Astro's Playroom per PS5: il trionfo del DualSense

Abbiamo provato Astro's Playroom, il gioco disponibile gratuitamente su ogni PlayStation 5 e utile per prendere confidenza con il DualSense.

PS5: Astro's Playroom e DualSense
Speciale: PlayStation 5
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  • PS5
  • C'è una grande, scomoda verità nascosta dietro a qualsiasi articolo che leggerete a proposito del DualSense, il nuovo controller di PlayStation 5. Sì, incluso il pezzo su cui avete posato gli occhi proprio in questo momento. Questo segreto è tanto semplice quanto un po' sconveniente per chi, come me, ha avuto il privilegio e la fortuna di poter mettere le mani con cosi tanto anticipo su una fiammante PS5: al di là di quanto uno possa provarci, è impossibile raccontare al 100% le sensazioni che il DualSense è in grado di offire.

    Un po' come accade per la realtà virtuale, il più grande pregio della nuova esperienza ideata da Sony per il successore del suo DualShock (a proposito, qui uno speciale sulla storia dei controller PlayStation) è infatti anche il primo dei suoi limiti. Perché, credetemi, non è affatto facile esprimere a parole la sensorialità spinta di un pad che, almeno nelle intenzioni e in questi primi titoli di lancio, si pone l'ambizioso traguardo di aggiungere qualcosa al tradizionale modo di vivere il videogioco.

    Un nuovo vecchio modo di giocare

    Non che il DualSense stia reinventando la ruota, per carità: dal Rumble Pack venduto in bundle con Star Fox 64 agli Impulse Trigger del pad di Xbox One, passando ovviamente per il Rumble HD di Nintendo Switch, tante altre volte abbiamo assistito a tentativi più o meno riusciti di rendere ancora più stimolante e coinvolgente il nostro passatempo preferito.

    Quel che cambia a questo giro però, anche per merito dell'evoluzione tecnologica, è il modo in cui Sony sembra voler effettivamente integrare le possibilità offerte dal suo affascinante controller all'interno del gameplay, facendo tesoro di esperienze passate.

    Sarebbe incredibilmente prematuro sbilanciarsi ora, a tre settimane dal lancio della console e con pochissime ore di gioco accumulate, su quello che sarà il futuro del DualSense. Non nascondo - un po' per il mio innato pessimismo e un po' per onestà intellettuale - di nutrire più di qualche riserva sul fatto che feedback aptico e grilletti adattivi possano diventare lo standard su PS5, una sorta di plusvalore diffuso sfruttato sempre e comunque, anche di norma dalle terze parti. Diciamo che sarebbe una prospettiva bella, anzi bellissima.

    Probabilmente troppo rosea per essere vera, visti gli sforzi produttivi che l'applicazione di una simile tecnologia richiederebbe. Però, a prescindere da ciò che sarà un domani, posso e voglio raccontarvi di quel che per noi è già adesso (mentre per tutti gli altri succederà a partire dal 19 novembre). Il sorriso a trentadue denti che si è istantaneamente stampato sul viso mio e di Francesco Fossetti basterebbe in realtà già a dire molto: vedendoci alle prese con i primi momenti di Astro's Playroom, software incluso gratuitamente con la console, avreste potuto leggere la gioia nei nostri occhi. Percepire il palpabile entusiasmo nello sguardo di due bambinoni felici di fronte a una specie di strano giocattolo magico.

    Incontri ravvicinati

    Un rapido tutorial serve a prendere confidenza col nuovo joypad, a maneggiarlo, a scoprirne almeno in parte un assaggio delle sue potenzialità manifeste e nascoste. Il DualSense è un oggetto dal design poderoso, che porta con sé uno slancio di futuro tale da far immediatamente sembrare il DualShock 4 un residuo del passato, un reperto di archeologia videoludica. Al netto delle forme inedite, si impugna con immediata comodità, come se le mani lo conoscessero da una vita. È solido, saldissimo da reggere grazie al peso decisamente più consistente di quello del predecessore, e capace di emanare l'idea di un pad in tutto e per tutto "di lusso", dalle finiture degli analogici al delizioso click dei pulsanti.

