Astral Chain: abbiamo giocato le prime ore della nuova esclusiva Switch

A pochi giorni dal lancio abbiamo passato qualche ora in compagnia di Astral Chain, il nuovo gioco di Platinum Games per Nintendo Switch.

Astral Chain
Anteprima: Nintendo Switch
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  • Switch
  • L'aspetto che più colpisce, giocando le prime ore di Astral Chain, è senza dubbio l'energia che la produzione targata Platinum Games investe nella creazione di un contesto, di un immaginario curioso e originale. Del resto uno dei primi obiettivi di un'IP inedita dovrebbe essere quello di presentare un'ambientazione, stenderne le fondamenta affinché il giocatore possa affezionarsi a personaggi, luoghi, scenari e temi. Il team di Osaka lo sa bene, e decide quindi di prendersi il tempo necessario a spiegare per filo e per segno i tratti distintivi di questo suo nuovo mondo Sci-Fi.
    È per questo che Astral Chain parte lentamente, trattiene la marcia, presenta sulle prime un combat system estremamente essenziale: ci sarà tempo, nel corso delle prime quattro ore dell'avventura, di aggiungere ritmo e profondità agli scontri, di aumentare il numero di combo, colpi speciali, azioni spettacolari, ma prima è meglio conoscere l'Ark e il corpo speciale di polizia che la sorveglia.

    Una nuova dimensione

    Astral Chain è ambientato in un mondo che è stato massacrato dalle Chimere, creature aggressive riversate sulla Terra direttamente dal Piano Astrale: attraverso portali cremisi queste bestie ipertrofiche hanno invaso il nostro pianeta e decimato la popolazione, invisibili all'occhio umano e incredibilmente feroci. Grazie alle conquiste di un gruppo di ricerca segreto, tuttavia, è stato possibile sviluppare uno strumento di controllo - una catena astrale - che permette di controllare alcune specie di Chimera, sfruttandole come arma per contrastare l'invasione.

    I pochi candidati che riescono ad usare con efficacia il potere della catena vengono raggruppati nell'unità Neuron, che ha il compito di indagare sull'invasione, cercando di contenerla per proteggere gli abitanti dell'ultima città. La Neuron, insomma, assolve i compiti di una super-polizia, recuperando anche struttura e uniformi dei tutori dell'ordine. È bene insomma mettere subito in chiaro che questa decisione - quella cioè di sviluppare un gioco su un corpo di polizia - influisce in maniera evidente non solo sull'estetica di Astral Chain, ma anche sulla sua struttura e sulle attività che Platinum Games ci propone nel corso delle missioni. È anche evidente che un immaginario di questo tipo sarebbe potuto nascere solo in Giappone, dove la figura del poliziotto è profondamente rispettata, e quella del detective addirittura mitizzata. Si potrebbe dire, insomma, Astral Chain abbraccia quel filone di opere che va da Phoenix Wright al recente Judgment, in cui i tutori dell'ordine (dagli avvocati agli investigatori) vengono trasformati in eroi capaci di gesta memorabili.

    Dispiace che un buon numero di utenti americani, costretti a misurarsi con poliziotti di tutt'altra foggia e con istituzioni dipinte come corrotte, stanche e disilluse, abbiano mal reagito alla caratterizzazione di Astral Chain. Senza capire che il titolo Platinum, assieme a tante altre produzioni che solitamente vengono definite "squisitamente nipponiche", è davvero fondamentale per la diversità e la pluralità del mercato.Dicevamo che la volontà di concentrarsi su un gruppo di poliziotti "astrali" influenza in maniera consistente i ritmi del gameplay. Lo fa già negli spazi fra una missione e l'altra, quando sarà possibile girare per il quartier generale e parlare con i colleghi, potenziare i propri strumenti e addestrarsi usando degli specifici programmi di simulazione, ma anche eseguire la manutenzione del proprio Legion così come si eseguirebbe quella di un'arma.

