marinai garantiscano bonus sempre più efficaci. Una volta messa a punto la macchina da guerra, ci cimenteremo in appassionanti battaglie navali, naturale evoluzione di quelle assaporate nei vecchi episodi: spettacolari e suggestive, le tenzoni marittime ci chiederanno di alternare il lancio di frecce e giavellotti per affondare le bagnarole rivali, così da procedere all'arrembaggio che, come avveniva nel quarto capitolo, ci imporrà di annientare la truppa ostile ed arraffare il bottino. Sembra insomma che Odyssey alterni con costanza fasi ambientate nelle distese marine ad altre sulle affascinanti lande greche. Sulla terraferma, in alcune regioni, troveremo ad attenderci capitani e polemarchi delle fazioni rivali (ateniesi o spartane che siano) i quali, una volta assassinati, diminuiranno la loro influenza nel territorio.

    Per ridurne il dominio, ci basterà rubare i loro tesori, distruggere le riserve di cibo e massacrare i soldati appartenenti al loro esercito: quando la barra del loro potere giungerà alle soglie critiche, daremo il via alle cosiddette "Conquest Battles", ossia battaglie campali di enormi proporzioni durante le quali far strage indiscriminata di tutti i guerrieri che si porranno di fronte alla nostra lama. Tra scontri ad ampio respiro in mezzo alle onde e duelli su larga scala lungo i litorali sabbiosi, sembra proprio che Odyssey non manchi di una buona dose di varietà.

    I suoni ed i colori dell'Antica Grecia

    La ricostruzione scenica di Odyssey non conosce eguali, ed è riprodotta con una tale cura per la resa estetica da lasciarci spesso senza parole. Per valorizzare le bellezze del suo mondo, Ubisoft ha deciso di dare all'esplorazione un ruolo di maggior rilievo: prima di cominciare l'epopea, infatti, potremo scegliere tra due modalità di gioco, quella "classica" e la "Exploration Mode".

    L'eco delle leggendeIl 431 a.C, anno in cui prende il via la storia dei protagonisti, fu un periodo d'oro per la Grecia, l'inizio dell'espansione della civiltà occidentale, nel quale cominciavano a diffondersi le prime scintille della Guerra del Peloponneso tra le coalizioni spartane ed ateniesi. Noi ci muoveremo proprio all'interno di uno scenario rigonfio di ispirazioni storiche, artistiche e mitologiche. Ancora non sappiamo con precisione in che modo il titolo giocherà con il retaggio del mito ellenico: certo è che la struttura narrativa si suddividerà in tre rami, ossia l'arco dedicato al culto di Kosmos (una setta segreta che ricorda l'Ordine degli Antichi), quello legato alla storia familiare di Kassandra ed Alexios, ed infine quello connesso alla "prima civilizzazione"(di cui abbiamo avuto un assaggio nella build di prova alla Gamescom, quando ci siamo battuti contro Medusa). È ovvio, dunque, che le bestie della fantasia greca saranno parte integrante della vicenda, presumibilmente generate dagli influssi dei Frutti dell'Eden.

    Se nel primo caso l'esperienza sarà identica ai dettami a cui la serie ci ha abituato, con un gran quantitativo di icone sulla mappa pronte a suggerirci la strada da seguire, la seconda elimina dall'interfaccia le indicazioni sulla posizione degli obiettivi. Per comprendere dove recarci, quindi, dovremo orientarci seguendo degli indizi testuali, che ci forniranno le coordinate (sempre molto precise) sul luogo della missione. Toccherà quindi a noi aprire la mappa, cercare la zona che crediamo essere quella corretta, posizionare un segnale ed avvicinarci al punto prestabilito. In quel caso, se avremo fatto la scelta giusta, potremo chiamare Ikaros ed individuare i bersagli. Così facendo, Ubisoft prova a modificare il nostro modo di percepire il setting nel quale ci avventureremo, a piedi, a cavallo o in nave, costringendoci a prestare più attenzione a ciò che ci circonda ed a bearci delle meraviglie digitalizzate dal team di sviluppo. È questa una soluzione semplice ma interessante, mai dispersiva né frustrante: senza dubbio un'idea vincente, che dona all'avanzamento un gusto leggermente più saporito. Il piacere di cavalcare senza meta incontro agli orizzonti della Magna Grecia è inoltre magnificato da una colonna sonora portentosa, un concentrato di tonalità epiche ed evocative, che sa irretirci, incantarci ed ipnotizzarci come con Ulisse fece il canto delle Sirene.

    Assassin's Creed Odyssey Assassin's Creed: Odyssey da una parte prova a reinterpretare e modernizzare la lezione del passato, riscrivendo il combat system, la narrazione, le battaglie navali e le dinamiche esplorative, mentre dall'altra inserisce inediti elementi di stampo ruolistico che danno alla serie una nuova, intrigante identità. Un'ambientazione sublime ed uno storytelling modellato dalle volontà del giocatore sono le colonne portanti di un capitolo che segna un ulteriore passo in avanti verso la trasformazione di Assassin's Creed in un gioco di ruolo. Molte sono ancora le incognite da svelare, a partire dall'impatto delle nostre scelte sulla trama fino ad arrivare al bilanciamento complessivo del nuovo sistema di poteri, passando per l'importanza data alle sessioni nel presente in compagnia di Layla Hassan. Al momento, mentre attendiamo di partire per questa odissea, ci accontentiamo di arrampicarci sulla colossale statua di Zeus, che troneggia sul Monte Enos, fermandoci ad osservare lo sconfinato orizzonte greco, culla di miti e leggende immortali.

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