    La vera sorpresa però sta all'interno, in quel cuore che Astro's Playroom sembra pensato per stimolare e stuzzicare senza soluzione di continuità. Le Fonti Raffreddanti, uno dei quattro mondi che compongono la creatura di Team Asobi (già che ci siamo, recuperate la nostra recensione di ASTRO BOT: Rescue Mission), è un colorato viaggio nel sistema di raffreddamento di PlayStation 5. Una celebrazione dell'architettura hardware della nuova console, reimmaginata come una sorta di parco giochi tutto da scoprire e da esplorare. Un platform 3D che oltre a insegnare a utilizzare il DualSense, a mostrarne a fondo le sbalorditive potenzialità, omaggia con una serie di easter egg a dir poco irresistibili la storia videoludica di Sony.

    La mia esperienza con Astro's Playroom è stata un'ora abbondante di meraviglia, di risate e di sorprese una dietro l'altra. Un gioco che sprigiona un'allegria adorabile, contagioso nella sua voglia di divertire e di divertirsi. La struttura ludica è presa 1:1 dal già citato ASTRO BOT: Rescue Mission, tra controlli convincenti, salti a base di propulsori e un piacevolissimo gusto per i passaggi segreti e i collezionabili nascosti. Il palcoscenico però, a questo giro, è tutto - ma proprio tutto - per il DualSense.

    E non potrebbe essere altrimenti quando, dopo essersi lanciato a perdifiato su uno scivolo, il robottino protagonista viene scaraventato in acqua e tu "senti" la superficie del liquido che si increspa, avverti lo splash delle onde, provi la sensazione di essere venuto a contatto con qualcosa.

    Un incantesimo spiazzante e meraviglioso, che si ripete di continuo, sempre uguale eppure diverso. Perché rimbalzare su un ombrellone viene prontamente sottolineato dal feedback del controller, quando Astro srotola un cordone metallico tu lo avverti tramite l'impugnatura, o puoi sentire la pioggia o la direzione in cui soffia il vento. Riconosco che, come scrivevo in apertura, sono sensazioni impossibili da trasferire a parole: parte della magia sta proprio nel viverle di persona, perché niente e nessuno potrà prepararvi in tutto e per tutto allo sbalorditivo effetto sorpresa.

    Non solo tatto

    Al di là delle incredibili emozioni "tattili" veicolate dal feedback aptico, è doveroso però menzionare lo speaker posizionato al centro del DualSense: il volume dello stesso è più alto di quello che si trovava sul DualShock 4, e l'accompagnamento sonoro interviene a enfatizzare e accompagnare le particolarissime vibrazioni. L'accoppiata feedback aptico ed effetti audio propagati attraverso il pad riuscirà in qualche modo a ingannare il vostro cervello, stregandovi con sensazioni che vanno molto al di là di quelle offerte da un mero rumble.

    Tanto per capirci, a un certo punto del livello mi sono trovato a pattinare con eleganza su una piattaforma ghiacciata, per poi saltare su una passerella innevata. Quando Astro si muoveva sulla prima, lo speaker emetteva il classico suono della lama che graffia la superficie dura del ghiaccio, e il controller in qualche maniera veicolava l'idea di un attrito diretto e continuo (anche a schermo il prode robottino lasciava visivamente il segno del suo passaggio sulla zona congelata).

    Spostandomi sulla neve è invece cambiato tutto: il classico "puff puff" di quando si cammina nella neve si accompagnava a una debolissima vibrazione a sinistra e destra del controller, con i singoli passettini del protagonista attutiti dalla sofficità dei fiocchi. Game changer? No, non necessariamente. Ma un'esperienza comunque entusiasmante, diversa, nuova. In una sola parola, next-gen.

    A maggior ragione considerando che le sorprese di Astro's Playroom e del DualSense non finiscono qui, vista l'importanza dei grilletti adattivi. L2 ed R2 sono infatti associati a un meccanismo invisibile che crea una resistenza meccanica nella corsa dei tasti, simulando anche in questo caso l'obiettivo di una macchina da presa che fa uno zoom, la scintille emesse da un razzo o magari il colpo speciale di un cannone potenziato. Uno scarto che fisicamente non esiste, perché sui grilletti dorsali non c'è un limite alla corsa (come avviene ad esempio invece sul Controller Elite di Xbox). Eppure, vai a sapere bene come, gli sviluppatori potranno far "sentire" alcuni elementi anche attraverso L2 ed R2, o creare dinamiche particolari che sottolineino situazioni come la ricarica attiva di Gears of War o chissà quali altre diavolerie.

    Il limite sembra insomma la fantasia, ed il futuro - anzi, ormai quasi il presente - appare più emozionante, più coinvolgente e più interattivo che mai. Preparatevi a sorridere, perché Astro e il DualSense sapranno regalarvi attimi memorabili sin dal primissimo contatto con PlayStation 5.

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