    La conseguenza più evidente di questo approccio, almeno nelle fasi preliminari dell'avventura, si avverte però all'inizio di ogni missione. Prima di entrare in azione il gioco ci chiede infatti di affrontare una sequenza investigativa, in cui identificare il problema parlando con i cittadini che hanno in qualche modo assistito alle anomalie. In quest'occasione potremo anche risolvere i problemi degli abitanti e dedicarci alla conservazione dell'ordine pubblico.

    Arrestare piccoli ladruncoli o immobilizzare criminali in fuga (utilizzando ovviamente la catena del proprio Legion), liberare cittadini rimasti intrappolati in casa e recuperare oggetti smarriti sono alcune delle attività che potremo svolgere per mantenere felice la popolazione. Risolvendo questi "casi minori" e parlando con gli abitanti potremo inoltre raccogliere una lista di indizi sul nostro prossimo obiettivo, solitamente una Chimera minacciosa che rapisce le persone per trascinarle nel piano astrale.

    Dal momento che includeranno anche momenti più esplorativi, in cui usare il Legion per saltare da una piattaforma all'altra e recuperare oggetti curativi discretamente utili, queste fasi preliminari possono essere anche molto estese. Non è difficile che le indagini richiedano una mezz'ora abbondante di applicazione, o addirittura qualche decina di minuti in più se si vogliono completare tutti gli incarichi opzionali.

    Momenti del genere, inutile specificarlo, ammorbidiscono non poco il ritmo di gioco, e potrebbero persino risultare eccessivi per chi si aspettava un action furioso e tesissimo, sul modello di Bayonetta. Astral Chain, insomma, sceglie di abbracciare un'altra scuola (sempre di matrice orientale), in cui all'azione ipercinetica si contrappone la routine lavorativa e la moderata rilassatezza dei ritmi quotidiani.

    Potete assimilare questi momenti come alle fasi gestionali di Persona, oppure ai lavoretti del primo No More Heroes (sebbene in questo caso la varietà di scenari e incarichi scongiuri il pericolo della ripetitività). Non sappiamo se anche sul finire dell'avventura le scene d'investigazione saranno così presenti, o se Astral Chain deciderà ad un certo punto di correre a perdifiato verso il finale, saltando i "preliminari" e concentrandosi soltanto sull'azione. Per il momento, nonostante abbiano il problema di ritardare l'arrivo degli scontri, queste fasi ci sono sembrate importanti per le ragioni espresse nel paragrafo precedente: lavorare sulla caratterizzazione dell'ambientazione, dei personaggi e del contesto di gioco.

    Alla scoperta del Combat System

    Non preoccupatevi, in ogni caso, se il vostro interesse per Astral Chain è legato soprattutto al combat system. Gli scontri, nella nuova produzione di Platinum Games, non mancano di certo: ed anzi sono spettacolari, tecnici ed estremamente dinamici. Tutto si basa sull'utilizzo combinato del personaggio e del suo Legion. Sulle prime viene quasi da pensare che per affrontare le battaglie contro le Chimere basti inviare la propria bestia all'attacco, osservandolo mentre si esibisce in furiose combinazioni di colpi. Un po' come succede per V in Devil May Cry 5, insomma. In effetti un briciolo di strategia posizionale è utile anche in Astral Chain, ma per fortuna in questo caso l'approccio passivo non è assolutamente quello prioritario.

    Che il campo di battaglia sia nella dimensione astrale oppure nelle strade della città, bisogna invece partecipare attivamente, supportando il proprio Legion con le combo dell'arma d'ordinanza. Quest'ultima può trasformarsi in una pistola, in un manganello o in un gladio, a seconda che si preferiscano i colpi dalla distanza, gli attacchi rapidi o quelli lenti ma potenti, in grado di rompere la guardia degli avversari.

    Al termine della combo, quando un lampo di luce si accende sul dispositivo che permette di tenere sotto controllo il Legion, è possibile scatenare la potenza del nostro compagno per innescare una combo ulteriore.

    Ovviamente non mancano tutte le altre caratteristiche tipiche dei combat system made in Platinum: una schivata al giusto momento rallenta il tempo per qualche istante e permette di eseguire un attacco speciale, mentre il contrattacco si effettua evocando il Legion un attimo prima che un fendente nemico ci raggiunga.

    Resta vero, in ogni caso, che il combat system di Astral Chain mantiene anche un elemento più strategico, "situazionale", legato al posizionamento sul campo di battaglia ed all'osservazione delle routine nemiche. Lo scatto di un avversario può ad esempio essere fermato tenendo la catena per tagliare la sua traiettoria.

    Avvolgendolo con la stessa, invece, potremo bloccarlo per qualche istante rendendolo vulnerabile ai nostri colpi. Le caratteristiche finora descritte sarebbero già abbastanza per tratteggiare il profilo di un action game estremamente dinamico, ma Platinum non si accontenta. In Astral Chain c'è anche un sistema di colpi di grazia che, con il giusto tempismo, permette di recuperare energia uccidendo gli avversari con un attacco cruento e spettacolare.
    Ancora: utilizzando il Legion in fase stazionaria, è possibile eseguire un attacco speciale: con il compagno iniziale, che è associato alla forma di una lama, possiamo eseguire un fendente che ricorda in tutto e per tutto quelli di Raiden in Metal Gear Solid Rising Revengeance. Anche in questo caso l'obiettivo è quello di recidere arti o legami particolari fra due avversari. Pensate a tutte queste possibilità moltiplicate per i cinque Legion che di missione in missione potrete acquisire durante l'avventura, e avrete un'idea ancora parziale della profondità del combat system di Astral Chain.

    Ad aggiungere ulteriore spessore al tutto c'è infatti un sistema di sviluppo dell'equipaggiamento e, soprattutto, dei Legion, che oltre ad incrementare le statistiche di attacco e difesa sbloccano tecniche speciali da attivare in battaglia, con effetti più disparati (si va dagli attacchi martellanti alla possibilità di incatenare automaticamente tutti i nemici nell'area, passando da una serie di buff ad attacco e velocità).

    Come abbiamo già ribadito dopo la nostra prova precedente, Astrail Chain rappresenta davvero la summa di tutta l'esperienza di Platinum Games, condensata in un prodotto che riesce ad eccellere in quanto a profondità, strategia e gestione della spazialità. Al titolo mancano dei moveset elaborati come quelli di DMC, ma anche senza questo tipo di tecnicismi i risultati sul campo di battaglia sono impressionanti, ed il senso di soddisfazione per uno scontro ben gestito è massimo.
    Fra l'altro, proprio nelle fasi avanzate delle singole missioni, è possibile trovare diversi portali che conducono nel piano astrale: ciascuno rappresenta uno scontro opzionale, a disposizione di chi vuole massimizzare il tempo passato a menare le mani.

    Anche sul fronte quantitativo, insomma, non ci si può lamentare.
    Resta invece un po' problematica la gestione della telecamera, soprattutto perché a tratti lo stick analogico destro viene deputato al controllo del movimento del Legion. L'alternanza fra le due modalità di inquadratura (quella gestita dall'utente e quella automatica, che si innesca nei momenti in cui usiamo la levetta per muovere il nostro compagno astrale) non è proprio ottimale, e può generare un po' di confusione. Avremmo gradito anche scenari un po' più vari all'interno del piano astrale, che per il momento resta poco caratterizzato e generalmente molto spoglio. Ma chissà: per esprimerci su questo aspetto, così come per valutare il numero di nemici e la qualità delle boss fight, aspettiamo ovviamente di aver completato l'avventura.

    Al momento quello che possiamo dire è che Astral Chain è un prodotto originale, di carattere, con un combat system stratificato e galvanizzante. Esattamente quello che serve all'ammiraglia Nintendo per iniziare al meglio una stagione autunnale che promette faville.

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